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michelevalentino
Blog di un giornalista di provincia
POLITICA
22 giugno 2009
Che succede dopo Avetta?
Da "La Voce del Canavese" del 22 giugno 2009
Se l'assessore sale in Provincia
si scatena la "caccia alla poltrona"

IVREA - Non si sa ancora se vincerà Saitta e se vincerà Porchietto. E anche nell’ipotesi di pronosticare la vittoria del primo, com’è negli ovvi auspici del Partito Democratico, manca ancora la certezza che il “toto-assessore provinciale” premi l’eporediese Alberto Avetta, assessore al commercio sotto le rosse torri e candidato consigliere nel collegio di Strambino-Castellamonte, capace di tirare su un collegio pessimo con un “più 8 per cento” che ha fatto gridare “al miracolo”. Secondo il quotidiano Repubblica, in caso di riconferma di Saitta, Avetta sarebbe in pole position per un assessorato. E del resto di quest’ascesa, nel salotto politico eporediese, si parlava addirittura da un anno. Quando cioé, la riconferma di Saitta non era manco in discussione.
Inevitabile quindi che, nel frattempo, si sia discusso anche un po’ della successione ad Avetta in Municipio. Il posto fa gola a molti, anche perché l’assessorato è uno di quelli pesanti. L’unica cosa certa, al momento, è che la carica spetterebbe al Pd. Da questa consapevolezza, poi, si dipana una lunga serie di rivendicazioni. Intanto da parte degli ex Diesse, convinti (in fondo non a torto) che con la promozione di Avetta, ex popolare, ci vorrebbe un riequilibrio. Ad un livello ancora più ristretto, quello dei consiglieri, c’è la richiesta di nominare uno degli eletti, visto che al momento l’unico assessore del Pd legittimato dall’elettorato è Capirone (Cimalando, Avetta e Codato non erano nemmeno candidati). Accanto a questi argomenti, c’è pure quello delle quote rosa: dopo le dimissioni della Barberis e il conseguente subentro di Matteo Olivetti, qualcuno vorrebbe riequilibrare il rapporti tra maschi e femmine nell’esecutivo. In questa cornice sarebbero avvantaggiare Elisabetta Ballurio, Silvia Rivetti e Alberta Pasquero. Alle prime due, in campagna elettorale, il sindaco avrebbe promesso un ruolo di prim’ordine, la terza invece ha più esperienza di tutti gli altri consiglieri. Eppure u tutte e tre ci sarebbero grossi problemi. Ballurio è un “animale-ibrido”, cioé un’ex diesse bindiana a corto di sostenitori veri. Rivetti, la più votata, è sempre stata un’indipendente. Con lei, tuttavia, il Sindaco pare convinto di non avere debito, dopo aver nominato, con grande sprezzo dell’opportunità politica, il papà, ex dipendente comunale, nel consiglio di amministrazione di Ivrea Parcheggi. In più su Silvia Rivetti pende sempre il pesantissimo veto del socialista Luigi Sergio Ricca, che già lo mise quando il nome della consigliera circolava come possibile presidente del Consiglio Comunale. Una ruggine nata dal voto sulla delibera per la localizzazione dell’inceneritore. La Rivetti fu l’unica a respingere il documento, mentre il consigliere socialista De Paoli fu costretto a votarlo, per disciplina di maggioranza. L’esito elettorale fu devastante: a San Bernardo, quartiere dove risiedono sia Silvia Rivetti che De Paoli, fu un plebiscito per la prima e un tonfo per il secondo. Si consideri, tra l’altro, che Ricca in questo momento è molto influente, non solo per il suo ruolo di assessore regionale al Commercio, ma anche perché il Partito Socialista, pur estromesso dalla Giunta di Della Pepa, continua a garantire il suo appoggio esterno all’amministrazione (cioé la manina alzata di De Paoli in consiglio). Recentemente, inoltre, quando avrebbe potuto rivendicare la poltrona liberata da Laura Barberis, Ricca ha deciso di non mettere i bastoni tra le ruote del sindaco e ritirare tutte le proposte socialiste per la staffetta in Giunta.
E la Pasquero? Impossibile. Troppo vicina a Grijuela. Ché Della Pepa “finalmente” potrebbe liberarsi dell’ultimo superstite della vecchia Giunta e l’ultima cosa che farebbe è nominare un assessore che ha preso una trentina di preferenze col disgiunto (Rao-Pasquero), in cui non c’è uno che non abbia intravisto chiaramente la mano dell’ex Sindaco. Sempre tra i consiglieri ex Diesse il ripiego, anche se senza gonnella, in realtà ci sarebbe. Si tratta del giovane Fabrizio Dulla, futuro avvocato, che appartiene, insieme ad alcuni dei consiglieri già citati, al cosiddetto “fronte critico” della maggioranza. Con lui assessore, Della Pepa - se fosse scaltro - metterebbe a tacere l’area di dissenso silenzioso interna al partito.
Ma le indiscrezioni portano, com’è noto, a tutt’altro nome che non è né donna, né ex diesse, né eletto. Cioé Maurizio Rossi, avvocato e segretario del Pd eporediese, che piace tanto al gruppo di Della Pepa e alla segretaria democratica delle federazione canavesana, Cristina Rolando Perino.
Comunque vada, ancora una volta gli scontenti saranno la maggior parte.
1 maggio 2009
Altri insulti su facebook
Da "La Voce del Canavese" del 27 aprile 2009
Questa volta è il Pd che rimane
impigliato nel social network

IVREA - La notizia potrebbe pure finire nell’archivio delle corbellerie politiche, della goliardia e degli scontati dissapori che in un partito, specie se grande, spesso ci sono. Potrebbe ma non a Ivrea, dove un precedente incredibile ha acceso i riflettori sulle nuove, svariate forme di comunicazione e la responsabilità che deve assumersi il loro utilizzatore. Il primo dibattito di questo genere risale ormai a qualche mese fa, quando il consigliere comunale del Pdl, Massimiliano De Stefano, finì per circa due settimane alla graticola. Reo, consapevole o no, d’aver inserito sul popolare social network facebook la foto di un gabinetto sporco di cacca con la didascalia “il Sindaco di Ivrea”.
Difeso d’ufficio dai suoi colleghi di coalizione, Tommaso Gilardini e Carlo Romito in pole, l’incauto frequentatore della rete era stato additato da tutta la maggioranza eporediese come un diffamatore di basso livello. “Non ci credo alla teoria dell’errore” aveva detto il sindaco Della Pepa, vittima della didascalia di pessimo gusto. Poi in Consiglio comunale, il presidente del parlamentino s’era lanciato in un discorso moralizzatore sull’utilizzo “responsabile” della tecnologia. La discussione, anche mediatica, s’era chiusa con la censura del comportamento dell’esponente di centro destra, liquidato con “disonore” dalla quasi totalità della classe politica locale.
L’episodio odierno è analogo in tutto e per tutto, solo che è tutto interno al Partito Democratico. Facebook sempre a fare da scenografica, questa volta la pagina web incriminata è quella dell’assessore al Lavoro e - ironia della sorte - alla Comunicazione, Enrico Capirone, esponente del Pd (già segretario Ds) e pezzo grosso della Ribes, azienda informatica e dunque ragionevolmente impossibilitato ad invocare a sua discolpa (come tentò pietosamente di fare De Stefano) l’ignoranza della materia. Ebbene sulla sua “bacheca” (cioé visibile a tutti i suoi contatti, ben 178) dal 14 di aprile compare una frase poco cortese con il segretario del Partito Democratico di Ivrea.
Scrive tale Enrico (omonimo dell’assessore): “Io mi sono iscritto al PD eporediese, in quanto picio. L'avv. Rossi e la sua testa mi hanno detto che erano tutti e due molto contenti della mia iscrizione al cd. PD. Ho incontrato l'avv. Rossi e la sua testa per strada, c'eravamo solo io e lui, eravamo tutte e tre lì. In che cosa consiste la partecipazione politica, se nessuno ti fa partecipare? Grazie, a tutti, a voi e alle vostre teste. Se si contano pure i coglioni, l'avv. Rossi è uno e quattrino.”
A parte la legittima critica sulla democrazia interna del partito, appare evidente il linguaggio fuori dalle righe utilizzato nei confronti del segretario eporediese del sodalizio. Eppure la frase è rimasta sulla pagina dell’assessore, cancellata soltanto nel fine settimana. Un’episodio che, probabilmente, se non riabilita la posizione di De Stefano, attenua le certezze precedenti sulla sua responsabilità.

Capirone: "Non me ne sono accorto"
Non si è accorto di quella frase per oltre una settimana?
No, non l’ho vista. L’ho vista quando l’ho cancellata.
Eppure le è arrivata la notifica...
Non ho visto nemmeno quella, non ci ho dato importanza.
Quindi implicitamente ammette che la maggioranza ha fatto a De Stefano un processo sommario?
Lì era una cosa diversa... Poi io non ci sono mai entrato nel dibattito su De Stefano. Nel caso di De Stefano non è certo che l’abbia scritto lui. Nel mio caso è certo che non sia stato io. Una differenza resta comunque...
E’ possibile che De Stefano fosse innocente?
Non lo so.
E cosa dice invece all’autore di quella frase, anche in relazione alle critiche che fa al partito, tralasciandone le forma?
Certo, ci sono dei problemi. Magari Maurizio non l’ha invitato ad alcune riunioni e lui se l’è presa. E’ una situazione delicata quella di questo ragazzo.
31 marzo 2009
Rubiola indagata per abuso d'ufficio
Da "La Voce del Canavese" del 30 marzo 2009
L'assessore del Pd nei guai
per una variante urbanistica

BRANDIZZO - La vicenda da cui tutto scaturisce è piuttosto datata, risale addirittura 2005. Dopodiché l’inchiesta aperta presso la Procura torinese, infine una delibera di Giunta, del 19 dicembre scorso (come dire sotto l’albero, quando i cittadini sono distratti a spendersi la tredicesima), da cui si intravedono i contorni della vicenda. L’archietto Patrizia Rubiola, assessore brandizzese all’urbanistica, nonché consigliere provinciale del Partito Democratico, ricandidata alla stessa carica è indagata per abuso d’ufficio. Per questo l’Esecutivo brandizzese alla fine dello scorso anno ha deliberato di affidare l’incarico dell’assistenza legale (ed eventualmente della difesa, qualosa scaturisca un procedimento penale) all’avvocato torinese Giuseppe della Rossa, demandando agli uffici comunali di liquidare la somma di oltre 2mila e 600 euro “per anticipo spese”. E fin qui, cioé sulla spesa pubblica per difendere l’assessore indagato, in realtà non è che si possa polemizzare più di tanto. Del resto lo prevede il testo unico degli enti locali, per tutti quei reati connessi all’esercizio delle proprie funzioni nelle pubbliche amministrazioni. Qualcosina in più da dire, tuttavia, ci sarebbe sul silenzio della maggioranza. O meglio sulla “comunicazione” affidata ad un’anonima delibera affissa all’albo pretorio e difatti rimasta “infrattata” nei meandri delle scartoffie amministrative, indegne d’esser considerate e di balzare agli onori della cronaca. Ovvio sottolineare che, invece, simili onori sarebbero stati sacrosanti, a meno di non ritenere che i cittadini debbano essere informati sulle “campagne di sensibilizzazione per la manutenzione degli animali” anziché sulle indagini a carico degli amministratori che hanno eletto. E, peraltro, Patrizia Rubiola, assessore esterno nominato dal Sindaco, non l’ha eletta nessuno, non essendosi nemmeno candidata nel 2004.
 “Mi sembrava irrilevante - afferma il Primo cittadino Enrico Pastore, principale artefice dell’omissione politica - Aspettavamo, e per la verità aspettiamo ancora, che la vicenda si conluda con un’archiviazione”.
Quanto al merito della vicenda giudiziaria, Pastore è sintetico ma si dice tranquillo. “Nasce tutto - racconta il Sindaco - da un esposto del gruppo di minoranza Decimum in merito ad una variante urbanistica relativa all’ampliamento della ditta Martor, fabbrica di componentistica per auto situata in via Cena. Un ampliamento poi non realizzato. Una pratica gestita dagli uffici e la cui responsabilità è ricaduta sull’assessore competente.”
Politicamente, secondo Pastore, non c’è nessun problema. Tanto meno in questa fase (siamo ancora alle indagini). “Certo - conclude Pastore - che la riconfermerei in Giunta. Anzi, intendo farlo nel prossimo esecutivo, in caso io rivinca le elezioni”.
Serena anche Patrizia Rubiola: “L’avvocato mi ha spiegato che l’abuso d’ufficio si addebita quando non è chiaro il reato da perseguire. Non credo di aver fatto nulla di sbagliato, quindi sono tranquilla. Sul piano regolatore c’erano differenze tra la normativa scritta e quella cartografica. Abbiamo adeguato una cosa all’altra, secondo la Procura a vantaggio del privato. La richiesta dell’azienda ci era sembrata ragionevole. Così gli uffici hanno deciso di fare una variante non variante. La Procura ipotizza che sarebbe stato necessario un procedimento amministrativo diverso, ossia una variante strutturale. Peraltro il permesso alla ditta non è mai stato rilasciato. Son persone che nemmeno conosco, quelle della Martort. Difficile sostenere la mia intenzionalità, ammesso che di errore si sia trattato.”
POLITICA
27 marzo 2009
Un imbarazzo democratico
Da "La Voce del Canavese" del 23 marzo 2009
Pd diviso alle comunali,
questione di numeri?

STRAMBINO - Tra un dibattito sulla crisi e l’altro, prima o poi il Partito Democratico canavesano dovrà anche trovare il tempo per farne uno sul “caso Strambino”, sempre che il tema, per i rappresentanti locali del partito di Franceschini, non sia più imbarazzante del testamento biologico.
Con il naufragio definitivo delle trattative con la Vogliano, infatti, si consacra in paese un caso forse unico nel panorama nazionale: il Partito Democratico, alla vigilia delle elezioni comunali, è spaccato in due fronti. “Siamo un paese, ci son le liste civiche” minimizzeranno i vertici del partito e della lista che sosterrà il Beiletti-bis alle comunali. In realtà lo scenario strambinese è il paradigma di un nuovo soggetto politico, già sgangherato dalla nascita, e che in tutte le tornate elettorali ha sempre perso consensi. Ex Diesse da una parte, quella del sindaco uscente appunto, ed ex Margherita dall’altra. Con Ciochetto, per la precisione. Sostenuto da Ervana Vogliano, leader dell’attuale minoranza e dagli altri democratici di orientamento centrista. Tutta colpa (o merito) di una trattativa politica, tra la delegazione del Pd e quella dei “garettiani”, condotta a colpi di numeri.
Tre a me e due a voi, il 25% sul 70, meno l’addizionale Irpef degli aspiranti consiglieri, e l’assessore all’urbanistica al netto delle cubature della prossima variante al Prgc. Come dire il nulla fatto politica, che con il programma da presentare agli strambinesi c’entra come i cavoli a merenda. Il tutto malgrado i ripetuti proclami, dal segretario del Pd Alessio Cutrì al vicesindaco moderato Matteo Garetto passando per la stessa Ervana Vogliano, al grido “si parli di contenuti e non di numeri”. Detto, non fatto. E fu così che l’anomalia strambinese restò tale e quale a come era prima. Per giunta in concomitanza con le elezioni provinciali, che significa la parodia di due schieramenti contrapposti a livello comunale chiamati a spingere per Saitta e per il Pd. Ne sarà felice, si fa per dire, il candidato democratico del collegio, Alberto Avetta, assessore al commercio di Ivrea. Inutile nasconderlo: da questa situazione imbarazzante si dovranno trarre le conseguenze del caso. Dalle espulsioni di quanti non hanno “seguito la linea”, alle dimissioni di chi non è stato in grado di reggere il timone, leggasi il giovane e volenteroso segretario. Tutto eventualmente, s’intende...
POLITICA
12 marzo 2009
Separazione consensuale
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 11 marzo 2009
Palena nella civica di Lovera,
i retroscena dell'operazione

SETTIMO - “Passo alla lista civica dell’amico Lovera, appoggiando con forza il Sindaco Corgiat. Una scelta dettata da dissapori all’interno del Pd che non sono riuscito ad appianare. Così termina la mia saga...” E’ Giuseppe Palena che parla, assessore “dimissionario per finta” - nel senso che dall’Esecutivo, più che farsi fuori, s’è preso una vacanza. Dopo esser stato indicato per circa una settimana come il candidato del centro destra “in quota” Silvestri, il pediatra più famoso della città ha trovato casa nella stessa maggioranza con cui sembrava aver rotto. In conferenza stampa con lui, lunedì sera, c’erano anche il Primo cittadino e il Presidente della civica “Insieme per Settimo”, Piero Lovera. “Ho sempre chiesto - ha detto Corgiat - che prevalesse lo spirito di coalizione. Ed è ciò che avviene con questo passaggio. Non nascondo che preferirei avere Palena nel Pd ma l’importante è essere dalla stessa parte. Ne ho sempre apprezzato l’operato da assessore, per questo ho respinto le sue dimissioni.”. Con l’umore alle stelle, Piero Lovera parla com’è abituato a fare il presidente di un grande sodalizio calcistico dopo l’acquisto di un bomber di peso: “Lo accogliamo con grande piacere. E’ una persona capace, oltre che un amico.”. E fin qui tra Palena e Partito Democratico sembrerebbe essersi consumata una sorta di separazione consensuale. Ma, al di là dei “tarallucci e vino” dipinti in una conferenza stampa preparata nei dettagli, sono tanti i retroscena che incorniciano la “famiglia ritrovata”. Non ultimo l’assalto conclusivo degli stati maggiori democratici all’ambìto pediatra (350 voti all’ultima tornata), avvenuto nello studio del dottor Silverio Benedetto alla presenza del primo cittadino e del segretario settimese del Pd, Massimo Pace. Un incontro al vetriolo come tutti quelli precedenti, denso di “cortesie” indirizzate da Palena a Pace che, a detta degli ambienti democratici, ancora starebbero rimbombando nelle orecchie di Corgiat e Benedetto.
A quest’ultimo fatale litigio s’aggiunga poi una discussione accesa tra Corgiat e lo stesso Lovera intorno agli equilibri del prossimo esecutivo. Il sindaco - stando a voci molto vicine alla civica - avrebbe stroncato l’entusiasmo elettorale (se prendo tot consiglieri mi spettano tot assessori) del Presidente di “Insieme per Settimo”, rinfacciandogli proprio il “ratto” del pediatra. D’altronde Palena, da solo, vale il consenso utile a fare mezzo consigliere. Ché, tolto di qua e messo di là, secondo i calcoli tipici della politica alta, fa un consigliere intero. Riequilibri sì, ma “al netto di Palena” che era del Pd -  avrebbe detto Corgiat al numero uno di “Insieme per Settimo”, già alle prese con un’altro mezzo veto. Quello che da qualche settimana starebbe strisciando nei confronti dell’altro recordman di preferenze, Lapertosa, pronto a rivendicare “per via della sua esperienza professionale” l’assessorato alla sicurezza (che Corgiat chiamerà “alla Legalità”). “Destinazione Asm”, cioé nel consiglio di amministrazione - avrebbero sentenziato i colonnelli del Partito Democratico, più inclini a riconfermare il pediatra. E se sulle persone Lovera avrebbe detto poco o nulla, sui numeri qualche diavolo per capello - e chi lo conosce sa che significa - gli sarebbe venuto. Poi la discussione è rientrata, non si sa come e nemmeno perché. Lo si scoprirà solo dopo il 7 giugno.
POLITICA
11 febbraio 2009
Le tentazioni di Cadoni
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 11 febbraio 2009
Altro ex repubblicano in crisi col Pd
Ha ricevuto tre offerte: deve scegliere

SETTIMO - Le previsioni meteo della politica settimese dicono che la prossima turbolenza porta il nome e il cognome di Salvatore Cadoni, ex repubblicano come Palena e già capogruppo in Consiglio della Margherita prima di cedere il testimone a Gianna Meiach dopo l’unificazione coi Ds nel Partito Democratico. In verità è da quest’estate che si parla di lui in “chiave mercato”. Da quando, cioé, l’ex vicesindaco settimese Paolo Bigone, democristiano doc, andò nel suo ufficio per chiedergli di incontrare Caterina Ferrero, leader provinciale di Forza Italia (partito a cui Bigone ha aderito dopo una lunga militanza margheritina). Anche per Cadoni - correvano i mesi di agosto e settembre - si prospettava l’ipotesi di fare il candidato sindaco del centro destra. Del resto il mal di pancia che il Partito Democratico gli aveva provocato era cosa risaputa. E non soltanto nel salotto pettegolo della città: Cadoni aveva espresso pubblicamente le sue perplessità nell’ultimo congresso del fu partito di Rutelli. “Auspico che la Margherita non sia fagocitata dalla Quercia” disse l’ex Repubblicano, facendo scattare in piedi Silverio Benedetto, ancora una volta nelle vesti di pompiere e mediatore, costretto a rassicurare il suo esercito di petali. L’ipotesi di interpretare il ruolo di anti-Corgiat cascò subito. Restò in piedi, invece, la telenovela di Cadoni come pezzo pregiato del mercato. Le avances, le avrebbe ricevute da ben tre liste. Ai socialisti di Ossola (quelli che vogliono rinnovare le liste) avrebbe detto subito di no. I Moderati addirittura avrebbero mandato tre emissari: nell’ordine l’ex socialista Curello, l’altro ex margheritino Valente Greggio e perfino Giandomenico Vallino, un personaggio politico “minore” ma che con Cadoni ha in comune il passato repubblicano. Poi è stata la volta della lista civica “Insieme per Settimo”. Pietro Lapertosa il reclutatore. Ed è qui che la “fede” di Cadoni ha cominciato seriamente a vacillare, tanto che l’ex capogruppo della Margherita s’è sentito in dovere di vuotare il sacco del suo malessere con i “senatori” settimesi del partito. Ha incontrato il suo mentore ed amico Benedetto e Giovanni Capriolo, ultimo segretario rutelliano, che hanno cercato in tutti i modi di convincerlo a restare. Ad oggi Cadoni non ha ancora sciolto le riserve, sebbene il suo “cuore” pare battere ancora per il Pd. In verità c’è chi sostiene che stia addirittura pensando di non candidarsi, anche per lasciare spazio alla figlia Roberta, bocciuolo della politica democratica, appena entrata nel coordinamento del Pd e già piazzatasi sotto l’ala protettrice dell’assessore Caterina Greco, in cerca di giovani reclute per la sua “corrente rosa”. E poi Cadoni, 70 anni suonati sul groppone, anzi 71 a fine mese, nel prossimo consiglio comunale sarebbe quasi un dinosauro. In politica da oltre vent’anni, Cadoni potrebbe pure decidere di dire basta e di sedersi a sfogliare l’album delle fotografie. Cominciando da quelle repubblicane, che lo ritraggono insieme a Carnevale, storica bandiera settimese del partito. E passando a quelle con l’amico pediatra Palena. Fu proprio Cadoni a farlo entrare in politica. Imprenditore edile, l’ex capogruppo della Margherita conobbe l’attuale assessore alla sanità perché questi acquistò da lui una villetta a schiera in via Goito. Poi si riicontrarono ad una cena e qui Cadoni gli propose di aderire ai Repubblicani. Del resto il Partito cercava nuove leve. Palena si rivelò una leva giusta: prima volta candidato e subito eletto, in un partito che faceva un consigliere solo. E Cadoni, abile “talent scout” della politica di centro, per un paio di volte si ritrovò nelle vesti di primo escluso. Poi la fine della Prima Repubblica, la Margherita e ora chissà.
POLITICA
28 gennaio 2009
E' Palena l'anti-Corgiat
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 28 gennaio 2009
L'assessore alla Sanità sarà il
candidato sindaco di centro destra

SETTIMO - Clamoroso è dire poco. Sarà l’assessore Giuseppe Palena l’anti-Corgiat, cioé il candidato del centro destra alle elezioni amministrative di giugno.
Il divorzio definitivo, stando ai bene informati, si starebbe consumando nelle ore in cui il giornale è in stampa, in uno dei ristoranti settimesi, tra un filetto e un Barbera, com’è ormai tradizione che si definiscano le faccende politiche della città della penna. Aldo Corgiat (per lui acqua minerale, perché non beve il rosso) e Massimo Pace gli altri due commensali. Del resto la rottura era nell’aria, non solo per la spregiudicata campagna acquisti del dottor Silvestri, il nuovo dinamitardo della politica locale, ma anche per un dialogo che scricchiola da troppo tempo.
Repubblicano della prima ora e pediatra, Giuseppe Palena aveva scelto i Diesse dopo la fine della Prima Repubblica, passando attraverso tutte le mutazioni del partito ex comunista fino all’attuale, nuovo abito “democratico”.
Una casa in cui  Palena non s’è mai trovato perfettamente a suo agio, tanto da costituire una sorta di correntina interna assieme ad altri transfughi, come l’ex leghista Lazzaro. Soltanto di recente aveva avuto diversi screzi, più o meno pubblici, con alcuni esponenti del suo partito: l’ultimo in ordine di tempo, quello con la collega di Giunta Mirella Cristiano, assessore al lavoro a cui Palena aveva “dirottato” un disoccupato. Ma prima ancora c’era stato un brutto incidente diplomatico proprio sul più bello, quando Palena cioé s’aspettava l’orgasmo politico di un assessore che s’è occupato per cinque anni di sanità. Occasione l’inaugurazione del presidio ospedaliero di area Bordina...
C’erano i pezzi grossi della politica piemontese, Bresso inclusa, e le parole dei veterani cittadini, a partire da quel democristiano di Silverio Benedetto da tutti proclamato il “padre putativo” dell’Hopital. Tutto bene fino al taglio del nastro, quando i “nostri”, Corgiat, Benedetto e compagnia cantando, han pensato bene di tagliarlo senza accorgersi dell’assenza di Palena, attardatosi in una delle stanze della struttura a fare da Cicerone, non s’è mai saputo a chi. Il putiferio. Non l’avessero mai fatto. Chi ha assistito ai litigi racconta una serie interminabile di “bip” al posto di altrettante parole consigliabili soltanto ad un pubblico adulto... D’accordo, in fondo, Palena c’ha rimesso appena tre centimetri quadrati di visibilità mediatica, per qualcuno non sono nulla, per lui probabilmente sì, visto che sui giornali, in quattro anni, c’è finito praticamente sempre e solo per beccarsi l’etichetta di “Paperon de Paperoni”, sempre primo, fra tutti i politici, nella lista dei redditi.
E covando questi rancori, rimuginando sul “chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto”, evidentemente sentendosi in credito, Palena ha deciso. Secondo i maligni e in questi casi, come si sa, abbondano, la goccia che ha fatto traboccare il vaso riguarda le trattative per la prossima tornata elettorale e gli accordi sfumati: per farla breve, Palena avrebbe voluto la presidenza della società che gestisce il presidio, Corgiat gliel’avrebbe negata.
La cena di ieri sera, il cui esito non è noto, sarebbe servita proprio a Corgiat e Pace, per cercare di convincere l’assessore a tornare sui suoi passi, con un’ultima offerta “che non si può rifiutare”. Troppo tardi probabilmente, visto che, fiutato lo scontento, quelli del centro destra si sarebbero già fatti avanti. Chi sostiene attraverso Enzo Rignanese, chi è certo che il reclutatore ufficiale sia Antonio Silvestri, chi ancora parla di una duplice regìa. Chiunque sia stato il tramite, tuttavia, è sicuro che Palena ha già preso accordi con Caterina Ferrero e Piero Gambarino, le due massime autorità di Forza Italia in Provincia di Torino. Il suo nome, del resto, metterebbe tutti d’accordo o quasi. Ricapitolando: Silvestri cercava un medico moderato, possibilmente che potesse sottrarre consensi al centro sinistra, Rignanese pretende che il candidato “non sia calato dall’alto” ma espressione della città, a Corica (esponente di An) basta che non sia uno dei tanti generali senza truppe che “tutti insieme non fanno i suoi voti”. Un’identikit più preciso, insomma, non si poteva tracciare. Certo, avesse accettato Silverio Benedetto, a cui pure l’avevano proposto, sarebbe stato un “colpo di mercato” di caratura ancora maggiore. “Ma Palena a parametro zero, buttalo via!” devono aver pensato a Torino i vertici del Popolo delle Libertà, quando da Settimo hanno rappresentato loro la ghiotta occasione.
Così si chiude il totosindaco. Presto, salvo clamorose sorprese, Palena rassegnerà le dimissioni dalla Giunta. Conseguenza logica e forse liberatoria di un calvario politico decennale.
POLITICA
6 gennaio 2009
Garetto vuole tre assessori
Da "La Voce del Canavese" del 5 gennaio 2009
La richiesta del vicesindaco di
Strambino alla delegazione PD

STRAMBINO - A distanza di qualche settimana dall’ultimo incontro tra le due delegazioni emergono alcune indiscrezioni intorno ai connotati politici della trattativa. Il Partito Democratico e i “garettiani” (o Moderati, che dir si voglia) hanno scelto la saletta degli incontri in Municipio come location della discussione. Un luogo “istituzionale”, preferito evidentemente ai posti affollati e pieni di orecchie indiscrete. Ma il tepore della riservatezza politica, a quanto pare, non è stato sufficiente ad impedire che qualche informazione trapelasse. Così, in paese non è raro imbattersi in qualche conversazione tra addetti ai lavori sull’argomento.
A comporre la delegazione democratica, oltre al segretario Alessio Cutrì, ci sono il capogruppo di maggioranza Alberto Benedetto (già segretario storico del fu Pci) e Fabio Ferrando, ultimo segretario della Margherita di Strambino.
Sul fronte dei “garettiani”, a gestire le trattative, oltre al vicesindaco, figurano gli assessori Valter e Alberto Cordera, omonimi ed entrambi geometri...
Missione del Pd, presentarsi unito alle prossime elezioni e non spaccato a metà, con la Vogliano e gli altri petali in minoranza. Missione di Garetto, invece, rimanere il “timoniere” della politica strambinese, avere le poltrone necessarie per essere sempre decisivo e, se mai si ripresentasse il caso, poter fare ancora una volta l’ago della bilancia. Al Pd -  dicono gli attenti osservatori della politica strambinese - il vicesindaco non regalerà nulla. E del resto, dal Pci in avanti, i “compagni” devono proprio a Garetto la conquista del Municipio. Ora lui presenta il conto. Ecco, stando a voci vicine a Palazzo, le condizioni per cui il vicesindaco potrebbe pronunciare il fatidico “sì” nei confronti della Vogliano e l’attuale minoranza: ai “garettiani” tre assessori su quattro (a tanto si ridurranno l’anno prossimo) e la metà dei componenti della lista che sosterrebbe Savino Beiletti. Questa l’offerta, per ora unica, che Garetto ha fatto al Partito Democratico, il quale dovrà decidere se prendere o lasciare. Se valgono le “ultime parole famose” del segretario democratico Alessio Cutrì (“a noi interessa il programma, non le poltrone”), allora l’accordo può dirsi fatto. Se invece prevarrà una logica vagamente aritmetrica s’arriverà presto a una conta. Uno scenario, il “3 a 1 in Giunta”, su cui alcuni democratici starebbero ancora strabuzzando gli occhi. Dalla parte di Garetto, il ragionamento fila: il Pd esprime già il Sindaco, per cui se si facessero “due assessori a me e due a voi” il Pd avrebbe due assessori più un sindaco. C’è solo un difetto in questa spartizione da manuale Cencelli e, ancora una volta, sta nei numeri: il Partito Democratico, accettando l’accordo, accetterebbe di avere la minoranza nell’Esecutivo (sarebbero Sindaco e un assessore “contro” tre assessori garettiani) e per giunta a prescindere dal risultato elettorale delle due componenti della costituenda lista.
Al Pd resterebbe - così almeno risulta da voci vicine alla delegazione - il contentino di esprimere il capogruppo di maggioranza, un ruolo politico di relativo prestigio. Fatte queste premesse, all’interno del Partito Democratico (che avrebbe in agenda un incontro a breve) ci sarebbe una lieve frattura: gli ex Diesse, attualmente in maggioranza, sarebbero per accettare la proposta di Garetto e cedere agli ex Margherita l’unico assessorato spettante al Pd, in caso di vittoria, s’intende. Ciò malgrado, gli ex Margherita, che fanno riferimento ad Ervana Vogliano, sarebbero ipercritici sull’offerta di Garetto & Co.
Equidistante dalla proposta (o equivicino, come si dice talvolta) il Primo cittadino Savino Beiletti che per ora si sta tenendo fuori dalla partita.
POLITICA
21 dicembre 2008
Guelfi e ghibellini
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 17 dicembre 2008
SETTIMO - A guardarlo con gli occhi del “pettegolo” potrebbe assomigliare ad un dibattito che fa rima con gossip. L’auspicio è che lo sia per davvero, perché se fosse altro, si ritornerebbe ai tempi di don Camillo e Peppone. Da una parte gli ex democristiani, dall’altra i vecchi comunisti del Pci, magari con qualche catto-sfumatura. C’è solo da chiedersi se le due fazioni abbiamo capito in che partito si sono cacciati. Se il “presepe” sarà l’apripista di una serie di riflessioni etiche e morali, per esempio sui diritti civili che già hanno diviso Diesse e Margherita due anni fa quando il trotkista Debetto presentò una mozione per istiture il registro sulle coppie di fatto. Passò senza i voti dei petali. Queste e mille altre riflessioni, utili a capire se il bipolarismo davvero possa riassumere tutte le culture presenti nel nostro paese e di conseguenze soddisfarne i bisogni. Che quando c’era la Democrazia Cristiana, il grande centro se non altro sembrava rappresentare una vasta maggioranza di italiani, mai costretti a scegliere tra “libertà” e “democrazia”, tra “famiglia” e “uguaglianza”, tra “solidarietà” e chissà cos’altro. Cristiani gli uni e gli altri valori, adottati laicamente dai partiti e condivisi. Oggi invece sono proprio queste le questioni che dividono i due schieramenti, è che animano le discussioni nel Partito Democratico, fusione di due culture radicalmente diverse. S’aggiunga quanto accadde a Montecitorio durante l’ultimo Governo Prodi, quando due statuette “gay” apparvero nel presepe, piazzate dai radicali della Rosa nel Pugno. Fu il finimondo. Tempeste che passano, superate da accordi “alti” sul “bene del paese”, o, secondo i detrattori del bi-partitismo, da “interessi di bottega” trasversali e che nulla hanno a che vedere coi valori cristiani e con quelli civici. Resta ancora da capire come possano esserci democristiani e post-comunisti più cattolici dei preti e preti più comunisti dei comunisti (come mons. Luigi Bettazzi). Sarà mica il caso di convocarlo sul serio un congresso sul presepe?
Spesso Settimo Torinese è avanti sul dibattito politico, rispetto al resto del Paese. Questa volta sarebbe stato meglio rimanere indietro...
17 dicembre 2008
Il presepe spacca il Pd
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 17 dicembre 2008
Capanna spunta nella sede democratica
protestano Bisacca, Corona e Sportiello

SETTIMO - L’ordinanza di sfratto gli è stata notificata prima ancora dell’arrivo della stella cometa. “Gesù di Nazareth, nato a Betlemme il venticinque, dodici dell’anno zero? Deve lasciare via Cesare Battisti. E’ abusivo. Può portare con se la capanna, la mangiatoia, il bue e l’asinello...”.
E fu così che il Partito Democratico scivolò: su un presepe. E dire che sul programma si va d’amore e d’accordo. Margherite e quercie, tutti insieme in un idillio. Ma quando si parla di valori, di temi etici, può succedere il putiferio. Innanzitutto: la versione ufficiale è che non sia successo nulla e addirittura il vicepresidente della provincia, Sergio Bisacca asserisce di “non passare in sezione da settimane”. La verità, invece, è che da diversi giorni non si parla d’altro. Cioé del presepe in legno costruito da Ivo Bissoli (ex Diesse) e donato ai “compagni” di partito. Inizialmente lo si voleva piazzare nella saletta di maggioranza. Un semplice addobbo natalizio. Ma poi Gianna Meiach (ex Margherita), capogruppo del Pd in consiglio comunale, avrebbe avuto la brillante idea di trasferirlo nella sede del Partito Democratico. Ad accogliere il “bambinello”, felice come una Pasqua, c’era Rosario Roccasalva (ex Margherita).
Non l’avesse mai fatto... Appena i “compagni” più intransigenti hanno visto quell’inno alla tradizione cristiana, apriti cielo. “Fate sparire quel presepe. Via i re magi e l’arcangelo Gabriele!” - avrebbe detto qualcuno, inneggiando alla laicità dello Stato, del Partito Democratico e ai patti lateranensi. A sbrogliare la matassa c’ha pensato, come al solito, il consigliere regionale Massimo Pace (ex Diesse) nonché segretario cittadino dei democratici. Ha tolto, baracca e burattini, o meglio capanna e pastorelli e li ha trasferiti nella sede della Pro Loco.
Sul fronte dei “no-presepe”, smentite a parte, ci sarebbero niente di meno che Sergio Bisacca, Laura Corona, altra compagna di lunghissima militanza e Dino Sportiello, consigliere comunale e maratoneta. Spalleggiati, a loro volta, da alcuni giovani ex Diesse.
Dopodiché, spostato il presepe, le polemiche non sono finite. A gettare benzina sul fuoco sarebbe stato Rosario Roccasalva, consigliere comunale ed ex petalo, che avrebbe riunito i compagni per scovare il responsabile della rimozione forzata del presepe. Ne sarebbe sorta una discussione furibonda con Dino Sportiello, poi, preso atto dell’autorevolezza degli appartenenti al fronte “no-pres”, Roccasalva avrebbe abbassato il capo e proferito una sorta di “obbedisco” garibaldino.
Della questione successivamente sarebbero state informate perfino le alte sfere del partito: cioé Aldo Corgiat e Silverio Benedetto.
Fatto sta ed è che il dibattito sul presepe è divenuto, tra le risate di alcuni consiglieri, argomento principale del corridoio di Palazzo Civico in occasione della commissione preparatoria al consiglio comunale di questa settimana.
Amareggiato ma disciplinato il commento di Roccasalva: “Far finta di niente non è il mio costume, ma non sarò io ad alimentare cose che possono nuocere al partito. E’ andata come è andata...”
Smentisce tutto, invece, Dino Sportiello: “Il presepe è arrivato nella sede del Pd ma avrebbe dovuto finire alla Pro Loco, solo che era chiusa. Non c’è stata nessuna discussione”.
Il presidente di Asm Silverio Benedetto, chiamato in causa sulla questione, si mostra un po’ in imbarazzo per la eco che la vicenda ha avuto e fa il pompiere. “Il presepe bisogna averlo nel cuore” - afferma, da buon democristiano. “Io ce l’ho a casa mia, il presepe - gli fa eco, semiserio, il Sindaco Aldo Corgiat -. Non ho partecipato alla discussione ma se il mio partito farà un congresso per parlare dei presepi, io ci sarò. Intanto per non sbagliarmi a casa ho fatto anche l’albero, ma per ora è illuminato con fonti di energia non rinnovabili”.
POLITICA
8 dicembre 2008
Pd unito... "Ma anche no!"
Da "La Voce del Canavese" del 8 dicembre 2008
Garetto preferirebbe mantenere
gli attuali equilibri di coalizione

STRAMBINO - S’è consolidato in queste settimane lo scenario elettorale emerso in precedenza. Da una parte il Partito Democratico, spaccato sui due fronti di maggioranza e minoranza, vorrebbe ricompattarsi in un’unica lista a sostegno di Beiletti. Dall’altra il vicesindaco ed ex Primo cittadino  (dal ‘91 al 2004)?Matteo Garetto che non vede particolari necessità di cambiare le carte in tavola. Servito, come un giocatore di poker con un full di prima mano. Per carità, “nessun veto per quest’operazione - si affretta a precisare - ma bisogna trovare delle motivazioni importanti per farla. Altrimenti va bene così, come da vent’anni a questa parte”. In altre parole, “Pd unito ma anche no”, per dirla alla Veltroni. Anzi, per esser precisi precisi, Garetto preferirebbe il mantenimento dello status quo. I numeri, ancora una volta, sono dalla sua: dell’attuale maggioranza sette esponenti non appartengono al Partito Democratico. Il che riporta indietro nella storia, ai tempi della Democrazia Cristiana al governo cittadino, quando Garetto, avendo la maggioranza della Diccì consigliare, si pigliò il suo pacchetto e lo trasferì, pari pari, sul fronte dei Comunisti.
Tredici erano i democristiani, sette seguirono Garetto e si unirono ai quattro del Pci. Risultato? Una nuova maggioranza di undici.
Dall’altra parte della barricata scudocrociata, rimasto col cerino in mano, c’era il fronte dei “sei”, cioé del dottor Giovanni Sado. Da allora quella fazione della balena bianca restò sempre in minoranza, dove si trova tutt’ora e da dove vorrebbe schiodarsi. Pretesto la riarticolazione delle forze politiche, degli equilibri, conseguente alla nascita del PD.
Venendo ai giorni nostri, il disegno democratico, affidato alla regìa del giovane segretario Alessio Cutrì, sarebbe di riunire il partito in un’unica lista. Già partite le trattative tra la “fazione” Garetto e il Partito Democratico. “Questione di programma e di competenze” - anticipa il vicesindaco. Ma la realtà sarebbe ben diversa o quantomeno complementare agli aspetti programmatici. Una realtà che parlerebbe di numeri, cioé posti in lista spettanti a “garettiani” e democratici, di posti nel futuro (e molto probabile) esecutivo e di deleghe specifiche.
“La Giunta - afferma Garetto - si forma sulla base delle competenze innantitutto e poi dei consensi ottenuti.”
Di sicuro la scacchiera attuale delle deleghe ha nel vicesindaco un autentico concentrato di potere amministrativo: urbanistica, bilancio, finanze, edilizia privata e personale. “Tutto trattabile sulla base delle copetenze dei singoli. Ma non credo che si saranno discussioni sulle deleghe” sostiene Garetto. Che a qualcuno potrebbe sembrare un’apertura, ma per quanti conoscono il personaggio assomgilia di più al un “guanto di sfida” di chi intende dettare le condizioni, disposto perfino ad andare alla conta. Equidistante, almeno finora, il Sindaco Savino Beiletti, pronto per il bis ma non disponibile a rompere col suo vice.
A proposito. E’ scontata la ricandidatura di Beiletti? Risponde Garetto: “Se ne sta parlando. Non vedo problemi”. E finché Garetto non li vede, Beiletti (che, per la cronaca, in settimana ha compiuto 54 anni) può dormire sonni tranquilli. Se poi Garetto dovesse cambiare idea, allora a Strambino si aprirebbe una stagione politica tormentata.
POLITICA
17 novembre 2008
Il "compromesso storico"
Da "La Voce del Canavese" del 17 novembre 2008
Maggioranza e minoranza in una lista?
Si può fare! La scommessa di Cutrì

STRAMBINO - Come in una favola, le elezioni di Strambino cominciano con “c’era una volta”. E, trattandosi di politica, con “c’era una volta la Diccì...”
Per capire cosa sta accadendo e cosa accadrà da qui alla prossima primavera elettorale bisogna partire da molto lontano. Da quando, cioé, Strambino era il paesino “bianco” del canavese. Correvano i tempi del pentapartito e la Democrazia Cristiana superava di gran lunga il 50 per cento, che fossero politiche, provinciali o regionali. La vecchia “balena bianca” governava in modo incontrastato. Poi la rottura.

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POLITICA
6 novembre 2008
Il ritorno dell'assessore Daniel
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 5 novembre 2008
Sarà di nuovo in Giunta e intanto
prepara la lista "Socialisti per Settimo

SETTIMO - Se ne andò in punta di piedi, fucilato politicamente dagli stessi elementi che fra due settimane chiedranno il suo reintegro in Giunta. Nino Daniel, ex assessore socialista a Viabilità, Trasporti e Ambiente nel giro di pochissimo tempo rientrerà nell’Esecutivo al posto del dimissionario Carbone, che a sua volta l’aveva sostituito ai tempi della diaspora socialista, il cui riepilogo dettagliato rimandiamo alla prossima settimana.

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28 ottobre 2008
Ognuno si faccia i collegi suoi
Da "La Voce del Canavese" del 27 ottobre 2008
Dietro l'appello pro Chiarotto
Nulla da dire, in bene o in male, sul consigliere provinciale Vilmo Chiarotto, che se non altro ha il grande merito, a differenza di molti suoi colleghi, di non infilarsi in tutte le processioni, laiche o religiose, quasi che il presenzialismo sia l’essenza dell’attività istituzionale sovraccomunale. Di sicuro, però, la goffaggine dell’appello sottoscritto in suo favore è plateale.
Intanto per le motivazioni. Scrivono i Sindaci: “Abbiamo potuto riscontrare nel consigliere Vilmo Chiarotto, eletto nel collegio di Ivrea, un riferimento costante per noi che ci ha aiutato non poco nel dialogo con l'ente Provincia”. Poi parlano di Chiarotto come “opportuno tramite” tra le esigenze delle amministrazioni canavesane e quella provinciale. Insomma, siamo ai soliti riferimenti localistici di amministratori a cui una politica programmatoria vasta poco interessa, più propensi a “infilare” negli Enti superiori una sorta di “talpa”, forse un procacciatore di contributi economici. Una rotonda qua, un patrocinio per eventi culturali là.

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POLITICA
27 ottobre 2008
Nasce la cordata Chiarotto
Da "La Voce del Canavese" del 27 ottobre 2008
Sindaci del Pd spingono la ricandidatura
del consigliere provinciale uscente

IVREA -
Probabillmente i politici più scafati la considereranno, per varie e sacrosante ragioni, una delle operazioni politiche più goffe della storia canavesana. Ciò toglie poco o nulla all’importanza del movimento sorto a sostegno di Wilmo Chiarotto, ex Sindaco di Montalto Dora e consigliere provinciale uscente del Partito Democratico. Un nugolo di Sindaci canavesani infatti ha firmato un appello per la sua ricandidatura nel collegio di Ivrea.

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