.
Annunci online

michelevalentino
Blog di un giornalista di provincia
POLITICA
2 luglio 2009
Pdl, ora si arriva ai coltelli
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 1 luglio 2009
Bonino paventa un "repulisti"
Rignanese e Scavone a rischio

SETTIMO - Sta tutta nella reazione a caldo di Barbara Bonino, coordinatrice provinciale del Pdl, la fotografia del partito settimese, ancora alle prese con enormi lacerazioni interne, dopo l’ultima figuraccia - pacifica anche per i vertici del partito di Berlusconi - che ha permesso all’opposizione di centro sinistra di scippare al centro destra la vice presidenza del Consiglio comunale.
“E’ stata colpa di Corica - afferma la Bonino, che poi presegue come un fiume in piena - A un certo punto è impazzito. Avevamo raggiunto l’accordo e l’avevamo convinto a rientrare. D’un tratto ha borbottato qualcosa sulla famiglia e l’onorabilità. Per me onorabilità significa anche mantenere la parola data. Fino a quella fase la Furfaro è stata l’unica ad agire con buon senso. Sapendo che Corica era l’unico nome su cui avrebbe potuto convergere sia la Lega, sia i due consiglieri dell’ex Forza Italia, lo ha proposto. Corica è stato molto sleale.”
Poi il numero uno provinciale del Pdl fa anche il punto sul futuro, a partire dal ruolo di capogruppo, nuovamente conteso dalle due fazioni (Rignanese e Scavone contro Chiarle e Furfaro), che non si spostano di un millimetro dalla loro posizione. “Io non ho mai imposto nulla - afferma la Bonino -. Ho detto solo che trovavo ragionevole che il capogruppo lo faccia chi ha fatto il candidato sindaco. Ma non ho mai dato ordini. Questo l’ho detto a chi mi ha chiamato per sapere come la pensavo. A chi invece ha preferito polemizzare sui giornali e mandarmi dei messaggi in quel modo, dico invece di pensare prima di tutto al partito e non alla propria soddisfazione immediata. Il mio compito non è quello di mettere poltrone sotto ad ogni sedere. Il loro comportamento ha regalato a Cinzia Condello la carica di vicepresidente e alla coalizione di Ossola, cioé a due assessori che fino a ieri in Provincia fiancheggiavano il Pd, il ruolo di opposizione di centro sinistra ad una maggioranza di centro sinistra. Una situazione paradossale e grottesca che solo in queste contrade può capitare. Certo ora chi ha denigrato i vertici del partito e le loro scelte dovrà venire a darci spiegazioni a Torino, non si può pensare che una cosa del genere passi senza conseguenze. C’è la seria possibilità che chi non si riconosce nella linea del partito ne venga allontanato. Ogni tanto bisogna aprire la finestra e cambiare un po’ l’aria, altrimenti è difficile che il partito riesca ad attrarre persone nuove e credibili.”
Una dichiarazione che non lascia spazio a troppe interpretazioni e che sembra preludere a un “repulisti” da manuale. Tuttavia le cose non sono così scontate come potrebbero apparire. Perché ai piani alti del Pdl torinese e piemontese, oltre alla Bonino, ci sono anche i dirigenti di area Forza Italia, per nulla intenzionati - affermano fonti interne - a lasciar passare la linea secondo cui gli ex An a Settimo fanno il bello e il cattivo tempo. D’altro canto - ricordano alcuni appassionati di aritmetica elementare - i rapporti di forza tra i due ex partiti, all’interno del nuovo soggetto, sono pur sempre 70 a 30 in favore dei forzisti. Poi ci sono i numeri del Consiglio. Se non si vogliono coivolgere i “padrini torinesi” in una “guerra dei carciofi” settimese bisognerà accettare che la faccenda se la sbrighino, da soli, i consiglieri comunali. In questo caso, con un rapporto di due a due, passerebbe il più anziano. Cioé Scavone.
Insomma, la resa dei conti è appena cominciata e presto si vedrà sul campo l’artiglieria pesante. A meno che non ci siano dei folli di Forza Italia intenzionati a far macellare il gatto e la volpe (Scavone e Rignanese), nonostante le imminenti elezioni regionali e il notevole pacchetto di voti del duo azzurro. Ma con queste premesse tutto è possibile.
POLITICA
26 giugno 2009
Una vicepoltrona per tre
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 24 giugno 2009
Il Popolo delle Libertà inizia
lo shopping di franchi tiratori

SETTIMO - Ad oggi lo scenario non è per nulla inedito e pare che la questione, tanto per cambiare, sarà essere risolta da Aldo Corgiat. Sul piatto la vicepresidenza del Consiglio comunale, spettante alla minoranza. Intorno una raffica di nomi, un intreccio di alleanze che fa rima con il solito “shopping” di franchi tiratori ancora tutto da definire. Innanzitutto c’è Rignanese, del Pdl, l’ultimo vicepresidente del consiglio, seriamente intenzionato a riprendersi la carica. Le incognite per il consigliere provengono, paradossalmente, più dal suo partito che da fuori, visto la difficoltà evidente di convincere Patrizia Furfaro e Giorgio Chiarle a votarlo. Ben premesso che Rignanese, oltre alla carica di vicepresidente del Consiglio per sé, rivedica pure quella di capogruppo del Pdl per Scavone.
Poi c’è Giuseppe Corica, appena passato armi e bagagli nel gruppo misto e che, come insegna la storia consiliare, ha sempre avuto il “vezzo” di proporsi alla vicepresidenza. Anche per lui, l’arduo compito di moltiplicare, per sei o per sette, il suo misero voto. Infine c’è la coalizione di Ossola che, almeno sulla carta, avrebbe tutti i numeri necessari per impossessarsi della poltrona.
Infine la maggioranza, un oceano di incertezza. Diciannove voti che, da qualunque punto di vista la si voglia vedere, faranno la differenza. Ed è qui che potrebbe entrare in gioco il Sindaco. Del resto soltanto la settimana scorsa ha confessato di fare il tifo per il centro destra, considerandolo l’opposizione naturale. Si va, dunque, verso quello scenario, un po’ “berlusconiano”, in cui la maggioranza stabilisce a quale delle minoranze assegnare le cariche. Il motto è la “libertà di coscienza” dei consiglieri, l’effetto è che i soliti Rignanese e Scavone cercheranno di trascinare la “libertà di coscienza” dalla loro parte. Se servono tre voti, ci saranno tre misteriosi tiratori franchi in maggioranza, se ne servono quattro ce ne saranno quattro e via così. Stessi piani ce li avrebbe Giuseppe Corica che, contemporaneamente, starebbe pure trattando con la coalizione di Ossola, tutta o in parte, a cui non dispiacerebbe fare un brutto scherzo alla maggioranza, in occasione della prima votazione.
Proporranno Condello e voteranno Corica - dicono gli strateghi della politica settimese, avendo ben presente i precedenti storici di “votazione con finta”, dalla commissione elettorale alle nomine nella fondazione culturale e nel collegio dei revisori dei conti.
Poi ci sono i numeri sparsi, come quello della leghista Cristina Falvo che un po’ tutti credono di avere già in tasca senza nemmeno averle fatto uno straccio di telefonata, come se al posto suo in Consiglio comunale ci fosse il segretario del Carroccio Cernusco (che per non saper né leggere né scrivere, avrebbe già detto “sì” per conto terzi a chiunque gli abbia chiesto il voto).
Corteggiatissimi anche i due voti della Lcs del dottor Silvestri, schede che, nella ragionevolezza politica, dovrebbero stare compatti nella coalizione di Ossola ma che nel segreto dell’urna - secondo i più - potrebbero finire ovunque.
Calcoli alla mano, di certo c’è che il vicepresidente del Consiglio comunale, questa volta, si elegge con non meno di sei o sette voti. Ovvio, perciò, che se la maggioranza vuole determinare l’esito della votazione, l’inciucio questa volta dovrà essere plateale.
Nessun dubbio sulla votazione del Presidente del parlamentino. Come annunciato sarà Silverio Benedetto, il più votato di tutti.
POLITICA
7 giugno 2009
Affissioni selvagge, multata la mongolfiera
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 3 giugno 2009
Verbale al Pdl, ma è quasi certo
l'indulto elettorale della sanzione

SETTIMO - Chi non conosce a fondo la storia del consiglio comunale settimese non potrà cogliere, in questa vicenda, l’ironia della sorte. Giovano, perciò, alcuni flashback...
Correva la primavera scorsa quando due consiglieri comunali d’opposizione, uno di centro destra e uno di estrema sinistra, si resero protagonisti di cosiddette “interpellanze ad personam” reciproche. Su un fronte, a cominciare la guerra, Daniele Debetto, consigliere del Partito Comunista dei Lavoratori e odierno candidato sindaco del medesimo sodalizio. Il trockista se la prese con la pizzeria “I Due Buoi Rossi” e il suo dehor piuttosto vasto in piazza del Municipio, locale di proprietà del consigliere di Forza Italia Enzo Rignanese. Quest’ultimo, per vendicarsi, puntò il dito su una cabina telefonica letteralmente tappezzata di volantini che pubblicizzavano il partito di Debetto. Il primo propose di cambiare il nome di Piazza della Libertà in “Piazza dei Buoi Rossi”, Rignanese suggerì di istituire presso la malcapitata cabina telefonica un “museo sui benefici derivanti dai regimi comunisti nel mondo”. La spuntò Rignanese: con tanto di verbale da oltre 2000 euro per Daniele Debetto, comminato sulla base del regolamento di pulizia muncipale che, quando il responsabile del gesto non viene colto in flagranza, prevede la sanzione per il “soggetto pubblicizzato” dalle affissioni abusive...
In queste settimane, tuttavia, un pasticcio identico l’ha combinato proprio il centro destra. Colpa dei volantini incivilmente appiccicati a pali della luce, fermate del pullman e cestini dell’immondizia. Sparsi in ogni dove, a pubblicizzare la simpatica iniziativa del “giro in mongolfiera per vedere la città da un’altra prospettiva”, come recitava il volantino. Immediato il blitz dei vigili urbani che, armati di macchine fotografiche, hanno documentato in modo dettagliato tutte le affissioni selvagge. Successivamente hanno notificato il verbale a Patrizia Furfaro, candidato sindaco del Pdl, visibilmente turbata alla vista dei civich. Pacifico il fatto, restano da capire le conseguenze. Infatti a livello normativo ci sono due interpretazioni possibili. Secondo la prima, favorevole al Pdl, le affissioni elettorali illecite vengono “condonate” tutte alla fine della campagna elettorale con una multa forfettaria molto blanda. Secondo l’altra interpretazione, ben più preoccupante per il centro destra settimese, si potrebbe applicare il normale regolamento di Polizia Urbana (cioé quello che costò a Debetto una multa di oltre 2000 euro per le sole affissioni nella cabina telefonica), considerata la natura non strettamente politica dell’affissione (cioé il “giro in mongolfiera” pubblicizzato).
La seconda ipotesi costituirebbe per il Popolo delle Libertà un autentico salasso, stimabile in diverse migliaia di euro. Ma del resto né più né meno del trattamento che verrebbe riservato dalla Polizia Municipale a qualunque cittadino o commerciante, autore della medesima trovata.
L’interpretazione spetterà ai vigili urbani ma l’impressione, raccogliendo qualche indiscrezione qua e là, è che ancora una volta potrebbe prevalere la “logica della Casta”: multa blanda e amici come prima. Così l’inciucio - mormorano i maligni, in modo andreottiano - comincia prima ancora dell’esito delle urne.
POLITICA
6 maggio 2009
L'uomo "simbolo" del Pdl
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 6 maggio 2009
Ruggero Scagnetto, il prototipo del
candidato del Popolo dell'Obbedienza

SETTIMO - Saranno stati dieci, quindici o forse anche venti anni fa... Un giovanotto già attempato di nome Ruggero realizzò dei “santini” elettorali in rima che fecero sbellicare mezza città: “vota Scagnetto, il candidato perfetto”. Oggi quello slogan gli calza addosso come mai prima d’ora. Specie dopo quel che è successo nel Popolo delle Libertà, per tutto l’inverno e fino alla scorsa settimana: battaglie a suon di veti, cene carbonare, cordate, crociate, bordate, infamate. Poi la Furfaro, scesa dall’alto, o calata. E ora tutti compatti. Almeno ufficialmente. “Ave Patrizia, morituri te salutant!”. Zitto il consigliere Giuseppe Corica, già fucilato una volta dalla Furfaro quand’era ora di formare il coordinamento cittadino del Pdl, zitti pure i colleghi azzurri Rignanese e Scavone, al secolo il gatto e la volpe ma oggi più simili a tonno e vongola. Stesso dicasi di Sonia Tonni, capace di alzare la voce solo alla fine. Troppo tardi. Per tutti quelli che avrebbero voluto fare il candidato sindaco o almeno partecipare alla decisione. Invece nessun conclave, la fumata bianca è uscita dal cucuzzolo più alto del Pdl piemontese. Ghigo dixit. E Furfaro sia. Ora sono tutti a lavoro, a raccogliere firme, autenticarle, organizzare banchetti, preparare discorsi per la “signora in nero”, un po’ taciturna in conferenza stampa ma già in forte recupero di consapevolezza. E poi c’è Scagnetto, il candidato “perfetto”. Classe di ferro 1938, nato oltralpe, a Versailles, e cresciuto in Friuli, a Tarcento. Ubbidiente da sempre. Questione di dna. E chi se ne importa se ha assistito a molti più consigli comunali del suo candidato sindaco. C’è da correre? E lui risponde “presente”. C’è da volantinare? Scagnetto c’è. Pettegolo, chiacchierone, talvolta molesto. Ma ubbidiente. Sempre aggiornato sulle ultime novità politiche ma ansioso di sembrarlo ancor di più. Va a comprare il giornale al mattino, lo divora in mezz’ora e poi racconta a tutta la città ciò che ha appena appreso come fosse un’indiscrezione sua. E se incontra l’autore dell’articolo, sua fonte, fa poca differenza. La profezia da quattro soldi arriva in men che non si dica. “Scolta il nonno” esordisce, segue l’analisi politica. Attacchino, politologo, spione, militante, rompiscatole. Ma sempre ubbidiente.
Nonno, frequentatore di bar, soldatino, presenzialista, criticone. Con obbedienza, s’intende.
Stringe mani, prende il caffé al bar, lo paga una volta su cinque, non segue il calcio. In compenso gironzola, ti pedina, interviene nelle discussioni, inclina la testa da un lato e poi torna a cuccia. Folkloristico partigiano azzurro, democristiano intransigente, padre di famiglia e ubbidiente anche a casa.
Ma non sprovveduto: è il secondo escluso di Forza Italia all’ultima legislatura, avendo preso più voti del suo candidato sindaco odierno. Nel suo palmares di conoscenze nomi illustri, sempre che una “stretta di mano” o esser stato a una distanza di cinque metri - com’è convinto Scagnetto - possa considerarsi una conoscenza. Il Papa Wojtyla, i big della Prima Repubblica, Craxi, Berlusconi, Bondi, il Principe Vittorio Emanuele, i cardinali più blasonati del momento. Suoi “amis”, come li definisce spesso. Tutti quanti. A parte due - si vocifera. Cioé Rignanese e Scavone che lo evitano come la peste, tanto da averlo costretto a chiedere “asilo politico” presso l’ufficetto di Corica, che se lo tiene appollaiato sull’uscio, sigaretta in mano, ad ogni seduta del parlamentino settimese. E lui? Conversa, riverisce e naturalmente ubbidisce. Oggi “Roger” Scagnetto è l’immagine del Pdl, perché ora tutti gli assomigliano maledettamente. Segno che lui è in campagna elettorale 365 giorni all’anno e che gli altri, almeno un mese all’anno, quando tocca loro ubbidire, si sentono tutti Ruggero Scagnetto. E’ il Popolo dell’Obbedienza.
POLITICA
29 aprile 2009
Pdl, l'ultimo assalto anti-Furfaro
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 29 aprile 2009
Una lettera di quattro consiglieri contro le
dichiarazioni e la decisione della Bonino

SETTIMO - Erano come “quattro amici al bar”, di Gino Paoli. Solo che erano in sei, non erano amici e manco al bar. Erano politici di centro destra impegnati nell’ultimo, fallimentare assalto alla candidatura indigesta (a loro dire) di Patrizia Furfaro, ex coordinatrice di An proposta da Nello Moretti e osteggiata dalla maggior parte degli esponenti settimesi del Pdl.
Era martedì sera, sul tardi, dopo la seconda giornata di consiglio comunale. Il ristorante “Mirò”, in strada Settimo a fare da cornice all’inedito convivio dei congiurati. Un posto neutro, cioé non i Buoi Rossi, terra di Rignanese, consigliere comunale e proprietario del locale dirimpettaio di Palazzo Civico. Focaccia al rosmarino per Sonia Tonni, Angelo Mastrullo al seguito (focaccia leggera anche per lui), Corica ci ha voluto mettere il crudo. Felice Scavone, quella sera non troppo felice, ha preferito la pizza, come l’amico Enzo Rignanese che ha optato per salamino piccante e gorgonzola, la sua preferita. Esordio nella politica “fatta in un certo modo” anche per la giovane Cristina Falvo, candidata a Sindaco della Lega Nord e giunta in strada Settimo con le scarpine rosse, come una cenerentola in camicia verde. Per lei solo una coppa di fragole, dato che si era già rifocillata al Re Artù, insieme a Marta Rabacchi, della sponda politica opposta. Birra per tutti, tranne le donne, e conto al “Rigna”, come spesso succede.
E’ partita così la “rivolta azzurra”. “Cosa facciamo? cosa non facciamo?”. “Io scrivo a Ghigo” diceva uno, “Io rilascio un’intervista” si sussurrava da un cantuccio. “Io prego il Padreterno”, “Io faccio una piroetta”.
Con la tempestività dei bradipi, i dissidenti hanno atteso che il disegno si compisse per impugnare la penna e scrivere “la loro”. Martedì sera, infatti, la notizia della candidatura di Furfaro era già cosa risaputa: i giornali locali erano in tipografia e l’indomani avrebbero titolato in prima pagina “Pdl sceglie Furfaro”, “Furfaro è quasi ufficiale”. Del resto lo aveva detto Barbara Bonino, neo coordinatrice provinciale del partito di Berlusconi, ponendo fine alla lunga stagione delle indiscrezioni giornalistiche. Inasprendo, tuttavia, la stagione dei mugugni, già iniziata ai tempi della premiata ditta “Gambarino-Ferrero”, i grandi strateghi dell’accordo con le civiche di Silvestri, firmato e smentito in un amen.
Dalle focaccie al Mirò all’azione, gli esponenti del Pdl ci sono passati nel giro di un paio di giorni. Tutto s’è concretizzato in una lettera. Estensori - così almeno si vocifera - Tonni e Mastrullo, firmatari Tonni, Scavone, Rignanese e Corica. Ma dalla paternità intellettuale alla condivisione ideale poco cambia. La lunga missiva è stata recapitata ai vertici regionali e provinciali del Pdl: Enzo Ghigo, Agostino Ghiglia, Barbara Bonino e Caterina Ferrero. In buona sostanza, un lungo j’accuse sulle dichiarazioni della coordinatrice provinciale. “Per noi è la Furfaro, ma le trattative sono aperte” aveva annunciato a tutti i giornali. E da qui lo spunto degli “Incazzati della Libertà”, per dire chiaro e tondo che quelle non sono dichiarazioni da leader di un grande partito, ma da “capofazione”, che fa gli interessi degli ex di An e non quelli del nuovo soggetto politico, impegnato a cercare una candidatura autorevole, espressione del territorio settimese e un po’ più condivisa di quanto lo sia Patrizia Furfaro. E se l’obiettivo era scongiurare la candidatura della “signora in nero”, i quattro firmatati (e i loro sostenitori) hanno soltanto ottenuto una sorta di “effetto Ponzio Pilato”.
“Tutte le decisioni passano in mano al coordinatore regionale” hanno detto ai piani alti del partito. Dunque parola a Enzo Ghigo che, dando corda ai dissidenti, avrebbe smentito seccamente il coordinatore provinciale Bonino, la quale, a sua volta, aveva parlato assecondando il pensiero di Ghiglia, vice di Ghigo. E allora sarebbero stati altri problemi, possibile guerra tra bande che - sottinteso - sarebbero innazitutto i vecchi partiti, Forza Italia e An, alle prese col difficile compito di spartirsi le candidature europee, provinciali e comunali senza prendersi a coltellate. Quindi che poteva fare Ghigo? “Furfaro” ha detto. Ubi Major (Bonino), minor cessat (Scavone & Co.).
E Furfaro sia, dunque. Una candidatura che nasce da un veleno che agirà molto lentamente. Nessuna “piazzata” sotto le elezioni, dopo l’appuntamento con le urne, però, la resa dei conti sarà sanguinosa - si vocifera da ambienti vicini ai dissidenti. Intanto si arma “la pattuglia del voto disgiunto”, già stracarica di fac-simili della scheda elettorale con tutte le croci al posto giusto. O sbagliato, a seconda di come la si vede...
POLITICA
10 aprile 2009
Dalle primarie esce Mirone
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 8 aprile 2009
Consultazione per la lista di Silvestri
che intanto si avvicina a Ossola...

SETTIMO - A una certa ora di lunedì, diciamo intorno alle 21.30, i giochi sembravano fatti. Non foss’altro che il “Mister X” benedetto dal Pdl, cioé Giandomenico Garnero pareva sicuro di ciò che sarebbe successo di lì a poco. Non a caso era andato fino ai Buoi Rossi, covo dell’azzurro Enzo Rignanese, a procurarsi la desistenza dei sergenti di Forza Italia. “Ma tu che ne pensi di me come candidato Sindaco?” avrebbe chiesto Mister X al consigliere di Forza Italia. Quest’ultimo avrebbe dato il suo placet condizionato. “Tra te e Scavone, io scelgo Scavone, ma tra te e Furfaro, scelgo te tutta la vita”.
Una modica bevuta per brindare all’accordo e poi via. Garnero si sarebbe lanciato deciso verso le cosiddette “primariette” della lista dei medici dove Antonio Silvestri, grande stratega del gruppo, avrebbe dovuto preparare il terreno per la semina. Ma qualcosa dev’essersi inceppato e nel segreto dell’urna è successo l’inimmaginabile. A spuntarla è stato l’ex poliziotto Antonino Mirone, un retroterra socialista e la parlantina del sindacalista in divisa. Secondo classificato, il presidente della Croce Rossa Angelo Barbati che ha lasciato in fondo (e di stucco) il famoso Mister X, Garnero. Tra gli imbarazzi generali di chi avrebbe voluto scomparire all’istante, il “popolo dei medici” ha incoronato il Mister X sbagliato, cioé un Mister Y che da qui in avanti avrà la strada in salita.
Ma il colpo di scena non è l’unico. Perché dopo il risultato delle “primariette” anche l’alleanza con il Popolo delle Libertà, cementata la scorsa settimana con un comunicato congiunto, avrebbe coinciato a scricchiolare. A tal punto che in città si rincorrono con insistenza voci di una possibile intesa tra le liste dei medici e Giovanni Ossola, ben lieto di ricevere il pacchetto elettorale confezionato da altri e con un fiocco in testa.
C’è perfino chi sostiene che alcuni candidati del gruppo di Silvestri abbiamo già cominciato a raccogliere le firme a sostegno di Giovanni Ossola. “A me non risulta - afferma, in proposito, il dottore - ma in effetti qualcuno me l’ha già detto...”
Bocche cucite anche in casa socialista. Comoglio dice di non saperne nulla, Ossola non ha manco la lingua, Arquà, proprio perché la lingua ce l’ha lunga, se mai alleanza fosse, probabilmente sarebbe l’ultimo a sapere.
Si va in stampa con l’interrogativo agghiacciante: ma con chi stanno i medici?
Il tutto tra gli imbarazzi del Popolo delle Libertà, stavolta inclusi i colonnelli provinciali, incapaci di dare un seguito anche di cinque righe di comunicato al proclama dell’alleanza con Silvestri diramato in pompa magna soltanto sette giorni fa.
La prossima settimana, con ogni probabilità, il verdetto: o il Pdl accetta Mirone, con buona pace di Garnero, Scavone e Patrizia Furfaro, oppure la lista dei medici potrebbe accasarsi altrove.
POLITICA
6 marzo 2009
Pdl, fumata grigia
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 4 marzo 2009
Distensione dopo i litigi
SETTIMO - Chiamarla fumata bianca o quiete dopo la tempesta sarebbe francamente eccessivo. Ma almeno il Popolo della Libertà settimese sembra aver riposto i coltelli che soltanto fino alla scorsa settimana i suoi esponenti sembravano puntarsi contro l’un l’altro. La svolta è arrivata lunedì sera quando il coordinamento s’è incontrato per concordare una strategia comune. “Unità” la nuova parola d’ordine che dovrebbe condurre, nelle intenzioni del coordinamento cittadino, ad una proposta unitaria per la candidatura a Sindaco. Per ora non s’è discusso su nessun nome (anche onde evitare che il tavolo si spaccasse appena costruito) ma soltanto del principio di non attendere la solita imposizione torinese. Sottinteso un “listino di proscrizione”, dall’Avvocato Mencobello, già ribattezzato “il candidato dai capelli lunghi”, a Stefano Caliciuri, antica proposta proveniente niente di meno che dalla capitale. Per non parlare dell’entourage di Silvestri e delle sue proposte roboanti. Presenti all’incontro quasi tutti i sergenti del Pdl settimese, dal duo Rignanese-Scavone (cosiddetta corrente Buoi Rossi) al gruppo di An che fa capo a Patrizia Furfaro, i vari Chiarle, Moretti e Tiepido. Esclusi i consiglieri comunali che non appartengono al coordinamento. Leggasi quel Giuseppe Corica, capogruppo in Consiglio, che sabato, con l’occasione dell’arrivo di Agostino Ghiglia, non ha esitato a chiedere la conferma della rassicurazione sulla sua presenza nella futura lista. Lo stesso Ghiglia il cui intervento è stato adottato come motto della riunione di lunedì sera: “ciascuno pensa a coltivarsi il suo orticello e poi scopre di avere una pianta di gerani”. Insomma non sarà una nuova éra politica per il centro destra, ma per lo meno una fumata grigia. Del resto i chiari di luna delle scorse settimane, come già ampiamente alle cronache, lasciavano presagire scenari ben più foschi. E soltanto nell’ultima settimana, quella precedente al “convegno della discordia”, le liti intestine erano state parecchie. Per esempio quella tra Antonio Silvestri e Nello Moretti. Teatro dell’accaduto la sede della “LCS” (cosiddetta lista dei medici) in via Roma 20, dove alcuni esponenti del coordinamento Pdl hanno incontrato la Lista Civica Settimese. A un certo punto Moretti ha tirato in ballo il “caso Palena” e invitato, in estrema sintesi, la lista dei medici a farsi i fatti suoi sulle candidature a sindaco del Pdl. Silvestri gli ha risposto che in quell’occasione si sarebbe dovuto parlare solo di programma per valutare eventuali convergenze e che quindi aveva sbagliato indirizzo. Morale della favola, Moretti ha alzato i tacchi e abbandonato la riunione, lasciando lì  pure i colleghi ex An.
Altro giro, altra polemica. Stavolta la location è la sala consiliare dove, appunto, sabato mattina c’era il convegno su Trasporti e Infrastrutture (presieduto da Mencobello). Qui il siparietto ha avuto per protagonisti il capogruppo azzurro Felice Scavone e Dario Bego, attivista legato al senatore Maurizio Eufemi (ex Udc e ora nel Pdl insieme a Vito Bonsignore). Il secondo ha disposto sulle sedie della sala un comunicato stampa del suo “padrino” che criticava l’alleanza tra Corgiat e Udc, Scavone, come una Penelope, ha provveduto a rimuovere i volantini, invitando Bego, per l’occasione nei panni di Pollicino, a chiedere il permesso prima di distribuire qualcosa... Il diverbio tra i due s’è prolungato per una decina di minuti, con Bego che lamentava la censura e Scavone, non sufficientemente aggiornato sui saltelli di questo e quell’altro onorevole, a sostenere l’appartenenza di Eufemi all’Udc. Ma del resto non è stata l’unica censura... Stando a indiscrezioni provenienti da ambienti azzurri, è finito nella pattumiera anche un altro comunicato analogo in cui alcuni militanti avrebbero voluto criticare Paolo Bigone, la cui ultima residenza conosciuta è il Partito Democratico. Cosa che l’ha reso poco gradito nelle vesti di gran cerimoniere al convegno della discordia. Tutto ciò, per la cronaca. Ora le armi fratricide sembrerebbero tornate nel fodero...
POLITICA
26 febbraio 2009
Pdl, "convegno della discordia"
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 25 febbraio 2009
L'avvocato Mencobello relatore tra i big
E la base Pdl pensa ad un complotto

SETTIMO - La cosa certa è che sabato 28 febbraio, dalle 9.30 in avanti, il Pdl terrà un convegno su Trasporti e infrastrutture a cui prendereanno parte i pezzi da novanta del Partito di Berlusconi. Il resto è una dietrologia gigantesca, destinata a spaccare ancor di più quel che resta del partito settimese.
Di sicuro si sa che la sala consiliare, teatro dell’appuntamento politico, è stata prenotata dal capogruppo azzurro Felice Scavone che inizialmente, forte della sua esperienza in Gtt e in virtù del ruolo istituzionale che ricorpe, avrebbe - diciamo così - auspicato di essere pure lui al tavolo dei relatori. Invece - così recano i volantini distribuiti dal solo generosissimo Ruggero Scagnetto - ci saranno l’avvocato Antonio Mencobello, il sottosegretario ai trasporti Bartolomeo Giachino, l’europarlamentare Vito Bonsignore e i vertici regionali e provinciali del Pdl: Agostino Ghiglia, Caterina Ferrero ed Enzo Ghigo. Manco un consigliere comunale, non un membro del direttivo. Escluso Rignanese, ultimo coordinatore cittadino di Forza Italia, così pure la sua omologa di An, Patrizia Furfaro. Un “taglia fuori” che da qualsiasi punto di vista lo si legga conduce ad una e una sola conclusione: qualcuno sta portando Mencobello sotto il naso dei colonnelli del partito.
E tanto la manovra è bizzarra che nessuno sa dire con esattezza chi sia il “papà” di questo splendido convegno. Si sa che a un certo punto spunta l’onnipresente Paolo Bigone, da cui discendono - si fa per dire - il sottosegretario Giachino e l’ex Udc Bonsignore, sua vecchia conoscenza, che molti annoverano tra gli sponsor del penalista settimese. Tirati in mezzo un po’ dalla giacchetta i vertici piemontesi del Pdl “ché tanto all’eurodeputato e al sottosegretario non oseranno dire di no”.
Coregista dell’operazione (per chiarirsi lo scopo è dare visibilità a Mencobello circondandolo di big), stando a voci provenienti dagli ambienti di dissidenza azzurra, sarebbe il consigliere comunale Giuseppe Corica. Da una parte per “regolare” la questione Mencobello, visto che l’An è stato il primo sponsor dell’avvocato. Dall’altra per regolare ben altri conti, e più salati, con la lunga lista di personaggi che stanno cercando - finora con discreto successo - di metterlo ai margini della politica cittadina, cominciando con l’escluderlo dal coordinamento locale al grido di “me ne frego (se sei il capogruppo)!”
Intanto l’unica faccenda importante di cui tutto il Pdl dovrebbe occuparsi, cioé di trovare un candidato sindaco, è una storia ancora in alto mare. Sia perché Palena sembra ormai approdato ad altri lidi, sia perché la strada che porterebbe ad Ossola (lui ha smentito l’ipotesi fino alla settimana scorsa) è assai tortuosa.
La lista di quelli che scalpitano è lunga, le pugnalate sotto banco sono all’ordine del giorno. Come l’ultima, questo convegno, dal cui successo o insuccesso si potrà capire molto.
Per ora il Popolo delle Libertà si riassume in un solo, eloquente, fotogramma: quello di “Roger” Scagnetto, appunto, che volantina in solitudine, unico fra tutti a rispondere sempre “obbedisco”. Due certezze ci sono: Scagnetto non sarà il Sindaco del centro destra e sarà in prima fila al convegno.
POLITICA
10 dicembre 2008
Silvestri e Garnero per il Pdl
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 10 dicembre 2008
Altri due nomi contro Rignanese
SETTIMO - I maligni ci metteranno poco a fare due più due: vai a una cena con Ruggero Scagnetto e nel giro di una settimana ti ritrovi in prima pagina sui giornali locali...
Di vero c’è che “loro” si erano ritrovati a San Mauro, ad una cena di Alleanza Nazionale, proprio per non dare nell’occhio in una città che registra ogni spillo che si muove in politica. Che tu sia medico, imprenditore, avvocato o giornalista, non puoi scappare dalla girandola di nomi del toto-sindaco. Specie se ti fai vedere a parlare coi big del partito, o peggio ad una cena. La scenografia ha lo sfondo di un noto ristorante di via Torino, a San Mauro. Presenti il presidente provinciale Agostino Ghiglia, il consigliere provinciale Barbara Bonino, l’assessore sanmaurese Augusta Montaruli e altri personaggi di spicco di An. C’erano Giuseppe Corica, invitato per “atto dovuto” - dicono. C’erano Patrizia Furfaro, Nello Moretti, Massimiliano Motta e Flavio Nalesso. E naturalmente Ruggero Scagnetto, al secolo “prezzemolo”, nelle vesti di infiltrato abituale di tutti i salottini politici di centro destra. Il partito chiama e lui  “a rapporto” risponde. Anzi, è “a rapporto” pure se ne nessuno lo chiama.
Ma oltre ai commensali scontati di un cenacolo strapoliticizzato c’erano anche due ospiti d’eccezione: uno è il dottor Antonio Silvestri, medico di famiglia con studio in pieno centro. In piazza Vittorio Veneto, curiosamente dirimpettaio del municipio e vicino di casa del ristorante azzurro, i “Due buoi Rossi”, di Enzo Rignenese.
L’altro era Pier Giacomo Garnero, imprenditore, titolare del laboratorio analisi convenzionato Nuova Lamp, anch’esso centralissimo. Chi non riesce a immaginare lo scompiglio generato dalla notizia di due  presenze così altisonanti ad una cena così intima ha capito veramente poco di politica. Tempo quarantott’ore e i due per l’entourage azzurro erano già i nuovi volti del Pdl. “Garnero spinto direttamente da Caterina Ferrero, Silvestri sostenuto invece da Piero Gambarino di San Mauro” asseriva Radio-Pdl, completando il teorema con la tesi di un’operazione tesa ad imbucare uno dei due in Alleanza Nazionale per poi disegnare tutta la scacchiera provinciale delle candidatura e dare il ben servito alla “corrente buoi rossi”, cioé Rignanese e Scavone, dicendo una cosa del tipo “Spiacenti, a Settimo il candidato tocca ad An”. Un bel teorema, non c’è che dire. Non fosse che i due, Garnero e Silvestri, non hanno nessuna intenzione di fare il sindaco. A quanto affermano sarebbero più interessati a  costituire un gruppo civico e dialogare con il centro destra. E dire che il nome di Garnero, come candidato sindaco del Pdl, era già emerso un anno fa nella cerchia ristretta legata a Caterina Ferrero. La proposta era stata bocciata - secondo fonti attendibili - proprio da Rignenese, che al buon Garnero suggerì, per così dire, di farsi un po’ di sacrosanta anticamera, magari in un’associazione...
In un certo senso, confermerebbe questa ricostruzione anche lo stesso Garnero: “Sono amico di Caterina Ferrero e so che su Settimo ha un po’ di problemi perché mancano gli uomini. Comunque non ho nessuna intenzione di fare il Sindaco... Nello stesso tempo la proposta mi aveva incuriosito. Credo che la città abbia bisogno di imprenditori che si diano da fare per costruire un’alternativa. Se ci fosse un candidato sindaco di centro destra, un po’ apolitico, che ha voglia di fare, io potrei dare una mano. Il dottor Silvestri? Lui si che riscuoterebbe il mio consenso!”
Quanto ai rappresentanti locali di Forza Italia, il giudizio non è dei più lusinghieri. “Il centro destra - sentenzia con moderazione Garnero - a Settimo mi pare un po’ congelato. Credo abbia trascurato gli imprenditori in questi anni e che ora fatichi a trovare consensi in questa fascia della popolazione. E’ vero che in passato ho provato ad avvicinarmici. Non ho ricevuto una grossa accoglienza...”
Col che, il candidato sembrerebbe trovato per esclusione. Non fosse che il “prescelto”, cioé Silvestri, si esclude da solo.
“Non ho intenzione di candidarmi come sindaco - dice il dottore -. Io voglio fare il medico e quella carica è incompatibile con la mia attività. In realtà stiamo pensando ad una lista civica, fatta di persone che non hanno mai avuto a che fare con la politica, che la vedono come una forma di volontariato, che non hanno bisogno di politica come fosse una professione. Qualora si trovasse un numero adeguato di professionisti, imprenditori, piccoli commercianti e pensionati che vogliano impegnarsi in questo senso, potremmo scegliere tra loro il candidato sindaco. Al di fuori delle collocazioni ideologiche, uno che sappia essere il Sindaco di tutti.”
Un nome, Silvestri non c’è l’ha. Giusto un identikit e qualche modello del passato: “Penso ad uno Spadolini, un La Malfa, un Saragat... Ci andrebbe un liberal-democratico che non si riconosce nell’impostazione dell’attuale amministrazione. Nel programma ci andrebbe una maggiore attenzione al welfare, all’offerta sanitaria e agli ammortizzatori sociali. Per ora ho avuto contatti con molte persone, anche miei colleghi, esponenti dell’Udc di buona volontà, alcuni del Comitato Multe. Chi se la ricorda quella storia?”
Poi due parole sulle possibili (anzi, probabili)?convergenze con il Pdl. Anche perché la storia della sponsorizzazione di Gambarino, alla fin fine, è proprio vera. Anzi il dirigente provinciale di Forza Italia, si scopre che è pure uno dei suoi pazienti, sovente acciaccato dopo anacronistiche performance calcistiche.
“Se ci piacerà il loro programma -spiega Silvestri - e se sceglieranno un candidato spendibile, non paracadutato dall’alto, non troppo politicizzato e che non si chiami Giovanni Ossola... Insomma uno con le caratteristiche che ho detto prima!”
E Rignanese? “Apprezzo molto le sue pizze, ma non ho mai avuto il piacere di parlargli...” dice Silvestri, lasciando intendere il suo pensiero, poco diverso da quello di Garnero, e da quelli, pur non dichiarati apertamente, di Ferrero, di Gambarino e di un fronte sempre più vasto che vorrebbe liberarsi del duo ma senza fare una strage. Del resto Rignanese e Scavone a Settimo hanno rappresentato il partito per anni e anni, pressoché in solitudine. Ora presentano il conto.
Insomma la matassa a centro destra è ancora lontana dallo sbrogliarsi. Di sicuro, e sempre ammesso che Silvestri e Garnero non cambino idea sulla loro disponibilità a fare il sindaco, ci sono nuovi nomi anti-Rignanese, pronti a spendersi per la causa. Anzi Silvestri e Garnero sono già al lavoro, le prime selezioni sono già cominciate tra i camici bianchi della città, almeno tra quelli che ancora non sono nell’orbita di Silverio Benedetto.
POLITICA
7 dicembre 2008
L'inciucio salva Balbo
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 3 dicembre 2008
Meiach: "Ritirate la mozione!"
E il centro destra obbedisce

SETTIMO - Nessun “pidocchio”, nessuna sfiducia, nessun richiamo... Il destino politico di Salvatore Balbo, presidente del Consiglio comunale, sembrava segnato dalla mozione presentata dai consiglieri del centro destra. Il Partito Democratico, del resto, aveva ricevuto ordini di scuderia per l’astensione dal voto, che avrebbe significato “regalare” la maggioranza relativa ai firmatari della mozione. Poi Balbo avrebbe dovuto trarne le conseguenze, pensare alle dimissioni e cedere la presidenza dell’assemblea ad altri. Il Pd inizialmente non sembrava aspettare altro, visto anche che alla vigilia della campagna elettorale tutte le cariche con un’indennità è meglio tenerle per se invece che lasciarle agli avversari. Per questo la mozione, secondo i più, aveva tutto l’aspetto di un “inciucio”, fra i più classici per giunta. Il paradosso è che a salvare Balbo è stato un altro “inciucio”, di segno inverso. E’ stato il Partito Democratico, attraverso il suo capogruppo Gianna Meiach, a “dare la linea” poi seguita del centro destra. “Ritirare la mozione” e arrivare a più miti consigli. Nel mezzo una discussione al vetriolo in cui i presentatori della mozione hanno parlato di scorrettezze, ingerenze e perfino dello stipendio del presidente e del suo assenteismo alla festa del cavolo. Insomma la forca s’è fermata al piano dialettico, con Balbo immobile ad incassare i colpi, vecchio pugile socialista ormai sul viale del tramonto. Poi il Consiglio è stato interrotto per improvvisare una conferenza dei capigruppo. Lì è passata la “linea Corgiat” del ritiro della mozione, comunicata in consiglio senza imbarazzo alcuno dai firmatari del documento che solo qualche attimo prima avevano usato il bazooka contro Balbo. Alla fine ha prevalso il galateo istituzionale. O forse le banali logiche di opportunità politica secondo cui “fare un martire poco prima delle elezioni, sarebbe un autogol”.
L’unica altra nota politica della discussione, inciucio a parte, è stata rappresentata dall’assenza ingiustificata del Partito Socialista. A vedere l’esecuzione annunciata e poi sfumata di Balbo non c’era Giovanni Ossola, non c’era Claudio Comoglio e nemmeno Massimiliano Barone. Non c’era manco l’ultimo dei militanti socialisti a guardare negli occhi, per dirla alla Balbo, “i pidocchi”, cioé i franchi tirarori che avrebbero dovuto farlo cadere nella votazione segreta. Tutti nascosti, sia i presunti pidocchi di maggioranza che i socialisti assenti, in qualche “criniera di purosangue”. Ammesso che qualche purosangue ci sia ancora...

POLITICA
19 novembre 2008
La "congiura della Libertà"
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 19 novembre 2008
Rignanese e Scavone in rotta coi vertici
del Pdl "sobillano" i simpatizzanti

SETTIMO - La leggenda azzurra narra di una cazziata epocale da parte di Enzo Ghigo, attraverso il suo segretario, al duo settimese Rignanese e Scavone. Il flashback è d’obbligo: i consiglieri settimesi avevano inviato una lettera ai big regionali e provinciali di An e Forza Italia, convocandoli nella sede di “Noi per Settimo”, una sorta di associazione elettorale, per metterli alle strette sui criteri di individuazione del futuro candidato a Sindaco del Pdl. Obiettivo principale, stroncare le candidature imposte dall’alto, come quella altisonante del giornalista Stefano Caliciuri, sposorizzato niente di meno che da Capezzone.
Fiutata l’aria, in An hanno fatto i Ponzio Pilato: Ugo Martinat, numero uno regionale, ha delegato la faccenda al numero uno della Provincia, Agostino Ghiglia, che a sua volta ha delegato il suo vice Trabucco. Trabucco ha risposto via fax: “spiacente, non verremo a causa di precedenti impegni”. Ché il partito sarà anche unico, ma i litigi di Forza Italia son fatti di Forza Italia.

continua >>
POLITICA
15 novembre 2008
"Vogliamo candidare uno dei consiglieri"
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 12 novembre 2008
Rignanese boccia Caliciuri come
candidato Pdl: "Faccia gavetta!"

SETTIMO - La premessa è sempre la stessa: “nulla da dire contro la persona”. Formula tipica della politica che si vuol trombare qualcuno ma con charme. L’aspirante trombatore, in buona compagnia dei colleghi consiglieri, è l’azzurro Vincenzo Rignanese, bersaglio il giovane Stefano Caliciuri, giornalista e papabile candidato a Sindaco settimese, sponsorizzato niente di meno che da Capezzone, portavoce nazionale di Forza Italia. Dunque, ben premesso che “nulla da dire contro la persona”, Rignanese e Scavone avrebbero convocato una riunione con i vertici provinciali e regionali del Popolo della Libertà, invitando i consiglieri comunali. Oggetto dell’incontro, ovviamente, la candidatura a Sindaco.

continua >>
19 giugno 2008
Curello sceglie i Moderati
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 18 giugno 2008
Manolino: "Con Rignanese e
Scavone non è ancora finita"

Si chieda a Giuliano Manolino se con Rignanese e Scavone la partita è finita. Lui risponderà: “Niente affatto, non è finita!”. Infatti così ha risposto il portavoce regionale dei Moderati, giunto a Settimo per presentare la “sua” squadra, che scenderà in campo alle prossime amministrative.
E forse sta proprio nella presunta trattativa ancora aperta con il duo di consiglieri comunali di Forza Italia l’interesse politico del sodalizio centrista appena approdato nella città della penna. Del resto non potrebbe essere altrimenti, visti gli altri due (e pressoché unici) illustri “acquisti” del partito piemontese. Uno è il consigliere comunale Tommaso Curello, uno “moderato” nel Dna e il cui approdo ai Moderati, tra le stanze del Municipio, era noto perfino ai fermacarte. L’altro è Valentino Greggio, ex Diccì, ex popolari ed ex Margherita (di cui è stato co-fondatore) che i “maligni” della politica settimese già hanno etichettato come “il commissario di Silverio Benedetto” all’interno dei Moderati.

continua >>
sfoglia
giugno        giugno

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

blog letto 1 volte

Nome: Michele
Cognome: Valentino

Età: 26

Professione: Giornalista

Giornalista preferito:
Marco Travaglio

Giornale preferito:
Non l'hanno ancora inventato

Citazione preferita:
"A noi, le notizie, più che darle in anteprima, piace commentarle!"
del mio direttore Liborio La Mattina

email:
michele.valentino@email.it

Scrivimi
Skype me


voglio scendere

passaparola
Basta! Parlamento pulito