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michelevalentino
Blog di un giornalista di provincia
POLITICA
8 luglio 2009
Furfaro vergognati!
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 8 luglio 2009
La consigliera del Pdl inneggia
al fascismo sul social network

La canzone inizia così: “Se tu dall'altipiano guardi il mare, Moretta che sei schiava fra gli schiavi, Vedrai come in un sogno tante navi E un tricolore sventolar per te...” Poi c’è il ritornello: “Faccetta nera, bell'abissina, aspetta e spera che già l'ora si avvicina!”... E qualcuno potrebbe pure, con tanto tanto coraggio, considerarla un patrimonio musicale storico allo stesso modo di come si considera certa archiettura e certa produzione letteraria. Invece c’è chi, con grande sprezzo  della decenza, considera “Faccetta nera”, il più famoso dei motivetti fascisti, l’unico vero inno italiano. E non si tratta dei soliti sfaccendati di 14 anni, testa rasata e croce celtica. Si tratta invece della consigliera comunale del Pdl Patrizia Furfaro. Almeno questo ha scritto, con tanto di foto di Benito Mussolini, sulla sua pagina personale del social network facebook, la candidata sindaco del Popolo delle Libertà. Una cioé, che se avesse vinto le elezioni, avrebbe dovuto giurare la propria fedeltà sulla Costituzione antifascista...
Ardimentosa eroina di stirpe italica, già reggitrice di truppe patriottiche, ha combattuto nella “campagna settimese” accerchiata da orde di comunisti armati fino ai denti, lottando fino allo stremo delle forze senza mai dichiarare la resa. E dopo aver fronteggiato vili bolscevichi tra cui Corgiat, Ossola, Condello, Lapertosa, Palena, Palumbo e Silvestri, l’altissimo comando di Patrizia Furfaro ha ottenuto il 15,26% dei consensi al termine dell’ardua contesa dove oltre all’arme s’è fatta valere per la sua ars retorica, dialettica, politica, strategica e filippica. E quei vigliacchi traditori del suo stesso battaglione che or vorrebberla deporre dal suo ruolo di comando ha fustigato con orgogliosa favella e verbo pronto.
Dopo aver esordito solennemente in un parlamento rosso, rivendicando con ardore la vicepresidenza del consiglio, strappatale con codardia da una congiura dei comunisti, superiori per numero ma non per tenacia e valor, Patrizia Furfaro ha deciso di lanciarsi alla conquista del mondo virtuale della rete internet, dove pure il terribile rosso abbonda in spregio ai valori di patria, famiglia e Dio. Sfidandoli tutti, con ammirevole temperamento ed infaticabile fiducia nel predicato del Duce, nelle venerdande pagine del social network facebook ha pubblicato il seguente gruppo: “Faccetta Nera, il vero inno italiano”. Anzi, acciocché il messaggio fascista fosse ben recepito dal popolo tutto della rete, ha pubblicato l’elemento per ben due-volte-due in due ore, sottraendosi financo ad intelligenti quanto astute strategie per spezzare le reni ai nemici. Nonostante la battaglia elettorale sia provvisoriamente persa, o per meglio dire non vinta, la guerra continua grazie ad un manipolo di arditi, sapientemente condotti. Mameli ora può tremare, perché il suo inno è già carta straccia per tutti i giovanotti d’onore e anche per le gentili giovanotte. Trema anche l’eversiva Costituzione, troppo lungamente osannata da una sinistra senza Dio e priva di amor proprio.
Siffatte gesta resteranno imperiture nella storia settimese, rifulgendo di splendore politico come luce eterna di virtù.
Furfaro vergogna!
1 maggio 2009
Altri insulti su facebook
Da "La Voce del Canavese" del 27 aprile 2009
Questa volta è il Pd che rimane
impigliato nel social network

IVREA - La notizia potrebbe pure finire nell’archivio delle corbellerie politiche, della goliardia e degli scontati dissapori che in un partito, specie se grande, spesso ci sono. Potrebbe ma non a Ivrea, dove un precedente incredibile ha acceso i riflettori sulle nuove, svariate forme di comunicazione e la responsabilità che deve assumersi il loro utilizzatore. Il primo dibattito di questo genere risale ormai a qualche mese fa, quando il consigliere comunale del Pdl, Massimiliano De Stefano, finì per circa due settimane alla graticola. Reo, consapevole o no, d’aver inserito sul popolare social network facebook la foto di un gabinetto sporco di cacca con la didascalia “il Sindaco di Ivrea”.
Difeso d’ufficio dai suoi colleghi di coalizione, Tommaso Gilardini e Carlo Romito in pole, l’incauto frequentatore della rete era stato additato da tutta la maggioranza eporediese come un diffamatore di basso livello. “Non ci credo alla teoria dell’errore” aveva detto il sindaco Della Pepa, vittima della didascalia di pessimo gusto. Poi in Consiglio comunale, il presidente del parlamentino s’era lanciato in un discorso moralizzatore sull’utilizzo “responsabile” della tecnologia. La discussione, anche mediatica, s’era chiusa con la censura del comportamento dell’esponente di centro destra, liquidato con “disonore” dalla quasi totalità della classe politica locale.
L’episodio odierno è analogo in tutto e per tutto, solo che è tutto interno al Partito Democratico. Facebook sempre a fare da scenografica, questa volta la pagina web incriminata è quella dell’assessore al Lavoro e - ironia della sorte - alla Comunicazione, Enrico Capirone, esponente del Pd (già segretario Ds) e pezzo grosso della Ribes, azienda informatica e dunque ragionevolmente impossibilitato ad invocare a sua discolpa (come tentò pietosamente di fare De Stefano) l’ignoranza della materia. Ebbene sulla sua “bacheca” (cioé visibile a tutti i suoi contatti, ben 178) dal 14 di aprile compare una frase poco cortese con il segretario del Partito Democratico di Ivrea.
Scrive tale Enrico (omonimo dell’assessore): “Io mi sono iscritto al PD eporediese, in quanto picio. L'avv. Rossi e la sua testa mi hanno detto che erano tutti e due molto contenti della mia iscrizione al cd. PD. Ho incontrato l'avv. Rossi e la sua testa per strada, c'eravamo solo io e lui, eravamo tutte e tre lì. In che cosa consiste la partecipazione politica, se nessuno ti fa partecipare? Grazie, a tutti, a voi e alle vostre teste. Se si contano pure i coglioni, l'avv. Rossi è uno e quattrino.”
A parte la legittima critica sulla democrazia interna del partito, appare evidente il linguaggio fuori dalle righe utilizzato nei confronti del segretario eporediese del sodalizio. Eppure la frase è rimasta sulla pagina dell’assessore, cancellata soltanto nel fine settimana. Un’episodio che, probabilmente, se non riabilita la posizione di De Stefano, attenua le certezze precedenti sulla sua responsabilità.

Capirone: "Non me ne sono accorto"
Non si è accorto di quella frase per oltre una settimana?
No, non l’ho vista. L’ho vista quando l’ho cancellata.
Eppure le è arrivata la notifica...
Non ho visto nemmeno quella, non ci ho dato importanza.
Quindi implicitamente ammette che la maggioranza ha fatto a De Stefano un processo sommario?
Lì era una cosa diversa... Poi io non ci sono mai entrato nel dibattito su De Stefano. Nel caso di De Stefano non è certo che l’abbia scritto lui. Nel mio caso è certo che non sia stato io. Una differenza resta comunque...
E’ possibile che De Stefano fosse innocente?
Non lo so.
E cosa dice invece all’autore di quella frase, anche in relazione alle critiche che fa al partito, tralasciandone le forma?
Certo, ci sono dei problemi. Magari Maurizio non l’ha invitato ad alcune riunioni e lui se l’è presa. E’ una situazione delicata quella di questo ragazzo.
POLITICA
17 febbraio 2009
Il peggior centro destra
Da "La Voce del Canavese" del 16 febbraio 2009
La premessa è che queste colonne, più di ogni altra forza politica e sociale, hanno sin qui denunciato le manchevolezze dell’Amministrazione di Ivrea, messo a nudo le questioni poco edificanti del centro sinistra eporediese, annotato l’immobilismo amministrativo della città e i silenzi colpevoli dell’opposizione di centro destra.
Ma è oggi, con il caso “De Stefano”, che si palesano le peggiori pochezze politiche di quella parte della città che alle ultime elezioni si era proposta di amministrare, sovvertendo le logiche della “città-partito” a suo dire nefaste per Ivrea. Quella parte politica, il centro destra, che gli elettori hanno mandato all’opposizione e che oggi avrebbe il compito di controllare l’operato dell’Amministrazione. Quel centro destra che non solo non controlla ma tace su tutti i maggiori scandali cittadini, probabilmente in nome di quel dialogo che ha portato la sedicente opposizione a partecipare alla lottizzazione furibonda fatta dal Sindaco Della Pepa: Pio Coda nel consorzio sociale In Rete, Paolo De Berndardi (ex consigliere di An) nel collegio dei revisori dei conti di Ivrea Parcheggi.
La ciliegina sulla torta, nella città dell’informatica, non poteva che arrivare dal social network facebook. Più precisamente dalle reazioni impacciate del centro destra locale, la solidarietà piena e totale al presunto (e probabile) diffamatore. Dalle scuse posticce del consigliere De Stefano, avvalorate come Vangelo dal Popolo delle Libertà. Dal comunicato stampa, ancora di De Stefano, che “chiagne e fotte” come Berlusconi, autodefinendosi vittima di una strumentalizzazione politica. Tutto ciò dopo aver millantato di “essere sulla strada giusta per dimostrare con elementi tecnici tutta la mia buona fede respingendo con riscontri oggettivi tutte le accuse a me rivolte”. Ora è chiaro che, prima di scrivere fesserie, De Stefano avrebbe potuto almeno consultare uno più furbo di lui. Se non addirittura l’avvocato Pio Coda, suo candidato Sindaco. Perché se l’avesse fatto, certamente Pio Coda gli avrebbe spiegato - penalmente parlando - che più che dimostrare la sua buona fede, in un caso simile, De Stefano al massimo potrebbe dimostrare che “non c’è la prova piena della sua colpa”. Ma anche in questo caso il tentativo apparirebbe politicamente patetico ai più...
Se non altro perché nel giro di due giorni, stando alle sue stesse dichiarazioni, De Stefano sembrerebbe essere passato dall’ultimo ignorante di facebook al più esperto di tutti...
Aggiungiamoci poi l’appello al “dialogo” che il consigliere del Pdl fa, criticando il sindaco per non aver voluto dialogare, come se si potesse dialogare con uno che ti da dello “stronzo”, con tanto di foto, sostenendo di non averlo fatto apposta. E aggiungiamoci pure la “berlusconata” di uno che nel comunicato - giusto a proposito di strumentalizzazioni - cita i propri figli “che potrebbero essere raggiunti da commenti di corridoio e facili giudizi”. Forse incurante che gli stessi commenti di corridoio e facili giudizi, a causa sua, potrebbero raggiungere i cari congiunti dello “stronzo per caso”.
Ma la performance peggiore di De Stefeno - e anche dei suoi “amici” di facebook che lo hanno sostenuto - è stata quelle di far notare al sindaco la solidarietà che il centro destra ai tempi gli espresse in merito alla vicenda giudiziaria che inaugurò il suo mandato politico. E non tanto perché “la solidarietà non si rinfaccia” - che pure sarebbe un buon motivo -, ma perché quella solidarietà era  fuori luogo. Anzi dell’attività politica del centro destra eporediese è stato il picco più basso. In pieno stile Berlusconi, che non aspetta altro che venga indagato uno dei tanti ladri del Partito Democratico per esprimergli solidarietà “a prescindere”. Così è successo a Ivrea: i consiglieri dei Pdl sono stati solidali a prescindere con Della Pepa perché, a detta loro, “è una persona per bene”. Senza aver capito un accidente di quello che la Procura torinese - che lo indagava per falso ideologico per non aver condotto delle sperimentazioni su alcuni farmaci - gli contestasse. E senza che il Sindaco spiegasse come sono andate le cose, visto che ai tempi si limitò a dire che “quei farmaci sono ancora in commercio”, elemento che nulla rileva rispetto agli addebiti che la giustizia gli muove.
POLITICA
16 febbraio 2009
Sindaco finisce nella cacca
Da "La Voce del Canavese" del 16 febbraio 2009
Della Pepa taggato da De Stefano
in un gabinetto sporco. E' polemica

IVREA - Forse se ne parlerà nel consiglio in programma oggi, lunedì 16 febbraio, o forse il “caso” sarà definitivamente archiviato in nel dimenticatoio della politica bassa.
Fatto sta ed è che l’episodio ha lasciato di stucco molti. Il consigliere comunale del Popolo delle Libertà Massimiliano De Stefano ha inserito su facebook, popolare social network su internet, la foto di un gabinetto sporco ed ha inserito come “tag” “il Sindaco di Ivrea”. Per i non avvezzi al web, un tag è un elemento sintattico con cui si marcano porzioni di un documento. In sostanza, trattandosi di una fotografia digitale, il tag era una vera e propria didascalia.
Immediatamente sulla notizia si è fiondato il sito di informazione eporediese “Localport”, massimo esperto dei moderni mezzi di comunicazione. Intervistato dal direttore del portale, l’autore dell’insulto telematico si è subito giustificato sostenendo che s’è trattato di un errore dovuto alla sua poca dimestichezza con il social network, teatro dell’accaduto. De Stefano ha detto di aver voluto inserire un lungo commento polemico alla foto, di non esserci riuscito visto che lo “spazio” in cui avrebbe cercato di metterlo - il tag, appunto - poteva contenere solo pochi caratteri. Cioé conteneva giusto giusto - e guarda caso - “Il Sindaco di Ivrea”. Accortosi del risultato, poi, cioé di aver pubblicato la foto di un cesso sporco di cacca che in didascalia riportava la dicitura “Il Sindaco di Ivrea”, De Stefano, a quanto sostiene, non sarebbe riuscito a rimovere né la foto, né la didascalia. Sempre a causa della sua poca dimestichezza con il social network.
Il Primo cittadino Della Pepa, anch’egli intervistato sull’accaduto, ha ribattuto di non credere alla teoria dell’errore e ha stigmatizzato l’insulto del suo avversario politico.
Per amor di verità, bisogna cercare di capire quanto stia in piedi la “teoria di errore”. E sempre per amor di verità, bisogna dire che in effetti traballa molto. In primis perché l’utilizzo del social network facebook è molto intuitivo. In secondo luogo perché quanto accaduto presuppone una lunga serie di errori e casualità, tutte simultanee.
Ma poi, evidentemente accortosi della macchinosità tecnica della sua ricostruzione, De Stefano ha cambiato versione diramando un secondo comunicato stampa. Questa volta, dopo una prima “confessione” colposa, il consigliere novello utente di facebook ha ribaltato la frittata. “Ho scoperto che possono taggare le foto anche altri utenti di facebook”. E allora chi è stato? - verrebbe da chiedere. Risposta di De Stefano: “la notifica sulle pagine di facebook viene cancellata dopo qualche giorno, quella attraverso la posta elettronica devo averla cancellata facendo pulizia.”
Poi ha annuncia una denuncia contro ignoti - che a questo punto tutti aspettano, fiduciosi, di documentare - affinché la polizia postale risalga al responsabile della “congiura”.
22 ottobre 2008
Più "amici" che voti?
Da "La Voce del Canavese" del 13 ottobre 2008
Facebook, l'ultima vetrina dei partiti
Tra i politici della nostra zona, l’ultimo che vi si è iscritto pare essere Fabrizio Bertot, l’eccentrico sindaco di Rivarolo. Per ora, però, ha zero “amici” (o contatti, se si preferisce). Dicono i maligni che stia studiando bene il funzionamento dell’ultima diavoleria di internet prima si sbilanciarsi nella tessitura di amicizie informatiche, onde evitare di riprendersi del “coglione” da Agostino Ghiglia, colonnello di An sempre pronto a rimarcare i legami “sbagliati” (cioé di sinistra) come in occasione dell’ultimo congresso provinciale quando al Primo cittadino di Rivarolo diede una strigliata plateale.
Poi c’è Alberto Avetta, assessore al Commercio di Ivrea, morgandiano doc. Anche lui contagiato dalla moda e un po’ imbranato, malgrado l’appartenenza geografica alla cosiddetta città dell’Informatica. Ha

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