.
Annunci online

michelevalentino
Blog di un giornalista di provincia
POLITICA
6 luglio 2009
E ora lo chiamano turnover
Da "La Voce del Canavese" del 6 luglio 2009
Resa dei conti nel Pdl
Scaricato Carlo Romito

IVREA - Il comunicato parla solo a metà e dice “turnover”, già stabilito nel 2008, subito dopo il voto. L’altra metà, però, la spiega il ritratto di un “quartetto delle meraviglie azzurre”, riunitosi qualche ora dopo un incontro in via Arduino “per fare il punto”.
Così il dottor Antonio Petrachi diventa il capogruppo consigliare del Pdl al posto del castellamontese Carlo Romito.
Questa la richiesta formulata da tutti gli ex forzisti, giunti in paranza nel quartier generale del partito di Berlusconi. Mercoledì sera oltre all’ormai ex capogruppo, c’erano anche Diego Borla, candidato alle provinciali e ultimo segretario cittadino di Forza Italia, Antonio Petrachi e Massimiliano De Stefano. Assente illustre Tommaso Gilardini, che aveva affidato la sua “delega” a De Stefano, con cui ha ormai costituito un solido asse politico, e che avrebbe raggiunto i colleghi azzurri in un secondo momento. Preso atto della volontà del gruppo, a Romito non sarebbe rimasto che dire “certo, va bene. Ci mancherebbe”. Deposto, ridimensionato o secondo alcuni “trombato”. Al punto da rifiutare addirittua l’invito per una “birretta” che, data la sua assenza, si sarebbe trasformata in un brindisi. Appuntamento “chez” Tony, all’Aquila Nera. Tommaso Gilardini si sarebbe presentato in pantaloncini e maglietta griffata, come impone l’etichetta estiva del politico rampante e predestinato a palcoscenici quasi importanti. “Com’è andata?” avrebbe chiesto all’amico Max, che aveva appena ordinato una piccola chiara allo staff di Cuomo. “Bene. Non ha detto nulla!” gli avrebbe risposto Max, guardando la schiuma della bevanda ritirarsi, quasi come similitudine dell’operazione appena compiuta.
Poi è arrivato Tony Cuomo e pure l’ex sindaco Giovanni Maggia, il professore, e a Gilardini è venuto in mente che l’indomani aveva un esame: “Scappo”.
Questo il dietro le quinte, da domani si assisterà al pietoso tentativo di non far sembrare l’avvicendamento come una resa dei conti. Ma purtroppo per il Pdl i segnali sono fin troppo evidenti, sebbene della questione vera - giurano i bene informati - non si sia fatto neanche mezzo cenno. Naturalmente il sottinteso era enorme: “il caso Barberis”, l’ex assessore di Della Pepa arruolato dalla lista Porchietto per le provinciali e dimessasi dalla Giunta di centro sinistra. Prima del voto fonti vicine al Pdl davano per certo (e fastidioso) l’appoggio di Carlo Romito, che aveva curato la regia del “trasferimento”, all’ex assessora. Dopo il ballottaggio, un’intervista criptica di Diego Borla alla Sentinella sul “ratto dei voti della Barberis”, praticamente una sorta di “denuncia contro ignoti”, dato per scontato che gli ignoti ovviamente non sono certo i poveri elettori. Da lì in avanti l’accerchiamento a Romito. E d’altronde se non si fosse trattato di una resa dei conti, la staffetta alla guida del gruppo consiliare avrebbe potuto e dovuto attendere, se non altro per evitare che le avvisaglie, appunto, facessero pensare ad una resa dei conti. Ora per il Pdl eporediese è meglio che il gruppo consiliare e i consiglieri vadano avanti, senza troppo approfondire questi fatti e senza paraculaggini. Semplicemente dimenticando, ché chi ha dato ha dato, chi ha avuto avuto... Aprire certi armadi sarebbe molto pericoloso.
POLITICA
22 giugno 2009
Che succede dopo Avetta?
Da "La Voce del Canavese" del 22 giugno 2009
Se l'assessore sale in Provincia
si scatena la "caccia alla poltrona"

IVREA - Non si sa ancora se vincerà Saitta e se vincerà Porchietto. E anche nell’ipotesi di pronosticare la vittoria del primo, com’è negli ovvi auspici del Partito Democratico, manca ancora la certezza che il “toto-assessore provinciale” premi l’eporediese Alberto Avetta, assessore al commercio sotto le rosse torri e candidato consigliere nel collegio di Strambino-Castellamonte, capace di tirare su un collegio pessimo con un “più 8 per cento” che ha fatto gridare “al miracolo”. Secondo il quotidiano Repubblica, in caso di riconferma di Saitta, Avetta sarebbe in pole position per un assessorato. E del resto di quest’ascesa, nel salotto politico eporediese, si parlava addirittura da un anno. Quando cioé, la riconferma di Saitta non era manco in discussione.
Inevitabile quindi che, nel frattempo, si sia discusso anche un po’ della successione ad Avetta in Municipio. Il posto fa gola a molti, anche perché l’assessorato è uno di quelli pesanti. L’unica cosa certa, al momento, è che la carica spetterebbe al Pd. Da questa consapevolezza, poi, si dipana una lunga serie di rivendicazioni. Intanto da parte degli ex Diesse, convinti (in fondo non a torto) che con la promozione di Avetta, ex popolare, ci vorrebbe un riequilibrio. Ad un livello ancora più ristretto, quello dei consiglieri, c’è la richiesta di nominare uno degli eletti, visto che al momento l’unico assessore del Pd legittimato dall’elettorato è Capirone (Cimalando, Avetta e Codato non erano nemmeno candidati). Accanto a questi argomenti, c’è pure quello delle quote rosa: dopo le dimissioni della Barberis e il conseguente subentro di Matteo Olivetti, qualcuno vorrebbe riequilibrare il rapporti tra maschi e femmine nell’esecutivo. In questa cornice sarebbero avvantaggiare Elisabetta Ballurio, Silvia Rivetti e Alberta Pasquero. Alle prime due, in campagna elettorale, il sindaco avrebbe promesso un ruolo di prim’ordine, la terza invece ha più esperienza di tutti gli altri consiglieri. Eppure u tutte e tre ci sarebbero grossi problemi. Ballurio è un “animale-ibrido”, cioé un’ex diesse bindiana a corto di sostenitori veri. Rivetti, la più votata, è sempre stata un’indipendente. Con lei, tuttavia, il Sindaco pare convinto di non avere debito, dopo aver nominato, con grande sprezzo dell’opportunità politica, il papà, ex dipendente comunale, nel consiglio di amministrazione di Ivrea Parcheggi. In più su Silvia Rivetti pende sempre il pesantissimo veto del socialista Luigi Sergio Ricca, che già lo mise quando il nome della consigliera circolava come possibile presidente del Consiglio Comunale. Una ruggine nata dal voto sulla delibera per la localizzazione dell’inceneritore. La Rivetti fu l’unica a respingere il documento, mentre il consigliere socialista De Paoli fu costretto a votarlo, per disciplina di maggioranza. L’esito elettorale fu devastante: a San Bernardo, quartiere dove risiedono sia Silvia Rivetti che De Paoli, fu un plebiscito per la prima e un tonfo per il secondo. Si consideri, tra l’altro, che Ricca in questo momento è molto influente, non solo per il suo ruolo di assessore regionale al Commercio, ma anche perché il Partito Socialista, pur estromesso dalla Giunta di Della Pepa, continua a garantire il suo appoggio esterno all’amministrazione (cioé la manina alzata di De Paoli in consiglio). Recentemente, inoltre, quando avrebbe potuto rivendicare la poltrona liberata da Laura Barberis, Ricca ha deciso di non mettere i bastoni tra le ruote del sindaco e ritirare tutte le proposte socialiste per la staffetta in Giunta.
E la Pasquero? Impossibile. Troppo vicina a Grijuela. Ché Della Pepa “finalmente” potrebbe liberarsi dell’ultimo superstite della vecchia Giunta e l’ultima cosa che farebbe è nominare un assessore che ha preso una trentina di preferenze col disgiunto (Rao-Pasquero), in cui non c’è uno che non abbia intravisto chiaramente la mano dell’ex Sindaco. Sempre tra i consiglieri ex Diesse il ripiego, anche se senza gonnella, in realtà ci sarebbe. Si tratta del giovane Fabrizio Dulla, futuro avvocato, che appartiene, insieme ad alcuni dei consiglieri già citati, al cosiddetto “fronte critico” della maggioranza. Con lui assessore, Della Pepa - se fosse scaltro - metterebbe a tacere l’area di dissenso silenzioso interna al partito.
Ma le indiscrezioni portano, com’è noto, a tutt’altro nome che non è né donna, né ex diesse, né eletto. Cioé Maurizio Rossi, avvocato e segretario del Pd eporediese, che piace tanto al gruppo di Della Pepa e alla segretaria democratica delle federazione canavesana, Cristina Rolando Perino.
Comunque vada, ancora una volta gli scontenti saranno la maggior parte.
CULTURA
10 giugno 2009
Caso Liore, la Polizia ha il "pizzino"
Da "La Voce del Canavese" dell'8 giugno 2009
Il presidente del Contato e Cerlino
si rivolgono a due avvocati penalisti

IVREA- Com’era nelle previsioni, ci sono già degli sviluppi sul “caso Liore”. Il patron del Contato del Canavese, gestore del teatro Giacosa, soltanto la scorsa settimana è stato accusato, con una denuncia al commissariato di Polizia di Ivrea, da Gennaro Cerlino, storico macchinista del Giacosa, di minacce e tentata truffa. Stando al tecnico teatrale, Liore lo avrebbe allontanato dal teatro per via del rifiuto di concorrere in un tentativo fraudolento ai danni della Reale Mutua Assicurazioni, in occasione di un allagamento avvenuto nell’anfiteatro di Montalto e a seguito del quale il presidente del Contato avrebbe richiesto a Cerlino di denunciare falsamente il danneggiamento di alcune scenografie dell’operetta “Cin Ci La”.
Giovedì mattina il macchinista, ormai ex collaboratore del Giacosa, ha consegnato agli inquirenti il famigerato “pizzino”, cioé il foglietto autografo su cui Liore avrebbe scritto i dettagli dei finti danni, chiedendo a Cerlino di confermarli al perito Pannuzzo della Reale Mutua Assicurazioni. Stando a indiscrezioni provenienti da ambienti vicini alla Procura, anche la compagnia assicurativa sarebbe stata informata di quanto denunciato da Cerlino e ora gli atti relativi alla tentata truffa (finora presunta) sarebbero già in possesso di presidente e direttore generale della Reale, a cui spetterà il compito di vagliare un’eventuale azione legale contro Liore.
Intanto il presidente del Contato s’è rivolto ad un noto penalista di Ivrea. Lo stesso ha fatto Gennaro Cerlino, avvalendosi della consulenza illustre dell’avvocato Alberto Stratta, ex sindaco socialista e ultimo assessore alla cultura della Giunta Grijuela. Insomma uno che conosce l’ambiente del teatro e anche i protagonisti della querelle giudiziaria e che, nella sua veste professionale, si dimostra assai prudente: “Credo che questa vicenda abbia due connotazioni. Cerlino ha ragione sotto certi aspetti. Sotto altri vedo molta animosità da parte di entrambi. Circa la responsabilità penale, gli sviluppi dell’inchiesta ci diranno...”. Di tono diverso, invece, sono le considerazioni dello Stratta-politico ed ex assessore alla cultura: “Certamente bisogna vedere come si evolvono le cose. Non vedo, naturalmente, una responsabilità dell’Amministrazione comunale. Il Comune ha la massima cura della struttura, poi la gestione è affidata al privato. Fossi ancora assessore chiederei al Contato di stare attento e osservare tutte le disposizioni in materia di sicurezza. Se poi ci saranno risvolti penali, a seconda degli esiti, l’amministrazione dovrà essere vigile e tenerli in debita considerazione.”
2 giugno 2009
Scandalo dietro il sipario
Da "La Voce del Canavese" dell'1 giugno 2009
Liore, presidente del Contato
accusato di minacce e truffa

IVREA - L’operetta “Cin Ci La” sul sottofondo, l’anfiteatro di Montalto Dora come scenografia...
La vicenda in questione è un intreccio tra teatro e giustizia, quelli veri. Tutt’intorno un ambiente in cui la tensione si taglia col coltello. “Beghe” mormora il salottino di Ivrea che si snoda in via Palestro a due passi dal Contato del Canavese. Altri, invece, sono di diverso avviso e credono, come fosse Vangelo, alle accuse che Gennaro Cerlino, storico macchinista del teatro Giacosa, rivolge a Mario Liore, patron del Contato del Canavese.
E’ tutto scritto, parola per parola, in una denuncia presentata dal macchinista presso il locale commissariato di Polizia. “Liore mi ha minacciato perché non volevo essere complice con lui in una truffa ai danni della Reale Mutua assicurazioni”... Poi le circostanze, descritte da Cerlino in modo piuttosto dettagliato.
Il macchinista cita date, nomi e persino una specie di “pizzino” passatogli da Liore perché riferisse ad un funzionario della Reale Mutua Assicurazioni ciò che vi era scritto. Cioé il danneggiamento, in realtà mai avvenuto, di attrezzature (scenografie e quinte armate dell’operetta Cin Ci La) per il valore di diverse migliaia di euro. Attrezzature che in realtà non avevano subito danni, tanto da essere effettivamente utilizzate per la tourné andata in scena a marzo.
“Voleva che dichiarassi il falso - accusa Gennaro Cerlino - e vedendo che io mi rifiutavo mi ha minacciato di farmi perdere il lavoro”.
I fatti si riferiscono al 26 gennaio di quest’anno quando l’anfiteatro di Montalto, gestito dal Giacosa, subì un allagamento. Immediatamente, stando al racconto di Cerlino, Liore avrebbe colto la palla al balzo: “Devi confermare al perito i danni che ti ho segnato su quel foglietto”.
Nella denuncia di Cerlino, c’è anche il nome del perito della Reale. Si tratta di tal Pannuzzo che presto potrebbe essere interrogato dagli inquirenti per confermare o smentire le circostanze descritte da Cerlino. Ad un certo punto, avendo capito di non poter continuare a prendere tempo, il macchinista avrebbe parlato chiaro a Liore: “Non mi farò coinvolgere nei tuoi intrallazzi”. Poi un confronto serrato tra i due in infine il divorzio professionale, per volere di Liore. Dalla fine di maggio Cerlino non metterà più piede al Giacosa.
Una denuncia che s’aggiunge a quella già sporta dallo stesso Cerlino per la mancanza delle misure di sicurezza nel teatro civico eporediese. D’apprima segnalate all’Amministrazione comunale, poi presso gli organi di Polizia.

La vicenda giudiziaria
Quasi insostenibile la minaccia, visti i rapporti di lavoro che intercorrono tra il Contato e il signor Cerlino. Il macchinista non è dipendente del teatro, ma vi lavora libero professionista. Ragione che rende assai difficile dimostrare il requisito giuridico di un “ingiusto danno” paventato da Liore nelle presunte minacce. Quanto alla truffa, invece, perché si apra un procedimento è indispensabile la querela della Reale Mutua Assicurazioni, che al momento manca. Anche Cerlino potrebbe rischiare qualcosa, ad esempio la calunnia, se le sue accuse fossero smentite inequivocabilmente dai fatti. Quanto invece alla mancanza di sicurezza nel teatro, gli accertamenti saranno cosa molto più semplice e nel giro di qualche tempo dovrebbe arrivare la risposta degli inquirenti.

Parla Liore
“Non ho più rapporti con il signor Cerlino. Non so qual’è la finalità di Cerlino nel volermi coinvolgere. Se ci sono gli estremi verrà querelato per le cose che dice. Mi rivolgerò a un legale. Sono tranquillo per tutto quello che ho fatto. Non so se lo è anche Cerlino. Mi chiedo solo a che pro dica queste cose. Una circostanza che spero venga accertata.”
POLITICA
25 maggio 2009
An sta con Laura Barberis?
Da "La Voce del Canavese" del 25 maggio 2009
Voci di un appoggio dei "Romito-Boys"
alla candidata della Lista Porchietto

IVREA - Di sicuro la prossima settimana pioveranno smentite a catinelle. La prima che s’attende è quella di Carlo Romito, capogruppo del Pdl in consiglio comunale a Ivrea e ultimo segretario cittadino di Alleanza Nazionale. E allora tanto vale fare come se ci fosse già: “Il Pdl e tutti i suoi componenti alle elezioni provinciali sostengono compattamente il candidato del partito Diego Borla... Ogni notizia diversa è priva di fondamento”...
Eccetera eccetera. Ma come talvolta accade, dai comunicati ufficiali alla realtà il passo è lungo. In questo caso sotto le rosse torri è lunghissimo: gli ex di Alleanza Nazionale, stando alle indiscrezioni raccolte a go go negli ambienti del centro destra, starebbero sostenendo (quasi) segretamente Laura Barberis, candidata per la Lista Porchietto. Stessa coalizione ma simbolo “sbagliato”, insomma. Il regista dell’operazione sarebbe lo stesso che ha curato l’acquisto dell’ex assessore della Giunta Della Pepa, cioé Carlo Romito da Castellamonte, quello di prima, della futura smentita.
La cosa non sarebbe passata inosservata a nessuno, tanto meno a quelli di Forza Italia, già pronti ad una resa dei conti post-elettorale da perpetrare in tutte le sedi possibili ed immaginabili. Nell’elenco dei furibondi tutti gli ex azzurri, a partire dai consiglieri comunali, i quali avrebbero già informato dello scenario i vertici provinciali e regionali del partito.
Ad insospettire un po’ tutti, quei “santini” già in circolazione: l’eurocandidato Fabrizio Bertot da una parte, Laura Barberis dall’altra. Che vista dal fronte, quello di Bertot, può sembrare che Barberis sostenga il sindaco di Rivarolo e pluridecorato esponente di An, vista dal retro, quello di Baberis, sembra l’opposto: ossia che Bertot sostenga Barberis in Provincia.
Un equivoco che si potrebbe facilmente chiarire ma la realtà parla d’altro. Parla di una forte motivazione di Carlo Romito e compagnia cantante a far fare bella figura all’ex assessore scippata alla sinistra. Non foss’altro che lo “stratega” castellamontese l’ha venduta ai vertici regionali del Pdl, leggasi Agostino Ghiglia, come una sorta di “macchina da voti”. Insomma se la Barberis fa un flop, Romito è un pirla. Se la Barberis fa il botto, che sia merito di Romito oppure no, il castellamontese passa per uno statista. E poi c’è sempre il risultato di Borla, candidato ufficiale del Pdl, che in ogni caso andrà suddiviso nella classica quota 70 e 30, dove la seconda percentuale è il peso di An all’interno del nuovo soggetto politico berlusconiano. In sostanza, concluse le elezioni, i rapporti tra le due correnti del Popolo delle Libertà, secondo i calcoli ottimistici di Alleanza Nazionale, saranno presto fatti: il 30% del risultato di Borla più il 100% della Lista Porchietto (quella di Laura Barberis). Ipotesi: se il Pdl piglia il 25 e la Barberis prende il 5 (come alle ultime comunali, per intenderci), An si autoaccrediterà il 13 sul 30, cioé poco meno della metà del partito...
Domanda: quelli di Forza Italia saranno così fessi?
POLITICA
18 maggio 2009
Alla fine la spunta Olivetti?
Da "La Voce del Canavese" del 18 maggio 2009
Per il dopo-Barberis bocciata la terna socialista
Spunta il "nipote di Camillo", il Pd chiede tempo

IVREA - Da quando Laura Barberis s’è dimessa dalla Giunta di Della Pepa per candidarsi in Provincia con la Lista Porchietto, cioé dall’altra parte dello schieramento politico, in città s’è aperto il toto-assessore. Giovedì, dopo la riunione di maggioranza convocata apposta, è uscito un nulla di fatto. Merito (o colpa) dei socialisti guidati dall’astuto Luigi Ricca, pronti a rivendicare il posto vacante al grido “ve l’avevamo detto!”.
Tre i nomi proposti dal bollenghino, assessore regionale: Giovanna Strobbia, Roberto Novo, Cinzia Virota. I primi due, candidati alle comunali, erano stati già bocciati da Carlo Della Pepa al momento di formare la Giunta. La terza, candidata alle elezioni provinciali per i socialisti, è stata talmente bocciata adesso (nominarla assessore le darebbe visibilità e il Pd non ha nessuna intenzione di avvantaggiare un partito concorrente) da non entrare nemmeno nelle cronache di tutti i giornali che hanno affrontato il “dopo-Barberis”.
Ma in pole position c’è lo scalpitante Matteo Olivetti. Archietto  e consigliere comunale della “fu” Lista Barberis che, per non saper né leggere né scrivere, ha già dichiarato due volte (alla Sentinella) di essere pronto a fare l’assessore. E, sempre alla Sentinella, ha annunciato di voler cambiare il nome alla lista che, a questo punto, portando il nome dell’ex assessore “traditore” sarebbe un imbarazzo di portata galattica.
E se Matteo Olivetti, oggi praticamente il capogruppo di sé stesso (con una lista che non ha direttivo né una guida, al di là della Barberis che se l’è data a gambe), afferma di esser pronto a fare l’assessore, già vuol dire che s’è fatto un bel bagno di umiltà...
Del resto il 17 aprile del 2007, appena due anni fa, intervistato da “La Stampa” per via del cognome illustre e della parentela ancor più illustre (Camillo era il suo bisnonno), affermava di voler “fare il Sindaco e rilanciare Ivrea”.
Capiti un po’ più a fondo i meccanismi della politica, Olivetti ora potrebbe accontentarsi di puntare un po’ più in basso, magari dall’assessorato alle Pari Opportunità, lasciato vacante dal suo antico “mentore in gonnella”. Un’occasione ghiotta per lui e che Della Pepa, stando alle indiscrezioni provenienti da Palazzo Civico, non avrebbe nulla in contrario a concedergli. Il Sindaco è decisamente più incline a pescare dalla civica, piuttosto che accontentare i socialisti e dover concertare le decisioni con un partito in più. E chi se ne importa delle “quote rosa”. Anzi, un maschietto alle Pari Opportunità, con le Carfagna che ci sono in giro, potrebbe tranquillamente esser spacciato come un atto politico rivoluzionario.
La prossima settimana è programmato  un nuovo incontro di maggioranza per decidere il dopo-Barberis. Il Partito Democratico, la forza politica più influente, avrebbe - stando a fonti vicine alla segreteria eporediese - qualche indicazione precisa sulle tempistiche e sulla forma, più che sugli equilibri politici: nuovo assessore dopo le elezioni provinciali e silenzio sulla vicenda, onde evitare ripercussioni sull’immagine del partito e visibilità eccessiva al nuovo assessore, chiunque egli sia (di sicuro non si tratterà di uno del Pd).
POLITICA
12 maggio 2009
La lettera di dimissioni della Barberis
Da "La Voce del Canavese" del 11 maggio 2009
Al Sindaco, agli Assessori,
e p.c. : al Presidente del Consiglio Comunale, ai Consiglieri,
con la presente rassegno le mie dimissioni da Assessore del Comune di Ivrea, carica che ho avuto l'onore di ricoprire per cinque anni con Fiorenzo Grijuela e per un anno con Voi. E’ inutile negare quanto sia difficile un passo di questo genere, ma sono molte le motivazioni a partire innanzitutto da quel clima non positivo e troppe volte ostile che, forse non “da sola”, ho avuto modo di percepire all’interno della giunta. Ritengo che questo clima e modo di operare derivino sostanzialmente da una incapacità di alcuni di considerare la vita di amministratore come servizio alla Città. Ci sono diversi modi per dare un servizio vero ai nostri cittadini, uno è quello di gestire semplicemente l’esistente, l’altro (come è stato per i dieci anni passati) è quello di inventare, di proporre, di far vivere una Città in una logica evolutiva, di mettere in campo idee nuove con coraggio e ambizione! Purtroppo è prevalsa, a più di un anno dall’inizio del mandato, la prima logica cioè quella di gestire l’esistente. Ho voluto provarci, mettendomi in gioco in prima persona, facendo una mia lista, ottenendo un risultato importante grazie a coloro che ci hanno creduto a partire dai componenti della lista stessa ai quali chiedo di continuare in quella logica di lista civica che risponde innanzi tutto ai cittadini e non alle logiche di “partito”. Ci ho provato ed oggi lascio con la speranza che questo possa essere un segnale affinchè si possa riflettere e magari, chissà, provare a cambiare qualcosa. Lascio un “posto” forse ambito con la speranza che qualcuno lo possa occupare con la stessa volontà e passione che hanno caratterizzato il mio impegno. Lascio il Comune, ma non lascio la politica, continuo a crederci e continuerò ad impegnarmi.
I cinque anni passati nella precedente amministrazione, hanno rappresentato per me un patrimonio immenso in termini di crescita professionale, maturazione umana, possibilità di sviluppare relazioni e conoscenza profonda della nostra Città e delle dinamiche che la animano.
Per questo un commosso ringraziamento va “nonostante le sue dichiarazioni” a Fiorenzo Grijuela e alla vecchia giunta: una squadra caratterizzata da stima reciproca, rispetto, interesse e fiducia. Insieme è stato possibile costruire un progetto di Città ambizioso e all'altezza delle sfide della modernità. Non meno importante è stato il supporto, il confronto e, talvolta, lo scontro avuto con i Consiglieri Comunali, di maggioranza e di minoranza; anche a tutti loro va un mio sentito ringraziamento.
Ricordo con affetto inoltre tutti i funzionari, i dirigenti, il personale con cui ho avuto la fortuna di collaborare. A loro va un grande ringraziamento per l'impegno e la professionalità dimostrata.
Un sincero ringraziamento anche a tutto il Consiglio Comunale per il lavoro che abbiamo svolto insieme. Per me comincia un nuovo percorso una sfida che affronto con fermezza e dedizione, con la convinzione che non sono più le ideologie che dividono, ma i fatti!
Cordialmente
Laura BARBERIS
POLITICA
12 maggio 2009
Laura Barberis salta il fosso
Da "La Voce del Canavese" del 11 maggio 2009
Si dimette da assessore e si
candida con la Lista Porchietto

IVREA - Laura Barberis salta il fosso, come di dice in gergo. Dal centro sinistra al centro destra, senza passare dal “via”. Senza avvertire - almeno così riferiscono le cronache - nemmeno i colleghi di lista che l’hanno sostenuta alle elezioni. Giusto una telefonata, non si sa quanto di cortesia, al Sindaco. E poi via, verso una nuova carriera politica. Fuori dalla Giunta e proiettata verso il Popolo delle Libertà. Precisamente nella Lista Porchietto, la civica del candidato presidente alla Provincia di Torino, che ha preferito l’assessore (ormai ex) eporediese a Eleonora Goglio, giudicata “troppo” di centro destra e quindi elettoralmente pericolosa per Diego Borla, il candidato del Pdl nel collegio. Appresa la notizia, mezza Giunta ha rilasciato dichiarazioni “schifate” a commento del cambio di casacca della Barberis. Altri (e più avveduti) ambienti del centro sinistra, invece, parlano di “suicidio politico”. Probabilmente a ragion veduta, visto che la Lista Porchietto è destinata, nella migliore delle ipotesi (cioé in caso di vittoria del centro destra) ad eleggere un paio di consiglieri su 45 collegi totali. S’aggiunga la mancanza di prospettive in chiave più strettamente locale, dove il centro destra conta quel che conta, cioé poco. E dove la Barberis ha le mani abbastanza legate, politicamente parlando, dai cinque anni trascorsi con l’Amministrazione Grijuela e da quest’ultimo in squadra con Della Pepa. Dietro queste considerazioni che ai più paiono scontate, tutto un retroscena (palesato anche dalla lettera di dimissioni dell’assessore) che dovrebbe rispondere alla domanda “perché?” e che nulla c’azzecca con la politica. Parla piuttosto di rapporti personali logori tra l’ex assessore e buona parte dei suoi colleghi di Giunta. Uno scenario da separati in casa che non è mai stato un mistero. In cui Laura Barberis era come la classica pecora nera, tollerata in un Esecutivo che s’era trovato costretto a ripagare quel cinque per cento racimolato dall’assessore con una lista che portava il suo nome. Una sorta di mobbing politico teso a cacciare o a limitare politicamente tutti gli uomini e le donne dell’entourage del vecchio Sindaco, Fiorenzo Grijuela. Anche per queste ragioni - come opzione di fuga - era nata e si era sviluppata la candidatura alle provinciali (nel collegio Strambino-Castellamonte) dell’assessore ex Margherita Alberto Avetta, oggi unico superstite della Giunta passata. Un repulisti “targato Cimalando” che ha già fatto fuori nomi ritenuti intoccabili fino ad allora: Alberto Redolfi, Andrea Benedino e Giovanni Alessandro su tutti. E che non ha risparmiato neppure altri “settori” della vita eporediese, basti pensare all’epurazione di Giacomo Bottino (troppo vicino ad Avetta) dalla direzione artistica del teatro Giacosa.
POLITICA
4 maggio 2009
Vallino contro la Giunta: "Gli atti in Procura"
Da "La Voce del Canavese" del 4 maggio 2009
Il difensore civico in una lettera attacca
l'Amministrazione di Carlo Della Pepa

IVREA - Qualcuno, tra i corridoi di Palazzo Civico, sostiene che a volere l’avvocato Franca Vallino come difensore civico, ai tempi della Giunta Grijuela, sia stato proprio l’attuale Sindaco Carlo Della Pepa, allora capogruppo dei Ds e dedito a interpellanze sugli argomenti più disparati. Una sedicente anima “critica e trasparente” della passata maggioranza che, candidandosi alle primarie del Pd prima e alle elezioni poi, fece di questi requisiti auto attribuiti una sorta di marchio di fabbrica da contrapporre addirittura al suo predecessore. “Trasparenza” la parola d’ordine sullo stile amministrativo, per il resto poche differenze politiche rispetto a Grijuela, se non uno spostamento al centro, con Rifondazione fuori e i Moderati dentro, un po’ in anticipo rispetto ai tempi ma, col senno di poi, politicamente azzeccato.
Ciò che Della Pepa non ha considerato, tuttavia, è che la “storia della trasparenza”, venduta sotto le rosse torri col faccino tenero e occhialuto circa un anno fa, avrebbe potuto essere una lama a doppio taglio per un mandato intero. E passi essere indagato, a poche settimane dalla sua elezione, per falso ideologico. Passi aver mentito agli eporediesi sulla perdita della sede amministrativa dell’Asl. Passi pure aver cercato di raccomandare un esponente del suo partito (Giovanni Alessandro) come revisore dei conti dell’azienda sanitaria, malgrado il curriculum di questo pietosamente giunto fuori tempo massimo.
Oggi, la goccia che fa traboccare il vaso sta scritta nero su bianco in una lettera inviata dal difensore civico Franca Vallino alla Giunta e al Presidente del Consiglio. L’antipasto della missiva dell’avvocato eporediese parla di “totale mancanza di trasparenza”. Poi la Vallino serve il primo, scrivendo: “atteggiamento palesemente ostruzionistico della Amministrazione che oltre a delegittimare il mio ruolo rende evidente come, più in generale, consideri il Difensore Civico una istituzione rappresentativa di una democrazia intesa solo in senso formale”. Poi arriva il secondo, con contorno, quando il difensore civico denuncia una situazione “gravemente lesiva dei più elementari principi di buona amministrazione”.
E fin qui la situazione è tanto evidente che persino la Sentinella s’è accorta di tutto. Ma naturalmente, se il giornale di Dirce Levi scrive “uno”  contro il potere significa che nascone almeno “tre”. E infatti, nella lettera di Franca Vallino, c’è pure il dessert, con caffé e San Simone. “Mi riservo - minaccia l’avvocato - di trasmettere copia della documentazione in mio possesso alla Procura al fine di valutare la sussistenza di comportamenti penalmente rilevanti”. Dopodiché la Vallino promette anche di avviare una procedura di risarcimento danni per conto dei cittadini. Il merito del contendere, questa volta, è una questione tributaria: il Comune ha inviato ad alcuni eporediesi avvisi di accertamento sull’Ici di dubbia legittimità, con tanto di sanzione del 200 per cento. Alla domanda, posta dal difensore civico, su come si sia arrivati a determinare il valore dei terreni, l’Amministrazione non avrebbe risposto se non smentendo quanto aveva dichiarato l’allora assessore Redolfi intorno ad un “approfondito studio tecnico”, che poi s’è scoperto inesistente.
Insomma, malgrado l’Amministrazione non fosse (e a quanto pare non sia tutt’ora) in grado di fornire giustificazioni sul “perché chiedeva quei soldi”, ha continuato a battere cassa sui malcapitati contribuenti (circa una ventina) e ad ignorare le richieste di chiarimenti del difensore civico, nel frattempo divenuto “attaccante”.
Se la palla passerà alla Procura, al momento, non ci è dato sapere. Di sicuro già soltanto l’intenzione manifestata dalla Vallino,  per l’amministrazione Della Pepa, non è proprio una “patente di trasparenza”.
1 maggio 2009
Altri insulti su facebook
Da "La Voce del Canavese" del 27 aprile 2009
Questa volta è il Pd che rimane
impigliato nel social network

IVREA - La notizia potrebbe pure finire nell’archivio delle corbellerie politiche, della goliardia e degli scontati dissapori che in un partito, specie se grande, spesso ci sono. Potrebbe ma non a Ivrea, dove un precedente incredibile ha acceso i riflettori sulle nuove, svariate forme di comunicazione e la responsabilità che deve assumersi il loro utilizzatore. Il primo dibattito di questo genere risale ormai a qualche mese fa, quando il consigliere comunale del Pdl, Massimiliano De Stefano, finì per circa due settimane alla graticola. Reo, consapevole o no, d’aver inserito sul popolare social network facebook la foto di un gabinetto sporco di cacca con la didascalia “il Sindaco di Ivrea”.
Difeso d’ufficio dai suoi colleghi di coalizione, Tommaso Gilardini e Carlo Romito in pole, l’incauto frequentatore della rete era stato additato da tutta la maggioranza eporediese come un diffamatore di basso livello. “Non ci credo alla teoria dell’errore” aveva detto il sindaco Della Pepa, vittima della didascalia di pessimo gusto. Poi in Consiglio comunale, il presidente del parlamentino s’era lanciato in un discorso moralizzatore sull’utilizzo “responsabile” della tecnologia. La discussione, anche mediatica, s’era chiusa con la censura del comportamento dell’esponente di centro destra, liquidato con “disonore” dalla quasi totalità della classe politica locale.
L’episodio odierno è analogo in tutto e per tutto, solo che è tutto interno al Partito Democratico. Facebook sempre a fare da scenografica, questa volta la pagina web incriminata è quella dell’assessore al Lavoro e - ironia della sorte - alla Comunicazione, Enrico Capirone, esponente del Pd (già segretario Ds) e pezzo grosso della Ribes, azienda informatica e dunque ragionevolmente impossibilitato ad invocare a sua discolpa (come tentò pietosamente di fare De Stefano) l’ignoranza della materia. Ebbene sulla sua “bacheca” (cioé visibile a tutti i suoi contatti, ben 178) dal 14 di aprile compare una frase poco cortese con il segretario del Partito Democratico di Ivrea.
Scrive tale Enrico (omonimo dell’assessore): “Io mi sono iscritto al PD eporediese, in quanto picio. L'avv. Rossi e la sua testa mi hanno detto che erano tutti e due molto contenti della mia iscrizione al cd. PD. Ho incontrato l'avv. Rossi e la sua testa per strada, c'eravamo solo io e lui, eravamo tutte e tre lì. In che cosa consiste la partecipazione politica, se nessuno ti fa partecipare? Grazie, a tutti, a voi e alle vostre teste. Se si contano pure i coglioni, l'avv. Rossi è uno e quattrino.”
A parte la legittima critica sulla democrazia interna del partito, appare evidente il linguaggio fuori dalle righe utilizzato nei confronti del segretario eporediese del sodalizio. Eppure la frase è rimasta sulla pagina dell’assessore, cancellata soltanto nel fine settimana. Un’episodio che, probabilmente, se non riabilita la posizione di De Stefano, attenua le certezze precedenti sulla sua responsabilità.

Capirone: "Non me ne sono accorto"
Non si è accorto di quella frase per oltre una settimana?
No, non l’ho vista. L’ho vista quando l’ho cancellata.
Eppure le è arrivata la notifica...
Non ho visto nemmeno quella, non ci ho dato importanza.
Quindi implicitamente ammette che la maggioranza ha fatto a De Stefano un processo sommario?
Lì era una cosa diversa... Poi io non ci sono mai entrato nel dibattito su De Stefano. Nel caso di De Stefano non è certo che l’abbia scritto lui. Nel mio caso è certo che non sia stato io. Una differenza resta comunque...
E’ possibile che De Stefano fosse innocente?
Non lo so.
E cosa dice invece all’autore di quella frase, anche in relazione alle critiche che fa al partito, tralasciandone le forma?
Certo, ci sono dei problemi. Magari Maurizio non l’ha invitato ad alcune riunioni e lui se l’è presa. E’ una situazione delicata quella di questo ragazzo.
POLITICA
23 aprile 2009
La maggioranza traballa
Da "La Voce del Canavese" del 20 aprile 2009
Rossi censura i consiglieri Pd
Pagani (Idv) scrive al presidente

IVREA - Il primo aggiornamento sul centro sinistra eporediese riguarda le finte dimissioni di Cimalando, avvenute nei corridoi di Palazzo civico dopo che il Consiglio aveva approvato un ordine del giorno di Gilardini (suggerire alle scuole programmi didattici sulla figura del partigiano bianco Gino Pistoni) malgrado l’invito del vicesindaco a respingerlo. Lunedì, le finte dimissioni sono subito diventate “finte finte” appena s’è messo a indagare sul fatto un giornalista della stampa. Autore dell’emendamento inappellabile sulla dinamica dell’incidente è stato il segretario del Pd di Ivrea, Maurizio Rossi, con un sms o messaggino “democratico” inviato a mezzo partito, da Benedino a Dulla, passando per Pasquero, Ballurio e chi più ne ha più ne metta. Inequivocabile il testo del dickat: non parlare della vicenda con i giornalisti oppure concordare una versione molto edulcorata con Rossi stesso o, in subordine, con Cristina Rolando Perino, segretario del Pd canavesano. Detto, fatto. La vicenda è cascata nel dimenticatoio, almeno provvisoriamente visto che un nutrito gruppo di consiglieri non avrebbe digerito nemmeno le esternazioni successive di Cimalando (“Ho avuto l’impressione che alcuni consiglieri non abbiano capito il mio intervento”) e sarebbero pronti a chiederne conto nella prossima riunione di maggioranza.
Prima di allora c’è già pronta un’altra gogna politica. Questa volta preparata ad hoc per il presidente del Consiglio Maurizio Perinetti, reo di convocare l’assemblea un po’ quando pare a lui e in modo sporadico. Con l’effetto di sedute interminabili e conseguenti episodi di intolleranza, come appunto l’ultima performance del vicesindaco (che infatti, intervistato, non ha mancato di sottolineare l’orario della discussione). Il primo a mettere il dito nella piaga di un Consiglio che non funziona a dovere è stato il capogruppo dell’Italia dei Valori, Enzio Pagani, inviando una lettera a Perinetti e ai “colleghi consiglieri” in cui stigmatizza le pessime modalità di convocazione dell’assemblea. La missiva, data l’intestazione e l’esplicita richiesta, avrebbe dovuto esser letta durante la seduta ma è stata immediatamente e “democraticamente” censurata dal Presidente.
“Gentile Presidente, gentili colleghi - scrive Pagani - ora che è terminata Hispanica, possiamo finalmente tornare a organizzare il Consiglio Comunale. In verità, ci sarebbe stato anche il 1° Congresso del PdL a Roma, come mi è stato opportunamente ricordato. Non solo: a questo punto mi permetto di aggiungere anche l’entrata in vigore dell’ora legale, che notoriamente non a tutti i partiti fa un buon effetto. Nonostante questi significativi intralci, il Consiglio Comunale è stato comunque fissato per oggi 6 aprile 2009 e lo scrivente, nonostante il rammarico, non se l’è sentita di chiedere un ulteriore rinvio da aggiungere a tutti quelli che già hanno reso assolutamente vano ogni tentativo di calendarizzazione delle sedute. Vuol dire che in futuro sarà mia cura dotarmi di metodi e strumenti atti a prevedere il futuro e gli insondabili disegni secondo i quali vengono stabilite le date del Consiglio Comunale. Per ora scusatemi e, se intendete, giustificatemi.”.
In realtà, stando a fonti interne alla maggioranza, il mal di pancia di Pagani sulle convocazioni del consiglio andrebbe ben al di là dell’Italia dei Valori, raggiungendo ampie parti del Pd, pronte a formalizzare la protesta indirizzata a Perinetti. Nell’occhio del ciclone, oltre al presidente del parlamentino, potrebbe presto finirci il capogruppo Pd Gianfranco Moia, recentemente ribattezzato “il molle” a causa del ruolo piuttosto passivo che il gruppo più numeroso del consiglio sta dimostrando dall’inizio del mandato, sempre succube dell’esecutivo e a corto di iniziative politiche. Lo sforzo, in questo periodo davvero enorme, sarà cercare di non polemizzare prima della scadenza elettorale delle provinciali. Dopodiché il meteo annuncia una prima resa dei conti.
POLITICA
20 aprile 2009
Pdl: Borla, Bringhen o Marchiori?
Da "La Voce del Canavese" del 20 aprile 2009
Baruffa azzurra per le elezioni provinciali
Sul collegio di Ivrea in vantaggio l'eporediese

IVREA - Lontana anni luce, e forse vana, quella cena ai Canottieri Sirio, dal menu prelibato e dai contenuti politici ottimistici. Fu quando i “Gilardini Brothers”, cioé i giovani gemelli azzurri Tommaso e Niccolò, proposero un brindisi per acclamare la candidatura di Diego Borla alle elezioni provinciali, per il collegio di Ivrea. Applausi e calici levati in alto riempirono la sala, incontrando persino l’entusiasmo di tutto l’entourage di Alleanza Nazionale, da Carlo Romito in giù.
Ancor oggi il centro destra cittadino è compatto sul nome del commercialista ma le insidie, per la candidatura di Borla, arrivano da fuori. Il primo a metterla in discussione, secondo fonti interne al Popolo delle Libertà, sarebbe Luca Bringhen, vicesindaco di Settimo Vittone spinto con foga, in ordine di importanza, dall’eurodeputato Vito Bonsignore (ex Udc), dal braccio destro di “bon bon” Raffaella Costa, e dal loro luogotenente eporediese Adriano Ceresa, consigliere comunale di Bollengo.
Una candidatura al grido di “Io sono quello del Tavarock”, cioé l’orgoglioso padrino del celebre festival musicale di Tavagnasco. E chi se ne importa se a Ivrea vogliono Borla. Del resto Bringhen, per chi lo conosce, non è uno che si formalizza con la diplomazia, pronto a sfoderare i coltelli e non arretrare mai. Lo sanno bene nella comunità Montana Dora Baltea, a nord di Ivrea, dove Bringhen, all’epoca vice di Eligio Morello, riuscì nell’impresa politicamente incredibile di far cascare la sua Giunta coalizzando tra loro consiglieri dell’Ente montano, guidati dal duo Aldighieri-Roffino, accomunati soltanto dall’avversione nei suoi confronti. Del vulcanico e spregiudicato pezzo grosso del Tavarock si sa che fu candidato alle regionali in Vallée per l’Udc, partito di provenienza che si evince pure dagli sponsor odierni.
Stessa provenienza anche l’altro pretendente, vale a dire Claudio Marchiori, il Sindaco di Loranzé, spinto in particolare da Franco Maria Botta, altro transfugo dello scudo crociato e ultimo candidato del centro destra alla Provincia di Torino. Tra tutti il suo è il nome più debole. Intanto per il curriculum politico e poi perché - forse a lui sfugge ma l’hanno notato quelli del Pdl di Ivrea - Loranzé sta in un altro collegio, ossia il 27, quello di Cuorgné.
Sotto le rosse torri, gli uomini del Pdl hanno una sola certezza: se il candidato non sarà Borla si tireranno i remi in barca.
POLITICA
12 aprile 2009
Cimalando si dimette per finta
Da "La Voce del Canavese" dell'11 aprile 2009
Gilardini (Pdl) scatena il putiferio
con un ordine del giorno su Pistoni

IVREA - Tutta colpa di un partigiano bianco, Gino Pistoni, una colonna della storia e della Resistenza eporediese. O tutto merito di un giovane consigliere azzurro, quel Tommaso Gilardini destinato, probabilmente, a scalzare i sedicenti leader politici del suo schieramento sotto le rosse torri. Fatto sta ed è che nel consiglio comunale di lunedì è successo il pandemonio e per un pelo non s’è dimesso dalla Giunta il vicesindaco Gianni Cimalando (che smentirà sonoramente malgrado la versione sia pacifica ai più).
L’ordine del giorno presentato da Tommaso Gilardini, del resto, aveva tutti i crismi per ottenere l’unanimità. Si trattava, cioé, di sollecitare le scuole eporediesi a trattare la figura di Gino Pistoni in modo didattico. Del resto - come scrive il quotidiano torinese La Stampa - a Ivrea molti ragazzi credono che Pistoni sia uno stadio (in effetti a lui è intitolato il campo degli “oranges”) o un ex calciatore del sodalizio di casa. L’ignoranza dei pargoli eporediesi in materia è un fatto: nessuno ha insegnato loro vita e opere di Pistoni. Da qui la proposta di Gilardini, illustrata in Consiglio con un intervento puntuale, tra i cenni di assenso di molti consiglieri della maggioranza. Già alla vigilia, in realtà, letto l’ordine del giorno, i gruppi di maggioranza l’avrebbero approvato all’unanimità senza colpo ferire. Di traverso ci si è messo soltanto Cimalando, ancora una volta nelle vesti per nulla inedite di “Sindaco Ombra”, in grado di bofonchiare qualcosa intorno alla necessità di “ricordare Pistoni ma non solo Pistoni” e invitando, di conseguenza, la maggioranza a bocciare il documento “made in Pdl”. Capita l’antifona e accolte le osservazioni del Sindaco, Gilardini ha fatto un ementamento qui e uno là, conformando la sua proposta alla Della Pepa-pensiero.
Messo in votazione - l’orologio segnava le due di notte -, il documento del giovane consigliere ha ottenuto l’unanimità, facendo sobbalzare letterlamente Cimalando. Il vice sindaco, incassata la sfiducia del Consiglio, non ha trovato cosa migliore da fare che raccattare le sue cose e uscire dall’aula con un diavolo per capello. Pietosamente rincorso dal Primo cittadino Carlo Della Pepa, inseguito a sua volta dalla consigliera del Pd Elisabetta Ballurio, che si trovava a trotterellare tra la sala consigliare e il corridoio. Sulle scale la sparata choc, un po’ in stile Mastella. “Il Consiglio è libero di votare come vuole, io sono libero di dimettermi dal partito e dalla Giunta”, avrebbe detto Cimalando, scendendo la rampa accompagnato dal segretario del Pd eporediese Maurizio Rossi.
Poi il vice sindaco è stato ricondotto alla ragione nel giro di dieci minuti da Della Pepa, sulla cui posizione, assunta per convincerlo a ripensarci, i moviolisti restano assai divisi...
POLITICA
6 aprile 2009
Rifondazione candida Rao
Da "La Voce del Canavese" del 6 aprile 2009
Provinciali: l'ex vicesindaco
prova a rilanciare il collegio

IVREA - Di sicuro non è una sorpresa: Rifondazione Comunista per le elezioni provinciali, nel collegio di Ivrea, candiderà Salvatore Rao. Ex vicesindaco durante il regno di Fiorenzo Grijuela, attualmente assessore provinciale alle politiche sociali a seguito del “filotto comunista” avvenuto in Regione con la malattia dell’ex assessore alla Sanità Mario Valpreda, sostituito a Palazzo Lascaris dall’allora assessore provinciale Eleonora Artesio, rimpiazzata a sua volta dall’eporediese.
Una lunga militanza comunista, quella di Rao, che alle ultime provinciali - correva il 2004 - non si candidò. Lo fece invece l’anno successivo in occasione delle regionali, raccogliendo 1250 preferenze che ne fecero il secondo escluso dal consiglio regionale. Colpa anche di una mozione congressuale che a Torino rappresenta la minoranza. Ai tempi nel partito della falce e martello c’erano cinque correnti, Rao è sempre appartenuto a quella di Fausto Bertinotti, storico leader del partito dimessosi dopo la disfatta delle ultime elezioni politiche. A Torino, però, era la mozione “Grassi” a fare la parte del leone e per Rao l’effetto fu il mancato sostegno dei circoli del capoluogo.
Per l’ex vicesindaco potrebbe essere l’occasione di rilancio, personale e del suo partito, sotto le rosse torri. L’ultima sua performance elettorale a Ivrea, infatti, non è stata delle più brillanti. Candidato Sindaco del cartello elettorale “La Sinistra l’arcobaleno”, dopo la storica rottura con il neonato Partito Democratico, Rao ha racimolato un risultato altamente al di sotto delle aspettative. Un misero 6,11 per cento che gli ha consentito comunque di entrare in consiglio comunale. Poi, a livello nazionale, la politica si è riarticolata anche nella sinistra (ormai)?extraparlamentare, con il congresso di Rifondazione e la spaccatura del partito. Da qui l’analisi, in parte autocritica, del leader della sinistra eporediese “Sinistra e Libertà - dice Rao - è un cartello elettorale di forze politiche diverse che non condividono un progetto comune. Non si collocherebbero nello stesso gruppo nemmeno a livello parlamentare. Per loro sarà lo stesso fallimento che è stato La Sinistra Arcobaleno”.
A livello provinciale, tuttavia, Rifondazione Comunista non ha ancora stabilito se rinnovare l’alleanza con Antonio Saitta (e il Pd) oppure no. “Noi e il Pd - analizza Rao - ci rivolgiamo a settori sociali diversi. Dobbiamo approfondire alcuni aspetti programmatici con il presidente uscente. Poi il partito deciderà se correre da solo o nella coalizione che finora ha sostenuto in Provincia”.
POLITICA
30 marzo 2009
"Della Pepa rinunci alla prescrizione"
Da "La Voce del Canavese" del 30 marzo 2009
Di Pietro dà la linea ai consiglieri
eporediesi dell'Italia dei Valori

IVREA - Era arrivato sotto le rosse torri perché citato come testimone dalla Procura di Ivrea nell’ambito di un “processucolo” per furto in abitazione e violazione di domicilio. Antonio Di Pietro, leader nazionale di Italia dei Valori ed ex Pm, già che c’era ha colto l’occasione per presentare il suo libro “Il rompiscatole”, scritto a quattro mani con il giornalista Gianni Barbacetto. Appuntamento nella cornice dell’Hotel La Serra, con il libraio Cossavella nei panni di cerimoniere e il giornalista Volpato  della Rai (secondo Di Pietro, scandalosamente lottizzata dai partiti) in quelli di intervistatore. Prima di recarsi alla Serra, Di Pietro ha tenuto una conferenza stampa separata, onde evitare la mescolanza di argomenti strettamente politici con la presentazione del libro. Orgoglioso assertore dell’indipendenza della stampa e del suo ruolo, dopo una panoramica sull’Italia dei Valori piemontese, s’è praticamente fatto le domande da solo su Rai, Federalismo e piano casa. Tuttavia il leader dell’Italia dei Valori ha fornito uno spunto interessantissimo per la politica eporediese. La domanda era “cosa farebbe se fosse consigliere comunale di maggioranza, con il sindaco indagato per falso ideologico nell’ambito di una maxi-inchiesta per corruzione e con il processo che galoppa verso la prescrizione?”... Inutile sottolineare che lo scenario prospettato a Di Pietro altro non è che la fotografia della situazione eporediese, dove Carlo Della Pepa risulta ancora indagato dalla Procura di Torino che lo accusa di aver falsificato alcuni test farmaceutici (durante la sua attività di ricercatore universitario), nell’ambito dell’inchiesta giudiziaria meglio nota come Farmacopoli. Il leader politico ha risposto chiaramente, confermando i princìpi ispiratori della sua forza politica. “Intanto esprimerei fiducia nel lavoro della Magistratura - ha detto, sintentico, Di Pietro -, poi chiederei al Sindaco di rinunciare alla prescrizione e di relazionare al Consiglio comunale”. Ovvio a questo punto attendersi un atto politico conseguente da parte dei rappresentanti dipietristi sotto le rosse torri. Vale a dire una mozione del capogurppo, nonché unico consigliere eletto, Enzio Pagani che impegni il Primo cittadino di Ivrea a relazionare al parlamentino e a rinunciare alla prescrizione onde evitare, giacché Della Pepa s’è sempre professato innocente ed estraneo ai fatti di cui la Procura l’accusa, di lasciare ombre circa la sua moralità.
sfoglia
giugno       

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

blog letto 1 volte

Nome: Michele
Cognome: Valentino

Età: 26

Professione: Giornalista

Giornalista preferito:
Marco Travaglio

Giornale preferito:
Non l'hanno ancora inventato

Citazione preferita:
"A noi, le notizie, più che darle in anteprima, piace commentarle!"
del mio direttore Liborio La Mattina

email:
michele.valentino@email.it

Scrivimi
Skype me


voglio scendere

passaparola
Basta! Parlamento pulito