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michelevalentino
Blog di un giornalista di provincia
POLITICA
29 giugno 2009
Zigiotto, ricorso contro Balbo
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 24 giugno 2009
Al seggio 21 sarebbero sparite dieci
preferenze. Ora si riaprono le schede

SETTIMO - Giorgio Zigiotto ricorre al Tar contro Salvatore Balbo. Succede tutto in casa socialista e l’episodio rischia di riportare il partito di Ossola indietro di qualche anno, ai tempi della sezione divisa, delle fazioni, degli “amici di Nicolosi”, delle commissioni di garanzia e delle epurazioni...
Colpa di un fotofinish elettorale al cardiopalma. Sessantadue preferenze uno, sessantadue pure l’altro. Appaiati in cima alla lista di un partito che ha eletto un solo consigliere. Passa Balbo, per anzianità. Dura lex, sed lex. Storia finita? Tutti a casa ché tanto l’importante è partecipare? Manco per sogno. Anche perché quei conteggi delle preferenze fatti nelle “ore piccole” hanno destato più d’una perplessità, in più d’un consigliere e in diversi partiti. Per Giorgio Zigiotto, il seggio “nero” è stato il numero 21. Paradossalmente quello di casa sua, dove va a votare lui, la sua famiglia e tutti i suoi vicini di casa e amici. Ma non solo. Là, al 21, Zigiotto ha fatto pure il rappresentante di lista. E proprio in questa veste, di voti validi per sé medesimo ne aveva contati ben 18, vedendosene assegnare, con sommo sbigottimento, soltanto 8. Fin qui è tutto pacifico e avvalorato anche dalle testimonianze di altri rappresentanti di lista dello stesso seggio. Il giallo ulteriore - stando a indiscrezioni provenienti da ambienti socialisti - sarebbe andato in scena al seggio centrale, il numero uno, dove a rappresentare il Partito Socialista c’era Balbo. Proprio a lui, l’unico titolato a farlo, Zigiotto avrebbe chiesto di protestare con il magistrato “per l’errato conteggio delle preferenze al seggio 21”. Ebbene di questa circostanza nel verbale redatto dal Magistrato non c’è traccia. Come se Balbo non avesse fatto nulla. Scontato il retroscena, naturalmente. Cioé il conflitto d’interessi lampante per l’ex presidente del Consiglio comunale.
Così Zigiotto ci ha riflettuto, ha meditato e infine ha deciso di rivolgersi al tribunale amministrativo regionale, che ha già notificato il ricorso a Balbo, al Sindaco e al Ministero dell’Interno. Ora verranno riaperte le schede e si procederà al riconteggio delle preferenze di Zigiotto e di Balbo, dal cui esito, a questo punto, dipende l’assegnazione dell’unico segno conquistato dal Partito Socialista.
A curare l’azione legale di Zigiotto è stato l’avvocato settantenne Alberto Bascone, una vecchia conoscenza anche di Mariano Nicolosi, amico e mentore di Zigiotto che, stando ai bene informati, lo avrebbe indirizzato presso lo studio legale.
In sezione nessuno ha voglia di commentare l’episodio. “I ricorsi riguardano i candidati singoli, il partito non c’entra” dicono. Eppure voci di tensioni sotto il garofano trapelano e c’è già chi è convinto che il “repulisti” iniziato con Daniel e Verni e continuato con Nicolosi avrebbe potuto essere ancora più incisivo ed estendersi ai personaggi collegati, a qualunque titolo, a tutti gli epurati. Che la stagione dei veleni socialisti non sia ancora finita?

I Commenti
Massimiliano Barone: “Non riguarda il partito”
“Intanto quella è una cosa che riguarda il candidato - puntualizza Il segretario del Partito Socialista Massimiliano Barone - non il partito. Fa bene a farlo se pensa di avere avuto dei torti. La sezione gli ha detto di andare avanti per la tua strada. Non abbiamo nessun potere e nessun diritto per impedirglielo. Pare che siano sparite delle preferenze e, se lui dice che è così, io gli credo. Sarebbe bello capire cos’è successo. Anche perché non è l’unico da dire che si è trovato con qualche voto di meno. Zigiotto è vicino a Nicolosi? Non metterei queste cose in relazione. Zigiotto è una persona molto affidabile, ha collaborato con noi in campagna elettorale. Comunque vada il ricorso non ci saranno ripercussioni sul partito”.

Salvatore Balbo: “Anche a me ne mancavano"
“Non ho un’opinione in merito - afferma Balbo, a questo punto consigliere sub iudice -. Zigiotto ha fatto un ricorso perché crede di essere stato danneggiato dalla conta delle preferenze. Anche io ho trovato qualche voto di meno in alcuni seggi, il 17, il 18, il 20 e il 21, però non ne faccio un dramma. Vedremo. Non so cosa nascerà da questa situazione. Forse se ne avesse parlato serenamente con me, saremmo addivenuti ad un’altra soluzione. Il mio scopo non è fare il consigliere comunale per quarant’anni...”

Mariano Nicolosi: “Viva Zigiotto”
Fra gli alleati dichiarati di Zigiotto, in questa vicenda, c’è il vecchio amico Mariano Nicolosi che con Zigiotto, oltre all’avventura da poco interrottasi nel Partito Socialista, ha condiviso anche la militanza in Forza Italia, di cui Zigiotto fu segretario cittadino. All’ultima tornata, com’è noto, Nicolosi ha gareggiato su un fronte avversario, come candidato sindaco dei “Pensionati”, senza riuscire ad ottenere il quorum per entrare in Consiglio comunale. “Capisco la sua amarezza - commenta Nicolosi -. Successe anche a me. Mi ricordo ancora di tal Peppino Liace, gli aggiunsero dieci voti di fantasia. Anche io mi rivolsi all’avvocato Bascone, feci ricorso e a Liace tolsero i voti, poi passò lui comunque per anzianità. Basta la distrazione di un presidente di seggio e la volontà popolare va a farsi benedire. Poi al seggio 21 c’è la fantasia al potere. Ricordo che cinque anni fa sempre a Zigiotto successe la stessa cosa. Prese 17 voti e gliene assegnarono solo 7. Non fece ricorso perché quei voti erano ininfluenti per l’elezione in consiglio. Io tifo per lui. Viva Zigiotto. Se spende quattro o cinquemila euro per il ricorso, solo fa solo per passione politica, la stessa che gli ho sempre trasmesso io, non per interessi. Se ho qualche ripensamento sul Partito Socialista? Che io sono socialista lo sanno tutti. E’ un dato di fatto. Se nel partito di Settimo ci fosse qualche pensionamento, magari Ossola e Balbo, potrei anche ritornarci...”
POLITICA
19 giugno 2009
Si preparano i funerali della sinistra
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 17 giugno 2009
Rifondazione è cascata con due piedi
nel "trappolone" di Giovanni Ossola

SETTIMO - Quando arriva l’inevitabile momento del trapasso, per ciascuno, parenti e amici normalmente cercano fra le ultime fotografie del compianto ancora in salute. A sinistra, quest’immagine, per la verità abbastanza datata, porta i tratti somatici di Marta Rabacchi, candidato sindaco della “fu” coalizione Sinistra Più che riuscì ad attestarsi come seconda forza in città, portando in Consiglio ben cinque consiglieri. Da allora il declino, culminato nell’ultima pantomima elettorale di un laboratorio politico evanescente, sbiadito e polveroso.
Subito dopo il voto del 2004 i “compagni” di coalizione toglono a Rabacchi la rappresentanza del gruppo. Qualche anno più tardi i cinque consiglieri comunali eletti con quella coalizione compiono in un’impresa memorabile: dividersi in cinque gruppi, uno per consigliere, grazie a Rifondazione, “una e trina” - per ironia della sorte -, capace di perdere Debetto (Partito Comunista dei Lavoratori) e Serafino Puccio (Sinistra Critica).
I primi segni evidenti di cedimento, tuttavia, arrivano alle politiche del 2008, col fallimento della Sinistra Arcobaleno. Da lì si sarebbe dovuti ripartire, cercando di tornare a fare “gruppo” a sinistra, cercando una leadership migliore di Marta Rabacchi oppure, nell’eventuale sua assenza, la rediviva Marta Rabacchi.
Invece, proprio quando la sinistra potrebbe acquisire consensi, cioé con la vicenda dell’inceneritore, succede il patatrac. Il segretario di Rifondazione, Giovanni Palazzo, al posto di fare il leader del suo partito si mette a fare il “militante di comitato”, intruppandosi nei “no-inc” di Anna Sanfilippo. Risultato? Nelle urne manco un voto da parte degli ambientalisti. Poi gli altri errori a catena: il più grosso dei quali sedersi al tavolo con Giovanni Ossola e i socialisti, farsi coinvolgere in finte trattative per la costruzione di una coalizione da cui - come sapevano pure le pietre - i socialisti tutti avrebbero voluto come compagni di viaggio tranne i “rifondaroli”.
Così, cincischiando cincischiando, tra interminabili documenti programmatici e riunioni settimanali su improbabili “prospettive” di una sinistra alternativa, gli ossoliani hanno tenuta occupata tutta la Rifondazione salvo poi lasciarla a piedi con un semplice messaggio di posta elettronica. Diceva così: se l’Ato decide per l’inceneritore a Settimo, noi ci stiamo. Cioé il “nodo” del primo giorno, la questione dirimente, la vera trappola. Lo avessero detto subito, Rifondazione si sarebbe alzata e se ne sarebbe andata, evitando di perdere un mese e mezzo o due, oltre ai consensi di quanti già sapevano, senza illusioni, come sarebbe andata a finire. Ma Rifondazione nulla ha chiesto in proposito, ha solo atteso la pugnalata. E così tanti saluti. Con Verdi, Sinistra Democratica e Comunisti Italiani che già erano in braccio a Ossola prima ancora che il tavolo si aprisse, con le civiche di Silvestri che trattavano su tre o quattro tavoli, presentandosi come una forza elettoralmente ben più appetibile di una Rifondazione in stato terminale. Aggiungiamoci pure la spocchia di Luigi Camedda che, mentre il saggio Rocco Voto sosteneva che “Marta Rabacchi è un’importante risorsa”, disprezzava l’ultima leader della sinistra così: “lei sa dove trovarci”. Invece che supplicarla, che presentarsi alla porta di casa sua, in via Milano, col pugno sinistro alzato cantando bandiera rossa, il compagno Camedda ha detto in conferenza stampa che “la Rabacchi sapeva dove trovarli...”.
L’ultima comica è arrivata sulla scelta del candidato sindaco. Rocco Voto, a detta della sezione, avrebbe messo d’accordo tutti. In subordine la scelta era tra Fabio Guelfo, uomo di fabbrica, e Antonio Gullì, tecnico deciso a contestare punto per punto le scelte urbanistiche del Corgiat-bis. In virtù di queste considerazioni, dunque, s’è scelto Giovanni Palazzo! Domanda: perché? Perché è un no-inc? Perché tanto si perde e almeno il segretario si dimette, come fece Bertinotti? E’ il risultato di una combattuta morra cinese?
Poco importa ormai, quando a parlare sono state le urne, sputando fuori un misero “due virgola”, manco buono per fare il consigliere. Così la sinistra settimese, nel locale parlamentino, passa da cinque consiglieri a uno: cioé Cinzia Condello, dei Comunisti Italiani. E Rifondazione, tra una riflessione tardiva e l’altra, pare stia pensando perfino di abbassare le saracinesche della sede di via Michelangelo Buonarroti.
POLITICA
17 giugno 2009
Furfaro, che gioco di prestigio
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 17 giugno 2009
La candidata del Pdl riesce a far sparire
11 punti dalle europee alle comunali

SETTIMO - Quando si dice “peggio di così non poteva andare”, in genere, si rischia di sbagliare. Se ne sono accorti la scorsa settimana quanti, nel centro destra, criticarono la scelta di candidare Beppe Pozzo alla carica di sindaco per l’allora Casa delle Libertà. Era il 2004. Così anche ora è d’obbligo non dire che “peggio non poteva andare”, ma constatare semplicemente che quello targato Patrizia Furfaro, per il centro destra, è il “peggio” finora conosciuto. Pozzo prese il 17,28 per cento, sorpassato di una manciata di voti da Marta Rabacchi, candidata della sinistra radicale. La Furfaro si è fermata appena al 15,26. Oltre due punti in meno del suo predecessore e con una lunga serie di aggravanti. Innanzitutto quella di aver avuto il “vento a favore”, cioé un partito che a tutte le competizioni elettorali sta facendo man bassa. Non è un caso se il Pdl alle europee in quel di Settimo ha ottenuto il 26,32 per cento. Vuol dire che alla Furfaro è riuscito l’incredibile gioco di prestigio di far sparire ben 11 punti percentuali. Il “gap” tra europee e comunali dell’èra Pozzo fu di cinque punti. E si badi che Pozzo, nel corso degli utlimi cinque anni, è sempre stato considerato l’esempio limite, quello sotto il quale non si poteva né doveva scendere. Com’è evidente oggi, mai dire mai. Se il risultato di Beppe Pozzo era l’imbarazzo del centro destra settimese, la Furfaro è imbarazzante al quadrato.
Dal 2004 al 2009, poi, una sola analogia: anche Pozzo fu imposto dall’alto e criticato da tanti pezzi della base, più o meno gli stessi che in questa campagna elettorale hanno criticato la scelta della Furfaro. Le similitudini, però, finiscono qui. Perché Pozzo, per lo meno, ai dibattiti parlava eccome, la politica la masticava bene e tutte le volte che s’è presentato in Consiglio comunale, per rare che fossero, ha dato filo da torcere al Sindaco. La “signora in nero”, invece, s’è accomodata un paio di volte alle tribune politiche allestite da giornali e televisioni, rispondendo a quello che sapeva e senza vergogna, quando non sapeva, ha detto semplicemente di non essere preparata sull’argomento...
Non sono preparata? Che significa “non sono preparata”? Mica era la domanda sulla letteratura russa. Quella del Milionario, con Gerry Scotti, l’aiuto da casa e il cinquanta e cinquanta.
Si parlava di politica, dell’amministrazione settimese, di Asm, di bilanci, di monnezza e sicurezza. Insomma delle cose di cui l’impreparata avrebbe dovuto occuparsi se avesse fatto il sindaco, cioé ricoprendo la carica che s’era candidata per ricoprire.
E meno male che a un certo punto, forse grazie all’aiuto del pubblico, s’è accorta che “non sono preparata” è una frase da quarta elementare. Capito ciò, tutte le volte che non era preparata, ha simulato malori. Pietosamente. Sfacciatamente. “Infattamente e qualunquemente” come direbbe Antonio Albanese che sicuramente alle elezioni di Settimo, “cazzu cazzu iu iu”, avrebbe preso di più della Furfaro.
Ed è naturale che il processo per la disfatta del centro destra, dal candidato sindaco ora salga ai responsabili provinciali del partito e a quanti - leggasi, nell’ordine, Agostino Ghiglia e Barbara Bonino - hanno spinto fortemente per la Furfaro, secondo criteri che nessuno ha mai spiegato in fondo, se non con i soliti retroscena pettegoli che talvolta accompagnano le candidature costruite e decise nelle stanze dei bottoni. E fortuna per lei che non è alta 1 e settanta per 48 chili, altrimenti chissà che penserebbero i soliti maligni, prendendo in prestito le note storielle sui metodi berlusconiani di selezione delle Ministre.
Insomma ora la richiesta da parte del Popolo delle Libertà è che i vertici provinciali del sodalizio si assumano la responsabilità della batosta e che spieghino fino in fondo perché hanno scelto proprio Patrizia Furfaro. In coda resteranno anche le considerazioni intorno ai criteri della composizione della lista del Pdl.
Chi è Donato Narciso (0 voti)? Chi sono Elisa Lepore e Mario Chiartano (2 voti)? E Ossola, Corsi, Afifi, Ciccone, Catalano, Bellati, Ciambrone, Orofino e Bagnoli? Chi li ha messi in lista? Chi ha messo in lista tutti gli altri, ché sotto Sonia Tonni, giunta sesta, non c’è stato uno sopra i 50 voti in un partito che dovrebbe essere almeno il secondo in città...
POLITICA
21 maggio 2009
La guerra degli attacchini
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 20 maggio 2009
Sonia Tonni contro il suo candidato Patrizia Furfaro:
"Mi strappa i manifesti, attacco antidemocratico!"

SETTIMO - Chi pensava che dopo le elezioni comunali tra le file del Popolo delle Libertà sarebbero stati veleni è stato ottimista. Mancano ancora alcune settimane di campagna elettorale è già le rese dei conti si manifestano in tutta la loro impetuosità. Al centro della polemica, ancora una volta, Patrizia Furfaro, candidato sindaco mai digerito da molti componenti della base del partito e che, ad osservare i fatti, poco ha fatto e sta facendo per farsi digerire.  L’ultima polemica riguarda i manifesti elettorali. In casa Pdl la polemica è già rovente. A guidare una sorta di “rivolta degli attacchini” è Sonia Tonni. Il consigliere comunale uscente di Forza Italia, che nelle ultime ore di questo martedì ha fatto il diavolo a quattro. Colpa dei manifesti elettorali e di una “guerra degli attacchini” che dopo aver coinvolti, pur se in modo blando, alcuni partiti del centro sinistra, ora s’è scatenata con virulenza mai vista in seno al partito di Berlusconi. “Patrizia Furfaro ha fatto strappare i miei manifesti, attaccando i suoi” denuncia Sonia Tonni che, del resto, s’è già rivolta agli stati maggiori (cioè il livello provinciale) del Popolo della Libertà. “Sostiene di avere un accordo con i consiglieri, secondo cui tutti avrebbero rinunciato ad attaccare i manifesti negli spazi riservati al partito a suo beneficio. Naturalmente la cosa è falsa e, d’altro canto sarebbe inaudita”. Così parte lo sfogo del leader azzurro in gonnella, già destinato a propagarsi a macchia d’olio alle altre vittime della censura elettorale selvaggia della Furfaro: nell’elenco ci sarebbero i soliti Rignanese e Scavone, Giuseppe Corica e perfino – ma mancano conferme ufficiali – il “generosissimo” Piergiacomo Garnero, anch’egli in alcune fasi in lizza per il ruolo di candidato sindaco.
Una confusione mai vista in città e che per tutta la settimana terrà banco. Intanto, contattato per “arbitrare” la questione, Piero Gambarino, braccio destro del vice-coordinatore del Pdl Caterina Ferrero, non ha dubbi e si schiera decisamente con Sonia Tonni.
“Non mi risulta – prova a stemperare i toni - nessun accordo secondo cui i consiglieri non possano affiggere i propri manifesti. Anzi, in genere, ciascuno corre alle elezioni secondo la propria disponibilità. I candidati alla carica di consigliere comunale sono anche quelli che portano del valore aggiunto con i loro voti e ch contribuiscono alla campagna elettorale.”
Tuttavia lo sforzo di mediazione non placa le ire della Tonni, che sulla sua rielezione ha puntano molto, probabilmente a ragione, considerando per lo meno la disciplina con cui ha affrontato i lavori del parlamentino settimese nel corso di tutto il mandato.
“La richiesta a cui allude la Furfaro – prosegue la candidata, come un fiume in piena - è stata fatta, ma è anche stata assolutamente rifiutata dalla maggior parte dei candidati consiglieri. Anche perché l’unico strumento democratico consentito per una pubblicità, seppur modesta, degli aspiranti consiglieri, è quella dei tabelloni elettorali aperta a tutti i candidati. Tutti noi consiglieri uscenti di Forza Italia, con grande senso di responsabilità, abbiamo lasciato spazio integro sulla propaganda diretta all’immagine del candidato sindaco, riservandoci per i trenta restanti consiglieri almeno i tre spazi della pubblicità indiretta, ovvero i cosiddetti fiancheggiatori. “
Uno scenario che a Settimo fa del Popolo della Libertà una specie di ossimoro e infatti, sugli aspetti di metodo (e di democrazia), la Tonni è categorica:
 “Se la Furfaro, o comunque coloro che per lei lavorano, ritengono democratico strappare o coprire i manifesti dei consiglieri che dovrebbero essere, e legittimamente lo sono, i suoi massimi sostenitori per l’eventuale successo, certamente io dico di no. Questo non è un approccio democratico. Ho riferito e ho informato i vertici provinciali del partito e da parte loro è stata confermata la legittima aspirazione di ognuno a farsi pubblicità negli spazi che il sorteggio ha assegnato al Pdl”
La “candidata furiosa”, infine, chiosa con amarezza e con qualche auspicio provocatorio: “Pensavo che la lotta, dopo la costituzione del Pdl, avvenisse tra tutti noi contro gli altri avversari politici. Non pensavo di dovermi difendere da attacchi antidemocratici che provengono dagli stessi componenti del mio partito. Auguro al candidato sindaco Furfaro maggiore equilibrio e senso di rispetto per chi da anni ha rappresentato le istituzioni con la speranza che lei, dall’8 di giugno, li possa rappresentare con lo stesso equilibrio e senso di rispetto democratico.”
POLITICA
25 marzo 2009
Trasferimento... "dei valori"
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 25 marzo 2009
Palumbo ottiene la mobilità
Così sarebbe incandidabile

SETTIMO - Attesissima inaugurazione domenica 29 marzo. Dalle 11 alle 13 - seguirà buffet - apre al pubblico la sede del circolo settimese di Italia dei Valori, in via Mazzini 15/D.
Sul manifesto che presenta l’evento sono elencati alcuni dei princìpi che ispirano il sodalizio. “Ci attendiamo - si legge - la presenza di tanti semplici ed onesti cittadini, che condividono i nostri ideali e i nostri valori, che vogliono una politica più pulita e più trasperente (...) senza interessi di casta e clientelismi, per un paese più civile e democratico...”
Dopodiché, fiero assertore del dipietrismo, il presidente del circolo, Angelo Palumbo, proverà a dire due parole sul conflitto d’interesse. Sul conflitto d’interesse altrui, s’intende.
Perché se dovesse parlare del suo, appunto, sarebbe in conflitto d’interesse. E magari costretto a spiegare com’è riuscito, in appena dieci giorni, cioé dalla sua richiesta alla risposta positiva del Comune, ad ottenere la mobilità dal Comune di Settimo (dove lavora come dipendente, nel settore protezione civile) alla Regione Piemonte. E’ tutto nero su bianco sulla delibera di Giunta del 17 marzo, passata all’unanimità e votata da tutti i suoi colleghi di coalizione senza il benché minimo imbarazzo. Da una parte Palumbo è dipendente comunale che chiede al datore di lavoro di esser trasferito, dall’altra sempre la stessa persona è un leader politico che in questa veste fiancheggia il suo datore di lavoro (cioé il Comune che probabilmente si candiderà ad amministrare). Un elettore dipietrista, sempre sensibile su questi temi, potrebbe pensare che il Partito Democratico, forza politica che governa saldamente la città, con questa mossa possa guadagnarsi la fedeltà incondizionata di Angelo Palumbo e limitare l’indipendenza dell’Italia dei Valori. Anche perché, sebbene per Palumbo non si tratti di una promozione, è sicuro che col passaggio da Comune a Regione, anche a parità di qualifica, il dipendente pubblico dei valori andrà a guadagnare qualcosina di più. Tutto ciò a proposito di interessi di casta e clientelismi.
C’è da dire che Palumbo, da dipendente del Comune di Settimo, non potrebbe candidarsi per amministrarlo. Difficile stabilire se quest’elemento sia una buona ragione per chiedere la mobilità e, da parte della Giunta, per concederla.
Di sicuro il “valzer dei trasferimenti” presso il Comune di Settimo non è cosa inedita. Com’è noto, lo stesso passaggio (dal Comune alla Regione) toccò anche al dirigente Franco Ferraresi, marito di Paola Richetta, attivissima presidentessa del comitato pro-Ossola.
Tornando a Palumbo, il curioso episodio s’aggiunge ad un lungo elenco di retropensieri circa la sua indipendenza dal Partito Democratico. Del resto nella conferenza stampa in cui venne a presentare il neo costituito circolo dipietrista, per una singolare distrazione, Palumbo si dimenticò di informare i concittadini della sua decennale militanza partita dal Pci, proseguita nel Pds, poi nei Ds e perfino nel Pd. Basti  pensare che, soltanto di recente, il buon Palumbo è stato cancellato materialmente dal coordinamento del Partito Democratico in cui era stato eletto. Autore dello sbianchettamento - dicono gli ambienti democratici - sarebbe il consigliere comunale Dino Sportiello, vecchio lupo di mare della politica ex comunista che, alla vista del nome del leader del partito alleato inserito tra gli stati maggiori del Pd settimese, avrebbe esclamato: “Cavolo, ci siam dimenticati di toglierlo!”
Insomma il dubbio continua a esser forte: non è che Palumbo è il commissario del Pd all’interno del sodalizio dipietrista e il Pd cerca di sdebitarsi?
POLITICA
19 marzo 2009
Nel Pdl circola il nome di Scavone
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 18 marzo 2009
Intanto schizza in testa a
un sondaggio dubbio...

SETTIMO - C’è chi descrive per filo e per segno - ma probabilmente si tratta delle solite leggende - scene di straordinaria imbecillità avvenute in settimana. Consiglieri comunali e politici di varia caratura intenti, forbici alla mano, a ritagliare i coupons di un sondaggio elettorale discutibile lanciato da un settimanale locale e consegnarli a Scavone. Il quale, “felice” di nome e di fatto nel riceverli, eccitato come un riccio sarebbe corso a recapirali ma non prima d’aver spammato una cinquantina di email, sempre finalizzate al medesimo sondaggio, ma nella sua versione on line...
E se da una parte è evidente l’equivoco tra il legittimo marketing di una testata e uno strumento di consultazione popolare vera, dall’altra è ormai palese la direzione intrapresa dal centro destra settimese. Il Popolo delle Libertà in città è sempre più proteso verso la candidatura a Sindaco del capogruppo di Forza Italia in consiglio, Felice Scavone, “felix” per gli amici e “gatto” - in accoppiata con la “volpe” Rignanese - per i detrattori politici. Sarebbe lui - ma attendiamo fiduciosi la smentita di An - il nome su cui la base non avrebbe nulla da ridire, l’epressione del territorio, benedetta (o quasi) dal coordinamento e dal gruppo consiliare, impegnatosi - giurin giurello - a non litigare nella riunione post “convegno della discordia” di due settimane fa. E forse non è un caso se sul popolare social network facebook, Beppe Pozzo, ultimo candidato del centro destra settimanese, ha scritto “Felice Sindaco” sulla bacheca dell’amico Scavone. Smentite, del resto, le voci circolate una settimana fa sulla candidatura di Paolo Bigone, ex margheritino passato armi e bagagli alla corte del sottosegretario azzurro Bartolomeo Giachino. E tramontata definitivamente la possibilità per il Pdl di un accordo con Giovanni Ossola, fresco fresco di conferenza stampa di presentazione della sua coalizione, con tanto di Verdi e Comunisti Italiani al seguito.
Poco entusiasta ma diplomatico il solito Piero Gambarino, vicecoordinatore provinciale del Pdl: “Rispetto e stimo Scavone. E’ un uomo di Forza Italia e ha l’esperienza per poterlo fare. Le candidature a Sindaco devono essere condivise da An, Forza Italia e altri pesi e contrappesi politici che fanno parte dell’ampio progetto del Pdl. Se da Settimo uscirà il suo nome bisognerà innanzitutto vedere se è l’unico. Poi la sua candidatura a sindaco sarà oggetto di valutazioni di vario genere e confrontata con le altre eventuali proposte”.

Il curriculum di Scavone
Vecchio socialista, portato

in azzurro da Nicolosi

La carriera politica di Scavone inizia nell’82, anno del penultimo mondiale vinto dalla nostra nazionale e del presidente Pertini che esulta in tribuna. Proprio come Pertini, Scavone è socialista e in quegli anni si candida si candida alle elezioni torinesi come consigliere della circoscrizione Santa Rita-Mirafiori Nord, risultanto il primo escluso. La sinistra del Psi decide poi di candidarlo a Settimo torinese. Questa volta è il secondo escluso ma entra in Consiglio, fra le file della maggioranza, a seguito delle dimissioni dei consiglieri (che faranno gli assessori). Dopo gli scandali di Tangentopoli, nel ‘95, Scavone si ritira a vita privata, salvo poi rientrare in politica alle comunale del ‘99 con la casacca di Forza Italia, contattato da Mariano Nicolosi, altro ex socialista. Viene eletto in Consiglio con 112 preferenze. Nel 2004 i suoi consensi aumentano ancora, sempre in lista con Forza Italia, portandolo ad essere il nono più votato dell’intero parlamentino settimese. L’affermazione elettorale convince il suo partito a nominarlo Capogruppo in Consiglio, incarico che ricopre tutt’ora. Dipendente Gtt, dove si occupa di manutenzione e impiantistica, e originario della Lucania, Scavone, 52 anni, è sposato e ha due figlie. E’ anche il vicepresidente dell’associazione politico-culturale “Noi con Settimo”, pronta, secondo i più, a scendere in campo con una lista a sostegno del Pdl.
POLITICA
4 marzo 2009
Curello: "Il mio simbolo plagiato"
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 4 marzo 2009
E' giallo sulla paternità del logo
utilizzato da Silvestri per la Lcs

SETTIMO - La somiglianza è così lampante da rendere pressoché pacifico il fatto. Ci si potrebbe a questo punto esercitare nelle fantasiose ricostruzioni investigative dei libri gialli. “Dov’era lei, Silvestri, all’ora del delitto?” “Giusto di fronte al luogo del delitto” dovrebbe dire, a quel punto, il medico colto con le mani... nel simbolo.
La denuncia - non in senso giudiziario naturalmente - proviene dal consigliere comunale Tommaso Curello, cavaliere della Repubblica recentemente approdato ai Moderati di Giuliano Manolino dopo una militanza relativamente lunga con i socialisti e, prima ancora, con un elenco di partiti che citarli tutti farebbe annoiare i più. Ma uno di questi va citato doverosamente. Correva il 1999, praticamente dieci anni fa, quando Tommaso Curello si candidò sindaco con una lista civica dal nome “Il centro di Settimo”, propagine elettorale di un’associazione culturale fondata un anno prima e ancora attiva (oggi conta 42 iscritti) nell’organizzazione di mostre e corsi di pittura, eventi culturali e associativi, spesso in partnership con l’Anioc (Associazione Nazionale Insigniti di Onoreficienze Cavalleresche), altra associazione nell’orbita di Curello.
E tra i pionieri dell’associazione fondata oltre un decennio fa - udite udite - c’era pure l’onnipresente avvocato Antonio Mencobello, amico di vecchia data del cavaliere settimese e aspirante candidato settimese del cavaliere nazionale. Fatto sta ed è che quella lista di Curello - una sorta di Mariano Nicolosi ante litteram - non riuscì ad entrare in Consiglio  (Sindaco Ossola) per la miseria di 22 voti, fermandosi a quota 752, pari al 2,69% dei consensi. Che cosa c’entri un simile spaccato di storia politica minore col dottor Silvestri è presto detto: il simbolo de “Il centro di Settimo” è praticamente identico a quello scelto dal leader dei medici per la sua “Lista Civica Settimese”. “Un plagio - accusa ora Curello - Oltre a cercare di portare via i candidati alla nostra coalizione, Silvestri ci frega anche i simboli. Valuterò con gli esperti se fare ricorso, nel caso in cui la sua lista decida di presentarsi alle elezioni con quel logo”.
Una questione di lana caprina, a prima vista. Certo è che, mettendo insieme tutti i pezzi del mosaico, gli indizi sembrerebbero inchiodare il dottore. Almeno se è vero com’è vero che l’associazione di Curello si trova in via Roma 19, a due passi dalla stazione e proprio dirimpettaia del quartier generale dei medici, al civico 20/A. Luogo dove - ironia della sorte - soltanto la scorsa settimana s’era tenuta la conferenza stampa di presentazione della lista e del simbolo.
Sull’altra sponda della strada che collega il centro alla ferrovia si trova invece l’associazione di Curello, con tanto di vetrata che espone diverse locandine recanti il simbolo plagiato. Domanda: è più probabile che Silvestri non si sia accorto di nulla o che abbia ideato il suo simbolo, proprio dopo aver visto quello del “vicino di casa”?
POLITICA
26 febbraio 2009
Pdl, "convegno della discordia"
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 25 febbraio 2009
L'avvocato Mencobello relatore tra i big
E la base Pdl pensa ad un complotto

SETTIMO - La cosa certa è che sabato 28 febbraio, dalle 9.30 in avanti, il Pdl terrà un convegno su Trasporti e infrastrutture a cui prendereanno parte i pezzi da novanta del Partito di Berlusconi. Il resto è una dietrologia gigantesca, destinata a spaccare ancor di più quel che resta del partito settimese.
Di sicuro si sa che la sala consiliare, teatro dell’appuntamento politico, è stata prenotata dal capogruppo azzurro Felice Scavone che inizialmente, forte della sua esperienza in Gtt e in virtù del ruolo istituzionale che ricorpe, avrebbe - diciamo così - auspicato di essere pure lui al tavolo dei relatori. Invece - così recano i volantini distribuiti dal solo generosissimo Ruggero Scagnetto - ci saranno l’avvocato Antonio Mencobello, il sottosegretario ai trasporti Bartolomeo Giachino, l’europarlamentare Vito Bonsignore e i vertici regionali e provinciali del Pdl: Agostino Ghiglia, Caterina Ferrero ed Enzo Ghigo. Manco un consigliere comunale, non un membro del direttivo. Escluso Rignanese, ultimo coordinatore cittadino di Forza Italia, così pure la sua omologa di An, Patrizia Furfaro. Un “taglia fuori” che da qualsiasi punto di vista lo si legga conduce ad una e una sola conclusione: qualcuno sta portando Mencobello sotto il naso dei colonnelli del partito.
E tanto la manovra è bizzarra che nessuno sa dire con esattezza chi sia il “papà” di questo splendido convegno. Si sa che a un certo punto spunta l’onnipresente Paolo Bigone, da cui discendono - si fa per dire - il sottosegretario Giachino e l’ex Udc Bonsignore, sua vecchia conoscenza, che molti annoverano tra gli sponsor del penalista settimese. Tirati in mezzo un po’ dalla giacchetta i vertici piemontesi del Pdl “ché tanto all’eurodeputato e al sottosegretario non oseranno dire di no”.
Coregista dell’operazione (per chiarirsi lo scopo è dare visibilità a Mencobello circondandolo di big), stando a voci provenienti dagli ambienti di dissidenza azzurra, sarebbe il consigliere comunale Giuseppe Corica. Da una parte per “regolare” la questione Mencobello, visto che l’An è stato il primo sponsor dell’avvocato. Dall’altra per regolare ben altri conti, e più salati, con la lunga lista di personaggi che stanno cercando - finora con discreto successo - di metterlo ai margini della politica cittadina, cominciando con l’escluderlo dal coordinamento locale al grido di “me ne frego (se sei il capogruppo)!”
Intanto l’unica faccenda importante di cui tutto il Pdl dovrebbe occuparsi, cioé di trovare un candidato sindaco, è una storia ancora in alto mare. Sia perché Palena sembra ormai approdato ad altri lidi, sia perché la strada che porterebbe ad Ossola (lui ha smentito l’ipotesi fino alla settimana scorsa) è assai tortuosa.
La lista di quelli che scalpitano è lunga, le pugnalate sotto banco sono all’ordine del giorno. Come l’ultima, questo convegno, dal cui successo o insuccesso si potrà capire molto.
Per ora il Popolo delle Libertà si riassume in un solo, eloquente, fotogramma: quello di “Roger” Scagnetto, appunto, che volantina in solitudine, unico fra tutti a rispondere sempre “obbedisco”. Due certezze ci sono: Scagnetto non sarà il Sindaco del centro destra e sarà in prima fila al convegno.
POLITICA
25 febbraio 2009
Palena più vicino a Lovera
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 25 febbraio 2009
Sarà l'asso di "Insieme per Settimo"
Così si ridimensiona Pietro Lapertosa

SETTIMO - Non sarà Pd e nemmeno Pdl. Non passerà neanche attraverso la cosiddetta “lista dei medici” che nel frattempo un nome se l’è data da sola. L’ex assessore Giuseppe Palena, di professione pediatra, secondo i bookmakers della politica settimese avrebbe già stretto un patto di ferro con uno dei colossi elettorali della città. Trattasi di Pierino Lovera, imprenditore nel settore automotive, patron del Settimo Calcio e cugino di Giovanni Ossola. Politicamente parlando, una delle colonne della lista civica “Insieme per Settimo”, fedele alleata di Ossola prima e di Corgiat adesso, che nel locale parlamentino conta due consiglieri e in Giunta esprime il vicesindaco Tiberio Toffali. Senza dimenticare il posticino (quello di Lovera, appunto) nel “preziosissimo” consiglio di amministrazione di Asm.
Per il matrimonio Palena-Lovera sarebbe quasi tutto pronto. Anche se i due, probabilmente, avrebbero pensato a fare le pubblicazioni fra un mesetto circa, passata la bufera, le voci di mercato con Palena al centro e certi altri aspetti mediatici da definire. Peccato che il pediatra ed ex assessore del Pd sia stato “beccato” l’altra sera mentre usciva, trullallero trallallà, proprio dalla splendida abitazione di Piero Lovera, in via Leinì, a due passi dal suo studio medico.
Interpellato, Palena non si mostra entusiasta della domanda ma non si sottrae: “Se mi candiderò, lo farò con il centro sinistra”. Che vuol dire una mezza conferma e forse qualcosina in più. Del resto “Insieme per Settimo” sarebbe lo sbocco naturale per tutti i malpancisti del Partito Democratico, intenzionati però a non fare il salto della quaglia (e si badi che anche l’altro ex repubblicano del Pd, Salvatore Cadoni, aveva intavolato una discussione con la stessa lista). Per Palena, poi, la nuova casa non presenterebbe nemmeno l’angustia che spaventa alcuni suoi colleghi: con i voti che ha dimostrato di avere, 350 circa, sarebbe il primo eletto in Consiglio. Gli stessi ragionamenti - stando agli analisti - li avrebbe fatti Lovera: Palena tirerebbe su le sorti di una civica in fase decadente e soprattutto caccerebbe un po’ più giù il consigliere Pietro Lapertosa, poliziotto stracarico di preferenze e già pronto a chiedere un assessorato. Piero Lovera in Giunta ci manderebbe molto più volentieri Palena, per ragioni di ovvia spendibilità, che elencarle tutte sarebbe spiacevole per il povero Lape. L’ultima in ordine di tempo racconta di quei “gratta e vinci” inviati a Natale a casa dei suoi presunti elettori, iniziativa che avrebbe fatto sbiancare perfino Lovera, il tipico Presidente “dalla sfuriata facile”... Scaldati, Pino!
POLITICA
19 febbraio 2009
Un finanziere in lista con Daniel
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 18 febbraio 2009
Eppure cinque anni fa le Fiamme Gialle
lo pedinarono e intercettarono...

SETTIMO - “Nella mia lista ci sarà un finanziere”... L’annuncio è dell’assessore ai trasporti Nino Daniel. L’ha detto a margine di una conferenza stampa e non certo ignaro dello sbigottimento che la notizia avrebbe provocato nell’opinione pubblica. Non foss’altro che dell’attenzione che i media hanno dedicato, in passato, ai suoi rapporti con le Fiamme Gialle, Daniel s’è sempre lamentato con foga. Ora è diverso e l’ex socialista (da poco transitato nei “socialisti per Settimo”), il “suo” finanziere, lo sbandiera con un pizzico d’orgoglio e con il ghigno di chi già sa che questa presenza, nella sua lista, servirà anche a quanti - e sono tanti - vorranno esercitare il proprio senso dell’ironia. E magari domandarsi come i due si siano conosciuti, immaginandosi scene cinematografiche dove il killer s’innamora della sua vittima, ilgatto del topo che ha rincorso, un Montecchi di una Capuleti. E se il romanticismo in politica non è concesso, è quasi d’obbligo un po’ storia. Solo che questa, di storia, non comincia con “c’era una volta” e non finisce con “vissero tutti felici e contenti”. Anzi, per la verità, con “felice e contento” è finita comunque. Più precisamente con “felice e incensurato”. Dove il soggetto, appunto, è Nino Daniel e dove il motivo della felicità è l’assoluzione. Quando si dice “basta la parola”...
Era il 2004 quando Nino Daniel, già assessore in pectore, veniva intercettato, pedinato e fotografato dalla Fiamme Gialle torinesi che indagavano su un giro di corruzione tra politici e imprenditori, in merito ad alcuni appalti pubblici. I finanzieri arrivarono persino a immortalarlo mentre riceveveva una bustarella dal nipote dell’imprenditore cuneese Massano che, secondo la Procura torinese, voleva garantirsi i suoi favori per un appalto di Asm a Grugliasco e che in effetti ottenne. D’altro canto, però - almeno così emerse dalle indagini -, la multiutility settimese aveva fatto le cose come si deve, cioé secondo la legge. “Allora Daniel ha fregato Massano” concluse la Procura, che lo indagò e rinviò a giudizio per millantato credito, benché il facoltoso imprenditore cuneese non si lamentasse affatto. Nessuna fregatura. Infatti Daniel, come detto, fu assolto. E la bustarella? Nulla di penalmente rilevante a detta dei tre giudici che s’occuparono del fascicolo, “solo” malcostume di politica e imprenditoria, con i secondi che ungono i primi, un po’ a pioggia, “che non si sa mai”... Tutto a posto, quindi. Almeno per quanti credono che la sentenza, la parola “assolto” o “condannato”, riassuma tutto, dalla politica alla morale. Ma tant’è: ora la storia è un’altra. Daniel ha un finanziere in lista, che non è esattamente come fare la pace, ammesso che di litigio si sia trattato. E’ giusto una coincidenza, una di quelle che fanno notizia. Sempre che... Diciamola tutta: i rappresentanti delle forze armate, prima di candidarsi, devono chiedere il permesso ai propri superiori. Chiunque sia l’aspirante candidato: auguroni!
POLITICA
5 febbraio 2009
Intervista a Palena
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 4 febbraio 2009
"Nessuna compravendita
solo trattative politiche"

Allora, ti candidi o no contro Corgiat?
No.
Cambiato idea?
Ci ho riflettuto e sono giunto a questa conclusione per varie ragioni. Non mi candido sindaco perché non voglio sottrarre tempo alla mia professione. Se faccio il Sindaco non posso fare il pediatra e io voglio fare il pediatra. Ne ho parlato in famiglia, e con delle persone vicine a me. E poi io sono un uomo di centro sinistra, o meglio di centro che guarda a sinistra...
Ma c’è mai stata una fase in cui hai pensato di fare il sindaco di centro destra?
Quando sei in crisi con il partito in cui hai militato a lungo, quando hai dei contatti che ti lusingano, certo che il pensiero ti viene. Avevo voglia di andare contro per forza, sentivo di non essere mai stato valorizzato. Pensandosci non riesco a fare il ribaltone, al di là dei titoli sui giornali.
Sarai in una lista di centro destra?
No
In una lista di centro sinistra?
Ho sempre sognato il Partito Democratico, nato poco più di un anno fa. La delusione è che si litiga sempre, a tutti i livelli. Perché si tengono sempre ferme le bocce. Si tralasciano le altre idee...
Il tuo futuro in politica come lo vedi?
Starò assente per un mesetto dalla politica. Per motivi personali. Ci devo ancora pensare...
Ti sei dimesso dalla Giunta?
Uffiociosamente sì, domani (oggi ndr) le presenterò scritte al Sindaco.
Ma con Corgiat e il Pd si può ricucire?
A Corgiat voglio molto bene. Uno dei motivi che mi hanno dissuaso dall’andare dall’altra parte, è Corgiat. Credo che anche lui abbia preso coscienza del mio malessere... E’ una persona intelligentissima...
E’ vero avevi già l’accordo con Ossola per il secondo turno?
E’ falso. Ci siam sentiti ma abbiam parlato di tutt’altro.
Quando dirai definitivamente di no al centro destra?
In realtà non ho mai detto di sì...
E’ vero che ti hanno chiamato in molti per applaudire a questo scenario?
E’ vero.
Com’è andata la storia della proposta sulla Fondazione?
E’ stata una mia richiesta generale. Abbiamo parlato di assetto, ho crecato di capire le possibilità di svolgere un ruolo di prestigio. Corgiat mi ha detto “si può fare”. Nessuna compravendita: trattative. Ho semplicemente chiesto “quali progetti politici avete per Palena nella prossima legislatura?”. E’ lecito chiederlo dopo 5 anni in Giunta...
POLITICA
28 gennaio 2009
E' Palena l'anti-Corgiat
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 28 gennaio 2009
L'assessore alla Sanità sarà il
candidato sindaco di centro destra

SETTIMO - Clamoroso è dire poco. Sarà l’assessore Giuseppe Palena l’anti-Corgiat, cioé il candidato del centro destra alle elezioni amministrative di giugno.
Il divorzio definitivo, stando ai bene informati, si starebbe consumando nelle ore in cui il giornale è in stampa, in uno dei ristoranti settimesi, tra un filetto e un Barbera, com’è ormai tradizione che si definiscano le faccende politiche della città della penna. Aldo Corgiat (per lui acqua minerale, perché non beve il rosso) e Massimo Pace gli altri due commensali. Del resto la rottura era nell’aria, non solo per la spregiudicata campagna acquisti del dottor Silvestri, il nuovo dinamitardo della politica locale, ma anche per un dialogo che scricchiola da troppo tempo.
Repubblicano della prima ora e pediatra, Giuseppe Palena aveva scelto i Diesse dopo la fine della Prima Repubblica, passando attraverso tutte le mutazioni del partito ex comunista fino all’attuale, nuovo abito “democratico”.
Una casa in cui  Palena non s’è mai trovato perfettamente a suo agio, tanto da costituire una sorta di correntina interna assieme ad altri transfughi, come l’ex leghista Lazzaro. Soltanto di recente aveva avuto diversi screzi, più o meno pubblici, con alcuni esponenti del suo partito: l’ultimo in ordine di tempo, quello con la collega di Giunta Mirella Cristiano, assessore al lavoro a cui Palena aveva “dirottato” un disoccupato. Ma prima ancora c’era stato un brutto incidente diplomatico proprio sul più bello, quando Palena cioé s’aspettava l’orgasmo politico di un assessore che s’è occupato per cinque anni di sanità. Occasione l’inaugurazione del presidio ospedaliero di area Bordina...
C’erano i pezzi grossi della politica piemontese, Bresso inclusa, e le parole dei veterani cittadini, a partire da quel democristiano di Silverio Benedetto da tutti proclamato il “padre putativo” dell’Hopital. Tutto bene fino al taglio del nastro, quando i “nostri”, Corgiat, Benedetto e compagnia cantando, han pensato bene di tagliarlo senza accorgersi dell’assenza di Palena, attardatosi in una delle stanze della struttura a fare da Cicerone, non s’è mai saputo a chi. Il putiferio. Non l’avessero mai fatto. Chi ha assistito ai litigi racconta una serie interminabile di “bip” al posto di altrettante parole consigliabili soltanto ad un pubblico adulto... D’accordo, in fondo, Palena c’ha rimesso appena tre centimetri quadrati di visibilità mediatica, per qualcuno non sono nulla, per lui probabilmente sì, visto che sui giornali, in quattro anni, c’è finito praticamente sempre e solo per beccarsi l’etichetta di “Paperon de Paperoni”, sempre primo, fra tutti i politici, nella lista dei redditi.
E covando questi rancori, rimuginando sul “chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto”, evidentemente sentendosi in credito, Palena ha deciso. Secondo i maligni e in questi casi, come si sa, abbondano, la goccia che ha fatto traboccare il vaso riguarda le trattative per la prossima tornata elettorale e gli accordi sfumati: per farla breve, Palena avrebbe voluto la presidenza della società che gestisce il presidio, Corgiat gliel’avrebbe negata.
La cena di ieri sera, il cui esito non è noto, sarebbe servita proprio a Corgiat e Pace, per cercare di convincere l’assessore a tornare sui suoi passi, con un’ultima offerta “che non si può rifiutare”. Troppo tardi probabilmente, visto che, fiutato lo scontento, quelli del centro destra si sarebbero già fatti avanti. Chi sostiene attraverso Enzo Rignanese, chi è certo che il reclutatore ufficiale sia Antonio Silvestri, chi ancora parla di una duplice regìa. Chiunque sia stato il tramite, tuttavia, è sicuro che Palena ha già preso accordi con Caterina Ferrero e Piero Gambarino, le due massime autorità di Forza Italia in Provincia di Torino. Il suo nome, del resto, metterebbe tutti d’accordo o quasi. Ricapitolando: Silvestri cercava un medico moderato, possibilmente che potesse sottrarre consensi al centro sinistra, Rignanese pretende che il candidato “non sia calato dall’alto” ma espressione della città, a Corica (esponente di An) basta che non sia uno dei tanti generali senza truppe che “tutti insieme non fanno i suoi voti”. Un’identikit più preciso, insomma, non si poteva tracciare. Certo, avesse accettato Silverio Benedetto, a cui pure l’avevano proposto, sarebbe stato un “colpo di mercato” di caratura ancora maggiore. “Ma Palena a parametro zero, buttalo via!” devono aver pensato a Torino i vertici del Popolo delle Libertà, quando da Settimo hanno rappresentato loro la ghiotta occasione.
Così si chiude il totosindaco. Presto, salvo clamorose sorprese, Palena rassegnerà le dimissioni dalla Giunta. Conseguenza logica e forse liberatoria di un calvario politico decennale.
POLITICA
22 gennaio 2009
Se il Ps perde il Gabibbo
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 21 gennaio 2009
Nicolosi in rotta coi socialisti
che non vorrebbero candidarlo

Di certo si sà che Mariano Nicolosi s’è reso irreperibile da qualche giorno e risulta essersi preso delle vacanze dal suo posto di lavoro che, per chi non lo sapesse, è alla Provincia di Torino, presso l’assessorato alla viabilità retto da Giovanni Ossola fino alla fine del mandato di Saitta.
L’ultima su Nicolosi, al secolo il “gabibbo” settimese per la sua vocazione alla denuncia giornalistica, è che l’ex Lavandé (e prima ancora forzista) sarebbe in rotta con il Partito Socialista anche a seguito di un aspro diverbio avuto con il segretario settimese Massimiliano Barone.
C’è che i rapporti sono tesi da tempo per via delle velleità di candidatura di Nicolosi, smorzate a più riprese dal direttivo ossoliano a suon di dichiarazioni su un “rinnovamento generazionale” nelle liste. Di fatto nessuno gli ha detto di “no” ma nemmeno di “sì” e lui a candidarsi non intende rinunciare nemmeno sotto tortura. Anzi, l’astinenza dalla politica settimese comincia a stufarlo.
Per questo, stando ad indiscrezioni in attesa di conferme, Nicolosi si sarebbe recato nella sua Sicilia, a meditare sul “futuro socialista” o più precisamente sul suo futuro elettorale. Arroccato ad Acquedolci, paesello in provincia di Messina, giusto di fronte alle isole Eolie, Nicolosi
mangia pesce spada e pensa a Ossola.
Se il partito non fa marcia indietro e non dice chiaramente che per Nicolosi il posto c’è - sostengono i bene informati - lui è pronto ad abbandonare i socialisti e cercarsi un’altra casa, sempre che non decida di correre da solo, coi Lavandé, come all’ultima tornata elettorale, quando fu escluso dal parlamentino per una manciata di voti. Tutto avvenne prima di essere folgorato da un improvviso amore politico per Giovanni Ossola, a cui fino a quel momento aveva fatto da acerrimo oppositore, che lo prese come “braccio destro” in Provincia, sebbene qualcuno parli di un’imposizione politica di Enrico Buemi, ai tempi numero uno dello Sdi piemontese.
Fatto sta che dall’ingresso di Nicolosi in sezione il partito si è progressivamente sfasciato: proprio l’acquisto dell’ex Lavandé fornì a Nino Daniel e Franco Verni le motivazioni e i consensi necessari per guadagnarsi la maggioranza e la segreteria cittadina, mettendo Ossola da parte. E’ a quel punto che il rapporto tra Nicolosi e l’ex Sindaco si è rinsaldato, per via del “nemico comune”. Non è un caso se nella storica resa dei conti tra gli ossoliani e la mozione Daniel-Verni, conclusasi con la cacciata dal partito degli ultimi due,  Nicolosi e Ossola siano stati l’uno accanto all’altro: il primo nelle vesti di “giudice” della commissione di garanzia che ha fucilato i garofani smarriti (avevano fatto campagna elettorale per i socialisti concorrenti di Bobo Craxi), il secondo come commissario della sezione dopo il repulisti.
Ora la “love story” potrebbe concludersi con un divorzio che condurrebbe il Partito Socialista ad aggiungere l’ennesima defezione illustre, dopo quelle di Puccio, Carbonella, Olivieri, Curello e Trapani, in un’emorragia che sembra senza fine.
POLITICA
8 gennaio 2009
Greco-Silvestri, flirt sfumato
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 7 gennaio 2009
I medici di centro destra avrebbero
voluto l'assessore come Anti-Corgiat

SETTIMO - Trapelano a distanza di qualche tempo le indiscrezioni intorno ad un flirt politico illustre, tuttavia sfumato. E’ quello tra l’assessore Caterina Greco e i “medici del centro destra” che avrebbero voluto l’ex petalo della Margherita come candidato a Sindaco. Almeno questo è ciò che le avrebbe proposto il dottor Antonio Silvestri, attivo organizzatore dell’alternativa di centro destra ad Aldo Corgiat, nel corso di un pranzo a base di avances politiche. Il tutto nella lussuosissima cornice della “locanda Botticelli”, un ristorantino d’élite in strada dell’Arrivore, alla periferia torinese. Menù con insalata russa, fettuccine pomodoro e melanzane e pesce spada, la specialità della casa. Una spruzzata di vino bianco d’ottima qualità ed è partito il corteggiamento... Del resto Caterina Greco era ed è rimasta una donna di centro. Oltretutto il suo rapporto con il Partito Democratico - dicono i bene informati dell’ex Quercia - va bene soltanto a intermittenza. Non è un segreto per nessuno che ai tempi in cui s’è formata la segreteria cittadina l’assessore settimese al bilancio s’era autocandidata nei salotti democratici per fare il segretario della sezione. Incassata la sconfitta scontata (l’elezione di Massimo Pace non è certo stata una sorpresa né una novità), Caterina Greco s’è perfino messa a capo di una protesta sulla rappresentanza femminile, a suo dire molto scarsa, nel nuovo esecutivo del Pd, originando quella che poi ha preso il nome di “corrente rosa”.
Cronache passate, ormai. Più attuali quelle del flirt politico sfumato tra la Greco e Silvestri.
Correva la fine del mese di dicembre e di certo si sa che la Greco, pur lusingata, alla fine ha risposto picche. Sebbene si sia presa un po’ di tempo per valutare la proposta. Tempo durante il quale avrebbe perfino incontrato Silverio Benedetto, suo “vate” democristiano, il cui consiglio, evidentemente, è stato quello di rispedire al mittente la convocazione per le amministrative con la casacca del centro destra. Poi l’assessore avrebbe fatto la “confessione” anche a Corgiat, che l’avrebbe assolta in nomine patri, fili eccetera, chiedendole “se almeno il pesce spada era buono”.
Si ignorano invece le circostanze (nonché il menu) dell’identica proposta ricevuta da Silverio Benedetto, pezzo pregiatissimo del “mercato politico” settimese e perciò considerato “incedibile” dal Partito Democratico.
Sono stati sempre i medici di centro destra che fanno riferimento a Silvestri a tentare il colpaccio. Ma anche il presidente di Asm nonché ginecologo (quindi collega dei suoi tentatori) avrebbe rifiutato con decisione.
POLITICA
7 gennaio 2009
"Gratta e vota"
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 7 gennaio 2009
Gli auguri di Pietro Lapertosa
SETTIMO - Immaginate di essere nel tepore di casa vostra, in piena atmosfera natalizia, già pronti a dimenticare la crisi almeno il tempo in cui la tredicesima non è completamente prosciugata. Con l’alberello e il presepe, zampone o cotechino già stipato nella credenza per il Capodanno, lenticchie per chi le gradisce, che si sà, secondo la tradizione porteranno “soldi” per il prossimo anno. A un certo punto suonano alla porta: è il postino che vi porta degli auguri speciali... Sono quelli di un politico della città, che alla vostra “fortuna” ha già pensato, infilando nella busta un comunissimo “gratta e vinci” da un euro.
Nossignore, non è la pessima sceneggiatura di un film “pulp”: a Settimo è successo davvero. L’ha fatto Pietro Lapertosa, consigliere comunale di maggioranza eletto con risultato plebiscitario nelle file della lista civica “Insieme per Settimo”. Ha preso carta e penna, buste e francobolli e ha tirato un altro “sfregio” al buon gusto che in politica sarebbe quantomeno indispensabile.
Ne ha inviate, sebbene le cifre vadano prese con il beneficio d’inventario, circa 600 in tutta la città, ad altrettante famiglie. Il tutto con tanto di logo della Lista Civica, da qualche tempo malignamente ribattezzata “del gratta e vinci”. Questione di associazione di idee, che volete farci! Del resto ciascuno si sceglie le strategie di marketing che meglio rappresentano il suo prodotto. Sempre ammesso che i vertici del sodalizio politico condividano l’iniziativa con cui il buon Lape ha “invitato gli interessati a conoscere più da vicino la lista Insieme per Settimo”.
Di sicuro il fatto in esame non è questione di punti di vista: si tratta della propaganda politica più squallida e becera di una campagna elettorale che ufficialmente ancora deve cominciare.
Eppure Pietro Lapertosa, di professione poliziotto, va talmente fiero della sua trovata - diciamo così - del “gratta e vota” da essersi fatto intervistare dal settimanale “La nuova Periferia”, che con incuranza ha dato atto dell’iniziativa “originale” come se fosse una cosa normale. Anzi, come se fosse positiva. Ha scritto il settimanale: “Auguri molto originali e apprezzati - racconta chi li ha ricevuti (come se li avessero intervistati ndr) - quelli che 600 famiglie settimesi si sono ritrovati nella buca...”. Il giornale ha continuato: “Un augurio con la speranza di far trascorrere felici festività natalizie” e addirittura si è sbilanciato in un pronostico ottimista “qualcuno pare abbia già vinto”. Insomma una bell’inchino natalizio, giusto per non prendere il vizio di fare informazione.
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