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michelevalentino
Blog di un giornalista di provincia
POLITICA
28 maggio 2009
Caro bimbo, ti scrivo
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 27 maggio 2009
Il pediatra-candidato Pino Palena
manda una lettera ai suoi assistiti

SETTIMO - La trovata è dell’attivissimo Pino Palena, assessore uscente alla Sanità, stimatissimo pediatra e recentemente protagonista di burrascose vicende politiche. Proveniente da un passato repubblicano, poi iscritto ai Ds e in seguito al Pd, poi in rotta col partito, specie con il suo segretario Massimo Pace, e quindi indicato da tutti (e su La Stampa anche da sé stesso) come candidato sindaco del centro destra. Infine confluito con la lista civica Insieme per Settimo, alla corte di Pierino Lovera e accompagnato dal folkloristico capogruppo Pietro Lapertosa, già autore dell’invio natalizio di “gratta e vinci” agli elettori potenziali. Un gesto indiscutibilmente sgradevole che tuttavia, a quanto pare, ha già fatto proseliti. Questa volta il protagonista è, per l’appunto, Pino Palena. Per l’occasione emulo del buon “Lape” e autore di una missiva, corredata da brochure elettorale di quattro facciate, inviata a tutti i suoi assistiti. Cioé ai bambini che tanto amorevolemente il candidato-pediatra ha curato durante tutti gli anni di professione. I veri destinatari, naturalmente, erano i genitori (ché i bambini non votano).Un invio a tappeto, amitraglietta. Oltre un migliaio di lettere partite dallo studio di via Leinì per giungere nelle case di tutti i pargoletti. C’era in indirizzo il piccolo Luca, 4 anni, appena ristabilitosi dalla varicella. Morena, seconda elementare alla Andersen, già prima della classe emai un giorno d’assenza (questa dal pediatra ci va poco, ha una salute di ferro). E poi il vispo Gabriele, 9 anni, che da grande vorrebbe fare il calciatore. I due fratellini Fabio e Fiamma, che in studio ci vanno a turno, attaccandosi l’influenza vicendevolmente per il classico effetto ping pong... E c’erano pure i figli di alcuni esponenti di schieramenti avversati, lesti a fischiare il fallo, facendo passare la notizia di bocca in bocca e naturalmente fino ai giornali (domani sull’argomento si preannunciano le cosiddette edicole unificate). “L’ho sempre fatto, non c’è niente di male” afferma, lapidario il pediatra, neppure disposto ad ammettere quanto meno l’inopportunità dell’iniziativa. Una questione che, secondo ambienti medici, potrebbe essere sottoposta agli organi di categoria perché se ne valutino gli aspetti deontologici, con particiolare riferimento agli aspetti legati alla privacy.



permalink | inviato da Michele Valentino il 28/5/2009 alle 17:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
POLITICA
25 maggio 2009
An sta con Laura Barberis?
Da "La Voce del Canavese" del 25 maggio 2009
Voci di un appoggio dei "Romito-Boys"
alla candidata della Lista Porchietto

IVREA - Di sicuro la prossima settimana pioveranno smentite a catinelle. La prima che s’attende è quella di Carlo Romito, capogruppo del Pdl in consiglio comunale a Ivrea e ultimo segretario cittadino di Alleanza Nazionale. E allora tanto vale fare come se ci fosse già: “Il Pdl e tutti i suoi componenti alle elezioni provinciali sostengono compattamente il candidato del partito Diego Borla... Ogni notizia diversa è priva di fondamento”...
Eccetera eccetera. Ma come talvolta accade, dai comunicati ufficiali alla realtà il passo è lungo. In questo caso sotto le rosse torri è lunghissimo: gli ex di Alleanza Nazionale, stando alle indiscrezioni raccolte a go go negli ambienti del centro destra, starebbero sostenendo (quasi) segretamente Laura Barberis, candidata per la Lista Porchietto. Stessa coalizione ma simbolo “sbagliato”, insomma. Il regista dell’operazione sarebbe lo stesso che ha curato l’acquisto dell’ex assessore della Giunta Della Pepa, cioé Carlo Romito da Castellamonte, quello di prima, della futura smentita.
La cosa non sarebbe passata inosservata a nessuno, tanto meno a quelli di Forza Italia, già pronti ad una resa dei conti post-elettorale da perpetrare in tutte le sedi possibili ed immaginabili. Nell’elenco dei furibondi tutti gli ex azzurri, a partire dai consiglieri comunali, i quali avrebbero già informato dello scenario i vertici provinciali e regionali del partito.
Ad insospettire un po’ tutti, quei “santini” già in circolazione: l’eurocandidato Fabrizio Bertot da una parte, Laura Barberis dall’altra. Che vista dal fronte, quello di Bertot, può sembrare che Barberis sostenga il sindaco di Rivarolo e pluridecorato esponente di An, vista dal retro, quello di Baberis, sembra l’opposto: ossia che Bertot sostenga Barberis in Provincia.
Un equivoco che si potrebbe facilmente chiarire ma la realtà parla d’altro. Parla di una forte motivazione di Carlo Romito e compagnia cantante a far fare bella figura all’ex assessore scippata alla sinistra. Non foss’altro che lo “stratega” castellamontese l’ha venduta ai vertici regionali del Pdl, leggasi Agostino Ghiglia, come una sorta di “macchina da voti”. Insomma se la Barberis fa un flop, Romito è un pirla. Se la Barberis fa il botto, che sia merito di Romito oppure no, il castellamontese passa per uno statista. E poi c’è sempre il risultato di Borla, candidato ufficiale del Pdl, che in ogni caso andrà suddiviso nella classica quota 70 e 30, dove la seconda percentuale è il peso di An all’interno del nuovo soggetto politico berlusconiano. In sostanza, concluse le elezioni, i rapporti tra le due correnti del Popolo delle Libertà, secondo i calcoli ottimistici di Alleanza Nazionale, saranno presto fatti: il 30% del risultato di Borla più il 100% della Lista Porchietto (quella di Laura Barberis). Ipotesi: se il Pdl piglia il 25 e la Barberis prende il 5 (come alle ultime comunali, per intenderci), An si autoaccrediterà il 13 sul 30, cioé poco meno della metà del partito...
Domanda: quelli di Forza Italia saranno così fessi?
POLITICA
23 maggio 2009
Rivoluzione al Bosio
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 20 maggio 2009
Se vince Corgiat tutto alla Pro Loco
e già si fa il nome di Iolanda Mensio

SETTIMO - Spoil system al Bosio o qualcosa di molto simile. Questa la voce che circola in città, strumentalizzata da qualcuno e talvolta agitata come un fantasma: se vince Conrgiat via la vecchia gestione e dentro i “fedelissimi” della Pro Loco. Anzi, di più: già si fa il nome della valorosa e attivissima Iolanda Mensio, nel direttivo dell’associazione turistica. Curiosamente la Mensio è la sorella di Claudio Comoglio, “ossoliano di ferro” e colonna degli stessi socialisti a cui Aldo Corgiat intenderebbe “scippare” il centro incontri di via Galileo Ferraris. Del resto, in città, non c’è sasso che non sappia quanto il Bosio e tutta la zona circostante sia una roccaforte di consensi personali dell’ex Sindaco, ora sfidante di Corgiat, e in generale del Partito Socialista.
Sin qui il gossip, esagerato nella forma ma sufficientemente realistico nella sostanza. Almeno se è vero com’è vero che il primo cittadino uscente ha già sbandierato ai quattro venti il nuovo modello gestionale che immagina per la struttura.
La premessa è di quelle lunghe: “La convenzione con la società Oro & Argento risale a 12 anni fa ed è già stata prorogata una volta - spiega Corgiat -. Prorogarla ancora sarebbe giuridicamente impossibile. Se qualcuno promette cose diverse, non so su quali presupposti si basi, visto che c’è un codice degli appalti. La futura amministrazione avrà due strade: rifare un bando o occuparsi direttamente della gestione del Bosio.”
Ed è qui che si inserisce la Pro Loco, visto che Corgiat per il Centro incontri ha in mente una revisione complessiva e radicale, anche delle finalità. Stop al monopolio dei balli per anziani e dei soggiorni marini, attività che possono essere spalmate su tutte le associazioni che abbiano voglia di organizzarle. E via anche la finalità esclusivamente rivolta alla terza età: il Bosio, nei piani di Corgiat sarà aperto a tutte le associazioni.
“Rispetto a vent’anni fa - motiva il Sindaco -, ritengo che non ci sia più bisogno di promuovere l’aggregazione degli anziani, che anzi si aggregano benissimo da soli. Abbiamo previsto tre chalet destinati al gioco delle carte e alle altre attività: uno al Pertini, per l’estate, uno nei pressi dell’attuale Bosio e un altro in via Fantina. La struttura principale del Bosio sarà una sorta di pluriuso e la Pro Loco potrebbe essere il soggetto giusto per mediare sul suo utilizzo tra le varie associazioni che ne faranno richiesta”.
La “rivoluzione” riguarderebbe anche la spesa pubblica: le attività del Bosio attualmente costano al Comune diverse decine di migliaia di euro all’anno. Allo scadere della convenzione, cioé nel 2010, rubinetti chiusi e spazio al “libero mercato della ricreazione per anziani”, con l’Amministrazione chiamata a contribuire soltanto per la parte che riguarda le esenzioni e agevolazioni relative alle fasce Isee.
Di mezzo c’è il malcontento del gestore, Sabrina Micheletti, amministratrice della “Oro e Argento sas” che gestisce il Bosio in virtù della convenzione, e la cui vicinanza allo sfidante socialista di Corgiat non è un segreto per nessuno. Per amor di verità ambienti del centro sinistra, sia in maggioranza, sia della vecchia opposizione di sinistra hanno sempre avuto da ridire sulla gestione del Bosio. In particolare sul rinnovo, talvolta giudicato un po’ “allegro”, della convenzione. Sia per l’assenza del bando, sia sulla richiesta del gestore, totalmente recepita dal Comune, di liberarsi della gestione del bar esterno, giudicato “poco redditizio”.
Ma non tutti i mali vengono per nuocere: da allora infatti il Comune si è attivato per riempire pure il bar lasciato vuoto, trovando un finanziamento regionale (circa 500 mila euro) che nei prossimi anni dovrebbe portare all’istituzione di un centro di aggregazione per disabili sul modello del Casùn.
E mentre due fazioni dello stesso centro sinistra, prima alleate, si contendono la gestione della struttura, in via Galileo Ferraris fa capolino anche il centro destra che, in settimana, s’è presentato con una delegazione di Pdl e Lega, pronta ad ascoltare i problemi dei suoi fruitori e avanzare la terza proposta alternativa: associazione costituita dagli stessi anziani sotto forma di volontariato per autogestire lo spazio senza variazioni di finalità.
Insomma, comunque vada, il destino del Bosio è legato indissolubilmente all’esito di queste elezioni.
POLITICA
21 maggio 2009
La guerra degli attacchini
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 20 maggio 2009
Sonia Tonni contro il suo candidato Patrizia Furfaro:
"Mi strappa i manifesti, attacco antidemocratico!"

SETTIMO - Chi pensava che dopo le elezioni comunali tra le file del Popolo delle Libertà sarebbero stati veleni è stato ottimista. Mancano ancora alcune settimane di campagna elettorale è già le rese dei conti si manifestano in tutta la loro impetuosità. Al centro della polemica, ancora una volta, Patrizia Furfaro, candidato sindaco mai digerito da molti componenti della base del partito e che, ad osservare i fatti, poco ha fatto e sta facendo per farsi digerire.  L’ultima polemica riguarda i manifesti elettorali. In casa Pdl la polemica è già rovente. A guidare una sorta di “rivolta degli attacchini” è Sonia Tonni. Il consigliere comunale uscente di Forza Italia, che nelle ultime ore di questo martedì ha fatto il diavolo a quattro. Colpa dei manifesti elettorali e di una “guerra degli attacchini” che dopo aver coinvolti, pur se in modo blando, alcuni partiti del centro sinistra, ora s’è scatenata con virulenza mai vista in seno al partito di Berlusconi. “Patrizia Furfaro ha fatto strappare i miei manifesti, attaccando i suoi” denuncia Sonia Tonni che, del resto, s’è già rivolta agli stati maggiori (cioè il livello provinciale) del Popolo della Libertà. “Sostiene di avere un accordo con i consiglieri, secondo cui tutti avrebbero rinunciato ad attaccare i manifesti negli spazi riservati al partito a suo beneficio. Naturalmente la cosa è falsa e, d’altro canto sarebbe inaudita”. Così parte lo sfogo del leader azzurro in gonnella, già destinato a propagarsi a macchia d’olio alle altre vittime della censura elettorale selvaggia della Furfaro: nell’elenco ci sarebbero i soliti Rignanese e Scavone, Giuseppe Corica e perfino – ma mancano conferme ufficiali – il “generosissimo” Piergiacomo Garnero, anch’egli in alcune fasi in lizza per il ruolo di candidato sindaco.
Una confusione mai vista in città e che per tutta la settimana terrà banco. Intanto, contattato per “arbitrare” la questione, Piero Gambarino, braccio destro del vice-coordinatore del Pdl Caterina Ferrero, non ha dubbi e si schiera decisamente con Sonia Tonni.
“Non mi risulta – prova a stemperare i toni - nessun accordo secondo cui i consiglieri non possano affiggere i propri manifesti. Anzi, in genere, ciascuno corre alle elezioni secondo la propria disponibilità. I candidati alla carica di consigliere comunale sono anche quelli che portano del valore aggiunto con i loro voti e ch contribuiscono alla campagna elettorale.”
Tuttavia lo sforzo di mediazione non placa le ire della Tonni, che sulla sua rielezione ha puntano molto, probabilmente a ragione, considerando per lo meno la disciplina con cui ha affrontato i lavori del parlamentino settimese nel corso di tutto il mandato.
“La richiesta a cui allude la Furfaro – prosegue la candidata, come un fiume in piena - è stata fatta, ma è anche stata assolutamente rifiutata dalla maggior parte dei candidati consiglieri. Anche perché l’unico strumento democratico consentito per una pubblicità, seppur modesta, degli aspiranti consiglieri, è quella dei tabelloni elettorali aperta a tutti i candidati. Tutti noi consiglieri uscenti di Forza Italia, con grande senso di responsabilità, abbiamo lasciato spazio integro sulla propaganda diretta all’immagine del candidato sindaco, riservandoci per i trenta restanti consiglieri almeno i tre spazi della pubblicità indiretta, ovvero i cosiddetti fiancheggiatori. “
Uno scenario che a Settimo fa del Popolo della Libertà una specie di ossimoro e infatti, sugli aspetti di metodo (e di democrazia), la Tonni è categorica:
 “Se la Furfaro, o comunque coloro che per lei lavorano, ritengono democratico strappare o coprire i manifesti dei consiglieri che dovrebbero essere, e legittimamente lo sono, i suoi massimi sostenitori per l’eventuale successo, certamente io dico di no. Questo non è un approccio democratico. Ho riferito e ho informato i vertici provinciali del partito e da parte loro è stata confermata la legittima aspirazione di ognuno a farsi pubblicità negli spazi che il sorteggio ha assegnato al Pdl”
La “candidata furiosa”, infine, chiosa con amarezza e con qualche auspicio provocatorio: “Pensavo che la lotta, dopo la costituzione del Pdl, avvenisse tra tutti noi contro gli altri avversari politici. Non pensavo di dovermi difendere da attacchi antidemocratici che provengono dagli stessi componenti del mio partito. Auguro al candidato sindaco Furfaro maggiore equilibrio e senso di rispetto per chi da anni ha rappresentato le istituzioni con la speranza che lei, dall’8 di giugno, li possa rappresentare con lo stesso equilibrio e senso di rispetto democratico.”
POLITICA
18 maggio 2009
Alla fine la spunta Olivetti?
Da "La Voce del Canavese" del 18 maggio 2009
Per il dopo-Barberis bocciata la terna socialista
Spunta il "nipote di Camillo", il Pd chiede tempo

IVREA - Da quando Laura Barberis s’è dimessa dalla Giunta di Della Pepa per candidarsi in Provincia con la Lista Porchietto, cioé dall’altra parte dello schieramento politico, in città s’è aperto il toto-assessore. Giovedì, dopo la riunione di maggioranza convocata apposta, è uscito un nulla di fatto. Merito (o colpa) dei socialisti guidati dall’astuto Luigi Ricca, pronti a rivendicare il posto vacante al grido “ve l’avevamo detto!”.
Tre i nomi proposti dal bollenghino, assessore regionale: Giovanna Strobbia, Roberto Novo, Cinzia Virota. I primi due, candidati alle comunali, erano stati già bocciati da Carlo Della Pepa al momento di formare la Giunta. La terza, candidata alle elezioni provinciali per i socialisti, è stata talmente bocciata adesso (nominarla assessore le darebbe visibilità e il Pd non ha nessuna intenzione di avvantaggiare un partito concorrente) da non entrare nemmeno nelle cronache di tutti i giornali che hanno affrontato il “dopo-Barberis”.
Ma in pole position c’è lo scalpitante Matteo Olivetti. Archietto  e consigliere comunale della “fu” Lista Barberis che, per non saper né leggere né scrivere, ha già dichiarato due volte (alla Sentinella) di essere pronto a fare l’assessore. E, sempre alla Sentinella, ha annunciato di voler cambiare il nome alla lista che, a questo punto, portando il nome dell’ex assessore “traditore” sarebbe un imbarazzo di portata galattica.
E se Matteo Olivetti, oggi praticamente il capogruppo di sé stesso (con una lista che non ha direttivo né una guida, al di là della Barberis che se l’è data a gambe), afferma di esser pronto a fare l’assessore, già vuol dire che s’è fatto un bel bagno di umiltà...
Del resto il 17 aprile del 2007, appena due anni fa, intervistato da “La Stampa” per via del cognome illustre e della parentela ancor più illustre (Camillo era il suo bisnonno), affermava di voler “fare il Sindaco e rilanciare Ivrea”.
Capiti un po’ più a fondo i meccanismi della politica, Olivetti ora potrebbe accontentarsi di puntare un po’ più in basso, magari dall’assessorato alle Pari Opportunità, lasciato vacante dal suo antico “mentore in gonnella”. Un’occasione ghiotta per lui e che Della Pepa, stando alle indiscrezioni provenienti da Palazzo Civico, non avrebbe nulla in contrario a concedergli. Il Sindaco è decisamente più incline a pescare dalla civica, piuttosto che accontentare i socialisti e dover concertare le decisioni con un partito in più. E chi se ne importa delle “quote rosa”. Anzi, un maschietto alle Pari Opportunità, con le Carfagna che ci sono in giro, potrebbe tranquillamente esser spacciato come un atto politico rivoluzionario.
La prossima settimana è programmato  un nuovo incontro di maggioranza per decidere il dopo-Barberis. Il Partito Democratico, la forza politica più influente, avrebbe - stando a fonti vicine alla segreteria eporediese - qualche indicazione precisa sulle tempistiche e sulla forma, più che sugli equilibri politici: nuovo assessore dopo le elezioni provinciali e silenzio sulla vicenda, onde evitare ripercussioni sull’immagine del partito e visibilità eccessiva al nuovo assessore, chiunque egli sia (di sicuro non si tratterà di uno del Pd).
POLITICA
14 maggio 2009
E' la "guerra dei senatori"
Da "La Voce del Canavese" del 11 maggio 2009
Alle elezioni di Baldissero tiene banco
lo scontro tra Bozzello e Besso Cordero

BALDISSERO CANAVESE - Se non un numero degno delle metropoli, comunque poco ci manca. Cinque liste a Baldissero, per poco più di 500 anime che significa un totale di nemmeno 400 elettori. Una quantità ragguardevole di candidati, tanto più se si considera il forfait dell’ultim’ora di una lista politica de “La Destra”. Praticamente un paese in guerra o quasi. Cerniera tra la Valchiusella e la Pedanea, Baldissero, malgrado le dimensioni, sarà teatro di una delle campagne elettorali più bollenti di tutto il Canavese.
C’è per esempio il “derby Damanhur”, tra la lista di Giampiero Bellisai, al secolo “Varano-Acacia”, e un fuoriuscito dalla Comunità: cioé quell’Enzo Marengo (che da Damanhur si chiamava Orbettino) più legato ad ambienti di centro destra. Poi c’è pure la lista “Baldissero Pro”, costituita con l’ossatura dell’attuale minoranza e capeggiata da Marco Ballurio. Ma la partita più interessante sta decisamente da un’altra parte, tra le due restanti liste.
Una battaglia sotterranea che contrappone due personaggi di spicco della politica non solo locale ma anche nazionale. Da una parte Livio Besso Cordero, già senatore dei Ds, baldisserese doc e candidato consigliere nella lista di Diego Nigra, “Unione Democratica”. Dall’altra “La svolta per Baldissero”, malignamente ribattezzata la “Lista della Pro Loco” per via di alcuni suoi componenti, membri organici dell’associazione turistica, che candida sindaco Giorgio Barbero, olivettiano di ferro. A spingerne fortemente la formazione - stando ai bene informati - sarebbe stato un altro ex senatore, di marca socialista. Trattasi di Eugenio Bozzello, ex sindaco di Castellamonte e acerrimo “nemico” di Livio Besso Cordero. Le loro ruggini sono nate proprio nella vicinissima Città della Ceramica e risalgono agli anni Novanta. Da lì era partito, sotto il segno del garofano, il feeling politico tra i due. Per l’esattezza Bozzello aveva “creato” Besso Cordero dal nulla, portandolo in consiglio provinciale nel 1990, candidandolo nel collegio di Castellamonte, ai tempi ritenuto sicuro. Eletto a Palazzo Cisterna, sotto la presidenza del bollenghino Luigi Sergio Ricca, altro socialista, ottenne anche la poltrona di assessore. Collegio provinciale e carica che gli furono confermati nel ‘95, sotto la Presidenza di Mercedes Bresso e sempre grazie al beneplacito di Bozzello. I due, come allievo e maestro, andavano d’amore e d’accordo. Tanto che Bozzello nel ‘96 riuscì a far candidare Besso Cordero al Senato, nel collegio di Ivrea (con i Socialisti Italiani). Il divorzio si sarebbe consumato di lì a poco, con la nascita dello Sdi, nel ‘98. Ambienti del centrosinistra canavesano affermano che Besso Cordero, osservando la riarticolazione delle forze politiche a livello nazionale, temesse che il neonato Sdi non avesse la forza sufficiente per rivendicare il posto nel collegio. Quindi decide di non aderirvi, preferendo i Ds che, in cambio, gli garantiscono la ricandidatura alla tornata successiva. Ma non basta. Al tradimento nella politica nazionale, Besso Cordero aggiunge un “colpo basso” a Castellamonte, candidandosi a Sindaco contro Bozzello, nel 1999. Ne giova Massucco, il candidato del centro destra, che prevale di poco sul socialista castellamontese. Ma è alle successive elezioni politiche - in vigore sempre il mattarellum dei collegi uninominali - che si consuma lo scontro definitivo. Bozzello rivendica per lo Sdi, candidata in pectore Laura Olivetti, il collegio di Ivrea. Ha l’accordo di tutti i colonnelli locali dell’Unione ma lo stop arriva da Roma: i big della Quercia devono pagare il “debito” con Besso Cordero, che infatti viene candidato al posto della Olivetti. Questa volta Bozzello a farsi trombare proprio non ci sta e, anziché starsene con le mani in mano, fa la campagna elettorale contro Besso Cordero. Ne giova - ironia della sorte - lo stesso Massucco di prima, questa volta candidato al Senato nel collegio di Ivrea per il centro destra.
Poi tra i due sempre il gelo. Oggi il nuovo scontro, sull’inedito campo di battaglia della piccola e ridente Baldissero. Con tanto di curiosità annesse e connesse. Non ultima quella circa il candidato sindaco di “Unione Democratica” che, malgrado il nome della lista richiami al centro sinistra, appartiene a tutt’altra parrocchia politica. Com’è noto, infatti, Diego Nigra è già stato segretario cittadino di Forza Italia (nonché consigliere comunale) a Castellamonte. Ora è passato armi e bagagli alla Lega Nord, sperando di trovare maggiori spazi politici che - per i paradossi che governano i paesini - potrebbero giungere proprio grazie all’appoggio elettorale dell’ex senatore dei Ds, avversario giurato di Bozzello (che nella “lista della Pro Loco” ha schierato pure un caro cugino).
POLITICA
12 maggio 2009
Laura Barberis salta il fosso
Da "La Voce del Canavese" del 11 maggio 2009
Si dimette da assessore e si
candida con la Lista Porchietto

IVREA - Laura Barberis salta il fosso, come di dice in gergo. Dal centro sinistra al centro destra, senza passare dal “via”. Senza avvertire - almeno così riferiscono le cronache - nemmeno i colleghi di lista che l’hanno sostenuta alle elezioni. Giusto una telefonata, non si sa quanto di cortesia, al Sindaco. E poi via, verso una nuova carriera politica. Fuori dalla Giunta e proiettata verso il Popolo delle Libertà. Precisamente nella Lista Porchietto, la civica del candidato presidente alla Provincia di Torino, che ha preferito l’assessore (ormai ex) eporediese a Eleonora Goglio, giudicata “troppo” di centro destra e quindi elettoralmente pericolosa per Diego Borla, il candidato del Pdl nel collegio. Appresa la notizia, mezza Giunta ha rilasciato dichiarazioni “schifate” a commento del cambio di casacca della Barberis. Altri (e più avveduti) ambienti del centro sinistra, invece, parlano di “suicidio politico”. Probabilmente a ragion veduta, visto che la Lista Porchietto è destinata, nella migliore delle ipotesi (cioé in caso di vittoria del centro destra) ad eleggere un paio di consiglieri su 45 collegi totali. S’aggiunga la mancanza di prospettive in chiave più strettamente locale, dove il centro destra conta quel che conta, cioé poco. E dove la Barberis ha le mani abbastanza legate, politicamente parlando, dai cinque anni trascorsi con l’Amministrazione Grijuela e da quest’ultimo in squadra con Della Pepa. Dietro queste considerazioni che ai più paiono scontate, tutto un retroscena (palesato anche dalla lettera di dimissioni dell’assessore) che dovrebbe rispondere alla domanda “perché?” e che nulla c’azzecca con la politica. Parla piuttosto di rapporti personali logori tra l’ex assessore e buona parte dei suoi colleghi di Giunta. Uno scenario da separati in casa che non è mai stato un mistero. In cui Laura Barberis era come la classica pecora nera, tollerata in un Esecutivo che s’era trovato costretto a ripagare quel cinque per cento racimolato dall’assessore con una lista che portava il suo nome. Una sorta di mobbing politico teso a cacciare o a limitare politicamente tutti gli uomini e le donne dell’entourage del vecchio Sindaco, Fiorenzo Grijuela. Anche per queste ragioni - come opzione di fuga - era nata e si era sviluppata la candidatura alle provinciali (nel collegio Strambino-Castellamonte) dell’assessore ex Margherita Alberto Avetta, oggi unico superstite della Giunta passata. Un repulisti “targato Cimalando” che ha già fatto fuori nomi ritenuti intoccabili fino ad allora: Alberto Redolfi, Andrea Benedino e Giovanni Alessandro su tutti. E che non ha risparmiato neppure altri “settori” della vita eporediese, basti pensare all’epurazione di Giacomo Bottino (troppo vicino ad Avetta) dalla direzione artistica del teatro Giacosa.
11 maggio 2009
Il giornalismo del salumiere
Da "La Voce del Canavese" del 11 maggio 2009
Difficile prendere le difese politiche di un assessore che passa da una parte all’altra dello schieramento. Al massimo le si può applicare il minimo della pena mediatica, concesse le attenuanti specifiche che, in questo caso, consistono nell’aver avuto intorno un clima di forte ostilità. C’è anche però la strada della gogna. Quella percorsa dalla solita Sentinella appisola del solito direttore Dirce Levi. In un editoriale dal titolo eloquente, “Un curriculum altalenante”, il Dircettore conclude così: “Barberis ha sempre fatto delle pari opportunità la propria bandiera e, anche questa volta, ha deciso di fare quella che in politica certi uomini fanno: coprire tutto l’arco costituzionale secondo la convenienza. Auguri a chi la accoglie!”
Del resto, per sostenere questi giudici feroci, Dirce Levi ha argomenti a iosa. “Passata dall’Italia dei Valori, ai Ds, al Pd, fino alla Lista Barberis” scrive il foglio eporediese che, mentre dorme, evidentemente sogna pure. E la cosa è strana per un covo di “maestri di giornalismo”, come quello sotto le rosse torri, in cui la redattrice Rita Cola non di rado si diletta con comunicati sindacali (memorabile quello dal titolo: “il punto è il giornalismo che facciamo”) in cui richiama la categoria al rigore, alla verifica delle fonti e ad altri splendidi concetti deontologici. Il punto qui, più che il giornalismo, è che Laura Barberis non ha mai militato né nei Ds né nel Pd. Cioé mancano i presupposti, per lo meno “quantitativi”, dell’intera filippica del Dircettore. A cui, com’è lampante, è scappata un po’ la mano. Ha fatto “buon peso”. Per la serie: “Lascio o tolgo? Lascio!”. Come dal salumiere. Che sia nato, dopo quello “di inchiesta”, un nuovo genere di giornalismo?
POLITICA
7 maggio 2009
Enzo Lombardo scaricato dal Pdl
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 6 maggio 2009
Fuori dalla lista per colpa di un giallo di
tessere, l'ex repubblicano andrà alla Lega

SETTIMO - S’è sentito mancare il terreno sotto i piedi settimana dopo settimana. Cioé ogni volta che nel Pdl le trattative - per usare un eufemismo - facevano pendere l’ago della bilancia in direzione di Patrizia Furfaro. Colpa di un mezzo pasticcio di tessere accaduto quest’anno e mai digerito dalla corrente settimese di An (escluso Corica, che fa gruppo a sé)...
Così Enzo Lombardo, 57 anni, operatore di borsa, brocker e analista finanziario è stato decapitato dal centro destra. E dire che pur di entrare nel nuovo soggetto politico s’era fatto ridere appresso da mezza Settimo. L’apice degli sfottò quando ad un certo punto - correvano le utlime elezioni politiche - lo si vide ai seggi con lo spillone berlusconiano piantato sul petto, nelle vesti ufficiali di rappresentante di lista. “Ma quello non stava in lista con la Rabacchi?” dicevano i maligni, dove per maligni si intende principalmente i maligni del Pd. Però in effetti torto non avevano: Enzo Lombardo nel 2004 era candidato nella Lista Civica Settimese, coalizione Sinistra Più, capeggiata da Rabacchi in persona. Prese 49 dei 326 voti totali della sua lista. Molti elettori su cui contava non lo votarono perché videro troppo rosso intorno a lui. Ciò nonostante, durante la prima parte del mandato, Lombardo fu l’ideologo dell’opposizione finanziaria di sinistra, colui cioé che si presentava alle conferenze stampa dei comunisti, denunciando le “malefatte” di Asm.
Tornando alle ultime elezioni politiche, chiamato in ballo, Lombardo si vide costretto a raccontare la sua travagliata “carriera”. L’ennesima storia repubblicana, come quelle di Pino Palena (Poi Ds, Pd e ora con Lovera) e Salvatore Cadoni (Margherita e poi Pd). Sempre in cerca di una “casa”, dopo la fine della Prima Repubblica. In realtà una parentesi “anomala” Lombardo ce l’ebbe anche prima: era il ‘78 quando decise di prendersi la tessera del Pci, pur dichiarandosi apertamente repubblicano. Mica per caso a Settimo i “compagni” lo tennero sempre ai margini della sezione, guardandolo con diffidenza. Il calvario comunista per Lombardo durò appena tre anni, giusto il tempo di provare a fare il giornalista de “L’Unità” (ci andava la tessera obbligatoria) e fallire. Poi un lungo stop. Fino al 2004, ripescato da Rabacchi o, più propriamente, dagli ex leghisti che fiancheggiarono la “signora in rosso”, per esempio Carlo Tosin (oggi arruolato nelle truppe del dottor Silvestri). Nel partito di Berlusconi, Lombardo aveva intravisto una sua seconda giovinezza politica. Perciò aveva chiesto la tessera del Pdl. Invece gli era arrivata quella di Alleanza Nazionale (intoppi burocratici o truffettina congressuale?). Apriti cielo. “Io non sono fascista” pensò Lombardo, che la restituì in un batter di ciglio, provocando l’ira dei vari Moretti, Furfaro, Chiarle e dei piani alti Ghiglia, Bonino e via elencando. Si mormora, d’altronde, che alla famosa cena di San Mauro (la prima in cui spuntarono Silvestri e Garnero) Lombardo fosse ospite palesemente sgradito e che, in quel medesimo convivio, gli fecero capire che, se mai i decisori fossero stati loro, al momento delle liste gliel’abrebbero fatta pagare. Ed eccoci ai giorni nostri. Decapitato. “Fuori dalla lista” gli avrebbero risposto. “Così ha deciso la Furfaro” avrebbe allargato le braccia Barbara Bonino, numero uno provinciale del Pdl. E Lombardo? Col cerino in mano. Trombato in zona Cesarini. Per fortuna che l’ex Pdl riesce pure a fare il borker di sé stesso e che, partito più partito meno, alla soglia dei sessant’anni fa poca differenza. “Lega”  - ha subito pensato - “e poi quella signorina, Cristina Falvo, è così graziosa...”. Lombardo salirà sul Carroccio, pare. Da indipendente, però. Anzi, da repubblicano!
POLITICA
6 maggio 2009
L'uomo "simbolo" del Pdl
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 6 maggio 2009
Ruggero Scagnetto, il prototipo del
candidato del Popolo dell'Obbedienza

SETTIMO - Saranno stati dieci, quindici o forse anche venti anni fa... Un giovanotto già attempato di nome Ruggero realizzò dei “santini” elettorali in rima che fecero sbellicare mezza città: “vota Scagnetto, il candidato perfetto”. Oggi quello slogan gli calza addosso come mai prima d’ora. Specie dopo quel che è successo nel Popolo delle Libertà, per tutto l’inverno e fino alla scorsa settimana: battaglie a suon di veti, cene carbonare, cordate, crociate, bordate, infamate. Poi la Furfaro, scesa dall’alto, o calata. E ora tutti compatti. Almeno ufficialmente. “Ave Patrizia, morituri te salutant!”. Zitto il consigliere Giuseppe Corica, già fucilato una volta dalla Furfaro quand’era ora di formare il coordinamento cittadino del Pdl, zitti pure i colleghi azzurri Rignanese e Scavone, al secolo il gatto e la volpe ma oggi più simili a tonno e vongola. Stesso dicasi di Sonia Tonni, capace di alzare la voce solo alla fine. Troppo tardi. Per tutti quelli che avrebbero voluto fare il candidato sindaco o almeno partecipare alla decisione. Invece nessun conclave, la fumata bianca è uscita dal cucuzzolo più alto del Pdl piemontese. Ghigo dixit. E Furfaro sia. Ora sono tutti a lavoro, a raccogliere firme, autenticarle, organizzare banchetti, preparare discorsi per la “signora in nero”, un po’ taciturna in conferenza stampa ma già in forte recupero di consapevolezza. E poi c’è Scagnetto, il candidato “perfetto”. Classe di ferro 1938, nato oltralpe, a Versailles, e cresciuto in Friuli, a Tarcento. Ubbidiente da sempre. Questione di dna. E chi se ne importa se ha assistito a molti più consigli comunali del suo candidato sindaco. C’è da correre? E lui risponde “presente”. C’è da volantinare? Scagnetto c’è. Pettegolo, chiacchierone, talvolta molesto. Ma ubbidiente. Sempre aggiornato sulle ultime novità politiche ma ansioso di sembrarlo ancor di più. Va a comprare il giornale al mattino, lo divora in mezz’ora e poi racconta a tutta la città ciò che ha appena appreso come fosse un’indiscrezione sua. E se incontra l’autore dell’articolo, sua fonte, fa poca differenza. La profezia da quattro soldi arriva in men che non si dica. “Scolta il nonno” esordisce, segue l’analisi politica. Attacchino, politologo, spione, militante, rompiscatole. Ma sempre ubbidiente.
Nonno, frequentatore di bar, soldatino, presenzialista, criticone. Con obbedienza, s’intende.
Stringe mani, prende il caffé al bar, lo paga una volta su cinque, non segue il calcio. In compenso gironzola, ti pedina, interviene nelle discussioni, inclina la testa da un lato e poi torna a cuccia. Folkloristico partigiano azzurro, democristiano intransigente, padre di famiglia e ubbidiente anche a casa.
Ma non sprovveduto: è il secondo escluso di Forza Italia all’ultima legislatura, avendo preso più voti del suo candidato sindaco odierno. Nel suo palmares di conoscenze nomi illustri, sempre che una “stretta di mano” o esser stato a una distanza di cinque metri - com’è convinto Scagnetto - possa considerarsi una conoscenza. Il Papa Wojtyla, i big della Prima Repubblica, Craxi, Berlusconi, Bondi, il Principe Vittorio Emanuele, i cardinali più blasonati del momento. Suoi “amis”, come li definisce spesso. Tutti quanti. A parte due - si vocifera. Cioé Rignanese e Scavone che lo evitano come la peste, tanto da averlo costretto a chiedere “asilo politico” presso l’ufficetto di Corica, che se lo tiene appollaiato sull’uscio, sigaretta in mano, ad ogni seduta del parlamentino settimese. E lui? Conversa, riverisce e naturalmente ubbidisce. Oggi “Roger” Scagnetto è l’immagine del Pdl, perché ora tutti gli assomigliano maledettamente. Segno che lui è in campagna elettorale 365 giorni all’anno e che gli altri, almeno un mese all’anno, quando tocca loro ubbidire, si sentono tutti Ruggero Scagnetto. E’ il Popolo dell’Obbedienza.
POLITICA
4 maggio 2009
Vallino contro la Giunta: "Gli atti in Procura"
Da "La Voce del Canavese" del 4 maggio 2009
Il difensore civico in una lettera attacca
l'Amministrazione di Carlo Della Pepa

IVREA - Qualcuno, tra i corridoi di Palazzo Civico, sostiene che a volere l’avvocato Franca Vallino come difensore civico, ai tempi della Giunta Grijuela, sia stato proprio l’attuale Sindaco Carlo Della Pepa, allora capogruppo dei Ds e dedito a interpellanze sugli argomenti più disparati. Una sedicente anima “critica e trasparente” della passata maggioranza che, candidandosi alle primarie del Pd prima e alle elezioni poi, fece di questi requisiti auto attribuiti una sorta di marchio di fabbrica da contrapporre addirittura al suo predecessore. “Trasparenza” la parola d’ordine sullo stile amministrativo, per il resto poche differenze politiche rispetto a Grijuela, se non uno spostamento al centro, con Rifondazione fuori e i Moderati dentro, un po’ in anticipo rispetto ai tempi ma, col senno di poi, politicamente azzeccato.
Ciò che Della Pepa non ha considerato, tuttavia, è che la “storia della trasparenza”, venduta sotto le rosse torri col faccino tenero e occhialuto circa un anno fa, avrebbe potuto essere una lama a doppio taglio per un mandato intero. E passi essere indagato, a poche settimane dalla sua elezione, per falso ideologico. Passi aver mentito agli eporediesi sulla perdita della sede amministrativa dell’Asl. Passi pure aver cercato di raccomandare un esponente del suo partito (Giovanni Alessandro) come revisore dei conti dell’azienda sanitaria, malgrado il curriculum di questo pietosamente giunto fuori tempo massimo.
Oggi, la goccia che fa traboccare il vaso sta scritta nero su bianco in una lettera inviata dal difensore civico Franca Vallino alla Giunta e al Presidente del Consiglio. L’antipasto della missiva dell’avvocato eporediese parla di “totale mancanza di trasparenza”. Poi la Vallino serve il primo, scrivendo: “atteggiamento palesemente ostruzionistico della Amministrazione che oltre a delegittimare il mio ruolo rende evidente come, più in generale, consideri il Difensore Civico una istituzione rappresentativa di una democrazia intesa solo in senso formale”. Poi arriva il secondo, con contorno, quando il difensore civico denuncia una situazione “gravemente lesiva dei più elementari principi di buona amministrazione”.
E fin qui la situazione è tanto evidente che persino la Sentinella s’è accorta di tutto. Ma naturalmente, se il giornale di Dirce Levi scrive “uno”  contro il potere significa che nascone almeno “tre”. E infatti, nella lettera di Franca Vallino, c’è pure il dessert, con caffé e San Simone. “Mi riservo - minaccia l’avvocato - di trasmettere copia della documentazione in mio possesso alla Procura al fine di valutare la sussistenza di comportamenti penalmente rilevanti”. Dopodiché la Vallino promette anche di avviare una procedura di risarcimento danni per conto dei cittadini. Il merito del contendere, questa volta, è una questione tributaria: il Comune ha inviato ad alcuni eporediesi avvisi di accertamento sull’Ici di dubbia legittimità, con tanto di sanzione del 200 per cento. Alla domanda, posta dal difensore civico, su come si sia arrivati a determinare il valore dei terreni, l’Amministrazione non avrebbe risposto se non smentendo quanto aveva dichiarato l’allora assessore Redolfi intorno ad un “approfondito studio tecnico”, che poi s’è scoperto inesistente.
Insomma, malgrado l’Amministrazione non fosse (e a quanto pare non sia tutt’ora) in grado di fornire giustificazioni sul “perché chiedeva quei soldi”, ha continuato a battere cassa sui malcapitati contribuenti (circa una ventina) e ad ignorare le richieste di chiarimenti del difensore civico, nel frattempo divenuto “attaccante”.
Se la palla passerà alla Procura, al momento, non ci è dato sapere. Di sicuro già soltanto l’intenzione manifestata dalla Vallino,  per l’amministrazione Della Pepa, non è proprio una “patente di trasparenza”.
1 maggio 2009
Altri insulti su facebook
Da "La Voce del Canavese" del 27 aprile 2009
Questa volta è il Pd che rimane
impigliato nel social network

IVREA - La notizia potrebbe pure finire nell’archivio delle corbellerie politiche, della goliardia e degli scontati dissapori che in un partito, specie se grande, spesso ci sono. Potrebbe ma non a Ivrea, dove un precedente incredibile ha acceso i riflettori sulle nuove, svariate forme di comunicazione e la responsabilità che deve assumersi il loro utilizzatore. Il primo dibattito di questo genere risale ormai a qualche mese fa, quando il consigliere comunale del Pdl, Massimiliano De Stefano, finì per circa due settimane alla graticola. Reo, consapevole o no, d’aver inserito sul popolare social network facebook la foto di un gabinetto sporco di cacca con la didascalia “il Sindaco di Ivrea”.
Difeso d’ufficio dai suoi colleghi di coalizione, Tommaso Gilardini e Carlo Romito in pole, l’incauto frequentatore della rete era stato additato da tutta la maggioranza eporediese come un diffamatore di basso livello. “Non ci credo alla teoria dell’errore” aveva detto il sindaco Della Pepa, vittima della didascalia di pessimo gusto. Poi in Consiglio comunale, il presidente del parlamentino s’era lanciato in un discorso moralizzatore sull’utilizzo “responsabile” della tecnologia. La discussione, anche mediatica, s’era chiusa con la censura del comportamento dell’esponente di centro destra, liquidato con “disonore” dalla quasi totalità della classe politica locale.
L’episodio odierno è analogo in tutto e per tutto, solo che è tutto interno al Partito Democratico. Facebook sempre a fare da scenografica, questa volta la pagina web incriminata è quella dell’assessore al Lavoro e - ironia della sorte - alla Comunicazione, Enrico Capirone, esponente del Pd (già segretario Ds) e pezzo grosso della Ribes, azienda informatica e dunque ragionevolmente impossibilitato ad invocare a sua discolpa (come tentò pietosamente di fare De Stefano) l’ignoranza della materia. Ebbene sulla sua “bacheca” (cioé visibile a tutti i suoi contatti, ben 178) dal 14 di aprile compare una frase poco cortese con il segretario del Partito Democratico di Ivrea.
Scrive tale Enrico (omonimo dell’assessore): “Io mi sono iscritto al PD eporediese, in quanto picio. L'avv. Rossi e la sua testa mi hanno detto che erano tutti e due molto contenti della mia iscrizione al cd. PD. Ho incontrato l'avv. Rossi e la sua testa per strada, c'eravamo solo io e lui, eravamo tutte e tre lì. In che cosa consiste la partecipazione politica, se nessuno ti fa partecipare? Grazie, a tutti, a voi e alle vostre teste. Se si contano pure i coglioni, l'avv. Rossi è uno e quattrino.”
A parte la legittima critica sulla democrazia interna del partito, appare evidente il linguaggio fuori dalle righe utilizzato nei confronti del segretario eporediese del sodalizio. Eppure la frase è rimasta sulla pagina dell’assessore, cancellata soltanto nel fine settimana. Un’episodio che, probabilmente, se non riabilita la posizione di De Stefano, attenua le certezze precedenti sulla sua responsabilità.

Capirone: "Non me ne sono accorto"
Non si è accorto di quella frase per oltre una settimana?
No, non l’ho vista. L’ho vista quando l’ho cancellata.
Eppure le è arrivata la notifica...
Non ho visto nemmeno quella, non ci ho dato importanza.
Quindi implicitamente ammette che la maggioranza ha fatto a De Stefano un processo sommario?
Lì era una cosa diversa... Poi io non ci sono mai entrato nel dibattito su De Stefano. Nel caso di De Stefano non è certo che l’abbia scritto lui. Nel mio caso è certo che non sia stato io. Una differenza resta comunque...
E’ possibile che De Stefano fosse innocente?
Non lo so.
E cosa dice invece all’autore di quella frase, anche in relazione alle critiche che fa al partito, tralasciandone le forma?
Certo, ci sono dei problemi. Magari Maurizio non l’ha invitato ad alcune riunioni e lui se l’è presa. E’ una situazione delicata quella di questo ragazzo.
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