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michelevalentino
Blog di un giornalista di provincia
POLITICA
8 luglio 2009
Furfaro vergognati!
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 8 luglio 2009
La consigliera del Pdl inneggia
al fascismo sul social network

La canzone inizia così: “Se tu dall'altipiano guardi il mare, Moretta che sei schiava fra gli schiavi, Vedrai come in un sogno tante navi E un tricolore sventolar per te...” Poi c’è il ritornello: “Faccetta nera, bell'abissina, aspetta e spera che già l'ora si avvicina!”... E qualcuno potrebbe pure, con tanto tanto coraggio, considerarla un patrimonio musicale storico allo stesso modo di come si considera certa archiettura e certa produzione letteraria. Invece c’è chi, con grande sprezzo  della decenza, considera “Faccetta nera”, il più famoso dei motivetti fascisti, l’unico vero inno italiano. E non si tratta dei soliti sfaccendati di 14 anni, testa rasata e croce celtica. Si tratta invece della consigliera comunale del Pdl Patrizia Furfaro. Almeno questo ha scritto, con tanto di foto di Benito Mussolini, sulla sua pagina personale del social network facebook, la candidata sindaco del Popolo delle Libertà. Una cioé, che se avesse vinto le elezioni, avrebbe dovuto giurare la propria fedeltà sulla Costituzione antifascista...
Ardimentosa eroina di stirpe italica, già reggitrice di truppe patriottiche, ha combattuto nella “campagna settimese” accerchiata da orde di comunisti armati fino ai denti, lottando fino allo stremo delle forze senza mai dichiarare la resa. E dopo aver fronteggiato vili bolscevichi tra cui Corgiat, Ossola, Condello, Lapertosa, Palena, Palumbo e Silvestri, l’altissimo comando di Patrizia Furfaro ha ottenuto il 15,26% dei consensi al termine dell’ardua contesa dove oltre all’arme s’è fatta valere per la sua ars retorica, dialettica, politica, strategica e filippica. E quei vigliacchi traditori del suo stesso battaglione che or vorrebberla deporre dal suo ruolo di comando ha fustigato con orgogliosa favella e verbo pronto.
Dopo aver esordito solennemente in un parlamento rosso, rivendicando con ardore la vicepresidenza del consiglio, strappatale con codardia da una congiura dei comunisti, superiori per numero ma non per tenacia e valor, Patrizia Furfaro ha deciso di lanciarsi alla conquista del mondo virtuale della rete internet, dove pure il terribile rosso abbonda in spregio ai valori di patria, famiglia e Dio. Sfidandoli tutti, con ammirevole temperamento ed infaticabile fiducia nel predicato del Duce, nelle venerdande pagine del social network facebook ha pubblicato il seguente gruppo: “Faccetta Nera, il vero inno italiano”. Anzi, acciocché il messaggio fascista fosse ben recepito dal popolo tutto della rete, ha pubblicato l’elemento per ben due-volte-due in due ore, sottraendosi financo ad intelligenti quanto astute strategie per spezzare le reni ai nemici. Nonostante la battaglia elettorale sia provvisoriamente persa, o per meglio dire non vinta, la guerra continua grazie ad un manipolo di arditi, sapientemente condotti. Mameli ora può tremare, perché il suo inno è già carta straccia per tutti i giovanotti d’onore e anche per le gentili giovanotte. Trema anche l’eversiva Costituzione, troppo lungamente osannata da una sinistra senza Dio e priva di amor proprio.
Siffatte gesta resteranno imperiture nella storia settimese, rifulgendo di splendore politico come luce eterna di virtù.
Furfaro vergogna!
POLITICA
6 luglio 2009
E ora lo chiamano turnover
Da "La Voce del Canavese" del 6 luglio 2009
Resa dei conti nel Pdl
Scaricato Carlo Romito

IVREA - Il comunicato parla solo a metà e dice “turnover”, già stabilito nel 2008, subito dopo il voto. L’altra metà, però, la spiega il ritratto di un “quartetto delle meraviglie azzurre”, riunitosi qualche ora dopo un incontro in via Arduino “per fare il punto”.
Così il dottor Antonio Petrachi diventa il capogruppo consigliare del Pdl al posto del castellamontese Carlo Romito.
Questa la richiesta formulata da tutti gli ex forzisti, giunti in paranza nel quartier generale del partito di Berlusconi. Mercoledì sera oltre all’ormai ex capogruppo, c’erano anche Diego Borla, candidato alle provinciali e ultimo segretario cittadino di Forza Italia, Antonio Petrachi e Massimiliano De Stefano. Assente illustre Tommaso Gilardini, che aveva affidato la sua “delega” a De Stefano, con cui ha ormai costituito un solido asse politico, e che avrebbe raggiunto i colleghi azzurri in un secondo momento. Preso atto della volontà del gruppo, a Romito non sarebbe rimasto che dire “certo, va bene. Ci mancherebbe”. Deposto, ridimensionato o secondo alcuni “trombato”. Al punto da rifiutare addirittua l’invito per una “birretta” che, data la sua assenza, si sarebbe trasformata in un brindisi. Appuntamento “chez” Tony, all’Aquila Nera. Tommaso Gilardini si sarebbe presentato in pantaloncini e maglietta griffata, come impone l’etichetta estiva del politico rampante e predestinato a palcoscenici quasi importanti. “Com’è andata?” avrebbe chiesto all’amico Max, che aveva appena ordinato una piccola chiara allo staff di Cuomo. “Bene. Non ha detto nulla!” gli avrebbe risposto Max, guardando la schiuma della bevanda ritirarsi, quasi come similitudine dell’operazione appena compiuta.
Poi è arrivato Tony Cuomo e pure l’ex sindaco Giovanni Maggia, il professore, e a Gilardini è venuto in mente che l’indomani aveva un esame: “Scappo”.
Questo il dietro le quinte, da domani si assisterà al pietoso tentativo di non far sembrare l’avvicendamento come una resa dei conti. Ma purtroppo per il Pdl i segnali sono fin troppo evidenti, sebbene della questione vera - giurano i bene informati - non si sia fatto neanche mezzo cenno. Naturalmente il sottinteso era enorme: “il caso Barberis”, l’ex assessore di Della Pepa arruolato dalla lista Porchietto per le provinciali e dimessasi dalla Giunta di centro sinistra. Prima del voto fonti vicine al Pdl davano per certo (e fastidioso) l’appoggio di Carlo Romito, che aveva curato la regia del “trasferimento”, all’ex assessora. Dopo il ballottaggio, un’intervista criptica di Diego Borla alla Sentinella sul “ratto dei voti della Barberis”, praticamente una sorta di “denuncia contro ignoti”, dato per scontato che gli ignoti ovviamente non sono certo i poveri elettori. Da lì in avanti l’accerchiamento a Romito. E d’altronde se non si fosse trattato di una resa dei conti, la staffetta alla guida del gruppo consiliare avrebbe potuto e dovuto attendere, se non altro per evitare che le avvisaglie, appunto, facessero pensare ad una resa dei conti. Ora per il Pdl eporediese è meglio che il gruppo consiliare e i consiglieri vadano avanti, senza troppo approfondire questi fatti e senza paraculaggini. Semplicemente dimenticando, ché chi ha dato ha dato, chi ha avuto avuto... Aprire certi armadi sarebbe molto pericoloso.
POLITICA
2 luglio 2009
Pdl, ora si arriva ai coltelli
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 1 luglio 2009
Bonino paventa un "repulisti"
Rignanese e Scavone a rischio

SETTIMO - Sta tutta nella reazione a caldo di Barbara Bonino, coordinatrice provinciale del Pdl, la fotografia del partito settimese, ancora alle prese con enormi lacerazioni interne, dopo l’ultima figuraccia - pacifica anche per i vertici del partito di Berlusconi - che ha permesso all’opposizione di centro sinistra di scippare al centro destra la vice presidenza del Consiglio comunale.
“E’ stata colpa di Corica - afferma la Bonino, che poi presegue come un fiume in piena - A un certo punto è impazzito. Avevamo raggiunto l’accordo e l’avevamo convinto a rientrare. D’un tratto ha borbottato qualcosa sulla famiglia e l’onorabilità. Per me onorabilità significa anche mantenere la parola data. Fino a quella fase la Furfaro è stata l’unica ad agire con buon senso. Sapendo che Corica era l’unico nome su cui avrebbe potuto convergere sia la Lega, sia i due consiglieri dell’ex Forza Italia, lo ha proposto. Corica è stato molto sleale.”
Poi il numero uno provinciale del Pdl fa anche il punto sul futuro, a partire dal ruolo di capogruppo, nuovamente conteso dalle due fazioni (Rignanese e Scavone contro Chiarle e Furfaro), che non si spostano di un millimetro dalla loro posizione. “Io non ho mai imposto nulla - afferma la Bonino -. Ho detto solo che trovavo ragionevole che il capogruppo lo faccia chi ha fatto il candidato sindaco. Ma non ho mai dato ordini. Questo l’ho detto a chi mi ha chiamato per sapere come la pensavo. A chi invece ha preferito polemizzare sui giornali e mandarmi dei messaggi in quel modo, dico invece di pensare prima di tutto al partito e non alla propria soddisfazione immediata. Il mio compito non è quello di mettere poltrone sotto ad ogni sedere. Il loro comportamento ha regalato a Cinzia Condello la carica di vicepresidente e alla coalizione di Ossola, cioé a due assessori che fino a ieri in Provincia fiancheggiavano il Pd, il ruolo di opposizione di centro sinistra ad una maggioranza di centro sinistra. Una situazione paradossale e grottesca che solo in queste contrade può capitare. Certo ora chi ha denigrato i vertici del partito e le loro scelte dovrà venire a darci spiegazioni a Torino, non si può pensare che una cosa del genere passi senza conseguenze. C’è la seria possibilità che chi non si riconosce nella linea del partito ne venga allontanato. Ogni tanto bisogna aprire la finestra e cambiare un po’ l’aria, altrimenti è difficile che il partito riesca ad attrarre persone nuove e credibili.”
Una dichiarazione che non lascia spazio a troppe interpretazioni e che sembra preludere a un “repulisti” da manuale. Tuttavia le cose non sono così scontate come potrebbero apparire. Perché ai piani alti del Pdl torinese e piemontese, oltre alla Bonino, ci sono anche i dirigenti di area Forza Italia, per nulla intenzionati - affermano fonti interne - a lasciar passare la linea secondo cui gli ex An a Settimo fanno il bello e il cattivo tempo. D’altro canto - ricordano alcuni appassionati di aritmetica elementare - i rapporti di forza tra i due ex partiti, all’interno del nuovo soggetto, sono pur sempre 70 a 30 in favore dei forzisti. Poi ci sono i numeri del Consiglio. Se non si vogliono coivolgere i “padrini torinesi” in una “guerra dei carciofi” settimese bisognerà accettare che la faccenda se la sbrighino, da soli, i consiglieri comunali. In questo caso, con un rapporto di due a due, passerebbe il più anziano. Cioé Scavone.
Insomma, la resa dei conti è appena cominciata e presto si vedrà sul campo l’artiglieria pesante. A meno che non ci siano dei folli di Forza Italia intenzionati a far macellare il gatto e la volpe (Scavone e Rignanese), nonostante le imminenti elezioni regionali e il notevole pacchetto di voti del duo azzurro. Ma con queste premesse tutto è possibile.
POLITICA
1 luglio 2009
Ciao ciao Pdl
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 1 luglio 2009
Il centro destra regala la vicepresidenza
del Consiglio a Cinzia Condello

SETTIMO - Ad un certo punto qualcuno ha pensato che fosse una scheggia impazzita. Di sicuro Cristina Falvo, classe di ferro 1982, oggi è lontana anni luce dal cliché della candidata “di cartone”, messa lì da un partito per cui conta il voto d’opinione. In una mossa, alfiere in C8, ha dato scacco a tutto il gruppo del Pdl, a Corgiat, al Pd e pure ai vertici provinciali del Popolo delle Libertà, che pensavano, sbagliando come al solito, che per dirimere la questione sul vicepresidente del Consiglio bastassero quattro telefonate nell’ultimo pomeriggio prima della votazione. Così, il Pdl nel primo Consiglio comunale della legisulatura è riuscito a dare il peggio di se. Peggio del “peggior peggio” mostrato in campagna elettorale e già ampiamente analizzato. La cronaca parlerebbe da sé e per leggerla come si deve è sufficiente una premessa: Corgiat e la maggioranza avevano dichiarato che alla vicepresidenza avrebbero votato volentieri un esponente del centro destra, l’opposizione naturale, purché fosse pervenuta una proposta unitaria. Insomma, per strappare la carica all’opposizione di centro sinistra (cioé Ossola e compagni) quelli del centro destra non avrebbero dovuto fare null’altro che mettersi d’accordo tra loro. Invece le liti interne, da una parte gli ex An Chiarle e Furfaro, dall’altra gli ex azzurri Rignanese e Scavone, si sono intensificate. I bene informati raccontano addirittura di una lettera di Rignanese e Scavone, indirizzata al segretario regionale Enzo Ghigo, in cui i due rivendicavano rispettivamente sia la vice presidenza del Consiglio che il ruolo di capogruppo. Per contro, nel gruppo di An, si preparavano colpi a sorpresa per far fuori il gatto e la volpe sia da una carica che dall’altra. Anche a costo - e così in effetti sono andate le cose - di supplicare il “ribelle” Giuseppe Corica a rientrare nei ranghi, di regalargli la vice presidenza del Consiglio pur di ottenere il voto per la Furfaro capogruppo.  Senza contare che nel corso dei giorni precedenti tutti s’erano impegnati a mercanteggiare con Gianluigi Cernusco, il segretario della Lega Nord, il voto della consigliera Cristina Falvo, inizialmente intenzionata ad astenersi, data la divisione delle fazioni del Pdl.
Per sintetizzare, in Consiglio ciascuno s’è presentato con un piano diverso in testa, convinto di spuntarla. Rignanese e Scavone si sarebbero accontentati del “fifty fifty”: facendo un passo indietro sulla vicepresidenza del Consiglio, avrebbero portato a casa per lo meno il capogruppo. La Furfaro invece s’è presentata in Consiglio (forse) senza particolari strategie ma con un telefonino decisamente indemoniato. Al momento delle proposte, quasi quasi, sembrava che i “Furfaro Boys” l’avessero spuntata. E dopo che Giovanni Ossola aveva candidato, secondo copione, la sua ex collega in Giunta Provinciale Cinzia Condello (dei Comunisti Italiani), Furfaro ha gelato la platea e anche il povero Scavone. “Propongo Corica, per la sua esperienza ventennale” ha detto Furfaro, costringendo all’intervento l’azzurro che, con la solita faccia di quando in Consiglio la prende nel frac (vedi commissione elettorale nel 2007) s’è limitato a dire che “nel centro destra non c’era accordo sul nome di Corica”. Consiglio sospeso e trattative nei corridoi, in modo sfacciato e sotto lo sguardo incredulo di una platea di centinaia di persone. “Cominciamo bene” - mormorava qualcuno dal pubblico, roteando le pupille. Nelle stanzette dei gruppi capannelli di persone che avrebbero preteso di siglare accordi senza manco rivolgersi la parola. Scavone e Rignaese intenti ad evitare uno scenario che li avrebbe visti estromessi da tutto. La Furfaro disponibile a trattare. Ad un certo punto s’è messo in mezzo pure Massimo Pace, segretario settimese del Pd e consigliere regionale. “Allora vado a dire di là che proponete Furfaro?” ha chiesto, con la sua voce roca che sempre accompagna le lezioni di alta politica. L’affare, una volta ripresa la seduta, sembrava fatto. Corica aveva appena confermato la sua adesione al Gruppo Misto anziché al Pdl, Scavone aveva quindi proposto la Furfaro. La maggioranza l’avrebbe votata, felice come un Lapertosa dopo lo spoglio delle urne.
Ma a nessuno di questi, proprio a nessuno, è venuto in mente d’aver fatto i conti senza il Carroccio. Glielo ha fatto notare, appunto, una ragazza di 27 anni, alzandosi in piedi e iniziando un’intervento che ha spiazzato i “professionisti dell’inciucio”. “Propongo Corica - ha affermato, dopo una carezza al microfono, - per la sua esperienza, privilegiando così l’efficienza dei lavori consiliari.”
Automatica, a questo punto, la retromarcia della maggioranza. “Avremmo votato il candidato del centro destra - ha detto Tiziana Tiziano, capogruppo del Pd - ma non è arrivata una proposta unitaria.”. Risultato: Cinzia Condello alla vicepresidenza del Consiglio, coi voti della maggioranza, costretta ad ingoiare il boccone. Facce da funerale nel Pdl, nuova fase di resa dei conti, pessima figura con la città. E la Falvo? Ora s’è scatenata la caccia ad un regista occulto dell’operazione. Quasi escluso che si tratti di Cernusco, c’è chi pensa a Corica, chi addirittua ad Ossola e chi punterebbe persino su Corgiat. Poi invece c’è la versione più suggestiva ma non impossibile: e se fosse tutta farina del suo sacco?

LEGGI L'INTERVISTA A CRISTINA FALVO
POLITICA
26 giugno 2009
Una vicepoltrona per tre
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 24 giugno 2009
Il Popolo delle Libertà inizia
lo shopping di franchi tiratori

SETTIMO - Ad oggi lo scenario non è per nulla inedito e pare che la questione, tanto per cambiare, sarà essere risolta da Aldo Corgiat. Sul piatto la vicepresidenza del Consiglio comunale, spettante alla minoranza. Intorno una raffica di nomi, un intreccio di alleanze che fa rima con il solito “shopping” di franchi tiratori ancora tutto da definire. Innanzitutto c’è Rignanese, del Pdl, l’ultimo vicepresidente del consiglio, seriamente intenzionato a riprendersi la carica. Le incognite per il consigliere provengono, paradossalmente, più dal suo partito che da fuori, visto la difficoltà evidente di convincere Patrizia Furfaro e Giorgio Chiarle a votarlo. Ben premesso che Rignanese, oltre alla carica di vicepresidente del Consiglio per sé, rivedica pure quella di capogruppo del Pdl per Scavone.
Poi c’è Giuseppe Corica, appena passato armi e bagagli nel gruppo misto e che, come insegna la storia consiliare, ha sempre avuto il “vezzo” di proporsi alla vicepresidenza. Anche per lui, l’arduo compito di moltiplicare, per sei o per sette, il suo misero voto. Infine c’è la coalizione di Ossola che, almeno sulla carta, avrebbe tutti i numeri necessari per impossessarsi della poltrona.
Infine la maggioranza, un oceano di incertezza. Diciannove voti che, da qualunque punto di vista la si voglia vedere, faranno la differenza. Ed è qui che potrebbe entrare in gioco il Sindaco. Del resto soltanto la settimana scorsa ha confessato di fare il tifo per il centro destra, considerandolo l’opposizione naturale. Si va, dunque, verso quello scenario, un po’ “berlusconiano”, in cui la maggioranza stabilisce a quale delle minoranze assegnare le cariche. Il motto è la “libertà di coscienza” dei consiglieri, l’effetto è che i soliti Rignanese e Scavone cercheranno di trascinare la “libertà di coscienza” dalla loro parte. Se servono tre voti, ci saranno tre misteriosi tiratori franchi in maggioranza, se ne servono quattro ce ne saranno quattro e via così. Stessi piani ce li avrebbe Giuseppe Corica che, contemporaneamente, starebbe pure trattando con la coalizione di Ossola, tutta o in parte, a cui non dispiacerebbe fare un brutto scherzo alla maggioranza, in occasione della prima votazione.
Proporranno Condello e voteranno Corica - dicono gli strateghi della politica settimese, avendo ben presente i precedenti storici di “votazione con finta”, dalla commissione elettorale alle nomine nella fondazione culturale e nel collegio dei revisori dei conti.
Poi ci sono i numeri sparsi, come quello della leghista Cristina Falvo che un po’ tutti credono di avere già in tasca senza nemmeno averle fatto uno straccio di telefonata, come se al posto suo in Consiglio comunale ci fosse il segretario del Carroccio Cernusco (che per non saper né leggere né scrivere, avrebbe già detto “sì” per conto terzi a chiunque gli abbia chiesto il voto).
Corteggiatissimi anche i due voti della Lcs del dottor Silvestri, schede che, nella ragionevolezza politica, dovrebbero stare compatti nella coalizione di Ossola ma che nel segreto dell’urna - secondo i più - potrebbero finire ovunque.
Calcoli alla mano, di certo c’è che il vicepresidente del Consiglio comunale, questa volta, si elegge con non meno di sei o sette voti. Ovvio, perciò, che se la maggioranza vuole determinare l’esito della votazione, l’inciucio questa volta dovrà essere plateale.
Nessun dubbio sulla votazione del Presidente del parlamentino. Come annunciato sarà Silverio Benedetto, il più votato di tutti.
POLITICA
18 giugno 2009
Uno "sfregio" al Carroccio
Da "La Voce del Canavese" del 15 giugno 2009
La vendetta di Nevio passa per Ivano: 5
punti travasati dalle europee alle provinciali

LEINÌ - A un certo punto era sembrato a tutti che quello coi baffi, Nevio, avesse prenotato seriamente un posto a Strasburgo tra le file del Carroccio. C’era l’accordo con i vertici della Lega Nord, le dichiarazioni ufficiali e perfino la proposta di “ronde” da parte di Ivano Coral, quello senza baffi, sbandierate su molti giornali locali. Poi la disdetta: “La mia azienda ha bisogno di me...”. Balle. Signorili, forse. Ma sempre balle.
C’era che al partito di Bossi, in realtà, serviva un fesso a cui far tirare il Carroccio per i vari Borghezio e “compagnia rondante”. Ma Nevio Coral se n’è accorto subito, presentandosi timido timido, col vestito nuovo, a chiedere qualche preferenza presso i circoli padani. “Gli ordini sono di votare Tizio, Caio e Sempronio” gli rispondevano, scatenandogli nelle cervella uno spiacevole déjavu delle elezioni politiche del 2001, ai tempi dei collegi uninominali. Quando i “suoi” del centro destra lo fregarono a Volpiano, votando Mario Carletto, democristiano di ferro e uomo dei potenti leinicesi Cataldo Prinicipe e Silvio Lega, e addirittura a Chivasso, votando il diessino Mauro Chianale, che così atterrò in Parlamento.
Oggi come ieri la rabbia, stavolta prima della batosta annunciata, quegli occhi iniettati di sangue che in molti conoscono. “Ma che cazzo significa?” deve aver detto ai suoi collaboratori, in Comune, in famiglia, in azienda. Quindi le solite fantasie nostalgiche, ancora nei sogni di mezza famiglia, che fanno rima con quel brand, “Nuove Energie”, in tutto e per tutto simile a un partito capace di dar fastidio a quelli tradizionali. “C’è già la canzoncina” dicono a labbra strette gli uomini del suo entourage. Ma ormai i tempi erano agli sgoccioli. Eppure l’occasione, una volta tanto, è arrivata lo stesso. Tutto merito della pantomima borgarese di Giuseppe Vallone, ex sindaco e senatore della Margherita, ricandidato come primo cittadino a Borgaro, che aveva ufficializzato la sua candidatura alle provinciali nel collegio col Pdl (con tanto di Caterina Ferrero in conferenza stampa) salvo poi ritrattare in un amen per via dell’aut aut dell’Udc. “Ci sono io” ha pensato Ivano Coral. Oppure - le due ipotesi stanno molto appassionando Dan Brawn - “Ci sei tu!” ha suggerito Nevio al figlioletto. Ed ecco il piano B: Ivano, sindaco di Leinì e successore del padre, candidato in provincia per il Pdl in uno dei collegi storicamente più difficili per il centro destra. Dato che, eccetto Leinì, tutti gli altri Comuni (Borgaro, Volpiano e fino a ieri Brandizzo) erano saldamente in mano al centro sinistra. Così è partita l’autentica macchina da guerra della famiglia Coral, che la campagna elettorale ce l’ha nel sangue, come una malattia genetica e incurabile. La caccia al voto è stata quasi una barzelletta con il collegio uninominale. Altra cosa è stata superare per ben due volte la “quota diecimila” per Caterina Ferrero, moglie di Claudio (figlio di Nevio e fratello di Ivano), con il sistema delle preferenze alle Regionali. E via col porta a porta, cellulari attivi, quasi un call center improvvisato in tutte le roccaforti dei Coral. E poi il volatinaggio al mercato, le corse in Mercedes da Borgaro a Volpiano e fino a Brandizzo. Per non parlare della bizzarra Leinì, la città dove il Primo maggio è la festa degli imprenditori, col parroco che “arringa” migliaia di fedeli riuniti in piazza.
E negli stessi frangenti, proprio al mercato di piazza Primo Maggio, s’è registrata una scena comica. Gazebo del Pdl presidiato da Ivano Coral a distribuire i santini di sé stesso e giusto vicino il gazebo della Lega Nord a sfoggiare un cartello imbarazzante per chiunque abbia un’idea della politica: i leghisti si dissociavano da una lettera in cui Ivano Coral si attribuiva il sostegno di tutta la maggioranza, scordandosi che dentro la maggioranza c’è un certo Alberto Guglielmini, leghista della prima ora. Subito sotto Ivano Coral rispondeva scusandosi dell’imperdonabile errore. Roba da cabaret. Decisamente seria invece l’affermazione elettorale: col 31 e rotti per cento Ivano Coral è il sesto eletto del Pdl in Provincia in un collegio sempre giunto agli utlimi posti. Torando ai cartelli leghisti, che nient’altro dicevano se non che “la Lega vota la Lega”, l’unica considerazione viene dai numeri osservabili sotto la torre dei Provana. A Leinì, alle Europee Lega al 14,45%, Pdl al 35,8. Alle Provinciali Lega al 9,91 e Pdl al 40,07. Per Palazzo Cisterna cinque punti percentuali spariti dal Carroccio e ricomparsi, guarda un po’ le combinazioni, nel Pdl. A qualcuno dei vertici padani gli si ammoscerà...
POLITICA
7 giugno 2009
Affissioni selvagge, multata la mongolfiera
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 3 giugno 2009
Verbale al Pdl, ma è quasi certo
l'indulto elettorale della sanzione

SETTIMO - Chi non conosce a fondo la storia del consiglio comunale settimese non potrà cogliere, in questa vicenda, l’ironia della sorte. Giovano, perciò, alcuni flashback...
Correva la primavera scorsa quando due consiglieri comunali d’opposizione, uno di centro destra e uno di estrema sinistra, si resero protagonisti di cosiddette “interpellanze ad personam” reciproche. Su un fronte, a cominciare la guerra, Daniele Debetto, consigliere del Partito Comunista dei Lavoratori e odierno candidato sindaco del medesimo sodalizio. Il trockista se la prese con la pizzeria “I Due Buoi Rossi” e il suo dehor piuttosto vasto in piazza del Municipio, locale di proprietà del consigliere di Forza Italia Enzo Rignanese. Quest’ultimo, per vendicarsi, puntò il dito su una cabina telefonica letteralmente tappezzata di volantini che pubblicizzavano il partito di Debetto. Il primo propose di cambiare il nome di Piazza della Libertà in “Piazza dei Buoi Rossi”, Rignanese suggerì di istituire presso la malcapitata cabina telefonica un “museo sui benefici derivanti dai regimi comunisti nel mondo”. La spuntò Rignanese: con tanto di verbale da oltre 2000 euro per Daniele Debetto, comminato sulla base del regolamento di pulizia muncipale che, quando il responsabile del gesto non viene colto in flagranza, prevede la sanzione per il “soggetto pubblicizzato” dalle affissioni abusive...
In queste settimane, tuttavia, un pasticcio identico l’ha combinato proprio il centro destra. Colpa dei volantini incivilmente appiccicati a pali della luce, fermate del pullman e cestini dell’immondizia. Sparsi in ogni dove, a pubblicizzare la simpatica iniziativa del “giro in mongolfiera per vedere la città da un’altra prospettiva”, come recitava il volantino. Immediato il blitz dei vigili urbani che, armati di macchine fotografiche, hanno documentato in modo dettagliato tutte le affissioni selvagge. Successivamente hanno notificato il verbale a Patrizia Furfaro, candidato sindaco del Pdl, visibilmente turbata alla vista dei civich. Pacifico il fatto, restano da capire le conseguenze. Infatti a livello normativo ci sono due interpretazioni possibili. Secondo la prima, favorevole al Pdl, le affissioni elettorali illecite vengono “condonate” tutte alla fine della campagna elettorale con una multa forfettaria molto blanda. Secondo l’altra interpretazione, ben più preoccupante per il centro destra settimese, si potrebbe applicare il normale regolamento di Polizia Urbana (cioé quello che costò a Debetto una multa di oltre 2000 euro per le sole affissioni nella cabina telefonica), considerata la natura non strettamente politica dell’affissione (cioé il “giro in mongolfiera” pubblicizzato).
La seconda ipotesi costituirebbe per il Popolo delle Libertà un autentico salasso, stimabile in diverse migliaia di euro. Ma del resto né più né meno del trattamento che verrebbe riservato dalla Polizia Municipale a qualunque cittadino o commerciante, autore della medesima trovata.
L’interpretazione spetterà ai vigili urbani ma l’impressione, raccogliendo qualche indiscrezione qua e là, è che ancora una volta potrebbe prevalere la “logica della Casta”: multa blanda e amici come prima. Così l’inciucio - mormorano i maligni, in modo andreottiano - comincia prima ancora dell’esito delle urne.
POLITICA
25 maggio 2009
An sta con Laura Barberis?
Da "La Voce del Canavese" del 25 maggio 2009
Voci di un appoggio dei "Romito-Boys"
alla candidata della Lista Porchietto

IVREA - Di sicuro la prossima settimana pioveranno smentite a catinelle. La prima che s’attende è quella di Carlo Romito, capogruppo del Pdl in consiglio comunale a Ivrea e ultimo segretario cittadino di Alleanza Nazionale. E allora tanto vale fare come se ci fosse già: “Il Pdl e tutti i suoi componenti alle elezioni provinciali sostengono compattamente il candidato del partito Diego Borla... Ogni notizia diversa è priva di fondamento”...
Eccetera eccetera. Ma come talvolta accade, dai comunicati ufficiali alla realtà il passo è lungo. In questo caso sotto le rosse torri è lunghissimo: gli ex di Alleanza Nazionale, stando alle indiscrezioni raccolte a go go negli ambienti del centro destra, starebbero sostenendo (quasi) segretamente Laura Barberis, candidata per la Lista Porchietto. Stessa coalizione ma simbolo “sbagliato”, insomma. Il regista dell’operazione sarebbe lo stesso che ha curato l’acquisto dell’ex assessore della Giunta Della Pepa, cioé Carlo Romito da Castellamonte, quello di prima, della futura smentita.
La cosa non sarebbe passata inosservata a nessuno, tanto meno a quelli di Forza Italia, già pronti ad una resa dei conti post-elettorale da perpetrare in tutte le sedi possibili ed immaginabili. Nell’elenco dei furibondi tutti gli ex azzurri, a partire dai consiglieri comunali, i quali avrebbero già informato dello scenario i vertici provinciali e regionali del partito.
Ad insospettire un po’ tutti, quei “santini” già in circolazione: l’eurocandidato Fabrizio Bertot da una parte, Laura Barberis dall’altra. Che vista dal fronte, quello di Bertot, può sembrare che Barberis sostenga il sindaco di Rivarolo e pluridecorato esponente di An, vista dal retro, quello di Baberis, sembra l’opposto: ossia che Bertot sostenga Barberis in Provincia.
Un equivoco che si potrebbe facilmente chiarire ma la realtà parla d’altro. Parla di una forte motivazione di Carlo Romito e compagnia cantante a far fare bella figura all’ex assessore scippata alla sinistra. Non foss’altro che lo “stratega” castellamontese l’ha venduta ai vertici regionali del Pdl, leggasi Agostino Ghiglia, come una sorta di “macchina da voti”. Insomma se la Barberis fa un flop, Romito è un pirla. Se la Barberis fa il botto, che sia merito di Romito oppure no, il castellamontese passa per uno statista. E poi c’è sempre il risultato di Borla, candidato ufficiale del Pdl, che in ogni caso andrà suddiviso nella classica quota 70 e 30, dove la seconda percentuale è il peso di An all’interno del nuovo soggetto politico berlusconiano. In sostanza, concluse le elezioni, i rapporti tra le due correnti del Popolo delle Libertà, secondo i calcoli ottimistici di Alleanza Nazionale, saranno presto fatti: il 30% del risultato di Borla più il 100% della Lista Porchietto (quella di Laura Barberis). Ipotesi: se il Pdl piglia il 25 e la Barberis prende il 5 (come alle ultime comunali, per intenderci), An si autoaccrediterà il 13 sul 30, cioé poco meno della metà del partito...
Domanda: quelli di Forza Italia saranno così fessi?
POLITICA
7 maggio 2009
Enzo Lombardo scaricato dal Pdl
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 6 maggio 2009
Fuori dalla lista per colpa di un giallo di
tessere, l'ex repubblicano andrà alla Lega

SETTIMO - S’è sentito mancare il terreno sotto i piedi settimana dopo settimana. Cioé ogni volta che nel Pdl le trattative - per usare un eufemismo - facevano pendere l’ago della bilancia in direzione di Patrizia Furfaro. Colpa di un mezzo pasticcio di tessere accaduto quest’anno e mai digerito dalla corrente settimese di An (escluso Corica, che fa gruppo a sé)...
Così Enzo Lombardo, 57 anni, operatore di borsa, brocker e analista finanziario è stato decapitato dal centro destra. E dire che pur di entrare nel nuovo soggetto politico s’era fatto ridere appresso da mezza Settimo. L’apice degli sfottò quando ad un certo punto - correvano le utlime elezioni politiche - lo si vide ai seggi con lo spillone berlusconiano piantato sul petto, nelle vesti ufficiali di rappresentante di lista. “Ma quello non stava in lista con la Rabacchi?” dicevano i maligni, dove per maligni si intende principalmente i maligni del Pd. Però in effetti torto non avevano: Enzo Lombardo nel 2004 era candidato nella Lista Civica Settimese, coalizione Sinistra Più, capeggiata da Rabacchi in persona. Prese 49 dei 326 voti totali della sua lista. Molti elettori su cui contava non lo votarono perché videro troppo rosso intorno a lui. Ciò nonostante, durante la prima parte del mandato, Lombardo fu l’ideologo dell’opposizione finanziaria di sinistra, colui cioé che si presentava alle conferenze stampa dei comunisti, denunciando le “malefatte” di Asm.
Tornando alle ultime elezioni politiche, chiamato in ballo, Lombardo si vide costretto a raccontare la sua travagliata “carriera”. L’ennesima storia repubblicana, come quelle di Pino Palena (Poi Ds, Pd e ora con Lovera) e Salvatore Cadoni (Margherita e poi Pd). Sempre in cerca di una “casa”, dopo la fine della Prima Repubblica. In realtà una parentesi “anomala” Lombardo ce l’ebbe anche prima: era il ‘78 quando decise di prendersi la tessera del Pci, pur dichiarandosi apertamente repubblicano. Mica per caso a Settimo i “compagni” lo tennero sempre ai margini della sezione, guardandolo con diffidenza. Il calvario comunista per Lombardo durò appena tre anni, giusto il tempo di provare a fare il giornalista de “L’Unità” (ci andava la tessera obbligatoria) e fallire. Poi un lungo stop. Fino al 2004, ripescato da Rabacchi o, più propriamente, dagli ex leghisti che fiancheggiarono la “signora in rosso”, per esempio Carlo Tosin (oggi arruolato nelle truppe del dottor Silvestri). Nel partito di Berlusconi, Lombardo aveva intravisto una sua seconda giovinezza politica. Perciò aveva chiesto la tessera del Pdl. Invece gli era arrivata quella di Alleanza Nazionale (intoppi burocratici o truffettina congressuale?). Apriti cielo. “Io non sono fascista” pensò Lombardo, che la restituì in un batter di ciglio, provocando l’ira dei vari Moretti, Furfaro, Chiarle e dei piani alti Ghiglia, Bonino e via elencando. Si mormora, d’altronde, che alla famosa cena di San Mauro (la prima in cui spuntarono Silvestri e Garnero) Lombardo fosse ospite palesemente sgradito e che, in quel medesimo convivio, gli fecero capire che, se mai i decisori fossero stati loro, al momento delle liste gliel’abrebbero fatta pagare. Ed eccoci ai giorni nostri. Decapitato. “Fuori dalla lista” gli avrebbero risposto. “Così ha deciso la Furfaro” avrebbe allargato le braccia Barbara Bonino, numero uno provinciale del Pdl. E Lombardo? Col cerino in mano. Trombato in zona Cesarini. Per fortuna che l’ex Pdl riesce pure a fare il borker di sé stesso e che, partito più partito meno, alla soglia dei sessant’anni fa poca differenza. “Lega”  - ha subito pensato - “e poi quella signorina, Cristina Falvo, è così graziosa...”. Lombardo salirà sul Carroccio, pare. Da indipendente, però. Anzi, da repubblicano!
POLITICA
6 maggio 2009
L'uomo "simbolo" del Pdl
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 6 maggio 2009
Ruggero Scagnetto, il prototipo del
candidato del Popolo dell'Obbedienza

SETTIMO - Saranno stati dieci, quindici o forse anche venti anni fa... Un giovanotto già attempato di nome Ruggero realizzò dei “santini” elettorali in rima che fecero sbellicare mezza città: “vota Scagnetto, il candidato perfetto”. Oggi quello slogan gli calza addosso come mai prima d’ora. Specie dopo quel che è successo nel Popolo delle Libertà, per tutto l’inverno e fino alla scorsa settimana: battaglie a suon di veti, cene carbonare, cordate, crociate, bordate, infamate. Poi la Furfaro, scesa dall’alto, o calata. E ora tutti compatti. Almeno ufficialmente. “Ave Patrizia, morituri te salutant!”. Zitto il consigliere Giuseppe Corica, già fucilato una volta dalla Furfaro quand’era ora di formare il coordinamento cittadino del Pdl, zitti pure i colleghi azzurri Rignanese e Scavone, al secolo il gatto e la volpe ma oggi più simili a tonno e vongola. Stesso dicasi di Sonia Tonni, capace di alzare la voce solo alla fine. Troppo tardi. Per tutti quelli che avrebbero voluto fare il candidato sindaco o almeno partecipare alla decisione. Invece nessun conclave, la fumata bianca è uscita dal cucuzzolo più alto del Pdl piemontese. Ghigo dixit. E Furfaro sia. Ora sono tutti a lavoro, a raccogliere firme, autenticarle, organizzare banchetti, preparare discorsi per la “signora in nero”, un po’ taciturna in conferenza stampa ma già in forte recupero di consapevolezza. E poi c’è Scagnetto, il candidato “perfetto”. Classe di ferro 1938, nato oltralpe, a Versailles, e cresciuto in Friuli, a Tarcento. Ubbidiente da sempre. Questione di dna. E chi se ne importa se ha assistito a molti più consigli comunali del suo candidato sindaco. C’è da correre? E lui risponde “presente”. C’è da volantinare? Scagnetto c’è. Pettegolo, chiacchierone, talvolta molesto. Ma ubbidiente. Sempre aggiornato sulle ultime novità politiche ma ansioso di sembrarlo ancor di più. Va a comprare il giornale al mattino, lo divora in mezz’ora e poi racconta a tutta la città ciò che ha appena appreso come fosse un’indiscrezione sua. E se incontra l’autore dell’articolo, sua fonte, fa poca differenza. La profezia da quattro soldi arriva in men che non si dica. “Scolta il nonno” esordisce, segue l’analisi politica. Attacchino, politologo, spione, militante, rompiscatole. Ma sempre ubbidiente.
Nonno, frequentatore di bar, soldatino, presenzialista, criticone. Con obbedienza, s’intende.
Stringe mani, prende il caffé al bar, lo paga una volta su cinque, non segue il calcio. In compenso gironzola, ti pedina, interviene nelle discussioni, inclina la testa da un lato e poi torna a cuccia. Folkloristico partigiano azzurro, democristiano intransigente, padre di famiglia e ubbidiente anche a casa.
Ma non sprovveduto: è il secondo escluso di Forza Italia all’ultima legislatura, avendo preso più voti del suo candidato sindaco odierno. Nel suo palmares di conoscenze nomi illustri, sempre che una “stretta di mano” o esser stato a una distanza di cinque metri - com’è convinto Scagnetto - possa considerarsi una conoscenza. Il Papa Wojtyla, i big della Prima Repubblica, Craxi, Berlusconi, Bondi, il Principe Vittorio Emanuele, i cardinali più blasonati del momento. Suoi “amis”, come li definisce spesso. Tutti quanti. A parte due - si vocifera. Cioé Rignanese e Scavone che lo evitano come la peste, tanto da averlo costretto a chiedere “asilo politico” presso l’ufficetto di Corica, che se lo tiene appollaiato sull’uscio, sigaretta in mano, ad ogni seduta del parlamentino settimese. E lui? Conversa, riverisce e naturalmente ubbidisce. Oggi “Roger” Scagnetto è l’immagine del Pdl, perché ora tutti gli assomigliano maledettamente. Segno che lui è in campagna elettorale 365 giorni all’anno e che gli altri, almeno un mese all’anno, quando tocca loro ubbidire, si sentono tutti Ruggero Scagnetto. E’ il Popolo dell’Obbedienza.
POLITICA
22 aprile 2009
Bonino: "Per noi è Furfaro"
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 22 aprile 2009
Pdl, il candidato è quasi ufficiale
e si avvicina l'alleanza con la Lega

SETTIMO - A nemmeno una settimana dal caotico ritratto del centro destra torinese son già spuntati altri due nomi, rigorosamente torinesi e rigorosamente sconosciuti a Settimo, come papabili candidati sindaci del Pdl. Il primo è quello di tal dottor Pedrale. “Uno che ha fatto il medico a Settimo e poi si è trasferito a Torino” - mormora qualcuno del Pdl.
“Mi hanno detto che si chiama Massimo - afferma Silverio Benedetto - ma in trentacinque anni di carriera come medico non l’ho mai sentito nominare. Mi informerò all’albo”. Gli fa eco Antonio Silvestri, con qualche anno di carriera in meno di Benedetto ma con una Pedrale in lista in più: “Ce l’ho io la Pedrale in lista. Questo Pedrale non l’ho mai sentito.”
Barbara Bonino, numero uno provinciale del Pdl, stronca tutto in venticinque secondi: “L’ho sentito dire ma non so chi sia. Nè ci sono arrivate proposte ufficiali che rispondono a questo nome. Per quanto ci riguarda il candidato è Patrizia Furfaro ma la trattativa è ancora aperta.”
E in quella “trattativa aperta” i più informati già vedono una mezza polemica nei confronti del duo Ferrero-Gambarino, cioé di coloro che maggiormente si sono occupati della “questione settimese” fino, appunto, alla nomina del nuovo coordinatore provinciale del Pdl. I giochi, numeri alla mano, dovrebbero esser chiusi: a Nichelino l’ex forzista Parisi, costruttore, a Settimo uno proveniente da An, quindi la Furfaro. Eppure in Forza Italia molti si stanno affannando alla ricerca di un “salvatore della patria”, convinti che per il bene della coalizione si possa pure lasciare Alleanza a bocca asciutta nella spartizione delle candidature illustri alle amministrative. Ma allora: se per la Bonino è Furfaro, perché non ufficializzano?
Il pensiero più ovvio riguarda un presunto veto di Caterina Ferrero, vice di Bonino che, da statuto del Pdl, questo potere ce l’avrebbe.
E questo è il primo problema. Contro Furfaro, malgrado l’ottimismo della Bonino (“al momento dell’uffcializzazione tutti si compatteranno intorno al candidato”) si starebbe già sollevando una sommossa trasversale. I consiglieri comunali uscenti Corica, Rignanese, Scavone e Tonni avrebbero già risposto “presente” per fare baccano, pronti per lo più ad armare l’ormai celeberrima “pattuglia del disgiunto”, incaricata di votare Ossola sindaco e dare la preferenza a qualcuno del Popolo delle Libertà. E nemmeno si escludono iniziative politiche ancor più plateali, viste le promesse in tal senso che starebbero già facendo in giro per mezza città e la pessima figura che farebbero non mantenedole...
Tornando alle alternative ventilate, si vocifera che il dottor Pedrale fosse una proposta del duo Tonni-Mastrullo. Ma non si tratterebbe dell’unica ipotesi circolata. Un’altra, infatti, proveniva direttamente dagli ambienti accademici e portava il nome, per nulla settimese ma molto altisonante, della professoressa Daniela Santus dell’università di Torino, divenuta famosa per la polemica contro gli studenti filo-palestinesi che tentavano di boicottare la fiera del libro di Torino “troppo israeliana”.
“E’ una cara amica, che ha condiviso con noi tante battaglie sul mondo universitario e sulla politica internazionale - afferma Barbara Bonino -, oltre che amica di Gianfranco Fini. Ma non ha mai espresso l’intenzione di candidarsi, né qualcuno ha fatto il suo nome. Credo che fosse più una conoscenza di qualcuno della lista dei medici. Ma loro, come abbiamo visto, veleggiano tra Alleanza Nazionale e i Comunisti Italiani. Vanno contro natura, insomma. Son venuti alle cene a dirci che erano anticomunisti e poi... Credo che dal punto di vista programmatico non sia indifferente. Hanno tanta confusione politica in testa.”

Il caso Lega
Accomunata, a sua insaputa, nel ridicolo di un contesto politico schizofrenico c’è anche la Lega Nord. Dopo i proclami di Cernusco e i manifesti elettorali già affissi in mezza città (con la povera Cristina Falvo, candidata sindaco a intermittenza), alla fine il Carroccio pare proiettato a correre in coalizione con il Pdl già al primo turno. A condurre la trattativa sarebbero sempre Barbara Bonino e Stefano Allasia, numero uno provinciale della Lega. Oltre agli accordi già raggiunti in altri comuni che vanno al voto, a tenere sotto scacco il Carroccio settimese sarebbero le velleità del partito di Bossi in ordine alle prossime elezioni regionali dove, a meno di grandi stravolgimenti nella politica nazionale, dovrebbe essere in pole posizion il leghista Roberto Cota come presidente. Oltretutto in una tornata regionale che il centro destra considera già vinta in partenza (e il centro sinistra già persa).
Ovvio che “Palazzo Lascaris val bene una Falvo” pensano i generali del Carroccio, già intenzionati a rivedere le decisioni assunte ai livelli settimesi e comunicate alla stampa da Gianluigi Cernusco, forse in modo un po’ frettoloso. Anche qui, tuttavia, le decisioni prese dai vertici non sarebbero indolori. Secondo fonti interne alla Lega, almeno sette o otto candidati consiglieri sarebbero pronti ad abbandonare la lista in caso il partito decida di appoggiare il Pdl al primo turno.
POLITICA
20 aprile 2009
Pdl: Borla, Bringhen o Marchiori?
Da "La Voce del Canavese" del 20 aprile 2009
Baruffa azzurra per le elezioni provinciali
Sul collegio di Ivrea in vantaggio l'eporediese

IVREA - Lontana anni luce, e forse vana, quella cena ai Canottieri Sirio, dal menu prelibato e dai contenuti politici ottimistici. Fu quando i “Gilardini Brothers”, cioé i giovani gemelli azzurri Tommaso e Niccolò, proposero un brindisi per acclamare la candidatura di Diego Borla alle elezioni provinciali, per il collegio di Ivrea. Applausi e calici levati in alto riempirono la sala, incontrando persino l’entusiasmo di tutto l’entourage di Alleanza Nazionale, da Carlo Romito in giù.
Ancor oggi il centro destra cittadino è compatto sul nome del commercialista ma le insidie, per la candidatura di Borla, arrivano da fuori. Il primo a metterla in discussione, secondo fonti interne al Popolo delle Libertà, sarebbe Luca Bringhen, vicesindaco di Settimo Vittone spinto con foga, in ordine di importanza, dall’eurodeputato Vito Bonsignore (ex Udc), dal braccio destro di “bon bon” Raffaella Costa, e dal loro luogotenente eporediese Adriano Ceresa, consigliere comunale di Bollengo.
Una candidatura al grido di “Io sono quello del Tavarock”, cioé l’orgoglioso padrino del celebre festival musicale di Tavagnasco. E chi se ne importa se a Ivrea vogliono Borla. Del resto Bringhen, per chi lo conosce, non è uno che si formalizza con la diplomazia, pronto a sfoderare i coltelli e non arretrare mai. Lo sanno bene nella comunità Montana Dora Baltea, a nord di Ivrea, dove Bringhen, all’epoca vice di Eligio Morello, riuscì nell’impresa politicamente incredibile di far cascare la sua Giunta coalizzando tra loro consiglieri dell’Ente montano, guidati dal duo Aldighieri-Roffino, accomunati soltanto dall’avversione nei suoi confronti. Del vulcanico e spregiudicato pezzo grosso del Tavarock si sa che fu candidato alle regionali in Vallée per l’Udc, partito di provenienza che si evince pure dagli sponsor odierni.
Stessa provenienza anche l’altro pretendente, vale a dire Claudio Marchiori, il Sindaco di Loranzé, spinto in particolare da Franco Maria Botta, altro transfugo dello scudo crociato e ultimo candidato del centro destra alla Provincia di Torino. Tra tutti il suo è il nome più debole. Intanto per il curriculum politico e poi perché - forse a lui sfugge ma l’hanno notato quelli del Pdl di Ivrea - Loranzé sta in un altro collegio, ossia il 27, quello di Cuorgné.
Sotto le rosse torri, gli uomini del Pdl hanno una sola certezza: se il candidato non sarà Borla si tireranno i remi in barca.
POLITICA
15 aprile 2009
Nel Pdl tutti appesi a Nichelino
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 15 aprile 2009
La scacchiera provinciale della candidature
avvantaggia Patrizia Furfaro per Settimo

SETTIMO -
Che Tizio non possa vedere Caio  e che Caio schifi Sempronio, dove per Tizio, Caio e Sempronio s’intendono i tanti capicorrente settimesi che si combattono a suon di veti, paradossalmente è il problema secondario.
I guai cominciano con il dietro-front di Silvestri e della lista dei medici e non finiscono in quel di Settimo. Ci sono poche certezze. Una di queste è che la candidatura della nostra città verrà stabilita tenendo conto delle varie spartizioni tra componenti (An e Forza Italia) a livello provinciale. Rimangono da stabilire, tra le “questioni di una certa importanza”, anche le candidature a Sindaco di Nichelino e Piossasco. Qualcosa toccherà agli ex di Alleanza Nazionale e, nello specifico, una delle città più importanti, cioé Nichelino e, per l’appunto, Settimo Torinese.
Il che significa, quasi automaticamente, che qui toccherà ad An esprimere il candidato Sindaco, dal momento che a Nichelino pare ormai chiusa la partita intorno al super-costruttore azzurro Parisi. I pronostici, per farla breve, portano inequivocabilmente ad un nome e un cognome. Quello di Patrizia Furfaro, la “signora in nero”, osteggiata nell’ordine da: Giuseppe Corica, Vincenzo Rignanese, Felice Scavone, Sonia Tonni (che avrebbe persino sbattuto i pugni sul tavolo in una riunione con Caterina Ferrero e Piero Gambarino) e, a cascata, da altri esponenti locali. Del resto Ghiglia, in un incontro informale con alcuni forzisti carichi di “buone proposte”, avrebbe risposto loro: “Me ne frego, se tocca ad An io ci metto qualcuno di An”. E si sa che Ghiglia, appena divenuto numero due in Piemonte del Pdl, avrebbe già preso con la Furfaro qualcosa in più di un mezzo impegno.
Ma gli ambienti settimesi del centro destra, dal canto loro, di certezza solida ne hanno anche un altra: se il candidato non fosse condiviso dalla base (leggasi, per fare un nome a caso, la Furfaro), della raccolta delle firme, della selezione dei candidati per la lista e perfino del programma elettorale dovranno occuparsene Ferrero, Gambarino, Ghiglia e Bonino (consigliere provinciale di An e nuovo coordinatore provinciale del Pdl) in persona. Al limite con l’aiuto del fido Ruggero Scagnetto. Nel senso che tutti sarebbero pronti a tirare i remi in barca.
La resa dei conti è vicina. Le previsioni del tempo non escludono una coalizzazione estemporanea dei sergenti settimesi per scongiurare quest’ipotesi. Se è il caso, rivolgendo le loro attenzioni politiche ai vari rappresentanti delle illustri minoranze e componenti interne del Pdl, dall’ex Udc Vito Bonsignore al chivassese Andrea Fluttero.
Tornando alla “questione Nichelino”, se invece lì, a sud del capoluogo, dovessero propendere per un candidato sindaco di An, a Settimo automaticamente ne toccherebbe uno di Forza Italia. Nel caso sarebbe in pole position Piergiacomo Garnero, ex collega di lista di Silvestri, pronto a scaricare tutta la “combriccola dei medici”, colpevole di alto tradimento al centro destra con cui la civica aveva appena sottoscritto un’intesa. In subordine, pronto a infilarsi, c’è sempre Felice Scavone, attuale capogruppo consiliare di Forza Italia a cui - si dice - Gambarino avrebbe chiesto un passo indietro. Dopo un’iniziale “signorsì”, tuttavia, Scavone avrebbe richiamato il braccio destro di Caterina Ferrero e, per telefono, col solito tono beffardo con cui discute le interpellanze su Asm, sempre secondo voci di corridoio, gli avrebbe detto: “Sai che c’è di nuovo? Io continuo a dare la mia disponibilità...”
C’è poi, piccola piccola, l’ipotesi che Forza Italia prenda entrambe le candidature delle due città più importanti. Magari con un po’ di creatività politica, accantonando per la ragion di stato il Manuale Cencelli e lasciando ad An tutti i pesi e contrappesi: la candidatura di Piossasco e una buona contropartita nei collegi provinciali minori, Settimo incluso (dov’è pronto Nello Moretti).
Più improbabile, anche in considerazione della fresca nomina della Bonino a coordinatore provinciale del Pdl, sembra l’avvento del famoso “Mister X” di Ferrero e Gambarino, una sorta di “salvatore della patria” o “uomo della provvidenza” che troverebbe, se possibile, un trattamento peggiore di quello già pronto per Patrizia Furfaro. Detto in estrema sintesi, con tutto il pandemonio in atto, il candidato sindaco del centro destra pare destinato a ricevere addosso palate di sterco, prima, durante e dopo le elezioni. Pronti tutti a constatare, a tempo debito, la condotta ridicola del partito di Berlusconi a Settimo e a stanare e punire coloro che hanno contribuito, a qualunque titolo, a ridicolizzarlo.
POLITICA
10 aprile 2009
Dalle primarie esce Mirone
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 8 aprile 2009
Consultazione per la lista di Silvestri
che intanto si avvicina a Ossola...

SETTIMO - A una certa ora di lunedì, diciamo intorno alle 21.30, i giochi sembravano fatti. Non foss’altro che il “Mister X” benedetto dal Pdl, cioé Giandomenico Garnero pareva sicuro di ciò che sarebbe successo di lì a poco. Non a caso era andato fino ai Buoi Rossi, covo dell’azzurro Enzo Rignanese, a procurarsi la desistenza dei sergenti di Forza Italia. “Ma tu che ne pensi di me come candidato Sindaco?” avrebbe chiesto Mister X al consigliere di Forza Italia. Quest’ultimo avrebbe dato il suo placet condizionato. “Tra te e Scavone, io scelgo Scavone, ma tra te e Furfaro, scelgo te tutta la vita”.
Una modica bevuta per brindare all’accordo e poi via. Garnero si sarebbe lanciato deciso verso le cosiddette “primariette” della lista dei medici dove Antonio Silvestri, grande stratega del gruppo, avrebbe dovuto preparare il terreno per la semina. Ma qualcosa dev’essersi inceppato e nel segreto dell’urna è successo l’inimmaginabile. A spuntarla è stato l’ex poliziotto Antonino Mirone, un retroterra socialista e la parlantina del sindacalista in divisa. Secondo classificato, il presidente della Croce Rossa Angelo Barbati che ha lasciato in fondo (e di stucco) il famoso Mister X, Garnero. Tra gli imbarazzi generali di chi avrebbe voluto scomparire all’istante, il “popolo dei medici” ha incoronato il Mister X sbagliato, cioé un Mister Y che da qui in avanti avrà la strada in salita.
Ma il colpo di scena non è l’unico. Perché dopo il risultato delle “primariette” anche l’alleanza con il Popolo delle Libertà, cementata la scorsa settimana con un comunicato congiunto, avrebbe coinciato a scricchiolare. A tal punto che in città si rincorrono con insistenza voci di una possibile intesa tra le liste dei medici e Giovanni Ossola, ben lieto di ricevere il pacchetto elettorale confezionato da altri e con un fiocco in testa.
C’è perfino chi sostiene che alcuni candidati del gruppo di Silvestri abbiamo già cominciato a raccogliere le firme a sostegno di Giovanni Ossola. “A me non risulta - afferma, in proposito, il dottore - ma in effetti qualcuno me l’ha già detto...”
Bocche cucite anche in casa socialista. Comoglio dice di non saperne nulla, Ossola non ha manco la lingua, Arquà, proprio perché la lingua ce l’ha lunga, se mai alleanza fosse, probabilmente sarebbe l’ultimo a sapere.
Si va in stampa con l’interrogativo agghiacciante: ma con chi stanno i medici?
Il tutto tra gli imbarazzi del Popolo delle Libertà, stavolta inclusi i colonnelli provinciali, incapaci di dare un seguito anche di cinque righe di comunicato al proclama dell’alleanza con Silvestri diramato in pompa magna soltanto sette giorni fa.
La prossima settimana, con ogni probabilità, il verdetto: o il Pdl accetta Mirone, con buona pace di Garnero, Scavone e Patrizia Furfaro, oppure la lista dei medici potrebbe accasarsi altrove.
POLITICA
19 marzo 2009
Nel Pdl circola il nome di Scavone
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 18 marzo 2009
Intanto schizza in testa a
un sondaggio dubbio...

SETTIMO - C’è chi descrive per filo e per segno - ma probabilmente si tratta delle solite leggende - scene di straordinaria imbecillità avvenute in settimana. Consiglieri comunali e politici di varia caratura intenti, forbici alla mano, a ritagliare i coupons di un sondaggio elettorale discutibile lanciato da un settimanale locale e consegnarli a Scavone. Il quale, “felice” di nome e di fatto nel riceverli, eccitato come un riccio sarebbe corso a recapirali ma non prima d’aver spammato una cinquantina di email, sempre finalizzate al medesimo sondaggio, ma nella sua versione on line...
E se da una parte è evidente l’equivoco tra il legittimo marketing di una testata e uno strumento di consultazione popolare vera, dall’altra è ormai palese la direzione intrapresa dal centro destra settimese. Il Popolo delle Libertà in città è sempre più proteso verso la candidatura a Sindaco del capogruppo di Forza Italia in consiglio, Felice Scavone, “felix” per gli amici e “gatto” - in accoppiata con la “volpe” Rignanese - per i detrattori politici. Sarebbe lui - ma attendiamo fiduciosi la smentita di An - il nome su cui la base non avrebbe nulla da ridire, l’epressione del territorio, benedetta (o quasi) dal coordinamento e dal gruppo consiliare, impegnatosi - giurin giurello - a non litigare nella riunione post “convegno della discordia” di due settimane fa. E forse non è un caso se sul popolare social network facebook, Beppe Pozzo, ultimo candidato del centro destra settimanese, ha scritto “Felice Sindaco” sulla bacheca dell’amico Scavone. Smentite, del resto, le voci circolate una settimana fa sulla candidatura di Paolo Bigone, ex margheritino passato armi e bagagli alla corte del sottosegretario azzurro Bartolomeo Giachino. E tramontata definitivamente la possibilità per il Pdl di un accordo con Giovanni Ossola, fresco fresco di conferenza stampa di presentazione della sua coalizione, con tanto di Verdi e Comunisti Italiani al seguito.
Poco entusiasta ma diplomatico il solito Piero Gambarino, vicecoordinatore provinciale del Pdl: “Rispetto e stimo Scavone. E’ un uomo di Forza Italia e ha l’esperienza per poterlo fare. Le candidature a Sindaco devono essere condivise da An, Forza Italia e altri pesi e contrappesi politici che fanno parte dell’ampio progetto del Pdl. Se da Settimo uscirà il suo nome bisognerà innanzitutto vedere se è l’unico. Poi la sua candidatura a sindaco sarà oggetto di valutazioni di vario genere e confrontata con le altre eventuali proposte”.

Il curriculum di Scavone
Vecchio socialista, portato

in azzurro da Nicolosi

La carriera politica di Scavone inizia nell’82, anno del penultimo mondiale vinto dalla nostra nazionale e del presidente Pertini che esulta in tribuna. Proprio come Pertini, Scavone è socialista e in quegli anni si candida si candida alle elezioni torinesi come consigliere della circoscrizione Santa Rita-Mirafiori Nord, risultanto il primo escluso. La sinistra del Psi decide poi di candidarlo a Settimo torinese. Questa volta è il secondo escluso ma entra in Consiglio, fra le file della maggioranza, a seguito delle dimissioni dei consiglieri (che faranno gli assessori). Dopo gli scandali di Tangentopoli, nel ‘95, Scavone si ritira a vita privata, salvo poi rientrare in politica alle comunale del ‘99 con la casacca di Forza Italia, contattato da Mariano Nicolosi, altro ex socialista. Viene eletto in Consiglio con 112 preferenze. Nel 2004 i suoi consensi aumentano ancora, sempre in lista con Forza Italia, portandolo ad essere il nono più votato dell’intero parlamentino settimese. L’affermazione elettorale convince il suo partito a nominarlo Capogruppo in Consiglio, incarico che ricopre tutt’ora. Dipendente Gtt, dove si occupa di manutenzione e impiantistica, e originario della Lucania, Scavone, 52 anni, è sposato e ha due figlie. E’ anche il vicepresidente dell’associazione politico-culturale “Noi con Settimo”, pronta, secondo i più, a scendere in campo con una lista a sostegno del Pdl.
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