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michelevalentino
Blog di un giornalista di provincia
POLITICA
2 luglio 2009
Pdl, ora si arriva ai coltelli
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 1 luglio 2009
Bonino paventa un "repulisti"
Rignanese e Scavone a rischio

SETTIMO - Sta tutta nella reazione a caldo di Barbara Bonino, coordinatrice provinciale del Pdl, la fotografia del partito settimese, ancora alle prese con enormi lacerazioni interne, dopo l’ultima figuraccia - pacifica anche per i vertici del partito di Berlusconi - che ha permesso all’opposizione di centro sinistra di scippare al centro destra la vice presidenza del Consiglio comunale.
“E’ stata colpa di Corica - afferma la Bonino, che poi presegue come un fiume in piena - A un certo punto è impazzito. Avevamo raggiunto l’accordo e l’avevamo convinto a rientrare. D’un tratto ha borbottato qualcosa sulla famiglia e l’onorabilità. Per me onorabilità significa anche mantenere la parola data. Fino a quella fase la Furfaro è stata l’unica ad agire con buon senso. Sapendo che Corica era l’unico nome su cui avrebbe potuto convergere sia la Lega, sia i due consiglieri dell’ex Forza Italia, lo ha proposto. Corica è stato molto sleale.”
Poi il numero uno provinciale del Pdl fa anche il punto sul futuro, a partire dal ruolo di capogruppo, nuovamente conteso dalle due fazioni (Rignanese e Scavone contro Chiarle e Furfaro), che non si spostano di un millimetro dalla loro posizione. “Io non ho mai imposto nulla - afferma la Bonino -. Ho detto solo che trovavo ragionevole che il capogruppo lo faccia chi ha fatto il candidato sindaco. Ma non ho mai dato ordini. Questo l’ho detto a chi mi ha chiamato per sapere come la pensavo. A chi invece ha preferito polemizzare sui giornali e mandarmi dei messaggi in quel modo, dico invece di pensare prima di tutto al partito e non alla propria soddisfazione immediata. Il mio compito non è quello di mettere poltrone sotto ad ogni sedere. Il loro comportamento ha regalato a Cinzia Condello la carica di vicepresidente e alla coalizione di Ossola, cioé a due assessori che fino a ieri in Provincia fiancheggiavano il Pd, il ruolo di opposizione di centro sinistra ad una maggioranza di centro sinistra. Una situazione paradossale e grottesca che solo in queste contrade può capitare. Certo ora chi ha denigrato i vertici del partito e le loro scelte dovrà venire a darci spiegazioni a Torino, non si può pensare che una cosa del genere passi senza conseguenze. C’è la seria possibilità che chi non si riconosce nella linea del partito ne venga allontanato. Ogni tanto bisogna aprire la finestra e cambiare un po’ l’aria, altrimenti è difficile che il partito riesca ad attrarre persone nuove e credibili.”
Una dichiarazione che non lascia spazio a troppe interpretazioni e che sembra preludere a un “repulisti” da manuale. Tuttavia le cose non sono così scontate come potrebbero apparire. Perché ai piani alti del Pdl torinese e piemontese, oltre alla Bonino, ci sono anche i dirigenti di area Forza Italia, per nulla intenzionati - affermano fonti interne - a lasciar passare la linea secondo cui gli ex An a Settimo fanno il bello e il cattivo tempo. D’altro canto - ricordano alcuni appassionati di aritmetica elementare - i rapporti di forza tra i due ex partiti, all’interno del nuovo soggetto, sono pur sempre 70 a 30 in favore dei forzisti. Poi ci sono i numeri del Consiglio. Se non si vogliono coivolgere i “padrini torinesi” in una “guerra dei carciofi” settimese bisognerà accettare che la faccenda se la sbrighino, da soli, i consiglieri comunali. In questo caso, con un rapporto di due a due, passerebbe il più anziano. Cioé Scavone.
Insomma, la resa dei conti è appena cominciata e presto si vedrà sul campo l’artiglieria pesante. A meno che non ci siano dei folli di Forza Italia intenzionati a far macellare il gatto e la volpe (Scavone e Rignanese), nonostante le imminenti elezioni regionali e il notevole pacchetto di voti del duo azzurro. Ma con queste premesse tutto è possibile.
POLITICA
6 maggio 2009
L'uomo "simbolo" del Pdl
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 6 maggio 2009
Ruggero Scagnetto, il prototipo del
candidato del Popolo dell'Obbedienza

SETTIMO - Saranno stati dieci, quindici o forse anche venti anni fa... Un giovanotto già attempato di nome Ruggero realizzò dei “santini” elettorali in rima che fecero sbellicare mezza città: “vota Scagnetto, il candidato perfetto”. Oggi quello slogan gli calza addosso come mai prima d’ora. Specie dopo quel che è successo nel Popolo delle Libertà, per tutto l’inverno e fino alla scorsa settimana: battaglie a suon di veti, cene carbonare, cordate, crociate, bordate, infamate. Poi la Furfaro, scesa dall’alto, o calata. E ora tutti compatti. Almeno ufficialmente. “Ave Patrizia, morituri te salutant!”. Zitto il consigliere Giuseppe Corica, già fucilato una volta dalla Furfaro quand’era ora di formare il coordinamento cittadino del Pdl, zitti pure i colleghi azzurri Rignanese e Scavone, al secolo il gatto e la volpe ma oggi più simili a tonno e vongola. Stesso dicasi di Sonia Tonni, capace di alzare la voce solo alla fine. Troppo tardi. Per tutti quelli che avrebbero voluto fare il candidato sindaco o almeno partecipare alla decisione. Invece nessun conclave, la fumata bianca è uscita dal cucuzzolo più alto del Pdl piemontese. Ghigo dixit. E Furfaro sia. Ora sono tutti a lavoro, a raccogliere firme, autenticarle, organizzare banchetti, preparare discorsi per la “signora in nero”, un po’ taciturna in conferenza stampa ma già in forte recupero di consapevolezza. E poi c’è Scagnetto, il candidato “perfetto”. Classe di ferro 1938, nato oltralpe, a Versailles, e cresciuto in Friuli, a Tarcento. Ubbidiente da sempre. Questione di dna. E chi se ne importa se ha assistito a molti più consigli comunali del suo candidato sindaco. C’è da correre? E lui risponde “presente”. C’è da volantinare? Scagnetto c’è. Pettegolo, chiacchierone, talvolta molesto. Ma ubbidiente. Sempre aggiornato sulle ultime novità politiche ma ansioso di sembrarlo ancor di più. Va a comprare il giornale al mattino, lo divora in mezz’ora e poi racconta a tutta la città ciò che ha appena appreso come fosse un’indiscrezione sua. E se incontra l’autore dell’articolo, sua fonte, fa poca differenza. La profezia da quattro soldi arriva in men che non si dica. “Scolta il nonno” esordisce, segue l’analisi politica. Attacchino, politologo, spione, militante, rompiscatole. Ma sempre ubbidiente.
Nonno, frequentatore di bar, soldatino, presenzialista, criticone. Con obbedienza, s’intende.
Stringe mani, prende il caffé al bar, lo paga una volta su cinque, non segue il calcio. In compenso gironzola, ti pedina, interviene nelle discussioni, inclina la testa da un lato e poi torna a cuccia. Folkloristico partigiano azzurro, democristiano intransigente, padre di famiglia e ubbidiente anche a casa.
Ma non sprovveduto: è il secondo escluso di Forza Italia all’ultima legislatura, avendo preso più voti del suo candidato sindaco odierno. Nel suo palmares di conoscenze nomi illustri, sempre che una “stretta di mano” o esser stato a una distanza di cinque metri - com’è convinto Scagnetto - possa considerarsi una conoscenza. Il Papa Wojtyla, i big della Prima Repubblica, Craxi, Berlusconi, Bondi, il Principe Vittorio Emanuele, i cardinali più blasonati del momento. Suoi “amis”, come li definisce spesso. Tutti quanti. A parte due - si vocifera. Cioé Rignanese e Scavone che lo evitano come la peste, tanto da averlo costretto a chiedere “asilo politico” presso l’ufficetto di Corica, che se lo tiene appollaiato sull’uscio, sigaretta in mano, ad ogni seduta del parlamentino settimese. E lui? Conversa, riverisce e naturalmente ubbidisce. Oggi “Roger” Scagnetto è l’immagine del Pdl, perché ora tutti gli assomigliano maledettamente. Segno che lui è in campagna elettorale 365 giorni all’anno e che gli altri, almeno un mese all’anno, quando tocca loro ubbidire, si sentono tutti Ruggero Scagnetto. E’ il Popolo dell’Obbedienza.
POLITICA
29 aprile 2009
Pdl, l'ultimo assalto anti-Furfaro
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 29 aprile 2009
Una lettera di quattro consiglieri contro le
dichiarazioni e la decisione della Bonino

SETTIMO - Erano come “quattro amici al bar”, di Gino Paoli. Solo che erano in sei, non erano amici e manco al bar. Erano politici di centro destra impegnati nell’ultimo, fallimentare assalto alla candidatura indigesta (a loro dire) di Patrizia Furfaro, ex coordinatrice di An proposta da Nello Moretti e osteggiata dalla maggior parte degli esponenti settimesi del Pdl.
Era martedì sera, sul tardi, dopo la seconda giornata di consiglio comunale. Il ristorante “Mirò”, in strada Settimo a fare da cornice all’inedito convivio dei congiurati. Un posto neutro, cioé non i Buoi Rossi, terra di Rignanese, consigliere comunale e proprietario del locale dirimpettaio di Palazzo Civico. Focaccia al rosmarino per Sonia Tonni, Angelo Mastrullo al seguito (focaccia leggera anche per lui), Corica ci ha voluto mettere il crudo. Felice Scavone, quella sera non troppo felice, ha preferito la pizza, come l’amico Enzo Rignanese che ha optato per salamino piccante e gorgonzola, la sua preferita. Esordio nella politica “fatta in un certo modo” anche per la giovane Cristina Falvo, candidata a Sindaco della Lega Nord e giunta in strada Settimo con le scarpine rosse, come una cenerentola in camicia verde. Per lei solo una coppa di fragole, dato che si era già rifocillata al Re Artù, insieme a Marta Rabacchi, della sponda politica opposta. Birra per tutti, tranne le donne, e conto al “Rigna”, come spesso succede.
E’ partita così la “rivolta azzurra”. “Cosa facciamo? cosa non facciamo?”. “Io scrivo a Ghigo” diceva uno, “Io rilascio un’intervista” si sussurrava da un cantuccio. “Io prego il Padreterno”, “Io faccio una piroetta”.
Con la tempestività dei bradipi, i dissidenti hanno atteso che il disegno si compisse per impugnare la penna e scrivere “la loro”. Martedì sera, infatti, la notizia della candidatura di Furfaro era già cosa risaputa: i giornali locali erano in tipografia e l’indomani avrebbero titolato in prima pagina “Pdl sceglie Furfaro”, “Furfaro è quasi ufficiale”. Del resto lo aveva detto Barbara Bonino, neo coordinatrice provinciale del partito di Berlusconi, ponendo fine alla lunga stagione delle indiscrezioni giornalistiche. Inasprendo, tuttavia, la stagione dei mugugni, già iniziata ai tempi della premiata ditta “Gambarino-Ferrero”, i grandi strateghi dell’accordo con le civiche di Silvestri, firmato e smentito in un amen.
Dalle focaccie al Mirò all’azione, gli esponenti del Pdl ci sono passati nel giro di un paio di giorni. Tutto s’è concretizzato in una lettera. Estensori - così almeno si vocifera - Tonni e Mastrullo, firmatari Tonni, Scavone, Rignanese e Corica. Ma dalla paternità intellettuale alla condivisione ideale poco cambia. La lunga missiva è stata recapitata ai vertici regionali e provinciali del Pdl: Enzo Ghigo, Agostino Ghiglia, Barbara Bonino e Caterina Ferrero. In buona sostanza, un lungo j’accuse sulle dichiarazioni della coordinatrice provinciale. “Per noi è la Furfaro, ma le trattative sono aperte” aveva annunciato a tutti i giornali. E da qui lo spunto degli “Incazzati della Libertà”, per dire chiaro e tondo che quelle non sono dichiarazioni da leader di un grande partito, ma da “capofazione”, che fa gli interessi degli ex di An e non quelli del nuovo soggetto politico, impegnato a cercare una candidatura autorevole, espressione del territorio settimese e un po’ più condivisa di quanto lo sia Patrizia Furfaro. E se l’obiettivo era scongiurare la candidatura della “signora in nero”, i quattro firmatati (e i loro sostenitori) hanno soltanto ottenuto una sorta di “effetto Ponzio Pilato”.
“Tutte le decisioni passano in mano al coordinatore regionale” hanno detto ai piani alti del partito. Dunque parola a Enzo Ghigo che, dando corda ai dissidenti, avrebbe smentito seccamente il coordinatore provinciale Bonino, la quale, a sua volta, aveva parlato assecondando il pensiero di Ghiglia, vice di Ghigo. E allora sarebbero stati altri problemi, possibile guerra tra bande che - sottinteso - sarebbero innazitutto i vecchi partiti, Forza Italia e An, alle prese col difficile compito di spartirsi le candidature europee, provinciali e comunali senza prendersi a coltellate. Quindi che poteva fare Ghigo? “Furfaro” ha detto. Ubi Major (Bonino), minor cessat (Scavone & Co.).
E Furfaro sia, dunque. Una candidatura che nasce da un veleno che agirà molto lentamente. Nessuna “piazzata” sotto le elezioni, dopo l’appuntamento con le urne, però, la resa dei conti sarà sanguinosa - si vocifera da ambienti vicini ai dissidenti. Intanto si arma “la pattuglia del voto disgiunto”, già stracarica di fac-simili della scheda elettorale con tutte le croci al posto giusto. O sbagliato, a seconda di come la si vede...
POLITICA
15 aprile 2009
Nel Pdl tutti appesi a Nichelino
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 15 aprile 2009
La scacchiera provinciale della candidature
avvantaggia Patrizia Furfaro per Settimo

SETTIMO -
Che Tizio non possa vedere Caio  e che Caio schifi Sempronio, dove per Tizio, Caio e Sempronio s’intendono i tanti capicorrente settimesi che si combattono a suon di veti, paradossalmente è il problema secondario.
I guai cominciano con il dietro-front di Silvestri e della lista dei medici e non finiscono in quel di Settimo. Ci sono poche certezze. Una di queste è che la candidatura della nostra città verrà stabilita tenendo conto delle varie spartizioni tra componenti (An e Forza Italia) a livello provinciale. Rimangono da stabilire, tra le “questioni di una certa importanza”, anche le candidature a Sindaco di Nichelino e Piossasco. Qualcosa toccherà agli ex di Alleanza Nazionale e, nello specifico, una delle città più importanti, cioé Nichelino e, per l’appunto, Settimo Torinese.
Il che significa, quasi automaticamente, che qui toccherà ad An esprimere il candidato Sindaco, dal momento che a Nichelino pare ormai chiusa la partita intorno al super-costruttore azzurro Parisi. I pronostici, per farla breve, portano inequivocabilmente ad un nome e un cognome. Quello di Patrizia Furfaro, la “signora in nero”, osteggiata nell’ordine da: Giuseppe Corica, Vincenzo Rignanese, Felice Scavone, Sonia Tonni (che avrebbe persino sbattuto i pugni sul tavolo in una riunione con Caterina Ferrero e Piero Gambarino) e, a cascata, da altri esponenti locali. Del resto Ghiglia, in un incontro informale con alcuni forzisti carichi di “buone proposte”, avrebbe risposto loro: “Me ne frego, se tocca ad An io ci metto qualcuno di An”. E si sa che Ghiglia, appena divenuto numero due in Piemonte del Pdl, avrebbe già preso con la Furfaro qualcosa in più di un mezzo impegno.
Ma gli ambienti settimesi del centro destra, dal canto loro, di certezza solida ne hanno anche un altra: se il candidato non fosse condiviso dalla base (leggasi, per fare un nome a caso, la Furfaro), della raccolta delle firme, della selezione dei candidati per la lista e perfino del programma elettorale dovranno occuparsene Ferrero, Gambarino, Ghiglia e Bonino (consigliere provinciale di An e nuovo coordinatore provinciale del Pdl) in persona. Al limite con l’aiuto del fido Ruggero Scagnetto. Nel senso che tutti sarebbero pronti a tirare i remi in barca.
La resa dei conti è vicina. Le previsioni del tempo non escludono una coalizzazione estemporanea dei sergenti settimesi per scongiurare quest’ipotesi. Se è il caso, rivolgendo le loro attenzioni politiche ai vari rappresentanti delle illustri minoranze e componenti interne del Pdl, dall’ex Udc Vito Bonsignore al chivassese Andrea Fluttero.
Tornando alla “questione Nichelino”, se invece lì, a sud del capoluogo, dovessero propendere per un candidato sindaco di An, a Settimo automaticamente ne toccherebbe uno di Forza Italia. Nel caso sarebbe in pole position Piergiacomo Garnero, ex collega di lista di Silvestri, pronto a scaricare tutta la “combriccola dei medici”, colpevole di alto tradimento al centro destra con cui la civica aveva appena sottoscritto un’intesa. In subordine, pronto a infilarsi, c’è sempre Felice Scavone, attuale capogruppo consiliare di Forza Italia a cui - si dice - Gambarino avrebbe chiesto un passo indietro. Dopo un’iniziale “signorsì”, tuttavia, Scavone avrebbe richiamato il braccio destro di Caterina Ferrero e, per telefono, col solito tono beffardo con cui discute le interpellanze su Asm, sempre secondo voci di corridoio, gli avrebbe detto: “Sai che c’è di nuovo? Io continuo a dare la mia disponibilità...”
C’è poi, piccola piccola, l’ipotesi che Forza Italia prenda entrambe le candidature delle due città più importanti. Magari con un po’ di creatività politica, accantonando per la ragion di stato il Manuale Cencelli e lasciando ad An tutti i pesi e contrappesi: la candidatura di Piossasco e una buona contropartita nei collegi provinciali minori, Settimo incluso (dov’è pronto Nello Moretti).
Più improbabile, anche in considerazione della fresca nomina della Bonino a coordinatore provinciale del Pdl, sembra l’avvento del famoso “Mister X” di Ferrero e Gambarino, una sorta di “salvatore della patria” o “uomo della provvidenza” che troverebbe, se possibile, un trattamento peggiore di quello già pronto per Patrizia Furfaro. Detto in estrema sintesi, con tutto il pandemonio in atto, il candidato sindaco del centro destra pare destinato a ricevere addosso palate di sterco, prima, durante e dopo le elezioni. Pronti tutti a constatare, a tempo debito, la condotta ridicola del partito di Berlusconi a Settimo e a stanare e punire coloro che hanno contribuito, a qualunque titolo, a ridicolizzarlo.
POLITICA
10 aprile 2009
Dalle primarie esce Mirone
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 8 aprile 2009
Consultazione per la lista di Silvestri
che intanto si avvicina a Ossola...

SETTIMO - A una certa ora di lunedì, diciamo intorno alle 21.30, i giochi sembravano fatti. Non foss’altro che il “Mister X” benedetto dal Pdl, cioé Giandomenico Garnero pareva sicuro di ciò che sarebbe successo di lì a poco. Non a caso era andato fino ai Buoi Rossi, covo dell’azzurro Enzo Rignanese, a procurarsi la desistenza dei sergenti di Forza Italia. “Ma tu che ne pensi di me come candidato Sindaco?” avrebbe chiesto Mister X al consigliere di Forza Italia. Quest’ultimo avrebbe dato il suo placet condizionato. “Tra te e Scavone, io scelgo Scavone, ma tra te e Furfaro, scelgo te tutta la vita”.
Una modica bevuta per brindare all’accordo e poi via. Garnero si sarebbe lanciato deciso verso le cosiddette “primariette” della lista dei medici dove Antonio Silvestri, grande stratega del gruppo, avrebbe dovuto preparare il terreno per la semina. Ma qualcosa dev’essersi inceppato e nel segreto dell’urna è successo l’inimmaginabile. A spuntarla è stato l’ex poliziotto Antonino Mirone, un retroterra socialista e la parlantina del sindacalista in divisa. Secondo classificato, il presidente della Croce Rossa Angelo Barbati che ha lasciato in fondo (e di stucco) il famoso Mister X, Garnero. Tra gli imbarazzi generali di chi avrebbe voluto scomparire all’istante, il “popolo dei medici” ha incoronato il Mister X sbagliato, cioé un Mister Y che da qui in avanti avrà la strada in salita.
Ma il colpo di scena non è l’unico. Perché dopo il risultato delle “primariette” anche l’alleanza con il Popolo delle Libertà, cementata la scorsa settimana con un comunicato congiunto, avrebbe coinciato a scricchiolare. A tal punto che in città si rincorrono con insistenza voci di una possibile intesa tra le liste dei medici e Giovanni Ossola, ben lieto di ricevere il pacchetto elettorale confezionato da altri e con un fiocco in testa.
C’è perfino chi sostiene che alcuni candidati del gruppo di Silvestri abbiamo già cominciato a raccogliere le firme a sostegno di Giovanni Ossola. “A me non risulta - afferma, in proposito, il dottore - ma in effetti qualcuno me l’ha già detto...”
Bocche cucite anche in casa socialista. Comoglio dice di non saperne nulla, Ossola non ha manco la lingua, Arquà, proprio perché la lingua ce l’ha lunga, se mai alleanza fosse, probabilmente sarebbe l’ultimo a sapere.
Si va in stampa con l’interrogativo agghiacciante: ma con chi stanno i medici?
Il tutto tra gli imbarazzi del Popolo delle Libertà, stavolta inclusi i colonnelli provinciali, incapaci di dare un seguito anche di cinque righe di comunicato al proclama dell’alleanza con Silvestri diramato in pompa magna soltanto sette giorni fa.
La prossima settimana, con ogni probabilità, il verdetto: o il Pdl accetta Mirone, con buona pace di Garnero, Scavone e Patrizia Furfaro, oppure la lista dei medici potrebbe accasarsi altrove.
POLITICA
1 aprile 2009
Fregati Scavone e Furfaro
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 1 aprile 2009
Pdl-Silvestri, nuovo vecchio accordo
e ora si aspetta solo il "mister X"

SETTIMO - E tutto torna come all’inizio. Come dire che la notizia non c’è. O meglio che tra la premessa e lo sviluppo ci sono state tante finte notizie, costruite apposta per il gioco mediatico. Lo scrivono a chiare lettere, affidandosi ad uno stringato comunicato stampa, i vertici provinciali del Popolo delle Libertà: il Partito di Berlusconi ha deciso di allearsi con le liste civiche del dottor Silvestri. Il quale soltanto quattro settimane fa diceva che avrebbe corso da solo. Poi lo ribadiva tre settimane fa, due settimane fa e via discorrendo. Tutto ciò mentre incontrava le forze politiche più distanti, inclusa Rifondazione Comunista con cui - come conferma Silvestri - “il dialogo è tutt’altro che interrotto”.
Eppure, in tasca, la cosiddetta “lista dei medici” ha già l’illustre alleanza con il Pdl, frutto - così si legge sul comunicato - di un “approfondito confronto sul programma elettorale”.
Per ricapitolare, in principio c’erano Silvestri e Garnero, deux ex machina del centro destra, emanazione diretta rispettivamente di Piero Gambarino e Caterina Ferrero (vertici provinciali di Forza Italia). Poi l’annuncio, dei primi due, di correre da soli, corredato dai retroscena di qualche bizza con alcuni esponenti settimesi del Pdl, l’An Nello Moretti in testa, troppo precipitoso nel parlare di “candidature a sindaco” in un incontro fissato per discutere di programmi. Sul fronte del Pdl, stesso identico scenario “ad accerchiare” i referenti locali del partito, culminato nell’ormai celeberrimo “convegno della discordia”, coi pezzi da novanta del Pdl piemontese tra i relatori e gli esponenti settimesi, “a novanta”, tutti esclusi dalla festicciola. Tranne l’avvocato Antonio Mencobello, secondo gli organizzatori (l’entourage di Vito Bonsignore) evidentemente l’unico degno di cotanti big...
Mangiata la foglia, le diverse anime settimesi, cioé i “Furfaro Boys” e la “corrente Buoi Rossi” di Rignanese e Scavone, avevano optato per una tregua armata, finalizzata a incidere nella scelta del candidato sindaco, opponendosi a qualsiasi nome calato dall’alto, come sempre avvenuto negli ultimi 15 anni. Per questo gli analisti della politica concordano sul senso dell’operazione “Pdl-Silvestri”: mettere da parte i sergenti di Settimo per lasciare la decisione finale nelle mani dei colonnelli torinesi. Da qui la procedura che i due gruppi ormai alleati utilizzeranno per la scelta del candidato: due o tre proposte verranno dal Pdl, altrettante dal gruppo di Silvestri, fino ad arrivare alla sintesi. Cioé la scelta di Ferrero, Gambarino e Ghiglia (il quale avrebbe già proposto la Furfaro ma, anche qui, più per finta che per davvero).
L’ipotesi è questa: il Pdl propone Scavone, espressione della componente settimese di FI, Furfaro, espressione della componente An di Settimo e un terzo candidato indicato dalla segreteria provinciale, pronto da spacciare come “uomo nuovo”. Il gruppo di Silvestri si riunisce con le sue quattro liste (cioé 120 candidati) e poi se ne esce col vedretto: “a noi andrebbe bene il terzo, se no ci sono sempre le nostre proposte...”. Ed è certo che in un rapporto paritario tra alleati il Pdl avrebbe due opzioni: scegliere il candidato benedetto da Silvestri (cioé il “mister x” di Ferrero e Gambarino) oppure scegliere in una terna proposta dalla “lista dei medici”. O per dritto o per storto, Scavone e Furfaro sono fregati.
POLITICA
19 marzo 2009
Nel Pdl circola il nome di Scavone
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 18 marzo 2009
Intanto schizza in testa a
un sondaggio dubbio...

SETTIMO - C’è chi descrive per filo e per segno - ma probabilmente si tratta delle solite leggende - scene di straordinaria imbecillità avvenute in settimana. Consiglieri comunali e politici di varia caratura intenti, forbici alla mano, a ritagliare i coupons di un sondaggio elettorale discutibile lanciato da un settimanale locale e consegnarli a Scavone. Il quale, “felice” di nome e di fatto nel riceverli, eccitato come un riccio sarebbe corso a recapirali ma non prima d’aver spammato una cinquantina di email, sempre finalizzate al medesimo sondaggio, ma nella sua versione on line...
E se da una parte è evidente l’equivoco tra il legittimo marketing di una testata e uno strumento di consultazione popolare vera, dall’altra è ormai palese la direzione intrapresa dal centro destra settimese. Il Popolo delle Libertà in città è sempre più proteso verso la candidatura a Sindaco del capogruppo di Forza Italia in consiglio, Felice Scavone, “felix” per gli amici e “gatto” - in accoppiata con la “volpe” Rignanese - per i detrattori politici. Sarebbe lui - ma attendiamo fiduciosi la smentita di An - il nome su cui la base non avrebbe nulla da ridire, l’epressione del territorio, benedetta (o quasi) dal coordinamento e dal gruppo consiliare, impegnatosi - giurin giurello - a non litigare nella riunione post “convegno della discordia” di due settimane fa. E forse non è un caso se sul popolare social network facebook, Beppe Pozzo, ultimo candidato del centro destra settimanese, ha scritto “Felice Sindaco” sulla bacheca dell’amico Scavone. Smentite, del resto, le voci circolate una settimana fa sulla candidatura di Paolo Bigone, ex margheritino passato armi e bagagli alla corte del sottosegretario azzurro Bartolomeo Giachino. E tramontata definitivamente la possibilità per il Pdl di un accordo con Giovanni Ossola, fresco fresco di conferenza stampa di presentazione della sua coalizione, con tanto di Verdi e Comunisti Italiani al seguito.
Poco entusiasta ma diplomatico il solito Piero Gambarino, vicecoordinatore provinciale del Pdl: “Rispetto e stimo Scavone. E’ un uomo di Forza Italia e ha l’esperienza per poterlo fare. Le candidature a Sindaco devono essere condivise da An, Forza Italia e altri pesi e contrappesi politici che fanno parte dell’ampio progetto del Pdl. Se da Settimo uscirà il suo nome bisognerà innanzitutto vedere se è l’unico. Poi la sua candidatura a sindaco sarà oggetto di valutazioni di vario genere e confrontata con le altre eventuali proposte”.

Il curriculum di Scavone
Vecchio socialista, portato

in azzurro da Nicolosi

La carriera politica di Scavone inizia nell’82, anno del penultimo mondiale vinto dalla nostra nazionale e del presidente Pertini che esulta in tribuna. Proprio come Pertini, Scavone è socialista e in quegli anni si candida si candida alle elezioni torinesi come consigliere della circoscrizione Santa Rita-Mirafiori Nord, risultanto il primo escluso. La sinistra del Psi decide poi di candidarlo a Settimo torinese. Questa volta è il secondo escluso ma entra in Consiglio, fra le file della maggioranza, a seguito delle dimissioni dei consiglieri (che faranno gli assessori). Dopo gli scandali di Tangentopoli, nel ‘95, Scavone si ritira a vita privata, salvo poi rientrare in politica alle comunale del ‘99 con la casacca di Forza Italia, contattato da Mariano Nicolosi, altro ex socialista. Viene eletto in Consiglio con 112 preferenze. Nel 2004 i suoi consensi aumentano ancora, sempre in lista con Forza Italia, portandolo ad essere il nono più votato dell’intero parlamentino settimese. L’affermazione elettorale convince il suo partito a nominarlo Capogruppo in Consiglio, incarico che ricopre tutt’ora. Dipendente Gtt, dove si occupa di manutenzione e impiantistica, e originario della Lucania, Scavone, 52 anni, è sposato e ha due figlie. E’ anche il vicepresidente dell’associazione politico-culturale “Noi con Settimo”, pronta, secondo i più, a scendere in campo con una lista a sostegno del Pdl.
POLITICA
6 marzo 2009
Pdl, fumata grigia
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 4 marzo 2009
Distensione dopo i litigi
SETTIMO - Chiamarla fumata bianca o quiete dopo la tempesta sarebbe francamente eccessivo. Ma almeno il Popolo della Libertà settimese sembra aver riposto i coltelli che soltanto fino alla scorsa settimana i suoi esponenti sembravano puntarsi contro l’un l’altro. La svolta è arrivata lunedì sera quando il coordinamento s’è incontrato per concordare una strategia comune. “Unità” la nuova parola d’ordine che dovrebbe condurre, nelle intenzioni del coordinamento cittadino, ad una proposta unitaria per la candidatura a Sindaco. Per ora non s’è discusso su nessun nome (anche onde evitare che il tavolo si spaccasse appena costruito) ma soltanto del principio di non attendere la solita imposizione torinese. Sottinteso un “listino di proscrizione”, dall’Avvocato Mencobello, già ribattezzato “il candidato dai capelli lunghi”, a Stefano Caliciuri, antica proposta proveniente niente di meno che dalla capitale. Per non parlare dell’entourage di Silvestri e delle sue proposte roboanti. Presenti all’incontro quasi tutti i sergenti del Pdl settimese, dal duo Rignanese-Scavone (cosiddetta corrente Buoi Rossi) al gruppo di An che fa capo a Patrizia Furfaro, i vari Chiarle, Moretti e Tiepido. Esclusi i consiglieri comunali che non appartengono al coordinamento. Leggasi quel Giuseppe Corica, capogruppo in Consiglio, che sabato, con l’occasione dell’arrivo di Agostino Ghiglia, non ha esitato a chiedere la conferma della rassicurazione sulla sua presenza nella futura lista. Lo stesso Ghiglia il cui intervento è stato adottato come motto della riunione di lunedì sera: “ciascuno pensa a coltivarsi il suo orticello e poi scopre di avere una pianta di gerani”. Insomma non sarà una nuova éra politica per il centro destra, ma per lo meno una fumata grigia. Del resto i chiari di luna delle scorse settimane, come già ampiamente alle cronache, lasciavano presagire scenari ben più foschi. E soltanto nell’ultima settimana, quella precedente al “convegno della discordia”, le liti intestine erano state parecchie. Per esempio quella tra Antonio Silvestri e Nello Moretti. Teatro dell’accaduto la sede della “LCS” (cosiddetta lista dei medici) in via Roma 20, dove alcuni esponenti del coordinamento Pdl hanno incontrato la Lista Civica Settimese. A un certo punto Moretti ha tirato in ballo il “caso Palena” e invitato, in estrema sintesi, la lista dei medici a farsi i fatti suoi sulle candidature a sindaco del Pdl. Silvestri gli ha risposto che in quell’occasione si sarebbe dovuto parlare solo di programma per valutare eventuali convergenze e che quindi aveva sbagliato indirizzo. Morale della favola, Moretti ha alzato i tacchi e abbandonato la riunione, lasciando lì  pure i colleghi ex An.
Altro giro, altra polemica. Stavolta la location è la sala consiliare dove, appunto, sabato mattina c’era il convegno su Trasporti e Infrastrutture (presieduto da Mencobello). Qui il siparietto ha avuto per protagonisti il capogruppo azzurro Felice Scavone e Dario Bego, attivista legato al senatore Maurizio Eufemi (ex Udc e ora nel Pdl insieme a Vito Bonsignore). Il secondo ha disposto sulle sedie della sala un comunicato stampa del suo “padrino” che criticava l’alleanza tra Corgiat e Udc, Scavone, come una Penelope, ha provveduto a rimuovere i volantini, invitando Bego, per l’occasione nei panni di Pollicino, a chiedere il permesso prima di distribuire qualcosa... Il diverbio tra i due s’è prolungato per una decina di minuti, con Bego che lamentava la censura e Scavone, non sufficientemente aggiornato sui saltelli di questo e quell’altro onorevole, a sostenere l’appartenenza di Eufemi all’Udc. Ma del resto non è stata l’unica censura... Stando a indiscrezioni provenienti da ambienti azzurri, è finito nella pattumiera anche un altro comunicato analogo in cui alcuni militanti avrebbero voluto criticare Paolo Bigone, la cui ultima residenza conosciuta è il Partito Democratico. Cosa che l’ha reso poco gradito nelle vesti di gran cerimoniere al convegno della discordia. Tutto ciò, per la cronaca. Ora le armi fratricide sembrerebbero tornate nel fodero...
POLITICA
26 febbraio 2009
Pdl, "convegno della discordia"
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 25 febbraio 2009
L'avvocato Mencobello relatore tra i big
E la base Pdl pensa ad un complotto

SETTIMO - La cosa certa è che sabato 28 febbraio, dalle 9.30 in avanti, il Pdl terrà un convegno su Trasporti e infrastrutture a cui prendereanno parte i pezzi da novanta del Partito di Berlusconi. Il resto è una dietrologia gigantesca, destinata a spaccare ancor di più quel che resta del partito settimese.
Di sicuro si sa che la sala consiliare, teatro dell’appuntamento politico, è stata prenotata dal capogruppo azzurro Felice Scavone che inizialmente, forte della sua esperienza in Gtt e in virtù del ruolo istituzionale che ricorpe, avrebbe - diciamo così - auspicato di essere pure lui al tavolo dei relatori. Invece - così recano i volantini distribuiti dal solo generosissimo Ruggero Scagnetto - ci saranno l’avvocato Antonio Mencobello, il sottosegretario ai trasporti Bartolomeo Giachino, l’europarlamentare Vito Bonsignore e i vertici regionali e provinciali del Pdl: Agostino Ghiglia, Caterina Ferrero ed Enzo Ghigo. Manco un consigliere comunale, non un membro del direttivo. Escluso Rignanese, ultimo coordinatore cittadino di Forza Italia, così pure la sua omologa di An, Patrizia Furfaro. Un “taglia fuori” che da qualsiasi punto di vista lo si legga conduce ad una e una sola conclusione: qualcuno sta portando Mencobello sotto il naso dei colonnelli del partito.
E tanto la manovra è bizzarra che nessuno sa dire con esattezza chi sia il “papà” di questo splendido convegno. Si sa che a un certo punto spunta l’onnipresente Paolo Bigone, da cui discendono - si fa per dire - il sottosegretario Giachino e l’ex Udc Bonsignore, sua vecchia conoscenza, che molti annoverano tra gli sponsor del penalista settimese. Tirati in mezzo un po’ dalla giacchetta i vertici piemontesi del Pdl “ché tanto all’eurodeputato e al sottosegretario non oseranno dire di no”.
Coregista dell’operazione (per chiarirsi lo scopo è dare visibilità a Mencobello circondandolo di big), stando a voci provenienti dagli ambienti di dissidenza azzurra, sarebbe il consigliere comunale Giuseppe Corica. Da una parte per “regolare” la questione Mencobello, visto che l’An è stato il primo sponsor dell’avvocato. Dall’altra per regolare ben altri conti, e più salati, con la lunga lista di personaggi che stanno cercando - finora con discreto successo - di metterlo ai margini della politica cittadina, cominciando con l’escluderlo dal coordinamento locale al grido di “me ne frego (se sei il capogruppo)!”
Intanto l’unica faccenda importante di cui tutto il Pdl dovrebbe occuparsi, cioé di trovare un candidato sindaco, è una storia ancora in alto mare. Sia perché Palena sembra ormai approdato ad altri lidi, sia perché la strada che porterebbe ad Ossola (lui ha smentito l’ipotesi fino alla settimana scorsa) è assai tortuosa.
La lista di quelli che scalpitano è lunga, le pugnalate sotto banco sono all’ordine del giorno. Come l’ultima, questo convegno, dal cui successo o insuccesso si potrà capire molto.
Per ora il Popolo delle Libertà si riassume in un solo, eloquente, fotogramma: quello di “Roger” Scagnetto, appunto, che volantina in solitudine, unico fra tutti a rispondere sempre “obbedisco”. Due certezze ci sono: Scagnetto non sarà il Sindaco del centro destra e sarà in prima fila al convegno.
POLITICA
7 dicembre 2008
L'inciucio salva Balbo
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 3 dicembre 2008
Meiach: "Ritirate la mozione!"
E il centro destra obbedisce

SETTIMO - Nessun “pidocchio”, nessuna sfiducia, nessun richiamo... Il destino politico di Salvatore Balbo, presidente del Consiglio comunale, sembrava segnato dalla mozione presentata dai consiglieri del centro destra. Il Partito Democratico, del resto, aveva ricevuto ordini di scuderia per l’astensione dal voto, che avrebbe significato “regalare” la maggioranza relativa ai firmatari della mozione. Poi Balbo avrebbe dovuto trarne le conseguenze, pensare alle dimissioni e cedere la presidenza dell’assemblea ad altri. Il Pd inizialmente non sembrava aspettare altro, visto anche che alla vigilia della campagna elettorale tutte le cariche con un’indennità è meglio tenerle per se invece che lasciarle agli avversari. Per questo la mozione, secondo i più, aveva tutto l’aspetto di un “inciucio”, fra i più classici per giunta. Il paradosso è che a salvare Balbo è stato un altro “inciucio”, di segno inverso. E’ stato il Partito Democratico, attraverso il suo capogruppo Gianna Meiach, a “dare la linea” poi seguita del centro destra. “Ritirare la mozione” e arrivare a più miti consigli. Nel mezzo una discussione al vetriolo in cui i presentatori della mozione hanno parlato di scorrettezze, ingerenze e perfino dello stipendio del presidente e del suo assenteismo alla festa del cavolo. Insomma la forca s’è fermata al piano dialettico, con Balbo immobile ad incassare i colpi, vecchio pugile socialista ormai sul viale del tramonto. Poi il Consiglio è stato interrotto per improvvisare una conferenza dei capigruppo. Lì è passata la “linea Corgiat” del ritiro della mozione, comunicata in consiglio senza imbarazzo alcuno dai firmatari del documento che solo qualche attimo prima avevano usato il bazooka contro Balbo. Alla fine ha prevalso il galateo istituzionale. O forse le banali logiche di opportunità politica secondo cui “fare un martire poco prima delle elezioni, sarebbe un autogol”.
L’unica altra nota politica della discussione, inciucio a parte, è stata rappresentata dall’assenza ingiustificata del Partito Socialista. A vedere l’esecuzione annunciata e poi sfumata di Balbo non c’era Giovanni Ossola, non c’era Claudio Comoglio e nemmeno Massimiliano Barone. Non c’era manco l’ultimo dei militanti socialisti a guardare negli occhi, per dirla alla Balbo, “i pidocchi”, cioé i franchi tirarori che avrebbero dovuto farlo cadere nella votazione segreta. Tutti nascosti, sia i presunti pidocchi di maggioranza che i socialisti assenti, in qualche “criniera di purosangue”. Ammesso che qualche purosangue ci sia ancora...

POLITICA
19 novembre 2008
La "congiura della Libertà"
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 19 novembre 2008
Rignanese e Scavone in rotta coi vertici
del Pdl "sobillano" i simpatizzanti

SETTIMO - La leggenda azzurra narra di una cazziata epocale da parte di Enzo Ghigo, attraverso il suo segretario, al duo settimese Rignanese e Scavone. Il flashback è d’obbligo: i consiglieri settimesi avevano inviato una lettera ai big regionali e provinciali di An e Forza Italia, convocandoli nella sede di “Noi per Settimo”, una sorta di associazione elettorale, per metterli alle strette sui criteri di individuazione del futuro candidato a Sindaco del Pdl. Obiettivo principale, stroncare le candidature imposte dall’alto, come quella altisonante del giornalista Stefano Caliciuri, sposorizzato niente di meno che da Capezzone.
Fiutata l’aria, in An hanno fatto i Ponzio Pilato: Ugo Martinat, numero uno regionale, ha delegato la faccenda al numero uno della Provincia, Agostino Ghiglia, che a sua volta ha delegato il suo vice Trabucco. Trabucco ha risposto via fax: “spiacente, non verremo a causa di precedenti impegni”. Ché il partito sarà anche unico, ma i litigi di Forza Italia son fatti di Forza Italia.

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19 giugno 2008
Curello sceglie i Moderati
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 18 giugno 2008
Manolino: "Con Rignanese e
Scavone non è ancora finita"

Si chieda a Giuliano Manolino se con Rignanese e Scavone la partita è finita. Lui risponderà: “Niente affatto, non è finita!”. Infatti così ha risposto il portavoce regionale dei Moderati, giunto a Settimo per presentare la “sua” squadra, che scenderà in campo alle prossime amministrative.
E forse sta proprio nella presunta trattativa ancora aperta con il duo di consiglieri comunali di Forza Italia l’interesse politico del sodalizio centrista appena approdato nella città della penna. Del resto non potrebbe essere altrimenti, visti gli altri due (e pressoché unici) illustri “acquisti” del partito piemontese. Uno è il consigliere comunale Tommaso Curello, uno “moderato” nel Dna e il cui approdo ai Moderati, tra le stanze del Municipio, era noto perfino ai fermacarte. L’altro è Valentino Greggio, ex Diccì, ex popolari ed ex Margherita (di cui è stato co-fondatore) che i “maligni” della politica settimese già hanno etichettato come “il commissario di Silverio Benedetto” all’interno dei Moderati.

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