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michelevalentino
Blog di un giornalista di provincia
POLITICA
29 giugno 2009
Zigiotto, ricorso contro Balbo
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 24 giugno 2009
Al seggio 21 sarebbero sparite dieci
preferenze. Ora si riaprono le schede

SETTIMO - Giorgio Zigiotto ricorre al Tar contro Salvatore Balbo. Succede tutto in casa socialista e l’episodio rischia di riportare il partito di Ossola indietro di qualche anno, ai tempi della sezione divisa, delle fazioni, degli “amici di Nicolosi”, delle commissioni di garanzia e delle epurazioni...
Colpa di un fotofinish elettorale al cardiopalma. Sessantadue preferenze uno, sessantadue pure l’altro. Appaiati in cima alla lista di un partito che ha eletto un solo consigliere. Passa Balbo, per anzianità. Dura lex, sed lex. Storia finita? Tutti a casa ché tanto l’importante è partecipare? Manco per sogno. Anche perché quei conteggi delle preferenze fatti nelle “ore piccole” hanno destato più d’una perplessità, in più d’un consigliere e in diversi partiti. Per Giorgio Zigiotto, il seggio “nero” è stato il numero 21. Paradossalmente quello di casa sua, dove va a votare lui, la sua famiglia e tutti i suoi vicini di casa e amici. Ma non solo. Là, al 21, Zigiotto ha fatto pure il rappresentante di lista. E proprio in questa veste, di voti validi per sé medesimo ne aveva contati ben 18, vedendosene assegnare, con sommo sbigottimento, soltanto 8. Fin qui è tutto pacifico e avvalorato anche dalle testimonianze di altri rappresentanti di lista dello stesso seggio. Il giallo ulteriore - stando a indiscrezioni provenienti da ambienti socialisti - sarebbe andato in scena al seggio centrale, il numero uno, dove a rappresentare il Partito Socialista c’era Balbo. Proprio a lui, l’unico titolato a farlo, Zigiotto avrebbe chiesto di protestare con il magistrato “per l’errato conteggio delle preferenze al seggio 21”. Ebbene di questa circostanza nel verbale redatto dal Magistrato non c’è traccia. Come se Balbo non avesse fatto nulla. Scontato il retroscena, naturalmente. Cioé il conflitto d’interessi lampante per l’ex presidente del Consiglio comunale.
Così Zigiotto ci ha riflettuto, ha meditato e infine ha deciso di rivolgersi al tribunale amministrativo regionale, che ha già notificato il ricorso a Balbo, al Sindaco e al Ministero dell’Interno. Ora verranno riaperte le schede e si procederà al riconteggio delle preferenze di Zigiotto e di Balbo, dal cui esito, a questo punto, dipende l’assegnazione dell’unico segno conquistato dal Partito Socialista.
A curare l’azione legale di Zigiotto è stato l’avvocato settantenne Alberto Bascone, una vecchia conoscenza anche di Mariano Nicolosi, amico e mentore di Zigiotto che, stando ai bene informati, lo avrebbe indirizzato presso lo studio legale.
In sezione nessuno ha voglia di commentare l’episodio. “I ricorsi riguardano i candidati singoli, il partito non c’entra” dicono. Eppure voci di tensioni sotto il garofano trapelano e c’è già chi è convinto che il “repulisti” iniziato con Daniel e Verni e continuato con Nicolosi avrebbe potuto essere ancora più incisivo ed estendersi ai personaggi collegati, a qualunque titolo, a tutti gli epurati. Che la stagione dei veleni socialisti non sia ancora finita?

I Commenti
Massimiliano Barone: “Non riguarda il partito”
“Intanto quella è una cosa che riguarda il candidato - puntualizza Il segretario del Partito Socialista Massimiliano Barone - non il partito. Fa bene a farlo se pensa di avere avuto dei torti. La sezione gli ha detto di andare avanti per la tua strada. Non abbiamo nessun potere e nessun diritto per impedirglielo. Pare che siano sparite delle preferenze e, se lui dice che è così, io gli credo. Sarebbe bello capire cos’è successo. Anche perché non è l’unico da dire che si è trovato con qualche voto di meno. Zigiotto è vicino a Nicolosi? Non metterei queste cose in relazione. Zigiotto è una persona molto affidabile, ha collaborato con noi in campagna elettorale. Comunque vada il ricorso non ci saranno ripercussioni sul partito”.

Salvatore Balbo: “Anche a me ne mancavano"
“Non ho un’opinione in merito - afferma Balbo, a questo punto consigliere sub iudice -. Zigiotto ha fatto un ricorso perché crede di essere stato danneggiato dalla conta delle preferenze. Anche io ho trovato qualche voto di meno in alcuni seggi, il 17, il 18, il 20 e il 21, però non ne faccio un dramma. Vedremo. Non so cosa nascerà da questa situazione. Forse se ne avesse parlato serenamente con me, saremmo addivenuti ad un’altra soluzione. Il mio scopo non è fare il consigliere comunale per quarant’anni...”

Mariano Nicolosi: “Viva Zigiotto”
Fra gli alleati dichiarati di Zigiotto, in questa vicenda, c’è il vecchio amico Mariano Nicolosi che con Zigiotto, oltre all’avventura da poco interrottasi nel Partito Socialista, ha condiviso anche la militanza in Forza Italia, di cui Zigiotto fu segretario cittadino. All’ultima tornata, com’è noto, Nicolosi ha gareggiato su un fronte avversario, come candidato sindaco dei “Pensionati”, senza riuscire ad ottenere il quorum per entrare in Consiglio comunale. “Capisco la sua amarezza - commenta Nicolosi -. Successe anche a me. Mi ricordo ancora di tal Peppino Liace, gli aggiunsero dieci voti di fantasia. Anche io mi rivolsi all’avvocato Bascone, feci ricorso e a Liace tolsero i voti, poi passò lui comunque per anzianità. Basta la distrazione di un presidente di seggio e la volontà popolare va a farsi benedire. Poi al seggio 21 c’è la fantasia al potere. Ricordo che cinque anni fa sempre a Zigiotto successe la stessa cosa. Prese 17 voti e gliene assegnarono solo 7. Non fece ricorso perché quei voti erano ininfluenti per l’elezione in consiglio. Io tifo per lui. Viva Zigiotto. Se spende quattro o cinquemila euro per il ricorso, solo fa solo per passione politica, la stessa che gli ho sempre trasmesso io, non per interessi. Se ho qualche ripensamento sul Partito Socialista? Che io sono socialista lo sanno tutti. E’ un dato di fatto. Se nel partito di Settimo ci fosse qualche pensionamento, magari Ossola e Balbo, potrei anche ritornarci...”
POLITICA
18 maggio 2009
Alla fine la spunta Olivetti?
Da "La Voce del Canavese" del 18 maggio 2009
Per il dopo-Barberis bocciata la terna socialista
Spunta il "nipote di Camillo", il Pd chiede tempo

IVREA - Da quando Laura Barberis s’è dimessa dalla Giunta di Della Pepa per candidarsi in Provincia con la Lista Porchietto, cioé dall’altra parte dello schieramento politico, in città s’è aperto il toto-assessore. Giovedì, dopo la riunione di maggioranza convocata apposta, è uscito un nulla di fatto. Merito (o colpa) dei socialisti guidati dall’astuto Luigi Ricca, pronti a rivendicare il posto vacante al grido “ve l’avevamo detto!”.
Tre i nomi proposti dal bollenghino, assessore regionale: Giovanna Strobbia, Roberto Novo, Cinzia Virota. I primi due, candidati alle comunali, erano stati già bocciati da Carlo Della Pepa al momento di formare la Giunta. La terza, candidata alle elezioni provinciali per i socialisti, è stata talmente bocciata adesso (nominarla assessore le darebbe visibilità e il Pd non ha nessuna intenzione di avvantaggiare un partito concorrente) da non entrare nemmeno nelle cronache di tutti i giornali che hanno affrontato il “dopo-Barberis”.
Ma in pole position c’è lo scalpitante Matteo Olivetti. Archietto  e consigliere comunale della “fu” Lista Barberis che, per non saper né leggere né scrivere, ha già dichiarato due volte (alla Sentinella) di essere pronto a fare l’assessore. E, sempre alla Sentinella, ha annunciato di voler cambiare il nome alla lista che, a questo punto, portando il nome dell’ex assessore “traditore” sarebbe un imbarazzo di portata galattica.
E se Matteo Olivetti, oggi praticamente il capogruppo di sé stesso (con una lista che non ha direttivo né una guida, al di là della Barberis che se l’è data a gambe), afferma di esser pronto a fare l’assessore, già vuol dire che s’è fatto un bel bagno di umiltà...
Del resto il 17 aprile del 2007, appena due anni fa, intervistato da “La Stampa” per via del cognome illustre e della parentela ancor più illustre (Camillo era il suo bisnonno), affermava di voler “fare il Sindaco e rilanciare Ivrea”.
Capiti un po’ più a fondo i meccanismi della politica, Olivetti ora potrebbe accontentarsi di puntare un po’ più in basso, magari dall’assessorato alle Pari Opportunità, lasciato vacante dal suo antico “mentore in gonnella”. Un’occasione ghiotta per lui e che Della Pepa, stando alle indiscrezioni provenienti da Palazzo Civico, non avrebbe nulla in contrario a concedergli. Il Sindaco è decisamente più incline a pescare dalla civica, piuttosto che accontentare i socialisti e dover concertare le decisioni con un partito in più. E chi se ne importa delle “quote rosa”. Anzi, un maschietto alle Pari Opportunità, con le Carfagna che ci sono in giro, potrebbe tranquillamente esser spacciato come un atto politico rivoluzionario.
La prossima settimana è programmato  un nuovo incontro di maggioranza per decidere il dopo-Barberis. Il Partito Democratico, la forza politica più influente, avrebbe - stando a fonti vicine alla segreteria eporediese - qualche indicazione precisa sulle tempistiche e sulla forma, più che sugli equilibri politici: nuovo assessore dopo le elezioni provinciali e silenzio sulla vicenda, onde evitare ripercussioni sull’immagine del partito e visibilità eccessiva al nuovo assessore, chiunque egli sia (di sicuro non si tratterà di uno del Pd).
POLITICA
14 maggio 2009
E' la "guerra dei senatori"
Da "La Voce del Canavese" del 11 maggio 2009
Alle elezioni di Baldissero tiene banco
lo scontro tra Bozzello e Besso Cordero

BALDISSERO CANAVESE - Se non un numero degno delle metropoli, comunque poco ci manca. Cinque liste a Baldissero, per poco più di 500 anime che significa un totale di nemmeno 400 elettori. Una quantità ragguardevole di candidati, tanto più se si considera il forfait dell’ultim’ora di una lista politica de “La Destra”. Praticamente un paese in guerra o quasi. Cerniera tra la Valchiusella e la Pedanea, Baldissero, malgrado le dimensioni, sarà teatro di una delle campagne elettorali più bollenti di tutto il Canavese.
C’è per esempio il “derby Damanhur”, tra la lista di Giampiero Bellisai, al secolo “Varano-Acacia”, e un fuoriuscito dalla Comunità: cioé quell’Enzo Marengo (che da Damanhur si chiamava Orbettino) più legato ad ambienti di centro destra. Poi c’è pure la lista “Baldissero Pro”, costituita con l’ossatura dell’attuale minoranza e capeggiata da Marco Ballurio. Ma la partita più interessante sta decisamente da un’altra parte, tra le due restanti liste.
Una battaglia sotterranea che contrappone due personaggi di spicco della politica non solo locale ma anche nazionale. Da una parte Livio Besso Cordero, già senatore dei Ds, baldisserese doc e candidato consigliere nella lista di Diego Nigra, “Unione Democratica”. Dall’altra “La svolta per Baldissero”, malignamente ribattezzata la “Lista della Pro Loco” per via di alcuni suoi componenti, membri organici dell’associazione turistica, che candida sindaco Giorgio Barbero, olivettiano di ferro. A spingerne fortemente la formazione - stando ai bene informati - sarebbe stato un altro ex senatore, di marca socialista. Trattasi di Eugenio Bozzello, ex sindaco di Castellamonte e acerrimo “nemico” di Livio Besso Cordero. Le loro ruggini sono nate proprio nella vicinissima Città della Ceramica e risalgono agli anni Novanta. Da lì era partito, sotto il segno del garofano, il feeling politico tra i due. Per l’esattezza Bozzello aveva “creato” Besso Cordero dal nulla, portandolo in consiglio provinciale nel 1990, candidandolo nel collegio di Castellamonte, ai tempi ritenuto sicuro. Eletto a Palazzo Cisterna, sotto la presidenza del bollenghino Luigi Sergio Ricca, altro socialista, ottenne anche la poltrona di assessore. Collegio provinciale e carica che gli furono confermati nel ‘95, sotto la Presidenza di Mercedes Bresso e sempre grazie al beneplacito di Bozzello. I due, come allievo e maestro, andavano d’amore e d’accordo. Tanto che Bozzello nel ‘96 riuscì a far candidare Besso Cordero al Senato, nel collegio di Ivrea (con i Socialisti Italiani). Il divorzio si sarebbe consumato di lì a poco, con la nascita dello Sdi, nel ‘98. Ambienti del centrosinistra canavesano affermano che Besso Cordero, osservando la riarticolazione delle forze politiche a livello nazionale, temesse che il neonato Sdi non avesse la forza sufficiente per rivendicare il posto nel collegio. Quindi decide di non aderirvi, preferendo i Ds che, in cambio, gli garantiscono la ricandidatura alla tornata successiva. Ma non basta. Al tradimento nella politica nazionale, Besso Cordero aggiunge un “colpo basso” a Castellamonte, candidandosi a Sindaco contro Bozzello, nel 1999. Ne giova Massucco, il candidato del centro destra, che prevale di poco sul socialista castellamontese. Ma è alle successive elezioni politiche - in vigore sempre il mattarellum dei collegi uninominali - che si consuma lo scontro definitivo. Bozzello rivendica per lo Sdi, candidata in pectore Laura Olivetti, il collegio di Ivrea. Ha l’accordo di tutti i colonnelli locali dell’Unione ma lo stop arriva da Roma: i big della Quercia devono pagare il “debito” con Besso Cordero, che infatti viene candidato al posto della Olivetti. Questa volta Bozzello a farsi trombare proprio non ci sta e, anziché starsene con le mani in mano, fa la campagna elettorale contro Besso Cordero. Ne giova - ironia della sorte - lo stesso Massucco di prima, questa volta candidato al Senato nel collegio di Ivrea per il centro destra.
Poi tra i due sempre il gelo. Oggi il nuovo scontro, sull’inedito campo di battaglia della piccola e ridente Baldissero. Con tanto di curiosità annesse e connesse. Non ultima quella circa il candidato sindaco di “Unione Democratica” che, malgrado il nome della lista richiami al centro sinistra, appartiene a tutt’altra parrocchia politica. Com’è noto, infatti, Diego Nigra è già stato segretario cittadino di Forza Italia (nonché consigliere comunale) a Castellamonte. Ora è passato armi e bagagli alla Lega Nord, sperando di trovare maggiori spazi politici che - per i paradossi che governano i paesini - potrebbero giungere proprio grazie all’appoggio elettorale dell’ex senatore dei Ds, avversario giurato di Bozzello (che nella “lista della Pro Loco” ha schierato pure un caro cugino).
POLITICA
16 aprile 2009
Silvestri e la "stagione di Ossola"
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 15 aprile 2009
La lista dei medici con socialisti, Verdi, Pdci...
Intanto Garnero li scarica e resta con il Pdl

SETTIMO - Tutta carta straccia. Carta straccia le dichiarazioni rilasciate sui giornali (“Andiamo da soli”). Carta straccia il comunicato congiunto con i colonnelli provinciali del Pdl su una presunta alleanza programmatica. Carta straccia il nome, quello di Antonino Mirone, uscito dalle “primariette”, consultazione ulteriormente ridimensionata a “congressino”. La cosiddetta “lista dei medici” che fa capo ad Antonio Silvestri spiazza tutti e se ne va con Giovanni Ossola, socialisti, Comunisti Italiani, Verdi e compagnia cantando. Del resto la notizia era già nell’aria sette giorni fa, a seguito di contatti reiterati tra alcuni rappresentanti del gruppo civico di Silvestri con gli uomini forti della coalizione dell’ex sindaco. Il nuovo scenario lascia tutti di stucco, non foss’altro che i segnali politici dati dai “medici”, dall’inizio della loro discesa in campo, portavano in tutt’altra direzione. Cioé verso il centro destra che, anzi - stando ai più -, avrebbe avuto intenzione di utilizzatare la lista dei medici come scorciatoia per “fregare” i tanti aspiranti sindaci locali che, chi per una ragione (la militanza), chi per un’altra (un accordo personale con Ghiglia), a detta di Caterina Ferrero e Piero Gambarino son più buoni a remare che a stare al timone. La mossa di Silvestri, oggi, scompagina tutti i giochi della politica settimese. Ammutolisce il Popolo della Libertà a poca distanza dal congresso nazionale e dalle modifiche negli organigrammi, avvenute a cascata. Spariscono i nomi dei papabili sindaci del centro destra, si ridisegnano i valori in campo, con pesi e contrappesi spostati di botto da un braccio all’altro della bilancia elettorale. Piaccia o non piaccia al centro destra (e di riflesso anche ad Aldo Corgiat), oggi lo sfidante principale del sindaco uscente ha il volto di Giovanni Ossola e non quello dell’avversario naturale (e al momento fantasma) del Pdl. Nel mezzo tutta una serie di chiacchiere, quelle di Silvestri, già sentite e risentite, già rivedute e corrette a seconda delle condizioni meteo della settimana. “Questo è credibile”, “l’altro è spendibile”, “il nostro progetto”, “il welfare”, “l’impegno civico” e “il bene della città”. Cose buone, insomma per tutte le stagioni. Compresa la “stagione di Ossola”. L’ultimo, forse definitivo, domicilio della Lcs. Come recita lo slogan elettorale  “medici, professionisti e gente perbene”. Al limite un po’ confusa, ma perbene...

Il caso Garnero
Ma c’è già chi - e si vocifera che, su oltre cento aspiranti consiglieri, siano più d’uno - a sentirsi un pacchetto elettorale proprio non ci sta. Sballottato dal carro solitario a quello di centro destra, per finire in bella compagnia di comunisti e socialisti. Per questo ieri sera la lista dei medici avrebbe convocato una riunione “chiarificatrice” (ma a babbo morto) con tutti i rappresentanti del sodalizio, molti dei quali, alla notizia del cambio di rotta, sarebbero sbiancati come in preda ad una sorta di mal di mare. Tra loro Piergiacomo Garnero, uno dei “padri” della lista. Pioniere, insieme all’amico Silvestri, di quelle famose cene con i vertici di Alleanza Nazionale e Forza Italia a disegnare, più o meno nel dettaglio, la mirabolante strategia delle “liste civiche”. Nei corridoi della politica, il suo mal di pancia è qualcosa in più di un’indiscrezione giornalistica: Garnero con i socialisti non ci andrà. Più incline, invece, a continuare a sostenere il Popolo delle Libertà ed anzi, ancora in lizza, dinamiche politiche e componenti permettendo, per il ruolo di candidato sindaco della coalizione. In settimana Garnero si sarebbe preso una vacanza di riposo, approfittando della Pasqua. In quel di Sharm el Sheik, in Egitto, dove l’avrebbe raggiunto la telefonata di un rappresentante del centro destra. Informato dello scenario mutato (o forse per la mancata cautela alimentare necessaria ai piedi delle piramidi) sarebbe stato immediatamente colto da un attacco di dissenteria. Voci cliniche e politiche, appunto. La prossima settimana, effettuata la cura di fermenti lattici, potrebbe sciogliere tutte le sue riserve e dare il benservito agli ex alleati.
POLITICA
22 marzo 2009
La "capriola" di Giovanni Ossola
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 18 marzo 2009
Il candidato: "Non sapevo nulla di ciò
che accadeva in Giunta e in Consiglio"

SETTIMO - E fu così che in conferenza stampa s’apprese che Giovanni Ossola, candidato sindaco socialista ed ex Sindaco prima di Corgiat, sui “nodi critici” del dibattito politico degli ultimi anni la pensa più o meno come Toni Colloca, consigliere comunale dei Comunisti Italiani, seduto accando a lui al tavolo e in coalizione... Nella scenografia del bar “La Nuova Era” di via Italia l’assessore provinciale alla viabilità ha ufficializzato la coalizione che lo sosterrà alle prossime amministrative. Oltre al partito socialista, lo affiancheranno, ciascuno con la propria lista, i Verdi, i Comunisti Italiani, la Sinistra Democratica e la lista civica “Un cuore per Settimo”.
Si trattava della prima conferenza di Ossola da quando il suo partito ha deciso di uscire dalla maggioranza, motivando - così almeno il segretario Barone - con un’esigenza “di visibilità”, dovuta dalle pessime performance elettorali in tutte le competizioni degli ultimi anni. Nessuna divergenza programmatica fino a due giorni fa, a parte i mugugni sullo “stile di governo” del Sindaco, autoritario, arrogante e chi più ne ha più ne metta. Lunedì pomeriggio, invece, Ossola ha criticato molte scelte. “D’accordo con i semafori intelligenti e le sanzioni - ha detto il candidato - ma non se sono taroccati. E se le multe ammontano a 35 mila in pochi mesi, qualche problema c’è.”. Poi l’ex sindaco ha anche regalato una polemica toponomastica, diciamo, per intenditori. “Il parco De Gasperi, vicino al Pertini, è stato il pagamento di un debito elettorale all’alleato Benedetto” - ha detto, probabilmente consapevole di star facendo una graditissima marketta all’amico democristiano. “Non ho capito la chiusura di via San Mauro - ha proseguito Ossola -. Così come non ho capito l’autocandidatura di Settimo per ospitare l’inceneritore, quando il piano provinciale individuava il bacino del canavese per il secondo impianto. Idem per la rivoluzione stradale di viale Piave, oggi così, domani cosà, poi così e cosà”. Infine le polemiche sulla trasformazione urbanistica della città. “Per chi avesse voglia di andarsi a sbobinare gli interventi - ha provocato il socialista - suggerisco di andarsi a risentire cosa dicevano Corgiat e gli altri, quando erano nel Pci alla mia opposizione, sulle varianti urbanistiche della mia Giunta e le cubature. A proposito: io sono arrivato alla variante tredici. Non è vero quel che dice il Sindaco, sul fatto che alcune varianti - ho sentito la 19 - siano eredità della mia amministrazione”.
Col che uno si chiederebbe come faccia il Partito Socialista, in maggioranza e in Giunta fino a qualche mese fa, a non sentirsi corresponsabile di tante malefatte amministrative. E la risposta arriva puntuale, con l’indice puntato verso una rappresentanza politica che ormai non c’è più. “In sezione - ha risposto Ossola - non sapevamo niente di quello che avveniva in Giunta e in maggioranza.”. Tradotto: consiglieri e assessori socialisti non rappresentavano il partito adeguatamente. Erano disinformati per primi loro e di conseguenza non informavano il partito. E dire che l’elenco dei rappresenanti socialisti sarebbe lungo, grazie a quel 13 per cento di consenso ottenuto alle elezioni 2004. In Consiglio ci sono passati Franco Puccio e Tommaso Curello (ora Moderati), Angelo Carbonella e Bruno Olivieri (Socialisti per Settimo, con Corgiat). I socialisti nell’esecutivo invece erano Nino Daniel (altro “socialista per Settimo”), Antonio Trapani (Moderato pure lui) e persino Giorgio Carbone (ancora socialista, con Ossola). S’aggiunga il Presidente del Consiglio ancora in carica, Salvatore Balbo e un membro del cda di Asm, Claudio Comoglio, rimasto in azienda fino al rimpasto di inizio mandato per poi cedere il testimone remunerativo (18 mila euro lordi all’anno)?al Franco Puccio già citato.

Ossola sul ballottaggio
“Al ballottaggio di sicuro non voteremo Pdl. Non è vero quel che dice Corgiat: non siamo tutti contro di lui. Altrimenti meglio sarebbe stato accettare l’accordo con il centro destra e allargare la coalizione, visto che a loro stavo anche bene io come candidato Sindaco.”
POLITICA
16 marzo 2009
Il ritorno di Giovanni Maggia
Da "La Voce del Canavese" del 16 marzo 2009
L'ex sindaco corteggiato
dai socialisti di Luigi Ricca

IVREA - Sarà forse il bipolarismo che poi è un sostanziale bipartitismo, sarà anche la difficoltà di tirar fuori una proposta politica con un po’ di appeal o magari perché in Seconda Repubblica non si son trovati uomini migliori di quelli della Prima... Saranno tutte queste cose insieme ma fatto sta ed è che in casa socialista la riscossa, ancora una volta, è affidata ai “senatori”. Almeno se è vero com’è vero che sul collegio di Ivrea - parliamo di provinciali naturalmente - il partito di Luigi Sergio Ricca sta per proporre la candidatura all’ex Sindaco eporediese Giovanni Maggia, un giovanotto di 63 anni, primo cittadino dal ‘94 al ‘98 prima del decennale “regno di Fiorenzo Grijuela”. Uno, per intenderci, che con la politica potrebbe aver chiuso da tempo ma il cui nome era spuntato alle ultime elezioni amministrative come possibile capolista dell’Italia dei Valori, bocciato però (almeno così denunciava l’allora segretario Appiani) dai livelli torinesi. Nei prossimi giorni i generali canavesani del Partito Socialista dovrebbero formalizzargli la richiesta, avendo ottenuto il placet, se non addirittura le pressioni, di molti iscritti e simpatizzanti. Tutti convinti, evidentemente, che il robusto curriculum del professore - peraltro riconfermato dal Comune alla direzione dell’archivio Storico Olivetti - possa anche giustificare la sua presenza in lista, nonostante il precedente flirt con l’Italia dei Valori, addomesticando la clamorosa satira che il passaggio scatenerebbe in città. Per la verità prima di Maggia, un volto giovane Ricca e i suoi l’avrebbero pure cercato. Trattavasi di Matteo Olivetti, un cognome una garanzia elettorale. Consigliere comunale eletto nella “lista Barberis” e capogruppo della stessa, il buon Olivetti, stando ai più, qualche simpatica socialista, assolutamente ricambiata dai socialisti, ce l’ha sempre avuta. Tuttavia è stato costretto a declinare l’invito per le provinciali causa “opportunità politica”. In Consiglio a rappresentare la civica e potenziale consigliere provinciale ai socialisti, avrebbe insinuato negli eporediesi un dubbio atroce: ma questo a chi risponde? A Ricca o a Barberis?
E nell’impossibilità di stare con un piede in due scarpe, in Comune con la lista civica e in Provincia con i socialisti, Matteo Olivetti ha dovuto rispondere “no grazie”, costringendo il garofano eporediese al ripiego “d’annata”.
Stesso dicasi per il collegio di Strambino-Castellamonte dove proprio Luigi Ricca, classe di ferro 1948, potrebbe essere il candidato. Del resto è il consigliere uscente, avendo raggiunto consensi - correvano le provinciali del 2004 - pari al 18 per cento Ricca, contro una media provinciale addirittura sotto al 3. Da quella tornata elettorale partì la nuova “giovinezza” politica del socialista, già presidente della Provincia torinese, e continuò con l’elezione in Consiglio Regionale con oltre 4 mila preferenze. La sua candidatura oltretutto taglierebbe le gambe ad Alberto Avetta, assessore al commercio di Ivrea e candidato del Pd nel medesimo collegio. Entrambi avrebbero come roccaforti i piccoli paesi compresi tra Ivrea e il Biellese: Ricca a Bollengo (dove ha fatto due volte il Sindaco e attualmente riveste il ruolo di capogruppo di maggioranza), Avetta a Cossano dove risiede con la sua famiglia, che possiede anche un rinomato ristorante. Il partito socialista, ovviamente, chiede a tutti i vecchi cacciatori di voti di imbracciare ancora il fucile. Onde evitare l’estinzione, praticamente, si affida ai dinosauri. Restando sempre in Canavese, e sempre nello stesso collegio, c’è solo un elemento di discontinuità rispetto ad uno scenario elettorale degno di Jurassic Park: si tratta di quella Giuliana Reano, dirigente del Comune di Ivrea e consigliere comunale a Castellamonte, appena dimessasi dal Pd proprio in seguito all’esclusione della sua candidatura (a beneficio di Avetta). Secondo i bene informati potrebbe candidarsi con i socialisti nel medesimo collegio, dov’è sospinta fortemente dall’ex senatore e sindaco della Città della ceramica, Eugenio Bozzello, altro pezzo d’antiquariato con “appena” 81 primavere sulle spalle.
POLITICA
22 gennaio 2009
Se il Ps perde il Gabibbo
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 21 gennaio 2009
Nicolosi in rotta coi socialisti
che non vorrebbero candidarlo

Di certo si sà che Mariano Nicolosi s’è reso irreperibile da qualche giorno e risulta essersi preso delle vacanze dal suo posto di lavoro che, per chi non lo sapesse, è alla Provincia di Torino, presso l’assessorato alla viabilità retto da Giovanni Ossola fino alla fine del mandato di Saitta.
L’ultima su Nicolosi, al secolo il “gabibbo” settimese per la sua vocazione alla denuncia giornalistica, è che l’ex Lavandé (e prima ancora forzista) sarebbe in rotta con il Partito Socialista anche a seguito di un aspro diverbio avuto con il segretario settimese Massimiliano Barone.
C’è che i rapporti sono tesi da tempo per via delle velleità di candidatura di Nicolosi, smorzate a più riprese dal direttivo ossoliano a suon di dichiarazioni su un “rinnovamento generazionale” nelle liste. Di fatto nessuno gli ha detto di “no” ma nemmeno di “sì” e lui a candidarsi non intende rinunciare nemmeno sotto tortura. Anzi, l’astinenza dalla politica settimese comincia a stufarlo.
Per questo, stando ad indiscrezioni in attesa di conferme, Nicolosi si sarebbe recato nella sua Sicilia, a meditare sul “futuro socialista” o più precisamente sul suo futuro elettorale. Arroccato ad Acquedolci, paesello in provincia di Messina, giusto di fronte alle isole Eolie, Nicolosi
mangia pesce spada e pensa a Ossola.
Se il partito non fa marcia indietro e non dice chiaramente che per Nicolosi il posto c’è - sostengono i bene informati - lui è pronto ad abbandonare i socialisti e cercarsi un’altra casa, sempre che non decida di correre da solo, coi Lavandé, come all’ultima tornata elettorale, quando fu escluso dal parlamentino per una manciata di voti. Tutto avvenne prima di essere folgorato da un improvviso amore politico per Giovanni Ossola, a cui fino a quel momento aveva fatto da acerrimo oppositore, che lo prese come “braccio destro” in Provincia, sebbene qualcuno parli di un’imposizione politica di Enrico Buemi, ai tempi numero uno dello Sdi piemontese.
Fatto sta che dall’ingresso di Nicolosi in sezione il partito si è progressivamente sfasciato: proprio l’acquisto dell’ex Lavandé fornì a Nino Daniel e Franco Verni le motivazioni e i consensi necessari per guadagnarsi la maggioranza e la segreteria cittadina, mettendo Ossola da parte. E’ a quel punto che il rapporto tra Nicolosi e l’ex Sindaco si è rinsaldato, per via del “nemico comune”. Non è un caso se nella storica resa dei conti tra gli ossoliani e la mozione Daniel-Verni, conclusasi con la cacciata dal partito degli ultimi due,  Nicolosi e Ossola siano stati l’uno accanto all’altro: il primo nelle vesti di “giudice” della commissione di garanzia che ha fucilato i garofani smarriti (avevano fatto campagna elettorale per i socialisti concorrenti di Bobo Craxi), il secondo come commissario della sezione dopo il repulisti.
Ora la “love story” potrebbe concludersi con un divorzio che condurrebbe il Partito Socialista ad aggiungere l’ennesima defezione illustre, dopo quelle di Puccio, Carbonella, Olivieri, Curello e Trapani, in un’emorragia che sembra senza fine.
POLITICA
25 dicembre 2008
"Così addio ballottaggio!"
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 24 dicembre 2008
Il segretario di Rifondazione spiega le
ragioni dell'uscita dal tacolo coi socialisti

SETTIMO - All’indomani dalla rottura del tavolo delle trattative con Ossola e i Socialisti, gli esponenti di Rifondazione Comunista sono amareggiati ma sereni. “E’ stato il momento migliore per la campagna elettorale di Corgiat - commenta il segretario Giovanni Palazzo -. Con questa rottura, realisticamente ha evitato il possibile ballottaggio.”
Tutta colpa dell’inceneritore perché, come informa il segretario di Rifondazione, degli altri temi, lavoro, politiche sociali, urbanistica non s’è neppure parlato. Le due fazioni hanno preso atto delle differenze inconciliabili sulla questioni rifiuti e si sono salutati, anche se non proprio con una stretta di mano. “Non è vero che ci siamo alzati e siamo andati via” precisa tuttavia Palazzo, togliendo enfasi alla rottura del tavolo, per la verità abbastanza annunciata per via delle aspettative di una larghissima maggioranza di socialisti e della lista civica “pro Ossola”.
“Dal nostro punto di vista - illustra il segretario di Rifondazione - abbiamo proposto a Ossola un compromesso accettabile. Sul piano provinciale dei rifiuti non si parla del tipo di impianto. Noi abbiamo chiesto che questo fosse, anziché un inceneritore, un impianto di trattamento meccanico-biologico. Accettandolo, Ossola non avrebbe contraddetto ciò che ha approvato in Provincia. Del resto lo studio del Politecnico avrebbe confortato questa nostra proposta. Con un impianto di quel tipo e una differenziata al 65%, il Poli calcola un risparmio annuo di 17 milioni di euro. Non sappiamo perché Ossola ha rifiutato la nostra proposta”.
Ora lo sguardo dei “compagni” di Rifondazione è tutto puntato verso l’appuntamento elettorale.
Anche se, a dire il vero, sulle alleanze “falce e martello” c’è ancora incertezza, così come sul candidato sindaco. “Abbiamo convocato il cantiere della sinistra - ribadisce Palazzo -. Ma non abbiamo ancora ricevuto risposte. Cosa voglia dire non lo so. Verdi e Comunisti Italiani si sono presi del tempo. Sinistra Democratica, invece, ci pare di capire che abbia aderito completamente alla coalizione di Ossola. Sulle impressioni personali è meglio non discutere, tanto in politica contano i fatti. Se i Verdi accettassero l’impianto, la cosa mi lascerebbe un po’ perplesso...”
Anche sul candidato Sindaco di Rifondazione, stando a Palazzo, i discorsi sarebbero prematuri, benché da tempo si rincorrano numerose voci su un possibile “Rabacchi-bis”. “Non abbiamo mai avuto un piano B - afferma il segretario di Rifondazione - Quindi nemmeno un candidato Sindaco. La questione sarà discussa nel partito. Certo, noi riteniamo Marta Rabacchi una mente politica importante della città. Ho letto che il documento che abbiamo presentato a Ossola, secondo qualcuno, l’avrebbe scritto Marta Rabacchi solo perché è molto simile a quello presentato alle scorse elezioni comunali. Ebbene io non ci vedo nulla di strano. Vuol dire due cose: che già nel 2004 Rifondazione collaborò in gran parte alla stesura di quel documento programmatico e che rispetto a cinque anni fa siamo ancora coerenti con quello che pensavamo. Se non altro, rilevo che siamo gli unici, per ora, ad avere un programma su cui iniziare a lavorare...”
POLITICA
18 dicembre 2008
Rifondazione scarica Ossola
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 17 dicembre 2008
Palazzo: "Non è in discontinuità
con Corgiat". Via anche gli umanisti

SETTIMO - Tutto come da pronostico: si rompe l’asse Ossola-Rifondazione Comunista. Lo annuncia il partito della “falce e martello” in un comunicato stampa. I “compagni”  a cui Ossola aveva intimato di essere più “riformisti” e meno “antagonisti” hanno scelto la seconda via: cioé di non trasformare i loro “no” nei “sì” richiesti dai socialisti per fare l’accordo. Quindi “no” all’inceneritore di Settimo, “no” ai temi urbanistici di Pirelli e Laguna Verde e campagna elettorale di forte denuncia nei confronti dell’attuale maggioranza a cui i socialisti di Ossola, peraltro, appartenevano fino a pochi mesi fa.
Rifondazione si terrà la sua identità, i suoi programmi e probabilmente i suoi voti.
E’ questo il frutto dell’incontro risolutivo di lunedì sera: presenti Ossola, socialisti, Verdi, Comunisti Italiani, Rifondazione, Sinistra Democratica e il Partito Umanista. Ad un certo punto la delegazione di Rifondazione s’è alzata all’unisono e ha abbandonato la seduta. “Non ci sono le condizioni programmatiche per proseguire la discussione su un’alleanza” dicono dal partito di Ferrero. “Tra Ossola e Corgiat non c’è discontinuità sui programmi” aggiungono i compagni, riproponendosi come “vera alternativa a sinistra”. Identica scelta ha fatto il Partito Umanista, che ora probabilmente si alleerà con Rifondazione. Sul fronte dei socialisti, il primo commento arriva dal segretario Massimiliano Barone. “Certo - ammette - ora la coalizione si ridimensiona nei numeri. Ma è stato meglio chiarirsi subito che litigare dopo su questioni che riguardano il programma. La gente capirà che è meglio interrompere ora le trattative che avere dei problemi i futuro. La ritengo una dimostrazione di serietà da entrambe le parti. C’erano posizioni inconciliabili sul piano provinciali dei rifiuti. Eppure Rifondazione, così come i Verdi e i Comunisti Italiani, ha votato quel piano in Provincia. Riteniamo che non si possa esprimere una posizione diversa a livello cittadino solo per convenienza elettorale e propagandistica. Rifondazione ha voluto interrompere la discussione, che invece è ancora aperta con i Verdi e i Comunisti Italiani.”
Secondo voci accreditate, con questi ultimi due partiti (e con Sinistra Democratica) l’accordo, per Ossola, sarebbe già cosa fatta. Tuttavia Rifondazione, nel suo comunicato, ha chiesto un incontro alle forze dell’ex Arcobaleno.
Intanto il nome di Marta Rabacchi come candidato Sindaco della coalizione di Rifondazione acquista consistenza giorno dopo giorno. Sebbene qualcuno, una parte minoritaria della sinistra, la dia più vicina al gruppo degli ossoliani...
POLITICA
7 dicembre 2008
L'inciucio salva Balbo
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 3 dicembre 2008
Meiach: "Ritirate la mozione!"
E il centro destra obbedisce

SETTIMO - Nessun “pidocchio”, nessuna sfiducia, nessun richiamo... Il destino politico di Salvatore Balbo, presidente del Consiglio comunale, sembrava segnato dalla mozione presentata dai consiglieri del centro destra. Il Partito Democratico, del resto, aveva ricevuto ordini di scuderia per l’astensione dal voto, che avrebbe significato “regalare” la maggioranza relativa ai firmatari della mozione. Poi Balbo avrebbe dovuto trarne le conseguenze, pensare alle dimissioni e cedere la presidenza dell’assemblea ad altri. Il Pd inizialmente non sembrava aspettare altro, visto anche che alla vigilia della campagna elettorale tutte le cariche con un’indennità è meglio tenerle per se invece che lasciarle agli avversari. Per questo la mozione, secondo i più, aveva tutto l’aspetto di un “inciucio”, fra i più classici per giunta. Il paradosso è che a salvare Balbo è stato un altro “inciucio”, di segno inverso. E’ stato il Partito Democratico, attraverso il suo capogruppo Gianna Meiach, a “dare la linea” poi seguita del centro destra. “Ritirare la mozione” e arrivare a più miti consigli. Nel mezzo una discussione al vetriolo in cui i presentatori della mozione hanno parlato di scorrettezze, ingerenze e perfino dello stipendio del presidente e del suo assenteismo alla festa del cavolo. Insomma la forca s’è fermata al piano dialettico, con Balbo immobile ad incassare i colpi, vecchio pugile socialista ormai sul viale del tramonto. Poi il Consiglio è stato interrotto per improvvisare una conferenza dei capigruppo. Lì è passata la “linea Corgiat” del ritiro della mozione, comunicata in consiglio senza imbarazzo alcuno dai firmatari del documento che solo qualche attimo prima avevano usato il bazooka contro Balbo. Alla fine ha prevalso il galateo istituzionale. O forse le banali logiche di opportunità politica secondo cui “fare un martire poco prima delle elezioni, sarebbe un autogol”.
L’unica altra nota politica della discussione, inciucio a parte, è stata rappresentata dall’assenza ingiustificata del Partito Socialista. A vedere l’esecuzione annunciata e poi sfumata di Balbo non c’era Giovanni Ossola, non c’era Claudio Comoglio e nemmeno Massimiliano Barone. Non c’era manco l’ultimo dei militanti socialisti a guardare negli occhi, per dirla alla Balbo, “i pidocchi”, cioé i franchi tirarori che avrebbero dovuto farlo cadere nella votazione segreta. Tutti nascosti, sia i presunti pidocchi di maggioranza che i socialisti assenti, in qualche “criniera di purosangue”. Ammesso che qualche purosangue ci sia ancora...

POLITICA
5 dicembre 2008
Il valzer delle casacche
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 3 dicembre 2008
I Moderati assoldano Puccio e Trapani
In Consiglio il gruppo dei socialisti-bis

SETTIMO - Lo sconcerto per la fase politica di questa fine del 2008 si trova cristallizzato nei commenti ufficiali e ufficiosi sui passaggi di consiglieri e assessori da uno schieramento all’altro. C’è Mariano Nicolosi, gabibbo socialista, tra il pubblico del consiglio comunale. Così parla di Angelo Carbonella: “Quello ha cambiato più casacche di Fausto Coppi”. Poi elenca: Psi, Forza Italia, Nuove Energie, Nuovo Psi (i socialisti che stavano con Berlusconi), Sdi... Ora è in forza ai “Socialisti per Settimo”, di Nino Daniel e Franco Verni. Il nuovo sodalizio nato a sostegno della ricandidatura di Aldo Corgiat e in concorrenza con i socialisti ufficiali di Ossola, uno degli sfidanti dell’attuale Sindaco... Durante l’ultima seduta del parlamentino settimese il Sindaco le comunicazioni dei passaggi sono state più d’una: assieme a Carbonella è passato Bruno Olivieri, anche lui proveniente dallo Sdi. Contestualmente il Sindaco ha comunicato il ritorno in Giunta di Nino Daniel che si riprenderà tutte le deleghe che aveva prima, tranne l’Ambiente di cui Corgiat vuole occuparsi di persona. L’altra comunicazione ha riguardato il passaggio dell’Assessore Trapani ai Moderati. Annunciata pure questa e pure questa dibattuta. Il più polemico è stato Daniele Debetto, del Pcl. “Ora si capisce - ha detto l’esponente dell’opposizione di sinistra - perché l’assessore non si è dimesso, come il suo collega Carbone, uscito dalla Giunta in coerenza con la decisione del suo partito di abbandonare la maggioranza. Questo è il modo di intendere la politica non come servizio ai cittadini ma come interesse personale. Io i miei 1200 euro me li guadagno facendo i turni in fabbrica”...
Con questi toni è andato in scena il “valzer delle casacche”, benedetto dal Sindaco con una difesa d’ufficio: “Il bello della democrazia è la riarticolazione delle forze politiche, peraltro volute dagli elettori”. Prima del Consiglio i Moderati avevano tenuto una conferenza stampa per presentare i nuovi “acquisti”. Oltre a Trapani anche Franco Puccio, ex consigliere comunale e attualmente seduto nel cda di Asm. Presenti nella sala dell’Anioc in via Roma, il segretario settimese del sodalizio, Valentino Greggio, il consigliere Tommaso Curello e il numero uno piemontese Giuliano Manolino. Accanto a loro i “nuovi moderati”. “Mi hanno cercato un po’ tutti partiti - ha detto Trapani -. Per me sarebbe stato più semplice entrare nei socialisti per Settimo”. Poi è stata la volta di Puccio: “Contavo un terzo del partito socialista. Ho portato via 40 iscritti su 120. Sarei rimasto se Ossola avesse ritirato la sua candidatura. Anzi preciso che non sono mai stato ossoliano, come sono stato definito dalla stampa.”
Naturalmente su entrambe le dichiarazioni pende qualche giallo. Gli ambienti vicini a Daniel e Verni sostengono, per esempio, che Trapani e Puccio per entrare in quel gruppo avrebbero dovuto passare su molti cadaveri, mentre negli ambienti ossoliani qualcuno sostiene che Puccio non avesse 40 iscritti ma tredici. Dettagli, tuttavia. Visto che ormai la campagna acquisti sta per concludersi e i numeri “buoni”, più che i vecchi, saranno quelli che usciranno dalle urne la prossima primavera.
L’ultimo sussulto politico della conferenza lo ha dato Giuliano Manolino, punzecchiato ancora una volta sulle sue trattative passate col duo Rignanese-Scavone. “Persone degnissime. Ma di certo non vado a pregarli. Io se prego, prego la Madonna e i Santi. Le trattative tra il mio partito e loro due si sono interrotte quando ho capito che avrebbero voluto seguire le vecchie liturgie della politica, rivendicare posti e ruoli in base ai voti. Considerazioni legittime ma che nei Moderati non trovano spazio.”
POLITICA
27 novembre 2008
"Ora voglio guardarli in faccia, i pidocchi"
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 26 novembre 2008
Il socialista Balbo vende cara la pelle:
vuole il voto palese per la sua sfiducia

SETTIMO - La mozione formalmente è “di richiamo”, ma nella sostanza è “di sfiducia”. Il gruppo di Forza Italia, tuttavia, non poteva chiamarla col suo nome perché una mozione di sfiducia richiede le firme di almeno dieci consiglieri. E gli azzurri non le avrebbero mai ottenute. Comunque lo si chiami, l’atto politico del centro destra nel prossimo consiglio metterà la testa del presidente del Consiglio Balbo, socialista sin dalla culla, in una ghigliottina.
Era già successo in passato, quando i socialisti stavano ancora in maggioranza. Ora le compagini politiche sono cambiate e Balbo è un intruso sgradito alla stessa maggioranza che lo salvò l’ultima volta. Il Partito Democratico glielo ha fatto capire già nel consiglio scorso, richiamandolo per aver messo in discussione un’interrogazione di Rabacchi. Che la mozione di Forza Italia sia un favore a Corgiat e al Pd è un fatto lampante.
A dire il vero, nella riunione preparatoria al consiglio di mercoledì, gli uomini di Corgiat hanno parlato della questione. Secondo voci vicine al Palazzo avrebbero concordato di astenersi tutti dalla votazione. Che equivale a regalare al Pdl la maggioranza dei voti. Anche se l’opposizione di sinistra, peralto in odore di alleanza elettorale con i socialisti, dovesse votare contro la mozione e lanciare così una scialuppa al presidente del Consiglio, Rignanese e Scavone (principali ideatori della mozione) potrebbero contare sui alcuni franchi tiratori. Lo hanno già dimostrato l’altra volta: furono in tre ad impallinare Balbo nel segreto dell’urna.
Il commento del socialista, all’esito della votazione, fu una sentenza inequivocabile contro i “traditori”. “Anche nella criniera di un purosangue - disse il presidente -possono nascondersi dei pidocchi!”. Per questa ragione e ricordando quelle parole, ora Balbo di una cosa è certo: farà di tutto per impedire la votazione segreta e imporre invece che le mani dei consiglieri si alzino in modo palese.
“Stavolta - ha commentato, imboccata la via del patibolo politico, dopo la conferenza dei capigruppo di lunedì - voglio vederli in faccia, uno ad uno.”. Sottinteso, “i pidocchi”.
POLITICA
26 novembre 2008
Ossola perde altri pezzi
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 26 novembre 2008
Puccio scappa dal partito socialista e
si porta i fedelissimi verso i Moderati

I  bene informati parlano di un nugolo composto da una ventina di socialisti, riuniti in sezione come ogni giovedì, con le facce lunghe e gli occhi iniettati di sangue. Tutta colpa dell’ennesima defezione del partito. Via Franco Puccio, ex consigliere comunale eletto nello Sdi e attualmente nel consiglio di amministrazione di Asm, posto assai remunerativo lasciatogli dal “compagno” Claudio Comoglio per amore del partito. Con sé, il buon Puccio s’è portato via alcuni fedelissimi: sono Francesco Minniti, Carmine Torchia, Vincenzo Diboli, Antonio Fazzari, Giuseppe Massena.
Un gruzzolo di facce e voti che, stando a voci più che accreditate, avrebbe già preso la strada dei Moderati di Tommy Curello, altro ex dei socialisti, e Valente Greggio. Uno sviluppo non certo inaspettato per gli addetti ai lavori. Peccato per i socialisti che sia arrivato giusto qualche giorno dopo che Giovanni Ossola, in merito al “caso Puccio”, aveva dichiarato su queste colonne che “Lui in sezione ha sempre detto il contrario. Io ci credo fino a prova contraria”. Delle due l’una: o Ossola vive sulla luna oppure da un orecchio ha fatto finta di non sentire le tante voci che volevano l’ex compagno già con i bagagli in mano.
Certo, il tempismo del divorzio è stato particolarmente beffardo. Anche per questo, nel covo dei garofani, l’altra sera c’era come un’aria da funerale quando i vertici del partito hanno letto pubblicamente le dimissioni dei sei. Cinque righe appena, che parlano di “metodo” ma che, stringi stringi, contengono un unico, solo “merito”: i sei se ne scappano perché vogliono stare con Corgiat.
“Se qualcun altro vuole andarsene, lo faccia ora” avrebbe detto Comoglio ai “compagni”. C’erano, a guardarsi negli occhi con un misto di solidarietà e sospetto, Ossola, il segretario Massimiliano Barone, il gigante Rossano Arquà, il lavandé Mariano Nicolosi e gli altri irriducibili “fino a prova contraria”.
Poi la rassegnazione è subentrata alla rabbia e molti socialisti hanno concluso la serata nella vineria Re Artù dove, già ubriachi di discorsi, hanno ordinato succhi di frutta all’ananas. “Speriamo che non ritornino” ha detto qualcuno di loro per sdrammatizzare l’ennesima emorragia del partito, sempre più piccolo. “Pochi ma buoni” si dice talvolta. Certo, in genere il contesto non è quello delle elezioni.
POLITICA
21 novembre 2008
"La sinistra? Ha troppi paletti"
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 19 novembre 2008
Ossola: "In Provincia senza
di noi il Pd perderebbe”

Innanzitutto. Parliamo di Verni e Daniel. Con loro siete giunti alla resa dei conti?
Ancora?! Sono cose vecchie di due anni fa. Loro hanno fatto un’altra lista. Di liste ce ne saranno più di dieci, perché parlare proprio della loro? Quello che fanno gli altri partiti non mi interessa. Sono gli altri che si interessano sempre di quello che facciamo noi.
Caterina Ferrero dice che il Pdl non ha nessuna preclusione sul tuo nome come candidato Sindaco...
Siccome la mia scelta di campo è nel centro sinistra, questa rimarrà. Non voglio tornare a tutti i costi a fare il Sindaco. Non sono alla ricerca di un posto, ma di condizioni di governo, condivise da chi la pensa come me. E io sono di centro sinistra. Sono ben felice di apprezzamenti anche fuori da quest’area ma non cambia nulla.

continua >>
POLITICA
8 novembre 2008
Anche Trapani verso i Moderati
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 5 novembre 2008
Dopo le voci su Puccio, quelle
sull'assessore autosospesosi dal Ps

SETTIMO - “Chi vuole entrare nei Moderati qui a Settimo deve parlare con me o con Valente Greggio”. E’ il consigliere comunale Tommaso Curello che parla, al secolo il “cavaliere”. La precisazione arriva dopo le indiscrezioni della settimana scorsa che volevano Franco Puccio, consigliere di amministrazione di Asm e attualmente ancora nei socialisti, prossimo all’ingresso nei Moderati. Tuttavia, pur a conoscenza della voce, Curello di era detto ignaro del passaggio. Il che lasciava presupporre una trattativa “a livelli più alti” per Puccio. E per livelli più alti si intenda Giuliano Manolino, responsabile regionale del nuovo partito centrista.
E proprio mentre prendono consistenza sia la migrazione di Puccio nei Moderati, sia l’assenza di contatti tra Puccio e gli esponenti locali del partito, un’altra voce, analoga in tutto e per tutto, si aggiunge a quella precedente. Si tratta dell’assessore ai Cimiteri Giovanni Trapani, autosospesosi dal Partito Socialista non appena i socialisti hanno deciso di uscire dalla maggioranza e “ritirare” gli assessori dalla Giunta (Trapani evidentemente non voleva essere “ritirato”).

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