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michelevalentino
Blog di un giornalista di provincia
POLITICA
17 giugno 2009
Furfaro, che gioco di prestigio
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 17 giugno 2009
La candidata del Pdl riesce a far sparire
11 punti dalle europee alle comunali

SETTIMO - Quando si dice “peggio di così non poteva andare”, in genere, si rischia di sbagliare. Se ne sono accorti la scorsa settimana quanti, nel centro destra, criticarono la scelta di candidare Beppe Pozzo alla carica di sindaco per l’allora Casa delle Libertà. Era il 2004. Così anche ora è d’obbligo non dire che “peggio non poteva andare”, ma constatare semplicemente che quello targato Patrizia Furfaro, per il centro destra, è il “peggio” finora conosciuto. Pozzo prese il 17,28 per cento, sorpassato di una manciata di voti da Marta Rabacchi, candidata della sinistra radicale. La Furfaro si è fermata appena al 15,26. Oltre due punti in meno del suo predecessore e con una lunga serie di aggravanti. Innanzitutto quella di aver avuto il “vento a favore”, cioé un partito che a tutte le competizioni elettorali sta facendo man bassa. Non è un caso se il Pdl alle europee in quel di Settimo ha ottenuto il 26,32 per cento. Vuol dire che alla Furfaro è riuscito l’incredibile gioco di prestigio di far sparire ben 11 punti percentuali. Il “gap” tra europee e comunali dell’èra Pozzo fu di cinque punti. E si badi che Pozzo, nel corso degli utlimi cinque anni, è sempre stato considerato l’esempio limite, quello sotto il quale non si poteva né doveva scendere. Com’è evidente oggi, mai dire mai. Se il risultato di Beppe Pozzo era l’imbarazzo del centro destra settimese, la Furfaro è imbarazzante al quadrato.
Dal 2004 al 2009, poi, una sola analogia: anche Pozzo fu imposto dall’alto e criticato da tanti pezzi della base, più o meno gli stessi che in questa campagna elettorale hanno criticato la scelta della Furfaro. Le similitudini, però, finiscono qui. Perché Pozzo, per lo meno, ai dibattiti parlava eccome, la politica la masticava bene e tutte le volte che s’è presentato in Consiglio comunale, per rare che fossero, ha dato filo da torcere al Sindaco. La “signora in nero”, invece, s’è accomodata un paio di volte alle tribune politiche allestite da giornali e televisioni, rispondendo a quello che sapeva e senza vergogna, quando non sapeva, ha detto semplicemente di non essere preparata sull’argomento...
Non sono preparata? Che significa “non sono preparata”? Mica era la domanda sulla letteratura russa. Quella del Milionario, con Gerry Scotti, l’aiuto da casa e il cinquanta e cinquanta.
Si parlava di politica, dell’amministrazione settimese, di Asm, di bilanci, di monnezza e sicurezza. Insomma delle cose di cui l’impreparata avrebbe dovuto occuparsi se avesse fatto il sindaco, cioé ricoprendo la carica che s’era candidata per ricoprire.
E meno male che a un certo punto, forse grazie all’aiuto del pubblico, s’è accorta che “non sono preparata” è una frase da quarta elementare. Capito ciò, tutte le volte che non era preparata, ha simulato malori. Pietosamente. Sfacciatamente. “Infattamente e qualunquemente” come direbbe Antonio Albanese che sicuramente alle elezioni di Settimo, “cazzu cazzu iu iu”, avrebbe preso di più della Furfaro.
Ed è naturale che il processo per la disfatta del centro destra, dal candidato sindaco ora salga ai responsabili provinciali del partito e a quanti - leggasi, nell’ordine, Agostino Ghiglia e Barbara Bonino - hanno spinto fortemente per la Furfaro, secondo criteri che nessuno ha mai spiegato in fondo, se non con i soliti retroscena pettegoli che talvolta accompagnano le candidature costruite e decise nelle stanze dei bottoni. E fortuna per lei che non è alta 1 e settanta per 48 chili, altrimenti chissà che penserebbero i soliti maligni, prendendo in prestito le note storielle sui metodi berlusconiani di selezione delle Ministre.
Insomma ora la richiesta da parte del Popolo delle Libertà è che i vertici provinciali del sodalizio si assumano la responsabilità della batosta e che spieghino fino in fondo perché hanno scelto proprio Patrizia Furfaro. In coda resteranno anche le considerazioni intorno ai criteri della composizione della lista del Pdl.
Chi è Donato Narciso (0 voti)? Chi sono Elisa Lepore e Mario Chiartano (2 voti)? E Ossola, Corsi, Afifi, Ciccone, Catalano, Bellati, Ciambrone, Orofino e Bagnoli? Chi li ha messi in lista? Chi ha messo in lista tutti gli altri, ché sotto Sonia Tonni, giunta sesta, non c’è stato uno sopra i 50 voti in un partito che dovrebbe essere almeno il secondo in città...
POLITICA
6 giugno 2009
Cchiù pilu pe tutti
Da "La Voce del Canavese" dell'1 giugno 2009
Finale di mandato turbolento
per Giovanni Vacchiero Salet

TAVAGNASCO - Tavagnasco, due passi dalla Valle d’Aosta e teatro di un’importante manifestazione musicale. E’ qui, a nord di Ivrea, che potrebbe consumarsi una delle sfide elettorali più agguerrite del canavese. Colpa di un finale di mandato al cardiopalma, fatto di tradimenti e scelte amministrative da far spalancare le palpebre...
Si ricandida Giovanni Battista Vacchiero Salet, sindaco uscente. Proverà ad impedirgli la vittoria Giovanni Franchino, noto ristoratore, che annovera tra le sue file anche l’omonima Lina Franchino, storico consigliere di minoranza e autentica spina nel fianco dell’Amministrazione in carica. Dietro le quinte - almeno così si vocifera - i Franchino avrebbero perfino l’appoggio di Eligio Morello, ex presidente della Comunità Montana e sindaco prima di Vacchiero. Infine assessore “pentito” della medesima Giunta Vacchiero e licenziato dal suo sindaco per aver partecipato ad una sorta di riunione carbonara nell’ufficio di Lina Franchino. Una cosa molto simile ad un incontro preparatorio della lista odierna. Un divorzio mai spiegato a sufficienza. Poi alcuni indizi, a cominciare dalle scelte sul Piano Regolatore. Un ultimo scorcio di mandato costellato da scelte discutibili. Si parte dagli ormai celeberrimi parcheggi “ad personas”, o se si preferisce “ad familias”. Previsti dall’Amministrazione giusto giusto sotto le abitazioni della figlia del sindaco e dei genitori del vice, Paolo Avignone. Una coincidenza così lampante da costringere Vacchiero Salet ad inviare una lettera interminabile, a mo’ di excusatio non petita, a tutte le famiglie di Tavagnasco “per chiarire alcuni aspetti della vita amministrativa”, come ha scritto il primo cittadino in persona.
Per non parlare della recente e chiacchieratissima decisione di acquisire un tratto di provinciale. Per dare un’allargatina qui, una là, riqualificando a destra e a manca, con un esborso di tutti ma a vantaggio di pochi...
Infine le polemiche sulla palestra, nei piani di Vacchiero Salet, già trasformata in pluriuso come la zucca di Cenerentola in carrozza. Eppure di quella “zucca” si servivano molti giovani, giocandoci a calcetto e praticando altri sport. Tutti furibondi per la perdita annunciata dell’impianto, a cominciare dal gestore del vicino bar, pronto a mitragliare a suon di petizioni la scrivania del primo cittadino.
Insomma un’amministrazione che sul fil di sirena s’è rivelata un po’ troppo vivace e creativa, inserendo una marcia che ha fatto storcere il naso a tanti abitanti del paese. Quasi convinti, fino a pochi mesi fa, che l’acuto del mandato di Vacchiero Salet, buono per fargli guadagnare un posticino nella Tava-storia, fosse giunto a metà del cammino, cioé nel 2007, in occasione di quella specie di “sagra della patata” permessa al Palatenda, con polemica annessa (da parte di Ellade Peller, vicesindaco di Nomaglio).
Madrina d’eccezione fu la lussuriosa e pluridecorata pornostar Elena Grimaldi. La manifestazione, spogliarelli e lesbo-show, si chiamava “Eurotica”, per alcuni addirittura un fiore all’occhiello della silenziosa e routinaria Tavagnasco.
Come direbbe il comico Antonio Albanese nelle vesti del politico siciliano Cetto Laqualunque: “Cchiù pilu pe tutti!”
POLITICA
14 maggio 2009
E' la "guerra dei senatori"
Da "La Voce del Canavese" del 11 maggio 2009
Alle elezioni di Baldissero tiene banco
lo scontro tra Bozzello e Besso Cordero

BALDISSERO CANAVESE - Se non un numero degno delle metropoli, comunque poco ci manca. Cinque liste a Baldissero, per poco più di 500 anime che significa un totale di nemmeno 400 elettori. Una quantità ragguardevole di candidati, tanto più se si considera il forfait dell’ultim’ora di una lista politica de “La Destra”. Praticamente un paese in guerra o quasi. Cerniera tra la Valchiusella e la Pedanea, Baldissero, malgrado le dimensioni, sarà teatro di una delle campagne elettorali più bollenti di tutto il Canavese.
C’è per esempio il “derby Damanhur”, tra la lista di Giampiero Bellisai, al secolo “Varano-Acacia”, e un fuoriuscito dalla Comunità: cioé quell’Enzo Marengo (che da Damanhur si chiamava Orbettino) più legato ad ambienti di centro destra. Poi c’è pure la lista “Baldissero Pro”, costituita con l’ossatura dell’attuale minoranza e capeggiata da Marco Ballurio. Ma la partita più interessante sta decisamente da un’altra parte, tra le due restanti liste.
Una battaglia sotterranea che contrappone due personaggi di spicco della politica non solo locale ma anche nazionale. Da una parte Livio Besso Cordero, già senatore dei Ds, baldisserese doc e candidato consigliere nella lista di Diego Nigra, “Unione Democratica”. Dall’altra “La svolta per Baldissero”, malignamente ribattezzata la “Lista della Pro Loco” per via di alcuni suoi componenti, membri organici dell’associazione turistica, che candida sindaco Giorgio Barbero, olivettiano di ferro. A spingerne fortemente la formazione - stando ai bene informati - sarebbe stato un altro ex senatore, di marca socialista. Trattasi di Eugenio Bozzello, ex sindaco di Castellamonte e acerrimo “nemico” di Livio Besso Cordero. Le loro ruggini sono nate proprio nella vicinissima Città della Ceramica e risalgono agli anni Novanta. Da lì era partito, sotto il segno del garofano, il feeling politico tra i due. Per l’esattezza Bozzello aveva “creato” Besso Cordero dal nulla, portandolo in consiglio provinciale nel 1990, candidandolo nel collegio di Castellamonte, ai tempi ritenuto sicuro. Eletto a Palazzo Cisterna, sotto la presidenza del bollenghino Luigi Sergio Ricca, altro socialista, ottenne anche la poltrona di assessore. Collegio provinciale e carica che gli furono confermati nel ‘95, sotto la Presidenza di Mercedes Bresso e sempre grazie al beneplacito di Bozzello. I due, come allievo e maestro, andavano d’amore e d’accordo. Tanto che Bozzello nel ‘96 riuscì a far candidare Besso Cordero al Senato, nel collegio di Ivrea (con i Socialisti Italiani). Il divorzio si sarebbe consumato di lì a poco, con la nascita dello Sdi, nel ‘98. Ambienti del centrosinistra canavesano affermano che Besso Cordero, osservando la riarticolazione delle forze politiche a livello nazionale, temesse che il neonato Sdi non avesse la forza sufficiente per rivendicare il posto nel collegio. Quindi decide di non aderirvi, preferendo i Ds che, in cambio, gli garantiscono la ricandidatura alla tornata successiva. Ma non basta. Al tradimento nella politica nazionale, Besso Cordero aggiunge un “colpo basso” a Castellamonte, candidandosi a Sindaco contro Bozzello, nel 1999. Ne giova Massucco, il candidato del centro destra, che prevale di poco sul socialista castellamontese. Ma è alle successive elezioni politiche - in vigore sempre il mattarellum dei collegi uninominali - che si consuma lo scontro definitivo. Bozzello rivendica per lo Sdi, candidata in pectore Laura Olivetti, il collegio di Ivrea. Ha l’accordo di tutti i colonnelli locali dell’Unione ma lo stop arriva da Roma: i big della Quercia devono pagare il “debito” con Besso Cordero, che infatti viene candidato al posto della Olivetti. Questa volta Bozzello a farsi trombare proprio non ci sta e, anziché starsene con le mani in mano, fa la campagna elettorale contro Besso Cordero. Ne giova - ironia della sorte - lo stesso Massucco di prima, questa volta candidato al Senato nel collegio di Ivrea per il centro destra.
Poi tra i due sempre il gelo. Oggi il nuovo scontro, sull’inedito campo di battaglia della piccola e ridente Baldissero. Con tanto di curiosità annesse e connesse. Non ultima quella circa il candidato sindaco di “Unione Democratica” che, malgrado il nome della lista richiami al centro sinistra, appartiene a tutt’altra parrocchia politica. Com’è noto, infatti, Diego Nigra è già stato segretario cittadino di Forza Italia (nonché consigliere comunale) a Castellamonte. Ora è passato armi e bagagli alla Lega Nord, sperando di trovare maggiori spazi politici che - per i paradossi che governano i paesini - potrebbero giungere proprio grazie all’appoggio elettorale dell’ex senatore dei Ds, avversario giurato di Bozzello (che nella “lista della Pro Loco” ha schierato pure un caro cugino).
POLITICA
10 aprile 2009
Dalle primarie esce Mirone
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 8 aprile 2009
Consultazione per la lista di Silvestri
che intanto si avvicina a Ossola...

SETTIMO - A una certa ora di lunedì, diciamo intorno alle 21.30, i giochi sembravano fatti. Non foss’altro che il “Mister X” benedetto dal Pdl, cioé Giandomenico Garnero pareva sicuro di ciò che sarebbe successo di lì a poco. Non a caso era andato fino ai Buoi Rossi, covo dell’azzurro Enzo Rignanese, a procurarsi la desistenza dei sergenti di Forza Italia. “Ma tu che ne pensi di me come candidato Sindaco?” avrebbe chiesto Mister X al consigliere di Forza Italia. Quest’ultimo avrebbe dato il suo placet condizionato. “Tra te e Scavone, io scelgo Scavone, ma tra te e Furfaro, scelgo te tutta la vita”.
Una modica bevuta per brindare all’accordo e poi via. Garnero si sarebbe lanciato deciso verso le cosiddette “primariette” della lista dei medici dove Antonio Silvestri, grande stratega del gruppo, avrebbe dovuto preparare il terreno per la semina. Ma qualcosa dev’essersi inceppato e nel segreto dell’urna è successo l’inimmaginabile. A spuntarla è stato l’ex poliziotto Antonino Mirone, un retroterra socialista e la parlantina del sindacalista in divisa. Secondo classificato, il presidente della Croce Rossa Angelo Barbati che ha lasciato in fondo (e di stucco) il famoso Mister X, Garnero. Tra gli imbarazzi generali di chi avrebbe voluto scomparire all’istante, il “popolo dei medici” ha incoronato il Mister X sbagliato, cioé un Mister Y che da qui in avanti avrà la strada in salita.
Ma il colpo di scena non è l’unico. Perché dopo il risultato delle “primariette” anche l’alleanza con il Popolo delle Libertà, cementata la scorsa settimana con un comunicato congiunto, avrebbe coinciato a scricchiolare. A tal punto che in città si rincorrono con insistenza voci di una possibile intesa tra le liste dei medici e Giovanni Ossola, ben lieto di ricevere il pacchetto elettorale confezionato da altri e con un fiocco in testa.
C’è perfino chi sostiene che alcuni candidati del gruppo di Silvestri abbiamo già cominciato a raccogliere le firme a sostegno di Giovanni Ossola. “A me non risulta - afferma, in proposito, il dottore - ma in effetti qualcuno me l’ha già detto...”
Bocche cucite anche in casa socialista. Comoglio dice di non saperne nulla, Ossola non ha manco la lingua, Arquà, proprio perché la lingua ce l’ha lunga, se mai alleanza fosse, probabilmente sarebbe l’ultimo a sapere.
Si va in stampa con l’interrogativo agghiacciante: ma con chi stanno i medici?
Il tutto tra gli imbarazzi del Popolo delle Libertà, stavolta inclusi i colonnelli provinciali, incapaci di dare un seguito anche di cinque righe di comunicato al proclama dell’alleanza con Silvestri diramato in pompa magna soltanto sette giorni fa.
La prossima settimana, con ogni probabilità, il verdetto: o il Pdl accetta Mirone, con buona pace di Garnero, Scavone e Patrizia Furfaro, oppure la lista dei medici potrebbe accasarsi altrove.
POLITICA
27 marzo 2009
Un imbarazzo democratico
Da "La Voce del Canavese" del 23 marzo 2009
Pd diviso alle comunali,
questione di numeri?

STRAMBINO - Tra un dibattito sulla crisi e l’altro, prima o poi il Partito Democratico canavesano dovrà anche trovare il tempo per farne uno sul “caso Strambino”, sempre che il tema, per i rappresentanti locali del partito di Franceschini, non sia più imbarazzante del testamento biologico.
Con il naufragio definitivo delle trattative con la Vogliano, infatti, si consacra in paese un caso forse unico nel panorama nazionale: il Partito Democratico, alla vigilia delle elezioni comunali, è spaccato in due fronti. “Siamo un paese, ci son le liste civiche” minimizzeranno i vertici del partito e della lista che sosterrà il Beiletti-bis alle comunali. In realtà lo scenario strambinese è il paradigma di un nuovo soggetto politico, già sgangherato dalla nascita, e che in tutte le tornate elettorali ha sempre perso consensi. Ex Diesse da una parte, quella del sindaco uscente appunto, ed ex Margherita dall’altra. Con Ciochetto, per la precisione. Sostenuto da Ervana Vogliano, leader dell’attuale minoranza e dagli altri democratici di orientamento centrista. Tutta colpa (o merito) di una trattativa politica, tra la delegazione del Pd e quella dei “garettiani”, condotta a colpi di numeri.
Tre a me e due a voi, il 25% sul 70, meno l’addizionale Irpef degli aspiranti consiglieri, e l’assessore all’urbanistica al netto delle cubature della prossima variante al Prgc. Come dire il nulla fatto politica, che con il programma da presentare agli strambinesi c’entra come i cavoli a merenda. Il tutto malgrado i ripetuti proclami, dal segretario del Pd Alessio Cutrì al vicesindaco moderato Matteo Garetto passando per la stessa Ervana Vogliano, al grido “si parli di contenuti e non di numeri”. Detto, non fatto. E fu così che l’anomalia strambinese restò tale e quale a come era prima. Per giunta in concomitanza con le elezioni provinciali, che significa la parodia di due schieramenti contrapposti a livello comunale chiamati a spingere per Saitta e per il Pd. Ne sarà felice, si fa per dire, il candidato democratico del collegio, Alberto Avetta, assessore al commercio di Ivrea. Inutile nasconderlo: da questa situazione imbarazzante si dovranno trarre le conseguenze del caso. Dalle espulsioni di quanti non hanno “seguito la linea”, alle dimissioni di chi non è stato in grado di reggere il timone, leggasi il giovane e volenteroso segretario. Tutto eventualmente, s’intende...
POLITICA
25 marzo 2009
Trasferimento... "dei valori"
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 25 marzo 2009
Palumbo ottiene la mobilità
Così sarebbe incandidabile

SETTIMO - Attesissima inaugurazione domenica 29 marzo. Dalle 11 alle 13 - seguirà buffet - apre al pubblico la sede del circolo settimese di Italia dei Valori, in via Mazzini 15/D.
Sul manifesto che presenta l’evento sono elencati alcuni dei princìpi che ispirano il sodalizio. “Ci attendiamo - si legge - la presenza di tanti semplici ed onesti cittadini, che condividono i nostri ideali e i nostri valori, che vogliono una politica più pulita e più trasperente (...) senza interessi di casta e clientelismi, per un paese più civile e democratico...”
Dopodiché, fiero assertore del dipietrismo, il presidente del circolo, Angelo Palumbo, proverà a dire due parole sul conflitto d’interesse. Sul conflitto d’interesse altrui, s’intende.
Perché se dovesse parlare del suo, appunto, sarebbe in conflitto d’interesse. E magari costretto a spiegare com’è riuscito, in appena dieci giorni, cioé dalla sua richiesta alla risposta positiva del Comune, ad ottenere la mobilità dal Comune di Settimo (dove lavora come dipendente, nel settore protezione civile) alla Regione Piemonte. E’ tutto nero su bianco sulla delibera di Giunta del 17 marzo, passata all’unanimità e votata da tutti i suoi colleghi di coalizione senza il benché minimo imbarazzo. Da una parte Palumbo è dipendente comunale che chiede al datore di lavoro di esser trasferito, dall’altra sempre la stessa persona è un leader politico che in questa veste fiancheggia il suo datore di lavoro (cioé il Comune che probabilmente si candiderà ad amministrare). Un elettore dipietrista, sempre sensibile su questi temi, potrebbe pensare che il Partito Democratico, forza politica che governa saldamente la città, con questa mossa possa guadagnarsi la fedeltà incondizionata di Angelo Palumbo e limitare l’indipendenza dell’Italia dei Valori. Anche perché, sebbene per Palumbo non si tratti di una promozione, è sicuro che col passaggio da Comune a Regione, anche a parità di qualifica, il dipendente pubblico dei valori andrà a guadagnare qualcosina di più. Tutto ciò a proposito di interessi di casta e clientelismi.
C’è da dire che Palumbo, da dipendente del Comune di Settimo, non potrebbe candidarsi per amministrarlo. Difficile stabilire se quest’elemento sia una buona ragione per chiedere la mobilità e, da parte della Giunta, per concederla.
Di sicuro il “valzer dei trasferimenti” presso il Comune di Settimo non è cosa inedita. Com’è noto, lo stesso passaggio (dal Comune alla Regione) toccò anche al dirigente Franco Ferraresi, marito di Paola Richetta, attivissima presidentessa del comitato pro-Ossola.
Tornando a Palumbo, il curioso episodio s’aggiunge ad un lungo elenco di retropensieri circa la sua indipendenza dal Partito Democratico. Del resto nella conferenza stampa in cui venne a presentare il neo costituito circolo dipietrista, per una singolare distrazione, Palumbo si dimenticò di informare i concittadini della sua decennale militanza partita dal Pci, proseguita nel Pds, poi nei Ds e perfino nel Pd. Basti  pensare che, soltanto di recente, il buon Palumbo è stato cancellato materialmente dal coordinamento del Partito Democratico in cui era stato eletto. Autore dello sbianchettamento - dicono gli ambienti democratici - sarebbe il consigliere comunale Dino Sportiello, vecchio lupo di mare della politica ex comunista che, alla vista del nome del leader del partito alleato inserito tra gli stati maggiori del Pd settimese, avrebbe esclamato: “Cavolo, ci siam dimenticati di toglierlo!”
Insomma il dubbio continua a esser forte: non è che Palumbo è il commissario del Pd all’interno del sodalizio dipietrista e il Pd cerca di sdebitarsi?
POLITICA
21 marzo 2009
Incidente con il "Welfare"
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 18 marzo 2009
Silvestri parcheggia l'auto in un posto
per disabili, al ritorno trova un biglietto

SETTIMO - Lunedì è stata parcheggiata per due o tre ore nel posto riservato ai disabili, giusto davanti alla stazione. Una lussuosissima Volkswagen Phaeton, color grigio metallizzato. Motore 3.0 V6 TDI 4motion Tiptronic. 280 cavalli di potenza. ACC (Adaptive Cruise Control), Front Assist, Side Assist, Fari Bi-Xeno, tutto di serie. Computer di bordo, cerchi in lega, interni in pelle. Vostra a partire dalla miseria di 70 mila euro.
Ebbene il gioiellino della casa tedesca se n’è stato tranquillamente posteggiato indebitamente tra le linee gialle che delimitano l’unico posto abibito ai portatori di handicap. Tanto che uno di loro, arrabbiato per l’episodio di scarso senso civico, ha deciso di scrivere un messaggio su un foglietto e sistemarlo sul parabrezza dell’ammiraglia in modo che il proprietario, tornando a prendersi il bolide full-optional, trovasse, impigliata tra i tergicristalli, la lezioncina di educazione civica. E in effetti, tornato dal giretto delle sue commissioni, il proprietario ha trovato il messaggio in bella mostra, non riuscendo a credere ai suoi occhi. Si tratta di Antonio Silvestri, stimatissimo medico di famiglia con studio in viale Piave, recentemente impegnatosi in politica e attivissimo promotore della “lista città di Settimo”, una forza autonoma che correrà contro Corgiat alle prossime amministrative. Parola d’ordine del gruppo, che annovera anche altri medici, è “welfare”, il termine inglese con cui vengono designate le politiche sociali. Insomma, in una gaffe peggiore il dottor Silvestri non poteva incappare. La ricostruzione dell’incredibile svarione è presto fatta. Lunedì Silvestri ha parcheggiato in fretta e furia. Era circa mezzogiorno, ora a cui era convocata una conferenza stampa nella sede della sua lista, in via Roma 20/A. Dopo la conferenza, insieme agli altri relatori, è andato a pranzo in uno dei locali della zona e solo al suo ritorno ha notato, grazie al “pro memoria” del premuroso concittadino, di aver parcheggiato la macchina in modo decisamente censurabile. Ecco il biglietto, inequivocabile, ritrovato dal medico: “Caro dottore Silvestri (e forse Sindaco, speriamo di no), la prossima volta che trovo la sua bella macchina nel parcheggio disabili a lei non adibito è certo che dovrà andarsela a ritirare attraverso i vigili. Dovrebbe essere lei, in quanto dottore, a dare l’esempio”. Il tutto con tanto di data: Settimo 16-3-2009.
Per amor di verità è stato lo stesso Silvestri a volersi “costituire”, cioé a raccontare l’episodio, cogliendo l’occasione per scusarsi con il concittadino ha cui ha fregato il posto. “Chiedo scusa se ho creato disagio - commenta il parcheggiatore incauto - Non mi è mai successo in 25 anni. Sono veramente dispiaciuto. Ho sbagliato due volte, come cittadino e come medico. Non ho visto il cartello, ma dovevo prestare attenzione”.
Perdonato?
POLITICA
20 febbraio 2009
Corgiat-Verdi: si può fare?
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 18 febbraio 2009
"Bisonte" travolge Casieri e Liuni
un "film" già visto nel 2004...

SETTIMO - Questa volta siamo davvero al giallo politico: Corgiat sostiene che incontrerà ancora i Verdi e “finalmente si discuterà di programma”, i Verdi settimesi asseriscono che l’incontro non si farà e che loro sono praticamente già con Ossola. Il problema è che, dai rispettivi punti vista, tutti e due hanno ragione. E la cosa nemmeno stupisce, visto che nel 2004 le cose andarono più o meno così...
E’ così che finisce in archivio, almeno per ora, l’incontro tra il Partito Democratico e i Verdi, organizzato dai livelli provinciali dei due sodalizi e “tollerato” dai rappresentanti locali del partito ambientalista.
Presenti Aldo Corgiat, Massimo Pace e Sergio Bisacca per il Pd. Per i Verdi i “soliti” Matteo Luini e Mario Casieri, accompagnati da un nugolo di iscritti e da due dei quattro commisari regionali del partito. Vale a dire da Vincenzo Galati, capogruppo provinciale dei Verdi, e da Antonio Nigro, Sindaco di Vidracco, paesello della Valchiusella, amministrato dalla comunità Damanhur. Per chi non conoscesse l’argomento, si tratta di un gruppo, una sorta di religione, molto legato alla natura e che suole assumere soprannomi di animali e piante. Quello di Nigro, per la precisione, è Bisonte (Quercia invece il nome vegetale)
La situazione è chiara: ai vertici del partito non dispiacerebbe affatto “approfondire” le questioni programmatiche con Corgiat e il Pd, mentre i Verdi settimesi non ne vogliono sapere. Lo dicono chiaro e tondo Casieri e Liuni: “Cosa succederà, a questo punto non lo sappiamo...
Per noi s’è trattato giusto di una riunione di cortesia. Oltretutto voluta dal capogruppo dei Verdi in Provincia e concordata ad alti livelli. Non c’è stato nessun imbarazzo per noi a confermare nella riunione le linee politiche già ribadite in tutte le sedi possibili. Il Pd ci ha detto di essere disponibile a suggerimenti sul suo programma, che - dice lui - è ancora aperto a contributi di chiccessia. L’alleanza con Corgiat è impossibile perché nella premessa del programma c’è continuità di scelte che noi abbiamo sempre avversate perché secondo noi non sono nell’interesse dei cittadini, ne per il rispetto dell’ambiente. Questa politica non ci appasiona. Noi non possiamo sconfessare le nostre posizioni assunte. Anche sulla politica ambientale.”
Quel che succederà ora, in verità, non lo sanno neppure Casieri e Liuni. Di sicuro si sa che i due hanno scritto una lettera ai vertici regionali del partito, per ribadire la posizione anti-Corgiat (e pro-Ossola) assunta a Settimo. E presto invieranno il documento anche al segretario nazionale dei Verdi, Grazia Francescato.
Ciò nonostante, confessano: “Noi non siamo certi di nulla. Ma lo statuto dei Verdi dice che i circoli sono autonomi sulle scelte territoriali quanto alle alleanze. Non vorremmo che fosse il secondo tempo dello stesso film già visto nel 2004. Per i Verdi di Settimo, la storia finisce qui. I cittadini ci stanno chiedendo cosa succede. Crediamo che Corgiat forse abbia perso la sicurezza della sua autosufficienza. Ora vuole il bollino verde al suo programma. Fintanto che ci saremo noi, nel rispetto dello statuto, la linea non cambia. Il bollino verde a Corgiat non glielo diamo. Abbiamo avuto mandato dal circolo di continuare la discussione programmatica con Ossola e la nascitura coalzione, ormai quasi terminata. Per quello che ci riguarda non faremo nessun altro incontro con Corgiat. Ci è bastato quello. L’impressione che abbiamo avuto è che il Pd si muova più per rompere le alleanze altrui che per allargare la propria...”
POLITICA
19 febbraio 2009
Un finanziere in lista con Daniel
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 18 febbraio 2009
Eppure cinque anni fa le Fiamme Gialle
lo pedinarono e intercettarono...

SETTIMO - “Nella mia lista ci sarà un finanziere”... L’annuncio è dell’assessore ai trasporti Nino Daniel. L’ha detto a margine di una conferenza stampa e non certo ignaro dello sbigottimento che la notizia avrebbe provocato nell’opinione pubblica. Non foss’altro che dell’attenzione che i media hanno dedicato, in passato, ai suoi rapporti con le Fiamme Gialle, Daniel s’è sempre lamentato con foga. Ora è diverso e l’ex socialista (da poco transitato nei “socialisti per Settimo”), il “suo” finanziere, lo sbandiera con un pizzico d’orgoglio e con il ghigno di chi già sa che questa presenza, nella sua lista, servirà anche a quanti - e sono tanti - vorranno esercitare il proprio senso dell’ironia. E magari domandarsi come i due si siano conosciuti, immaginandosi scene cinematografiche dove il killer s’innamora della sua vittima, ilgatto del topo che ha rincorso, un Montecchi di una Capuleti. E se il romanticismo in politica non è concesso, è quasi d’obbligo un po’ storia. Solo che questa, di storia, non comincia con “c’era una volta” e non finisce con “vissero tutti felici e contenti”. Anzi, per la verità, con “felice e contento” è finita comunque. Più precisamente con “felice e incensurato”. Dove il soggetto, appunto, è Nino Daniel e dove il motivo della felicità è l’assoluzione. Quando si dice “basta la parola”...
Era il 2004 quando Nino Daniel, già assessore in pectore, veniva intercettato, pedinato e fotografato dalla Fiamme Gialle torinesi che indagavano su un giro di corruzione tra politici e imprenditori, in merito ad alcuni appalti pubblici. I finanzieri arrivarono persino a immortalarlo mentre riceveveva una bustarella dal nipote dell’imprenditore cuneese Massano che, secondo la Procura torinese, voleva garantirsi i suoi favori per un appalto di Asm a Grugliasco e che in effetti ottenne. D’altro canto, però - almeno così emerse dalle indagini -, la multiutility settimese aveva fatto le cose come si deve, cioé secondo la legge. “Allora Daniel ha fregato Massano” concluse la Procura, che lo indagò e rinviò a giudizio per millantato credito, benché il facoltoso imprenditore cuneese non si lamentasse affatto. Nessuna fregatura. Infatti Daniel, come detto, fu assolto. E la bustarella? Nulla di penalmente rilevante a detta dei tre giudici che s’occuparono del fascicolo, “solo” malcostume di politica e imprenditoria, con i secondi che ungono i primi, un po’ a pioggia, “che non si sa mai”... Tutto a posto, quindi. Almeno per quanti credono che la sentenza, la parola “assolto” o “condannato”, riassuma tutto, dalla politica alla morale. Ma tant’è: ora la storia è un’altra. Daniel ha un finanziere in lista, che non è esattamente come fare la pace, ammesso che di litigio si sia trattato. E’ giusto una coincidenza, una di quelle che fanno notizia. Sempre che... Diciamola tutta: i rappresentanti delle forze armate, prima di candidarsi, devono chiedere il permesso ai propri superiori. Chiunque sia l’aspirante candidato: auguroni!
POLITICA
18 febbraio 2009
Ossola: "Non vado col Pdl"
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 18 febbraio 2009
Il centro destra vorrebbe l'ex Sindaco
L'accordo passerebbe da Borgaro...

SETTIMO - I ragionamenti politici non fanno una grinza. Ché se l’Udc va col Pd è lecito domandarsi perché i socialisti non possano andare con il Pdl, in una riarticolazione della scacchiera politica, praticamente fatta a specchio. Di sicuro c’è che se i socialisti sono in estinzione la colpa è del Pd. E dato che il bipolarismo è ormai un processo irreversibile, se non è zuppa è Pdl. Ci sarebbe poi da fare un ragionamento più complessivo sulle alleanze per le elezioni amministrative. Visto che ormai da tempo, alle comunali, vige la regola del “liberi tutti”, è normale pensare che Ossola e i socialisti liberi ci si sentano davvero. E allora dove sta il problema?
In teoria da nessuna parte, salvo che nelle dichiarazioni del diretto interessato. “Non sono io il candidato del centro destra, sono tutte chiacchiere da bar” dice Ossola, affatto sorpreso che qualcuno gli ponga la domanda. E la stessa domanda è quella che gli pongono in molti da quando Caterina Ferrero ha dichiarato che “non c’è nessuna preclusione sul suo nome”. Una frase che di per sé non significa nulla, ma detta nei confronti di un esponente dello schieramento opposto suona come una dichiarazione d’amore da manuale. Ed è su questo presupposto che si esercitano, si scervellano e fantasticano i “dottori della politica locale”. Aggiungendoci pure qualche dettaglio non di poco conto. Come quello che passa dalla vicinissima Borgaro Torinese dove - stando ai bene informati - si sarebbe aperto un dialogo grande come una casa tra socialisti e Pdl, perché i secondi appoggino il candidato socialista Roberto Gravina, al momento l’anti-Barrea ufficiale, da quando il Sindaco di Borgaro s’è rappacificato col suo predecessore ed ex senatore Giuseppe Vallone. Nel paniere degli accordi tra Ossola e i vertici azzurri - secondo il Popolo delle parole in Libertà - potrebbe rientrarci pure un’intesa in quel di Settimo, quantomeno all’eventuale secondo turno. E anzi, questo pezzo, il patto blindato per il ballottaggio, a detta di molti ci sarebbe già.
Dalla vicina Borgaro, d’altro canto, i socialisti vedono con entusiasmo la possibile alleanza strategica e ricordano che “a Orbassano c’è un sindaco del Pdl appoggiato dai socialisti”. Insomma, un laboratorio esportabile.
Per stringere: Ossola candidato sindaco di una vasta coalizione sarebbe ben visto da Caterina Ferrero, Piero Gambarino ed Enzo Ghigo, accettato da Agostino Ghiglia, numero uno provinciale di An che però avrebbe già preso un mezzo impegno con Patrizia Furfaro, perché sia lei la candidata sindaco spinta dall’ex partito di Fini.
“Non posso che ripetere quello che ho già detto in passato - chiosa Ossola -. Gradisco l’apprezzamento di queste forze politiche ma la mia scelta di campo è quella che ho fatto. E’ impossibile che io vada col centro destra. Che il centro destra venga con me non lo credo molto probabile: la coalizione che abbiamo messo insieme non ci azzecchi tanto. E’ fantapolitica. Nei Comuni dove ci sono le liste dei partiti è difficile pensare uno scenario simile...
Se si prospettasse l’ipotesi di avere una lista civica, non etichettata politicamente, le cose cambierebbero un po’. Io col Pdl, o viceversa, mi sembrerebbe così contraddittorio che non esiste come possibilità.”
E allora? Allora riesco spuntare Giuseppe Palena, ormai ex assessore, che smentisce pure lui da quando è successo quel che è successo, leggasi l’intervista rilasciata al La Stampa e poi smentita. Sul suo nome convergerebbe comunque il trio azzurro di cui sopra e perfino la cosiddetta “lista dei medici”, cioé quella di Silvestri che, infatti, sull’amico Pino non lesina lodi...
Ossola o Palena per il centro destra? Tutte chiacchiere da bar. Come quando si parlava di Ossola che sfida Corgiat...
POLITICA
4 febbraio 2009
Palena ci ripensa
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 4 febbraio 2009
E' stato l'anti Corgiat per una settimana
I retroscena di un vero giallo di "mercato"

SETTIMO - Cena da Cubico: Pace, Corgiat e Palena. Seduti ad un tavolino del noto ristorante chic in via Teologo Antonino. Mangiano leccornie di cucina creativa e intanto si confrontano. Se così si può dire. In verità c’è Palena che vomita in faccia a Pace tutto il sangue amaro che s’è fatto in questi anni, Corgiat che ascolta e studia. Lascia passare la tempesta e parte in contropiede.
“Ma perché te ne vai?”, “Perché mi son rotto di questo partito!”, “Che t’abbiamo fatto?”, “Non mi valorizzate!”, “Ma fai l’assessore!”, “Voglio di più”, “E che vorresti?”, “Voglio la luna”, “Ma non è una nomina che spetta al Sindaco di Settimo”, “Allora qualcos’altro, un superassessorato!”, “Si può fare!”, “Anzi no. La Fondazione!”, “Si può fare!”, “L’ospedale?”, “Non si può fare”, “Allora la Fondazione va bene”, “E sia! Resti con noi?”, “Ci penso…”

Il consiglio
E di questa conversazione, avvenuta nel corso di una cena di mercoledì sera (era programmata per martedì ma è stata posticipata) i contenuti erano ormai noti a tutto il parlamentino settimese, riunitosi giovedì pomeriggio. La presenza di Palena, o la sua assenza, sarebbe stato il segnale convenzionale da tutti decodificabile: “presente” uguale “con Corgiat”, “assente” uguale “con il centro destra”… Alle 17 di Palena, l’assessore-pediatra, manco l’ombra, mentre già in sala consiliare circolavano le prime voci. I termini erano quelli tipici del calcio mercato, le metafore dello stesso segno. Chi gli dava del Kakà, e chi addirittura rispolverava la similitudine tra Corgiat e Berlusconi. Palena s’è venduto, mormoravano i corridoi. E poi giù a sparare cifre a caso, sottintendendo l’indennità di carica della direzione della Fondazione: 50mila, 70mila, 80mila… I consiglieri del Pdl intanto provavano a chiamarlo a intervalli di mezz’ora. Palena non si vedeva ma poi s’è fatto vivo. In quella sala consiliare ci è entrato un po’ da candidato sindaco del centro destra e un po’ da assessore “pentito”. Tutti a chiedergli “E allora?”. E lui muto come un pesce. Non una parola di smentita circa l’indiscrezione giornalistica trapelata su queste colonne, anzi confermata come fosse Vangelo.

Tutti a cena
Finito il consiglio “lampo”, i politici sono andati a rifocillarsi. Al Re Artù Corgiat e il Pd, dove c’erano pure i socialisti e un pezzo di “no-inc”. Il centro destra invece ha scelto la tana del Rigna, cioè i “due buoi rossi”, proprio di rimpetto al Palazzo Municipale. Là, stava pure il dottor Antonio Silvestri, divenuto statista dalla sera alla mattina, fra i principali registi dell’operazione “Mister P” (cioè Palena). In entrambi i locali regnava l’ottimismo più totale. Il Partito Democratico era certo di avere ricucito, la parte forzista del Pdl era rimasta ai patti più risalenti. Ma alla vineria, il salottino della politica seguitava ad utilizzare il gergo calcistico.
Perché il divorzio si evitasse c’era solo un problema: Palena aveva trascorso tutto il mercoledì e il giovedì a ricevere pacche sulle spalle da quanti lo avrebbero voluto come Anti-Corgiat, annuendo in risposta e probabilmente proponendo qualche brindisi. C’era in calendario perfino un incontro con i “no-inc” che per Palena leader di centro destra, probabilmente, sarebbero anche stati disposti a turarsi il naso.

La virata
Convinto sfidante di Corgiat o figliol prodigo che fosse, Palena non aveva nessuna intenzione di passare per mercenario o per merce. “Ma che comprato?” rispondeva ai tanti che gli chiedevano conto circa le voci della “trattativa politica”. “Palena non è in vendita!”. E poi ribadiva di essere pronto a saltare il fosso. Ora o mai più. I forzisti erano certi di averlo, Corgiat perdeva via via le speranze. Addirittura, stando a voci attendibili provenienti da entrambe le sponde, c’era già un’ipotesi di accordo con Ossola per l’eventuale secondo turno. Poi un fine settimana nero, l’intervista rilasciata al quotidiano “La Stampa” che titola “Ribaltone”, la smentita - che Corgiat, Palena, e l’addetto stampa Dario Netto, come una voce sola, giurano sarà pubblicata oggi sul quotidiano torinese - e infine la virata incredibile: Palena ci ripensa. “Non sono io il candidato Sindaco del centro destra”. E snocciola una, due, tre, diecimila ragioni, buone più che altro a far venire un mal di testa a tutti quanti. Cosa sia successo davvero non ci è dato saperlo. Colpa di un’intervista? Colpa di una sacca di dissenso che si era creata nel circolo locale di An? Colpa di un gioco politico ancora troppo grande per chi s’è occupato sempre di bambini e di un assessorato di cartone…
POLITICA
3 febbraio 2009
Deluca story
Da "La Voce del Canavese" del 2 febbraio 2009
I Moderati stanno con Pastore
BRANDIZZO - Giuseppe Deluca appoggerà il Sindaco Pastore. Più che una notizia, una conferma ma il consigliere comunale dei Moderati ha voluto convocare una conferenza stampa per annunciarlo...
I manifesti elettorali son già pronti e fanno seguito agli altri, già affissi nei mesi scorsi, in cui campeggiava il faccione rassicurante del consigliere. Anche questi, come gli ultimi, non hanno il simbolo dei “Moderati”, il partito a cui ha aderito nel 2007 ma che, a quanto pare, Deluca non intende pubblicizzare.
Il tutto a corollario di un percorso politico che non s’è mai capito fino in fondo e che Deluca ha sempre spiegato a malapena con quegli aggettivi del politichese spicciolo, che finiscono tutti i “ivo”: “collaborativo”, “propositivo”, “fattivo”. E che i suoi detrattori riassumerebbero con “lascivo”, giusto per restare alle parentele linguistiche...
Fatto sta ed è che Beppe Deluca, ex vivaista e oggi delegato alla cura dei giardinetti, nel parlamentino brandizzese siede già da un decennio, malgrado sulle spalle abbia appena 32 primavere. Sempre candidato sindaco, sempre spedito in minoranza dagli elettori. Il “capolavoro” dell’inciucio lo iniziò già nel 2004 quando, con qualche capello in più di oggi (il che lo accomuna decisamente a Berlusconi), decise di sfidare Pastore a capo della lista “Insieme per Brandizzo”. Prese giusto il quorum per fare un consigliere, cioé se stesso. Al primo consiglio comunale s’accomodò tra i consiglieri di maggioranza. E del resto, come scrive Deluca sul comunicato stampa, “fin dall’insiediamento di questa amministrazione vi è stata condivisione delle linee programmatiche ed amministrative”... Che sarebbe una proposizione normalissima, detta da uno che il giorno prima non si era presentato ai cittadini con un programma “diverso”. Ché se i suoi elettori avessero voluto votare il programma di Pastore (da subito “condiviso” da Deluca) non avrebbero votato Deluca e lui non sarebbe nemmeno in Consiglio. Ma vuoi mettere l’ebbrezza di votare un ovetto kinder, il sapore della sorpresa, l’eccitante trepidazione di sapere solo all’ultimo dove andrà a sedersi?
E per quanto bizzarro, il percorso di avvicinamento politico tra Deluca e Pastore ha soddisfatto entrambi ed ora, essendosi trovati conviventi per caso, si accingono a pronunciare il fatidico “sì” per la prossima tornata elettorale. I Moderati sosterranno il Sindaco uscente. E per intanto Deluca sarà in lista, benché a dirlo finora sia stato lui medesimo. Ma le trattative in corso aprono anche l’ipotesi di inserire qualche altro Moderato nella rosa che si presenterà agli elettori sostenendo Pastore. Certo, molto dipenderà dai confini della coalizione: più partiti aderiranno e meno spazi ci saranno. Allo stato Pastore in mano ha appena un tris: Pd, Rifondazione e Moderati, per l’appunto. Visto che la “carta” Italia dei Valori recentemente s’è cambiata da sola, uscendo dalla maggioranza. E visto che Pastore, dei Comunisti Italiani, leggasi Maugeri, proprio non vuol saperne.
In realtà uno sviluppo sostanziale c’è: per la prima volta Giuseppe Deluca si confronterà con le preferenze, senza nessuno che le raccatti per conto suo.
POLITICA
28 gennaio 2009
E' Palena l'anti-Corgiat
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 28 gennaio 2009
L'assessore alla Sanità sarà il
candidato sindaco di centro destra

SETTIMO - Clamoroso è dire poco. Sarà l’assessore Giuseppe Palena l’anti-Corgiat, cioé il candidato del centro destra alle elezioni amministrative di giugno.
Il divorzio definitivo, stando ai bene informati, si starebbe consumando nelle ore in cui il giornale è in stampa, in uno dei ristoranti settimesi, tra un filetto e un Barbera, com’è ormai tradizione che si definiscano le faccende politiche della città della penna. Aldo Corgiat (per lui acqua minerale, perché non beve il rosso) e Massimo Pace gli altri due commensali. Del resto la rottura era nell’aria, non solo per la spregiudicata campagna acquisti del dottor Silvestri, il nuovo dinamitardo della politica locale, ma anche per un dialogo che scricchiola da troppo tempo.
Repubblicano della prima ora e pediatra, Giuseppe Palena aveva scelto i Diesse dopo la fine della Prima Repubblica, passando attraverso tutte le mutazioni del partito ex comunista fino all’attuale, nuovo abito “democratico”.
Una casa in cui  Palena non s’è mai trovato perfettamente a suo agio, tanto da costituire una sorta di correntina interna assieme ad altri transfughi, come l’ex leghista Lazzaro. Soltanto di recente aveva avuto diversi screzi, più o meno pubblici, con alcuni esponenti del suo partito: l’ultimo in ordine di tempo, quello con la collega di Giunta Mirella Cristiano, assessore al lavoro a cui Palena aveva “dirottato” un disoccupato. Ma prima ancora c’era stato un brutto incidente diplomatico proprio sul più bello, quando Palena cioé s’aspettava l’orgasmo politico di un assessore che s’è occupato per cinque anni di sanità. Occasione l’inaugurazione del presidio ospedaliero di area Bordina...
C’erano i pezzi grossi della politica piemontese, Bresso inclusa, e le parole dei veterani cittadini, a partire da quel democristiano di Silverio Benedetto da tutti proclamato il “padre putativo” dell’Hopital. Tutto bene fino al taglio del nastro, quando i “nostri”, Corgiat, Benedetto e compagnia cantando, han pensato bene di tagliarlo senza accorgersi dell’assenza di Palena, attardatosi in una delle stanze della struttura a fare da Cicerone, non s’è mai saputo a chi. Il putiferio. Non l’avessero mai fatto. Chi ha assistito ai litigi racconta una serie interminabile di “bip” al posto di altrettante parole consigliabili soltanto ad un pubblico adulto... D’accordo, in fondo, Palena c’ha rimesso appena tre centimetri quadrati di visibilità mediatica, per qualcuno non sono nulla, per lui probabilmente sì, visto che sui giornali, in quattro anni, c’è finito praticamente sempre e solo per beccarsi l’etichetta di “Paperon de Paperoni”, sempre primo, fra tutti i politici, nella lista dei redditi.
E covando questi rancori, rimuginando sul “chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto”, evidentemente sentendosi in credito, Palena ha deciso. Secondo i maligni e in questi casi, come si sa, abbondano, la goccia che ha fatto traboccare il vaso riguarda le trattative per la prossima tornata elettorale e gli accordi sfumati: per farla breve, Palena avrebbe voluto la presidenza della società che gestisce il presidio, Corgiat gliel’avrebbe negata.
La cena di ieri sera, il cui esito non è noto, sarebbe servita proprio a Corgiat e Pace, per cercare di convincere l’assessore a tornare sui suoi passi, con un’ultima offerta “che non si può rifiutare”. Troppo tardi probabilmente, visto che, fiutato lo scontento, quelli del centro destra si sarebbero già fatti avanti. Chi sostiene attraverso Enzo Rignanese, chi è certo che il reclutatore ufficiale sia Antonio Silvestri, chi ancora parla di una duplice regìa. Chiunque sia stato il tramite, tuttavia, è sicuro che Palena ha già preso accordi con Caterina Ferrero e Piero Gambarino, le due massime autorità di Forza Italia in Provincia di Torino. Il suo nome, del resto, metterebbe tutti d’accordo o quasi. Ricapitolando: Silvestri cercava un medico moderato, possibilmente che potesse sottrarre consensi al centro sinistra, Rignanese pretende che il candidato “non sia calato dall’alto” ma espressione della città, a Corica (esponente di An) basta che non sia uno dei tanti generali senza truppe che “tutti insieme non fanno i suoi voti”. Un’identikit più preciso, insomma, non si poteva tracciare. Certo, avesse accettato Silverio Benedetto, a cui pure l’avevano proposto, sarebbe stato un “colpo di mercato” di caratura ancora maggiore. “Ma Palena a parametro zero, buttalo via!” devono aver pensato a Torino i vertici del Popolo delle Libertà, quando da Settimo hanno rappresentato loro la ghiotta occasione.
Così si chiude il totosindaco. Presto, salvo clamorose sorprese, Palena rassegnerà le dimissioni dalla Giunta. Conseguenza logica e forse liberatoria di un calvario politico decennale.
POLITICA
17 novembre 2008
Il "compromesso storico"
Da "La Voce del Canavese" del 17 novembre 2008
Maggioranza e minoranza in una lista?
Si può fare! La scommessa di Cutrì

STRAMBINO - Come in una favola, le elezioni di Strambino cominciano con “c’era una volta”. E, trattandosi di politica, con “c’era una volta la Diccì...”
Per capire cosa sta accadendo e cosa accadrà da qui alla prossima primavera elettorale bisogna partire da molto lontano. Da quando, cioé, Strambino era il paesino “bianco” del canavese. Correvano i tempi del pentapartito e la Democrazia Cristiana superava di gran lunga il 50 per cento, che fossero politiche, provinciali o regionali. La vecchia “balena bianca” governava in modo incontrastato. Poi la rottura.

continua >>
POLITICA
15 novembre 2008
"Vogliamo candidare uno dei consiglieri"
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 12 novembre 2008
Rignanese boccia Caliciuri come
candidato Pdl: "Faccia gavetta!"

SETTIMO - La premessa è sempre la stessa: “nulla da dire contro la persona”. Formula tipica della politica che si vuol trombare qualcuno ma con charme. L’aspirante trombatore, in buona compagnia dei colleghi consiglieri, è l’azzurro Vincenzo Rignanese, bersaglio il giovane Stefano Caliciuri, giornalista e papabile candidato a Sindaco settimese, sponsorizzato niente di meno che da Capezzone, portavoce nazionale di Forza Italia. Dunque, ben premesso che “nulla da dire contro la persona”, Rignanese e Scavone avrebbero convocato una riunione con i vertici provinciali e regionali del Popolo della Libertà, invitando i consiglieri comunali. Oggetto dell’incontro, ovviamente, la candidatura a Sindaco.

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