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michelevalentino
Blog di un giornalista di provincia
POLITICA
8 giugno 2013
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permalink | inviato da Michele Valentino il 8/6/2013 alle 10:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
20 giugno 2009
Tutta colpa del bassotto...
Da "La Voce del Canavese" del 15 giugno 2009
L'analisi del voto del 26% di Pastore
largamente sotto le aspettative...

BRANDIZZO - A leggere i dati, davvero sconvolgenti, usciti dalle urne delle comunali l’analisi è molto amara per l’ormai ex Sindaco Enrico Pastore. Colpa probabilmente di alcune scelte impopolari come quelle legate all’applicazione della Tariffa dei rifiuti al posto della tassa. Oppure della prima e più importante promessa elettorale disattesa durante il mandato: porre un freno alla cementificazione rimproverata a Buscaglia durante il quinquennio precedente.
C’è poi anche il dato politico: sottolineare così tanto la matrice ulivista della compagine è stata una scelta coraggiosa e probabilmente azzeccata nel 2004, quando Prodi aveva il vento in poppa. Adesso invece la “civicità” buscagliana, contrapposta alla rappresentanza partitica da cui i cittadini non si sentono sufficientemente garantiti, sembra un concetto irrinunciabile, specie nei paesi piccoli, per chi voglia appiccicarsi addosso l’etichetta del “buon governo”.
E la sconfitta così pesante non è stata colpa di Picuccio, antogonista di centro sinistra, e nemmeno tanto merito del vento che cambia. Ché quel 65 per cento larghissimo racimolato da Buscaglia deve per forza aver sconfinato tra l’elettorato del centro sinistra. Semplici cittadini, tutti scontenti, un po’ per questo un po’ per quello. Ma soprattutto del loro Sindaco e del suo modo di interpretare il ruolo.
E così tra gli “analisti da bar”, che tuttavia nei paesi han quasi sempre ragione, s’è pure affacciata una teoria suggestiva ma per nulla stupida.
“Colpa del cane” ha sentenziato qualcuno.
Sì, di quel povero bassotto, Lampone, fedele amico dell’ex primo cittadino. Ma fedele a tal punto che il sindaco se lo portava proprio dappertutto. Una mascotte per il suo entourage, una presenza non proprio gradita per quanti, per loro motivi legittimi, non erano d’accordo a farsi ricevere dal sindaco in ufficio col cagnolino. Specie se poi, alla bestiola, il sindaco rifilava pure qualche carezza durante il colloquio.
E se è vero che la politica certe volte - come insegnano Veltroni e Berlusconi - è anche questione di look, di certo c’è che i calzoni alti e demodé di Buscaglia han fatto una figura migliore del “bassotto-style” scelto da Enrico Pastore, forse in modo non troppo consapevole. Buono certamente più per il tenente Colombo, con rispetto per il compianto Peter Falk, che tanto non doveva essere eletto da nessuna parte, anzi, al limite voleva innervosire gli assassini su cui investigava.

POLITICA
18 giugno 2009
Uno "sfregio" al Carroccio
Da "La Voce del Canavese" del 15 giugno 2009
La vendetta di Nevio passa per Ivano: 5
punti travasati dalle europee alle provinciali

LEINÌ - A un certo punto era sembrato a tutti che quello coi baffi, Nevio, avesse prenotato seriamente un posto a Strasburgo tra le file del Carroccio. C’era l’accordo con i vertici della Lega Nord, le dichiarazioni ufficiali e perfino la proposta di “ronde” da parte di Ivano Coral, quello senza baffi, sbandierate su molti giornali locali. Poi la disdetta: “La mia azienda ha bisogno di me...”. Balle. Signorili, forse. Ma sempre balle.
C’era che al partito di Bossi, in realtà, serviva un fesso a cui far tirare il Carroccio per i vari Borghezio e “compagnia rondante”. Ma Nevio Coral se n’è accorto subito, presentandosi timido timido, col vestito nuovo, a chiedere qualche preferenza presso i circoli padani. “Gli ordini sono di votare Tizio, Caio e Sempronio” gli rispondevano, scatenandogli nelle cervella uno spiacevole déjavu delle elezioni politiche del 2001, ai tempi dei collegi uninominali. Quando i “suoi” del centro destra lo fregarono a Volpiano, votando Mario Carletto, democristiano di ferro e uomo dei potenti leinicesi Cataldo Prinicipe e Silvio Lega, e addirittura a Chivasso, votando il diessino Mauro Chianale, che così atterrò in Parlamento.
Oggi come ieri la rabbia, stavolta prima della batosta annunciata, quegli occhi iniettati di sangue che in molti conoscono. “Ma che cazzo significa?” deve aver detto ai suoi collaboratori, in Comune, in famiglia, in azienda. Quindi le solite fantasie nostalgiche, ancora nei sogni di mezza famiglia, che fanno rima con quel brand, “Nuove Energie”, in tutto e per tutto simile a un partito capace di dar fastidio a quelli tradizionali. “C’è già la canzoncina” dicono a labbra strette gli uomini del suo entourage. Ma ormai i tempi erano agli sgoccioli. Eppure l’occasione, una volta tanto, è arrivata lo stesso. Tutto merito della pantomima borgarese di Giuseppe Vallone, ex sindaco e senatore della Margherita, ricandidato come primo cittadino a Borgaro, che aveva ufficializzato la sua candidatura alle provinciali nel collegio col Pdl (con tanto di Caterina Ferrero in conferenza stampa) salvo poi ritrattare in un amen per via dell’aut aut dell’Udc. “Ci sono io” ha pensato Ivano Coral. Oppure - le due ipotesi stanno molto appassionando Dan Brawn - “Ci sei tu!” ha suggerito Nevio al figlioletto. Ed ecco il piano B: Ivano, sindaco di Leinì e successore del padre, candidato in provincia per il Pdl in uno dei collegi storicamente più difficili per il centro destra. Dato che, eccetto Leinì, tutti gli altri Comuni (Borgaro, Volpiano e fino a ieri Brandizzo) erano saldamente in mano al centro sinistra. Così è partita l’autentica macchina da guerra della famiglia Coral, che la campagna elettorale ce l’ha nel sangue, come una malattia genetica e incurabile. La caccia al voto è stata quasi una barzelletta con il collegio uninominale. Altra cosa è stata superare per ben due volte la “quota diecimila” per Caterina Ferrero, moglie di Claudio (figlio di Nevio e fratello di Ivano), con il sistema delle preferenze alle Regionali. E via col porta a porta, cellulari attivi, quasi un call center improvvisato in tutte le roccaforti dei Coral. E poi il volatinaggio al mercato, le corse in Mercedes da Borgaro a Volpiano e fino a Brandizzo. Per non parlare della bizzarra Leinì, la città dove il Primo maggio è la festa degli imprenditori, col parroco che “arringa” migliaia di fedeli riuniti in piazza.
E negli stessi frangenti, proprio al mercato di piazza Primo Maggio, s’è registrata una scena comica. Gazebo del Pdl presidiato da Ivano Coral a distribuire i santini di sé stesso e giusto vicino il gazebo della Lega Nord a sfoggiare un cartello imbarazzante per chiunque abbia un’idea della politica: i leghisti si dissociavano da una lettera in cui Ivano Coral si attribuiva il sostegno di tutta la maggioranza, scordandosi che dentro la maggioranza c’è un certo Alberto Guglielmini, leghista della prima ora. Subito sotto Ivano Coral rispondeva scusandosi dell’imperdonabile errore. Roba da cabaret. Decisamente seria invece l’affermazione elettorale: col 31 e rotti per cento Ivano Coral è il sesto eletto del Pdl in Provincia in un collegio sempre giunto agli utlimi posti. Torando ai cartelli leghisti, che nient’altro dicevano se non che “la Lega vota la Lega”, l’unica considerazione viene dai numeri osservabili sotto la torre dei Provana. A Leinì, alle Europee Lega al 14,45%, Pdl al 35,8. Alle Provinciali Lega al 9,91 e Pdl al 40,07. Per Palazzo Cisterna cinque punti percentuali spariti dal Carroccio e ricomparsi, guarda un po’ le combinazioni, nel Pdl. A qualcuno dei vertici padani gli si ammoscerà...
POLITICA
6 giugno 2009
Cchiù pilu pe tutti
Da "La Voce del Canavese" dell'1 giugno 2009
Finale di mandato turbolento
per Giovanni Vacchiero Salet

TAVAGNASCO - Tavagnasco, due passi dalla Valle d’Aosta e teatro di un’importante manifestazione musicale. E’ qui, a nord di Ivrea, che potrebbe consumarsi una delle sfide elettorali più agguerrite del canavese. Colpa di un finale di mandato al cardiopalma, fatto di tradimenti e scelte amministrative da far spalancare le palpebre...
Si ricandida Giovanni Battista Vacchiero Salet, sindaco uscente. Proverà ad impedirgli la vittoria Giovanni Franchino, noto ristoratore, che annovera tra le sue file anche l’omonima Lina Franchino, storico consigliere di minoranza e autentica spina nel fianco dell’Amministrazione in carica. Dietro le quinte - almeno così si vocifera - i Franchino avrebbero perfino l’appoggio di Eligio Morello, ex presidente della Comunità Montana e sindaco prima di Vacchiero. Infine assessore “pentito” della medesima Giunta Vacchiero e licenziato dal suo sindaco per aver partecipato ad una sorta di riunione carbonara nell’ufficio di Lina Franchino. Una cosa molto simile ad un incontro preparatorio della lista odierna. Un divorzio mai spiegato a sufficienza. Poi alcuni indizi, a cominciare dalle scelte sul Piano Regolatore. Un ultimo scorcio di mandato costellato da scelte discutibili. Si parte dagli ormai celeberrimi parcheggi “ad personas”, o se si preferisce “ad familias”. Previsti dall’Amministrazione giusto giusto sotto le abitazioni della figlia del sindaco e dei genitori del vice, Paolo Avignone. Una coincidenza così lampante da costringere Vacchiero Salet ad inviare una lettera interminabile, a mo’ di excusatio non petita, a tutte le famiglie di Tavagnasco “per chiarire alcuni aspetti della vita amministrativa”, come ha scritto il primo cittadino in persona.
Per non parlare della recente e chiacchieratissima decisione di acquisire un tratto di provinciale. Per dare un’allargatina qui, una là, riqualificando a destra e a manca, con un esborso di tutti ma a vantaggio di pochi...
Infine le polemiche sulla palestra, nei piani di Vacchiero Salet, già trasformata in pluriuso come la zucca di Cenerentola in carrozza. Eppure di quella “zucca” si servivano molti giovani, giocandoci a calcetto e praticando altri sport. Tutti furibondi per la perdita annunciata dell’impianto, a cominciare dal gestore del vicino bar, pronto a mitragliare a suon di petizioni la scrivania del primo cittadino.
Insomma un’amministrazione che sul fil di sirena s’è rivelata un po’ troppo vivace e creativa, inserendo una marcia che ha fatto storcere il naso a tanti abitanti del paese. Quasi convinti, fino a pochi mesi fa, che l’acuto del mandato di Vacchiero Salet, buono per fargli guadagnare un posticino nella Tava-storia, fosse giunto a metà del cammino, cioé nel 2007, in occasione di quella specie di “sagra della patata” permessa al Palatenda, con polemica annessa (da parte di Ellade Peller, vicesindaco di Nomaglio).
Madrina d’eccezione fu la lussuriosa e pluridecorata pornostar Elena Grimaldi. La manifestazione, spogliarelli e lesbo-show, si chiamava “Eurotica”, per alcuni addirittura un fiore all’occhiello della silenziosa e routinaria Tavagnasco.
Come direbbe il comico Antonio Albanese nelle vesti del politico siciliano Cetto Laqualunque: “Cchiù pilu pe tutti!”
POLITICA
14 maggio 2009
E' la "guerra dei senatori"
Da "La Voce del Canavese" del 11 maggio 2009
Alle elezioni di Baldissero tiene banco
lo scontro tra Bozzello e Besso Cordero

BALDISSERO CANAVESE - Se non un numero degno delle metropoli, comunque poco ci manca. Cinque liste a Baldissero, per poco più di 500 anime che significa un totale di nemmeno 400 elettori. Una quantità ragguardevole di candidati, tanto più se si considera il forfait dell’ultim’ora di una lista politica de “La Destra”. Praticamente un paese in guerra o quasi. Cerniera tra la Valchiusella e la Pedanea, Baldissero, malgrado le dimensioni, sarà teatro di una delle campagne elettorali più bollenti di tutto il Canavese.
C’è per esempio il “derby Damanhur”, tra la lista di Giampiero Bellisai, al secolo “Varano-Acacia”, e un fuoriuscito dalla Comunità: cioé quell’Enzo Marengo (che da Damanhur si chiamava Orbettino) più legato ad ambienti di centro destra. Poi c’è pure la lista “Baldissero Pro”, costituita con l’ossatura dell’attuale minoranza e capeggiata da Marco Ballurio. Ma la partita più interessante sta decisamente da un’altra parte, tra le due restanti liste.
Una battaglia sotterranea che contrappone due personaggi di spicco della politica non solo locale ma anche nazionale. Da una parte Livio Besso Cordero, già senatore dei Ds, baldisserese doc e candidato consigliere nella lista di Diego Nigra, “Unione Democratica”. Dall’altra “La svolta per Baldissero”, malignamente ribattezzata la “Lista della Pro Loco” per via di alcuni suoi componenti, membri organici dell’associazione turistica, che candida sindaco Giorgio Barbero, olivettiano di ferro. A spingerne fortemente la formazione - stando ai bene informati - sarebbe stato un altro ex senatore, di marca socialista. Trattasi di Eugenio Bozzello, ex sindaco di Castellamonte e acerrimo “nemico” di Livio Besso Cordero. Le loro ruggini sono nate proprio nella vicinissima Città della Ceramica e risalgono agli anni Novanta. Da lì era partito, sotto il segno del garofano, il feeling politico tra i due. Per l’esattezza Bozzello aveva “creato” Besso Cordero dal nulla, portandolo in consiglio provinciale nel 1990, candidandolo nel collegio di Castellamonte, ai tempi ritenuto sicuro. Eletto a Palazzo Cisterna, sotto la presidenza del bollenghino Luigi Sergio Ricca, altro socialista, ottenne anche la poltrona di assessore. Collegio provinciale e carica che gli furono confermati nel ‘95, sotto la Presidenza di Mercedes Bresso e sempre grazie al beneplacito di Bozzello. I due, come allievo e maestro, andavano d’amore e d’accordo. Tanto che Bozzello nel ‘96 riuscì a far candidare Besso Cordero al Senato, nel collegio di Ivrea (con i Socialisti Italiani). Il divorzio si sarebbe consumato di lì a poco, con la nascita dello Sdi, nel ‘98. Ambienti del centrosinistra canavesano affermano che Besso Cordero, osservando la riarticolazione delle forze politiche a livello nazionale, temesse che il neonato Sdi non avesse la forza sufficiente per rivendicare il posto nel collegio. Quindi decide di non aderirvi, preferendo i Ds che, in cambio, gli garantiscono la ricandidatura alla tornata successiva. Ma non basta. Al tradimento nella politica nazionale, Besso Cordero aggiunge un “colpo basso” a Castellamonte, candidandosi a Sindaco contro Bozzello, nel 1999. Ne giova Massucco, il candidato del centro destra, che prevale di poco sul socialista castellamontese. Ma è alle successive elezioni politiche - in vigore sempre il mattarellum dei collegi uninominali - che si consuma lo scontro definitivo. Bozzello rivendica per lo Sdi, candidata in pectore Laura Olivetti, il collegio di Ivrea. Ha l’accordo di tutti i colonnelli locali dell’Unione ma lo stop arriva da Roma: i big della Quercia devono pagare il “debito” con Besso Cordero, che infatti viene candidato al posto della Olivetti. Questa volta Bozzello a farsi trombare proprio non ci sta e, anziché starsene con le mani in mano, fa la campagna elettorale contro Besso Cordero. Ne giova - ironia della sorte - lo stesso Massucco di prima, questa volta candidato al Senato nel collegio di Ivrea per il centro destra.
Poi tra i due sempre il gelo. Oggi il nuovo scontro, sull’inedito campo di battaglia della piccola e ridente Baldissero. Con tanto di curiosità annesse e connesse. Non ultima quella circa il candidato sindaco di “Unione Democratica” che, malgrado il nome della lista richiami al centro sinistra, appartiene a tutt’altra parrocchia politica. Com’è noto, infatti, Diego Nigra è già stato segretario cittadino di Forza Italia (nonché consigliere comunale) a Castellamonte. Ora è passato armi e bagagli alla Lega Nord, sperando di trovare maggiori spazi politici che - per i paradossi che governano i paesini - potrebbero giungere proprio grazie all’appoggio elettorale dell’ex senatore dei Ds, avversario giurato di Bozzello (che nella “lista della Pro Loco” ha schierato pure un caro cugino).
POLITICA
27 aprile 2009
Nel Pd letti (quasi) separati
Da "La Voce del Canavese" del 27 aprile 2009
A Borgofranco il segretario del Pd
a metà tra Baruzzi e la moglie Norma

BORGOFRANCO D'IVREA - Il povero Claudio Savant ha perso le parole. O forse le avrebbe ma non può e non vuole proferirle. Da qualche settimana è un conflitto d’interesse che cammina. Segretario del Partito Democratico di Borgofranco, che appoggia la ricandidatura di Baruzzi, e marito di Norma Molinatti, candidata sindaco sfidante di Baruzzi medesimo, anch’ella iscritta al Pd dal quale s’è autosospesa di recente.
“Buongiorno signor Savant, ci dica almeno da che parte sta”. Niente, nulla da fare. “Parli con la Rolando Perino” risponde secco. Lo ripete due o tre volte, quasi che non volesse capire bene i termini di una questione che di politico ha poco o nulla. Per chi s’intendesse poco di nomenklatura politica locale, la Rolando Perino altri non è che la segretaria della scomparenda federazione canavesana del Pd. Cioé colei che sarà a chiamata a benedire la ricandidatura del Primo cittadino borgofranchese, piaccia o dispiaccia al marito della “concorrenza”.
Il dramma è da manuale: “o divorzia dal partito o divorzia dalla moglie” dicono in paese, tra una risata e l’altra, considerando pure che i pasticci in cui madama Norma l’ha ficcato non finiscono nella politica. Presidentessa dimissionaria dell’associazione teatrale “Il palco, la scena, il gruppo”, indovinate un po’ a chi ha lasciato l’incombenza?
Ebbene sì: al povero marito Savant, sempre lui, che, a quanto pare, con l’attivissima coniuge condivide tutte le passioni della vita. E se qualcuno non vedesse nulla di particolarmente imbarazzante nella staffetta alla guida dell’associazione teatrale, si vada a leggere l’ultima missiva al vetriolo del sodalizio, indirizzata proprio all’amministrazione Baruzzi e relativa ad una convenzione tra comune e associazione per la gestione del salone “Sac Choc”. Firmata proprio da Savant, una sorta di presidente pro-tempore, ignaro che il ruolo sarebbe abbastanza incompatibile, anche senza la non trascurabile “questione coniugale”, se non altro per l’abitino da dirigente politico che scrive al Sindaco dello stesso partito.
Nella lettera Savant rimprovera all’amministrazione Baruzzi di non aver risposto con tempestività alla proposta di convenzione formulata dall’associazione e, addirittura, di aver cambiato le carte in tavola (cioé i termini dell’accordo, che presto dovrà passare in consiglio) senza nemmeno comunicarlo al gruppo teatrale. Tre pagine di word in carattere 10, che significa una “filippica” bella e buona alla vigilia delle amministrative. E che la lettera si presti a tutti gli equivoci del caso, lo ammette lo stesso Savant al punto uno delle “precisazioni”. Scrive il presidente pro tempore: “Ci premeva, data l'imminenza della scadenza elettorale per il rinnovo del consiglio comunale, distinguere in maniera netta l'associazione teatrale da qualsiasi lista che intenda concorrervi”.
Insomma la scenografia elettorale, in quel di Borgofranco, si presterebbe bene ad una sceneggiatura del teatro tragicomico, da portare in scena al Choc, convenzione permettendo, magari a cura dell’associazione “Il palco, la scena, il gruppo”. Regia di Norma Molinatti, pardon di Claudio Savant, sempre che le due figure divergano in qualcosa e sempre di non doverlo chiedere alla Rolando Perino.
E chi se ne importa della Silfab, di Fausto Francisca (candidato sindaco del centro destra), del ricorso in Cassazione del Comune contro la famiglia Zilli, del caratteraccio di Baruzzi, bisbetico perfino con le “associazioni amiche” (come quella teatrale, appunto), quando mezzo paese ormai s’interroga su una questione molto faceta ma assai proriginosa: ma in quella casa chi li porta i pantaloni?
POLITICA
13 aprile 2009
Per Pdl e Lega c'è Massetto
Da "La Voce del Canavese" dell'11 aprile 2009
A Strambino il centro destra candida
il camaleonte, collezionista di tessere

STRAMBINO - Lui si nega, non conferma né smentisce. Un po’ burbero, per usare un eufemismo. “Ma chi le ha dato il mio numero!?” s’incazza per telefono. Come una biscia. Incrociata con un camaleonte. Non foss’altro per i tanti colori di giacchetta che ha cambiato negli ultimi anni. Pierangelo Massetto, ex bancario Unicredit arcinoto agli ambienti della politica strambinese, è il probabile candidato Sindaco del centro destra. Lo rivelano con certezza fonti vicine agli ambienti del Pdl eporediese, circostanziando addirittura la trattativa politica, avvenuta - secondo i bene informati - con ripetuti incontri al lume di candela tra lo strambinese e i locali big di Lega Nord e Pdl. Massetto sarebbe già stato benedetto dal trio Romito-Francisca-Togni, colonnelli eporediesi del centro destra che infatti, all’inizio di questa settimana, hanno diramato un comunicato stampa annunciando la creazione di un terzo polo, alternativo alle due anime litigiose della medesima coalizione di centro sinistra che nell’ultimo quinquennio hanno cantato e suonato sia nelle vesti di maggioranza che in quelle di oposizione. Le conferme ufficiali sulla candidatura di Massetto al momento ancora latitano. Ma molti, in paese, giurano di averlo visto arruolare volti nuovi e vecchi per preparare una lista sotto le bandiere del partito di Berlusconi e del Carroccio (a proposito, si dice che il suo nome sia stato proposto proprio da Walter Togni). Del resto “un Massetto” che si aggira in paese con propositi elettorali non è cosa da poter passare inosservata. Specie con quel passato, diciamo piuttosto variopinto, trascorso tanto in politica quanto in amministrazione. Consigliere comunale dall’85 al ‘90 sotto il regno del Sindaco democristiano Massoglia, poi assessore allo sport dal ‘90 al ‘95 con lo stesso Massoglia prima, e con Matteo Garetto poi, ai tempi del famigerato “ribaltone” che spaccò la Diccì portando i comunisti al governo insieme ai democristiani della “corrente Garetto”. Massetto, appunto, era un “garettiano di ferro”. Almeno fino alla tornata successiva quando voltò le spalle al suo sindaco, candidandosi come consigliere in una lista concorrente. Nella circostanza fu uno dei tanti trombati illustri, scomparendo dalla scena amministrativa. Più rocambolesche ancora, se possibile, la sue vicissitudini dal lato puramente politico. Democristiano prima, poi esponente di spicco della Margherita che lo candidò nel collegio Strambino-Castellamonte alle elezioni provinciali della scorsa tornata, infine referente strambinese dell’Italia dei Valori fino a non molto tempo fa. Ma la chicca vera riguarda un’esperienza politica di nicchia, risalente a quando il “nostro collezionista di tessere” fu addirittura tra i promotori della lista di Vittorio Sgarbi. Ora, come detto, dopo l’ultima, dipietrista, residenza politica conosciuta, parrebbe essersi accasato sull’altra sponda.
31 marzo 2009
Rubiola indagata per abuso d'ufficio
Da "La Voce del Canavese" del 30 marzo 2009
L'assessore del Pd nei guai
per una variante urbanistica

BRANDIZZO - La vicenda da cui tutto scaturisce è piuttosto datata, risale addirittura 2005. Dopodiché l’inchiesta aperta presso la Procura torinese, infine una delibera di Giunta, del 19 dicembre scorso (come dire sotto l’albero, quando i cittadini sono distratti a spendersi la tredicesima), da cui si intravedono i contorni della vicenda. L’archietto Patrizia Rubiola, assessore brandizzese all’urbanistica, nonché consigliere provinciale del Partito Democratico, ricandidata alla stessa carica è indagata per abuso d’ufficio. Per questo l’Esecutivo brandizzese alla fine dello scorso anno ha deliberato di affidare l’incarico dell’assistenza legale (ed eventualmente della difesa, qualosa scaturisca un procedimento penale) all’avvocato torinese Giuseppe della Rossa, demandando agli uffici comunali di liquidare la somma di oltre 2mila e 600 euro “per anticipo spese”. E fin qui, cioé sulla spesa pubblica per difendere l’assessore indagato, in realtà non è che si possa polemizzare più di tanto. Del resto lo prevede il testo unico degli enti locali, per tutti quei reati connessi all’esercizio delle proprie funzioni nelle pubbliche amministrazioni. Qualcosina in più da dire, tuttavia, ci sarebbe sul silenzio della maggioranza. O meglio sulla “comunicazione” affidata ad un’anonima delibera affissa all’albo pretorio e difatti rimasta “infrattata” nei meandri delle scartoffie amministrative, indegne d’esser considerate e di balzare agli onori della cronaca. Ovvio sottolineare che, invece, simili onori sarebbero stati sacrosanti, a meno di non ritenere che i cittadini debbano essere informati sulle “campagne di sensibilizzazione per la manutenzione degli animali” anziché sulle indagini a carico degli amministratori che hanno eletto. E, peraltro, Patrizia Rubiola, assessore esterno nominato dal Sindaco, non l’ha eletta nessuno, non essendosi nemmeno candidata nel 2004.
 “Mi sembrava irrilevante - afferma il Primo cittadino Enrico Pastore, principale artefice dell’omissione politica - Aspettavamo, e per la verità aspettiamo ancora, che la vicenda si conluda con un’archiviazione”.
Quanto al merito della vicenda giudiziaria, Pastore è sintetico ma si dice tranquillo. “Nasce tutto - racconta il Sindaco - da un esposto del gruppo di minoranza Decimum in merito ad una variante urbanistica relativa all’ampliamento della ditta Martor, fabbrica di componentistica per auto situata in via Cena. Un ampliamento poi non realizzato. Una pratica gestita dagli uffici e la cui responsabilità è ricaduta sull’assessore competente.”
Politicamente, secondo Pastore, non c’è nessun problema. Tanto meno in questa fase (siamo ancora alle indagini). “Certo - conclude Pastore - che la riconfermerei in Giunta. Anzi, intendo farlo nel prossimo esecutivo, in caso io rivinca le elezioni”.
Serena anche Patrizia Rubiola: “L’avvocato mi ha spiegato che l’abuso d’ufficio si addebita quando non è chiaro il reato da perseguire. Non credo di aver fatto nulla di sbagliato, quindi sono tranquilla. Sul piano regolatore c’erano differenze tra la normativa scritta e quella cartografica. Abbiamo adeguato una cosa all’altra, secondo la Procura a vantaggio del privato. La richiesta dell’azienda ci era sembrata ragionevole. Così gli uffici hanno deciso di fare una variante non variante. La Procura ipotizza che sarebbe stato necessario un procedimento amministrativo diverso, ossia una variante strutturale. Peraltro il permesso alla ditta non è mai stato rilasciato. Son persone che nemmeno conosco, quelle della Martort. Difficile sostenere la mia intenzionalità, ammesso che di errore si sia trattato.”
POLITICA
27 marzo 2009
Un imbarazzo democratico
Da "La Voce del Canavese" del 23 marzo 2009
Pd diviso alle comunali,
questione di numeri?

STRAMBINO - Tra un dibattito sulla crisi e l’altro, prima o poi il Partito Democratico canavesano dovrà anche trovare il tempo per farne uno sul “caso Strambino”, sempre che il tema, per i rappresentanti locali del partito di Franceschini, non sia più imbarazzante del testamento biologico.
Con il naufragio definitivo delle trattative con la Vogliano, infatti, si consacra in paese un caso forse unico nel panorama nazionale: il Partito Democratico, alla vigilia delle elezioni comunali, è spaccato in due fronti. “Siamo un paese, ci son le liste civiche” minimizzeranno i vertici del partito e della lista che sosterrà il Beiletti-bis alle comunali. In realtà lo scenario strambinese è il paradigma di un nuovo soggetto politico, già sgangherato dalla nascita, e che in tutte le tornate elettorali ha sempre perso consensi. Ex Diesse da una parte, quella del sindaco uscente appunto, ed ex Margherita dall’altra. Con Ciochetto, per la precisione. Sostenuto da Ervana Vogliano, leader dell’attuale minoranza e dagli altri democratici di orientamento centrista. Tutta colpa (o merito) di una trattativa politica, tra la delegazione del Pd e quella dei “garettiani”, condotta a colpi di numeri.
Tre a me e due a voi, il 25% sul 70, meno l’addizionale Irpef degli aspiranti consiglieri, e l’assessore all’urbanistica al netto delle cubature della prossima variante al Prgc. Come dire il nulla fatto politica, che con il programma da presentare agli strambinesi c’entra come i cavoli a merenda. Il tutto malgrado i ripetuti proclami, dal segretario del Pd Alessio Cutrì al vicesindaco moderato Matteo Garetto passando per la stessa Ervana Vogliano, al grido “si parli di contenuti e non di numeri”. Detto, non fatto. E fu così che l’anomalia strambinese restò tale e quale a come era prima. Per giunta in concomitanza con le elezioni provinciali, che significa la parodia di due schieramenti contrapposti a livello comunale chiamati a spingere per Saitta e per il Pd. Ne sarà felice, si fa per dire, il candidato democratico del collegio, Alberto Avetta, assessore al commercio di Ivrea. Inutile nasconderlo: da questa situazione imbarazzante si dovranno trarre le conseguenze del caso. Dalle espulsioni di quanti non hanno “seguito la linea”, alle dimissioni di chi non è stato in grado di reggere il timone, leggasi il giovane e volenteroso segretario. Tutto eventualmente, s’intende...
24 marzo 2009
Se Chianale si toglie dal...
Da "La Voce del Canavese" del 23 marzo 2009
Se rifiutasse il collegio la politica
comunale potrebbe movimentarsi

CALUSO - Le bizze politiche, vecchie e nuove, di Mauro Chianale non di rado riempiono le cronache bassocanavesane. E’ agli annali la polemica alle ultime politiche, di quando, escluso dai posti buoni per entrare in Parlamento, Chianale si ribellò contro l’universo, la “legge elettorale dei nominati” e le nomine dei colonnelli del Pd piemontese. Dietro la battaglia per la democrazia e la selezione della classe parlamentare del paese, all’apparenza sacrosanta, l’onorevole Erbaluce - così ribattezzato per via della terra che lo ha consacrato alla grande politica - nascondeva una colpevolissima omissione. Vale a dire la medesima polemica che lui non fece due anni prima, quando appunto la sua posizione nelle liste dei Diesse era sufficientemente nobile da garantirgli il posto sicuro a Montecitorio.
La differenza tra il 2006 e il 2008 - secondo gli ambienti democratici - la fece un certo Aldo Corgiat, sindaco di Settimo Torinese, sponsor di Chianale al primo giro e di traverso sulla sua riconferma solo due anni dopo. Ma siccome la casta è casta, Chianale fu quasi zittito con la presidenza dell’Environment park. Pronto comunque ad autorilanciarsi in politica alla prima occasione utile. Anche se l’occasione fosse stata rappresentata, come infatti è stata, dalle “miserelle” elezioni provinciali di quest’anno. Con un “ricomincio da qui” si sarebbe rifatto sotto Chianale, ex Sindaco di Caluso, proprio come candidato consigliere del Pd di quel collegio. Ed è storia ormai anche l’opposizione della parte territorialmente minoritaria di quel circondario, giudata dal redivivo Luciano Ponzetti, ex Margherita, già pronto ad issare barricate, candidati da contrapporgli alle Primarie, contando sul voto scontato del circolo Orio-San Giorgio-San Giusto e anche su qualche tiratore franco calusiese.
“Ché sto Chianale cos’altro vuole?”, cominciava a pensar qualcuno proprio sotto casa dell’onorevole, per qualche tempo addirittura in odore di candidatura riciclata da Sindaco per il dopo-Suriani, negando l’eventuale bis al sindaco uscente. “Pronti a fare le primarie!” ebbe a dire big Luciano (sempre il Ponzetti) in un’assemblea pubblica, gettando un guanto di sfida che fatalmente nessuno raccolse. Del resto tra il dire il fare, c’è di mezzo il mare, specie se “fare” significa sfidare Chianale nella sua Caluso. Ma manco a farlo apposta, il colpo in canna per tirare sull’ex deputato ce l’aveva un illustre sangiustese, tal Ferraris, già Sindaco, attuale vice e patron del sodalizio calcistico Canavese. Da quando, trullo trullo, il sangiustese ha dato la sua disponibilità a candidarsi nella “lista del presidente”, Mauro Chianale ha sentito puzza di funerale politico e deciso di non voler esserne l’ospite d’onore.
“Se c’è lui non mi candido” ha sparato, poco dopo che il suo nome già era comparso nelle liste stilate (giusto una proposta ma assolutamente autorevole) da Antonio Saitta in persone. Tutt’intorno pochissime lacrime, specie a Caluso, dove proprio il ritiro dalla competizione di Chianale potrebbe ridare linfa ad un centro sinistra vivace ma finora oppresso dal suo onorevole invadente. C’è chi sostiene che già scalpiti Giaccone, assessore alla cultura di Suriani e finora sempre costretto alla seconda linea dal ritornello “ubi major...”. Sì, potrebbe essere lui il candidato del Pd nel collegio calusiese.
Il che movimenterebbe un po’, aprendo nuovi spazi, anche nell’ottica delle elezioni comunali che, col tutto bloccato, imposto dalla campagna democratica “adotta un onorevole trombato”, già puzzavano di stantio e di scoglionamento perenne per i tanti giovani promettenti tenuti in naftalina. O in cantina... L’erbaluce, si sa, se invecchia troppo è da buttare...
POLITICA
3 febbraio 2009
Deluca story
Da "La Voce del Canavese" del 2 febbraio 2009
I Moderati stanno con Pastore
BRANDIZZO - Giuseppe Deluca appoggerà il Sindaco Pastore. Più che una notizia, una conferma ma il consigliere comunale dei Moderati ha voluto convocare una conferenza stampa per annunciarlo...
I manifesti elettorali son già pronti e fanno seguito agli altri, già affissi nei mesi scorsi, in cui campeggiava il faccione rassicurante del consigliere. Anche questi, come gli ultimi, non hanno il simbolo dei “Moderati”, il partito a cui ha aderito nel 2007 ma che, a quanto pare, Deluca non intende pubblicizzare.
Il tutto a corollario di un percorso politico che non s’è mai capito fino in fondo e che Deluca ha sempre spiegato a malapena con quegli aggettivi del politichese spicciolo, che finiscono tutti i “ivo”: “collaborativo”, “propositivo”, “fattivo”. E che i suoi detrattori riassumerebbero con “lascivo”, giusto per restare alle parentele linguistiche...
Fatto sta ed è che Beppe Deluca, ex vivaista e oggi delegato alla cura dei giardinetti, nel parlamentino brandizzese siede già da un decennio, malgrado sulle spalle abbia appena 32 primavere. Sempre candidato sindaco, sempre spedito in minoranza dagli elettori. Il “capolavoro” dell’inciucio lo iniziò già nel 2004 quando, con qualche capello in più di oggi (il che lo accomuna decisamente a Berlusconi), decise di sfidare Pastore a capo della lista “Insieme per Brandizzo”. Prese giusto il quorum per fare un consigliere, cioé se stesso. Al primo consiglio comunale s’accomodò tra i consiglieri di maggioranza. E del resto, come scrive Deluca sul comunicato stampa, “fin dall’insiediamento di questa amministrazione vi è stata condivisione delle linee programmatiche ed amministrative”... Che sarebbe una proposizione normalissima, detta da uno che il giorno prima non si era presentato ai cittadini con un programma “diverso”. Ché se i suoi elettori avessero voluto votare il programma di Pastore (da subito “condiviso” da Deluca) non avrebbero votato Deluca e lui non sarebbe nemmeno in Consiglio. Ma vuoi mettere l’ebbrezza di votare un ovetto kinder, il sapore della sorpresa, l’eccitante trepidazione di sapere solo all’ultimo dove andrà a sedersi?
E per quanto bizzarro, il percorso di avvicinamento politico tra Deluca e Pastore ha soddisfatto entrambi ed ora, essendosi trovati conviventi per caso, si accingono a pronunciare il fatidico “sì” per la prossima tornata elettorale. I Moderati sosterranno il Sindaco uscente. E per intanto Deluca sarà in lista, benché a dirlo finora sia stato lui medesimo. Ma le trattative in corso aprono anche l’ipotesi di inserire qualche altro Moderato nella rosa che si presenterà agli elettori sostenendo Pastore. Certo, molto dipenderà dai confini della coalizione: più partiti aderiranno e meno spazi ci saranno. Allo stato Pastore in mano ha appena un tris: Pd, Rifondazione e Moderati, per l’appunto. Visto che la “carta” Italia dei Valori recentemente s’è cambiata da sola, uscendo dalla maggioranza. E visto che Pastore, dei Comunisti Italiani, leggasi Maugeri, proprio non vuol saperne.
In realtà uno sviluppo sostanziale c’è: per la prima volta Giuseppe Deluca si confronterà con le preferenze, senza nessuno che le raccatti per conto suo.
POLITICA
16 gennaio 2009
Picuccio scarica Pastore
Da "La Voce del Canavese" del 12 gennaio 2009
Idv fuori dalla maggioranza
BRANDIZZO - Via dalla maggioranza! Più veloce della luce, ché il tempo stringe, specie se per “tempo” si intende quello che separa i brandizzesi dalla elezioni comunali... E così, l’epilogo tra Rocco Picuccio e l’Amministrazione guidata da Enrico Pastore è stato quello di tutti i pronostici da quando le prime scintille hanno cominciato a fuoriuscire dal Palazzo. Colpa di un assessorato negato, da Pastore a Picuccio, s’intende. Col secondo che s’appellava ai consensi ricevuti da sé medesimo e col Sindaco che, balbettando intorno a equilibri di coalizione improbabili, cercava di nascondere l’unica, vera, verità: ossia che il povero Picuccio da molti era considerato “impresentabile”, almeno per un incarico nell’esecutivo. Nel mezzo una serie di cambi di casacca del consigliere dissidente: dai Ds alla Margherita e infine nell’Italia dei Valori, “affiliato” - si dice - al deputato chivassesse Renato Cambursano, al secolo “naso doppio”, anch’egli ex petalo deluso dal Partito Democratico e folgorato da un nuovo amore politico per Di Pietro... E anch’egli per le stesse ragioni: non aver ottenuto gli incarichi che riteneva gli spettassero. Ma se il passato è passato, il presente è che l’Italia dei Valori, il cui gruppo - giura Picuccio con i suoi militanti al seguito - sta crescendo a dismisura, ora è fuori dalla maggioranza Pastore. “Troppe scelte non ci hanno trovato concordi - hanno spiegato in una conferenza stampa nel tepore del bar della stazione - e infatti abbiamo votato contro. Ci sembrava più coerente uscire dalla maggioranza.”. E alle prossime amministrative? “Siamo pronti a candidare Picuccio” risponde, unanime, la ristretta cerchia dirigente del “circolo dei valori” brandizzese. Ben premessa la volontà di aprire un dialogo con la maggioranza, per concordare alleanze e regole “democratiche” per la futura (ed eventuale) amministrazione. Che tradotto, significa un ampio ragionamento su posti in lista e futuri assessorati, in caso di vittoria. Che l’Italia dei Valori sia uscita per alzare il prezzo in occasione della chiamata alle urne è un fatto abbastanza cristallino. Se non altro date le tempistiche. Giusto per la cronaca, il casus belli, o meglio, la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso, una delibera a cui Picuccio ha votato contro nel corso dell’ultimo consiglio comunale. Si trattava del rinnovo della convenzione tra il Comune e la Unicalcestruzzi: la società versava al Comune dei soldi, per l’affitto del terreno, e una provvigione “un tot al chilo” per l’attività di estrazione di ghiaia e materiali edili effettuata sul terreno. Secondo Picuccio, i parametri economici, cioé il “tot al chilo per la ghiaia”, andavano aggiornati per via del caro-vita. Secondo l’Amministrazione invece no, specie considerando che la convenzione, risalente addirittura all’ultima giunta Buscaglia, non era mai entrata in vigore per via di intoppi burocratici a causa di difficoltà ad ottenere le necessarie autorizzazioni dagli enti sovraccomunali.
“Al Sindaco - annunciano gli esponenti di Idv (Ettore e Gabriele Ciervo, Giorgio Giorcelli e Simone Possamai - in un’ottica dell’eventuale alleanza, chiederemo una gestione più democratica della cosa pubblica, l’attivazione di organi di consultazione della popolazione per favorirne la partecipazione.”
POLITICA
6 gennaio 2009
Garetto vuole tre assessori
Da "La Voce del Canavese" del 5 gennaio 2009
La richiesta del vicesindaco di
Strambino alla delegazione PD

STRAMBINO - A distanza di qualche settimana dall’ultimo incontro tra le due delegazioni emergono alcune indiscrezioni intorno ai connotati politici della trattativa. Il Partito Democratico e i “garettiani” (o Moderati, che dir si voglia) hanno scelto la saletta degli incontri in Municipio come location della discussione. Un luogo “istituzionale”, preferito evidentemente ai posti affollati e pieni di orecchie indiscrete. Ma il tepore della riservatezza politica, a quanto pare, non è stato sufficiente ad impedire che qualche informazione trapelasse. Così, in paese non è raro imbattersi in qualche conversazione tra addetti ai lavori sull’argomento.
A comporre la delegazione democratica, oltre al segretario Alessio Cutrì, ci sono il capogruppo di maggioranza Alberto Benedetto (già segretario storico del fu Pci) e Fabio Ferrando, ultimo segretario della Margherita di Strambino.
Sul fronte dei “garettiani”, a gestire le trattative, oltre al vicesindaco, figurano gli assessori Valter e Alberto Cordera, omonimi ed entrambi geometri...
Missione del Pd, presentarsi unito alle prossime elezioni e non spaccato a metà, con la Vogliano e gli altri petali in minoranza. Missione di Garetto, invece, rimanere il “timoniere” della politica strambinese, avere le poltrone necessarie per essere sempre decisivo e, se mai si ripresentasse il caso, poter fare ancora una volta l’ago della bilancia. Al Pd -  dicono gli attenti osservatori della politica strambinese - il vicesindaco non regalerà nulla. E del resto, dal Pci in avanti, i “compagni” devono proprio a Garetto la conquista del Municipio. Ora lui presenta il conto. Ecco, stando a voci vicine a Palazzo, le condizioni per cui il vicesindaco potrebbe pronunciare il fatidico “sì” nei confronti della Vogliano e l’attuale minoranza: ai “garettiani” tre assessori su quattro (a tanto si ridurranno l’anno prossimo) e la metà dei componenti della lista che sosterrebbe Savino Beiletti. Questa l’offerta, per ora unica, che Garetto ha fatto al Partito Democratico, il quale dovrà decidere se prendere o lasciare. Se valgono le “ultime parole famose” del segretario democratico Alessio Cutrì (“a noi interessa il programma, non le poltrone”), allora l’accordo può dirsi fatto. Se invece prevarrà una logica vagamente aritmetrica s’arriverà presto a una conta. Uno scenario, il “3 a 1 in Giunta”, su cui alcuni democratici starebbero ancora strabuzzando gli occhi. Dalla parte di Garetto, il ragionamento fila: il Pd esprime già il Sindaco, per cui se si facessero “due assessori a me e due a voi” il Pd avrebbe due assessori più un sindaco. C’è solo un difetto in questa spartizione da manuale Cencelli e, ancora una volta, sta nei numeri: il Partito Democratico, accettando l’accordo, accetterebbe di avere la minoranza nell’Esecutivo (sarebbero Sindaco e un assessore “contro” tre assessori garettiani) e per giunta a prescindere dal risultato elettorale delle due componenti della costituenda lista.
Al Pd resterebbe - così almeno risulta da voci vicine alla delegazione - il contentino di esprimere il capogruppo di maggioranza, un ruolo politico di relativo prestigio. Fatte queste premesse, all’interno del Partito Democratico (che avrebbe in agenda un incontro a breve) ci sarebbe una lieve frattura: gli ex Diesse, attualmente in maggioranza, sarebbero per accettare la proposta di Garetto e cedere agli ex Margherita l’unico assessorato spettante al Pd, in caso di vittoria, s’intende. Ciò malgrado, gli ex Margherita, che fanno riferimento ad Ervana Vogliano, sarebbero ipercritici sull’offerta di Garetto & Co.
Equidistante dalla proposta (o equivicino, come si dice talvolta) il Primo cittadino Savino Beiletti che per ora si sta tenendo fuori dalla partita.
15 dicembre 2008
Izzo condannato per lesioni
Da "La Voce del Canavese" del 15 dicembre 2008
Il Presidente del Consiglio di Venaria
ed esponente di Rifondazione prese
a calci la giornalista Barbara Virga

VENARIA - Condannato a 600 euro di multa e al risarcimento dei danni di ogni ordine e grado. Franco Izzo, presidente del Consiglio Comunale di Venaria ed esponente di Rifondazione Comunista è stato giudicato colpevole dei reati di ingiurie, lesioni e minacce. Vittima di tutto ciò, la giornalista Barbara Virga, ai tempi corrispondente venariese per il settimanale “il Risveglio di Cirié”. Il movente dello screzio, sfociato nelle pedate alla cronista, furono proprio alcuni articoli di critica, evidentemente non graditi dal criticato. Era il 17 settembre del 2006 quando Barbara Virga come tutti gli anni si recò nelle sue vesti professionali presso la sede dell’Anpi, in via Cavallo, dov’era in corso la Festa di Liberazione, kermesse organizzata dal partito di Franco Izzo. Lì, insieme al “compagno” Antonio Cusumano, il presidente del Consiglio venariese cominciò ad insultare la giornalista con gli epiteti poco fantasiosi che si rivolgono alle donne per ingiuriarle. Poi le minacce, gli inviti a “rigare dritto” onde evitare di “perdere il lavoro”. Infine i due calci ad una gamba. Sette giorni di prognosi - dice il referto medico agli atti del processo. Nel fascicolo dibattimentale sono stati inseriti anche gli articoli di Barbara Virga che avrebbero determinato l’ira dei due esponenti di Rifondazione. Uno riguardava la questione caldissima dell’ospedale e le dichiarazioni dell’allora assessore regionale alla Sanità, Mario Valpreda (Rifondazione) intorno alla concreta possibilità di un declassamento della struttura. Un altro faceva riferimento all’atteggiamento antidemocratico di Franco Izzo, in occasione di una riunione con i presidenti dei comitati di quartiere, da cui la stampa fu estromessa per ragioni mai precisate. Ma la vera spina nel fianco, secondo Barbara Virga, sarebbe stata l’attività di indagine giornalistica che presto avrebbe rivelato l’alatrino di una “raccomandazione” politica per un posto di lavoro. Franco Izzo, infatti, altri non è che il “raccomandato” della scottante inchiesta “Mi manda Picone”, pubblicata dal quotidiano torinese “Cronaca Qui”, intorno alle assunzioni dei portaborse torinesi. Era tempo che Barbara Virga cercava informazioni dettagliate e “prove” per la sua inchiesta. Izzo aveva mangiato la foglia e temeva che lo scandolo scoppiasse, coinvolgendolo. Così andò, malgrado il tentativo intimidatorio messo in atto in via Cavallo.
Al processo, conclusosi all’inizio di dicembre, per salvare Izzo e Cusumano non sono bastate le testimonianze dei “compagni”. Tra questi anche Viarengo e Cuna, rispettivamente consigliere comunale ed ex segretario della locale sezione di Rifondazione. I loro racconti sono stati per lo meno contraddittori e confusi quanto a orari, luoghi e circostanze dell’accaduto. Di sicuro sulla vicenda è meglio che la politica s’interroghi. Se non altro prendendo atto che non s’è trattato di una delle performance più democratiche per la città. Del tutto simile a quel bruttissimo 25 aprile - ironia della sorte - in cui il consigliere Calogero Mercadante (ex Margherita), aggredì Adriano Pellegrin, direttore artistico de “La Bizzarria”, non pago d’avergli dato del “finocchio”. E malgrado il Presidente del consiglio abbia dimostrato di non gradire il nomignolo di “FascIzzo”, oggi, quell’appellativo gli calza addosso come mai prima d’ora.
Quanto a Barbara Virga, interpellata sull’esito della vicenda giudiziaria, preferisce non rilasciare commenti. “Ogni commento – si limita a constatare - risulterebbe superfluo. Ciò che conta sono i fatti accertati dalla magistratura durante i due anni di processo”. Intanto la sua firma è completamente sparita dal panorama giornalistico. Quasi che quella di Izzo, processualmente una minaccia, sia stata, nei fatti, una nefasta profezia.

UN VIZIETTO DI PARTITO?
POLITICA
8 dicembre 2008
Pd unito... "Ma anche no!"
Da "La Voce del Canavese" del 8 dicembre 2008
Garetto preferirebbe mantenere
gli attuali equilibri di coalizione

STRAMBINO - S’è consolidato in queste settimane lo scenario elettorale emerso in precedenza. Da una parte il Partito Democratico, spaccato sui due fronti di maggioranza e minoranza, vorrebbe ricompattarsi in un’unica lista a sostegno di Beiletti. Dall’altra il vicesindaco ed ex Primo cittadino  (dal ‘91 al 2004)?Matteo Garetto che non vede particolari necessità di cambiare le carte in tavola. Servito, come un giocatore di poker con un full di prima mano. Per carità, “nessun veto per quest’operazione - si affretta a precisare - ma bisogna trovare delle motivazioni importanti per farla. Altrimenti va bene così, come da vent’anni a questa parte”. In altre parole, “Pd unito ma anche no”, per dirla alla Veltroni. Anzi, per esser precisi precisi, Garetto preferirebbe il mantenimento dello status quo. I numeri, ancora una volta, sono dalla sua: dell’attuale maggioranza sette esponenti non appartengono al Partito Democratico. Il che riporta indietro nella storia, ai tempi della Democrazia Cristiana al governo cittadino, quando Garetto, avendo la maggioranza della Diccì consigliare, si pigliò il suo pacchetto e lo trasferì, pari pari, sul fronte dei Comunisti.
Tredici erano i democristiani, sette seguirono Garetto e si unirono ai quattro del Pci. Risultato? Una nuova maggioranza di undici.
Dall’altra parte della barricata scudocrociata, rimasto col cerino in mano, c’era il fronte dei “sei”, cioé del dottor Giovanni Sado. Da allora quella fazione della balena bianca restò sempre in minoranza, dove si trova tutt’ora e da dove vorrebbe schiodarsi. Pretesto la riarticolazione delle forze politiche, degli equilibri, conseguente alla nascita del PD.
Venendo ai giorni nostri, il disegno democratico, affidato alla regìa del giovane segretario Alessio Cutrì, sarebbe di riunire il partito in un’unica lista. Già partite le trattative tra la “fazione” Garetto e il Partito Democratico. “Questione di programma e di competenze” - anticipa il vicesindaco. Ma la realtà sarebbe ben diversa o quantomeno complementare agli aspetti programmatici. Una realtà che parlerebbe di numeri, cioé posti in lista spettanti a “garettiani” e democratici, di posti nel futuro (e molto probabile) esecutivo e di deleghe specifiche.
“La Giunta - afferma Garetto - si forma sulla base delle competenze innantitutto e poi dei consensi ottenuti.”
Di sicuro la scacchiera attuale delle deleghe ha nel vicesindaco un autentico concentrato di potere amministrativo: urbanistica, bilancio, finanze, edilizia privata e personale. “Tutto trattabile sulla base delle copetenze dei singoli. Ma non credo che si saranno discussioni sulle deleghe” sostiene Garetto. Che a qualcuno potrebbe sembrare un’apertura, ma per quanti conoscono il personaggio assomgilia di più al un “guanto di sfida” di chi intende dettare le condizioni, disposto perfino ad andare alla conta. Equidistante, almeno finora, il Sindaco Savino Beiletti, pronto per il bis ma non disponibile a rompere col suo vice.
A proposito. E’ scontata la ricandidatura di Beiletti? Risponde Garetto: “Se ne sta parlando. Non vedo problemi”. E finché Garetto non li vede, Beiletti (che, per la cronaca, in settimana ha compiuto 54 anni) può dormire sonni tranquilli. Se poi Garetto dovesse cambiare idea, allora a Strambino si aprirebbe una stagione politica tormentata.
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