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michelevalentino
Blog di un giornalista di provincia
POLITICA
22 giugno 2009
Che succede dopo Avetta?
Da "La Voce del Canavese" del 22 giugno 2009
Se l'assessore sale in Provincia
si scatena la "caccia alla poltrona"

IVREA - Non si sa ancora se vincerà Saitta e se vincerà Porchietto. E anche nell’ipotesi di pronosticare la vittoria del primo, com’è negli ovvi auspici del Partito Democratico, manca ancora la certezza che il “toto-assessore provinciale” premi l’eporediese Alberto Avetta, assessore al commercio sotto le rosse torri e candidato consigliere nel collegio di Strambino-Castellamonte, capace di tirare su un collegio pessimo con un “più 8 per cento” che ha fatto gridare “al miracolo”. Secondo il quotidiano Repubblica, in caso di riconferma di Saitta, Avetta sarebbe in pole position per un assessorato. E del resto di quest’ascesa, nel salotto politico eporediese, si parlava addirittura da un anno. Quando cioé, la riconferma di Saitta non era manco in discussione.
Inevitabile quindi che, nel frattempo, si sia discusso anche un po’ della successione ad Avetta in Municipio. Il posto fa gola a molti, anche perché l’assessorato è uno di quelli pesanti. L’unica cosa certa, al momento, è che la carica spetterebbe al Pd. Da questa consapevolezza, poi, si dipana una lunga serie di rivendicazioni. Intanto da parte degli ex Diesse, convinti (in fondo non a torto) che con la promozione di Avetta, ex popolare, ci vorrebbe un riequilibrio. Ad un livello ancora più ristretto, quello dei consiglieri, c’è la richiesta di nominare uno degli eletti, visto che al momento l’unico assessore del Pd legittimato dall’elettorato è Capirone (Cimalando, Avetta e Codato non erano nemmeno candidati). Accanto a questi argomenti, c’è pure quello delle quote rosa: dopo le dimissioni della Barberis e il conseguente subentro di Matteo Olivetti, qualcuno vorrebbe riequilibrare il rapporti tra maschi e femmine nell’esecutivo. In questa cornice sarebbero avvantaggiare Elisabetta Ballurio, Silvia Rivetti e Alberta Pasquero. Alle prime due, in campagna elettorale, il sindaco avrebbe promesso un ruolo di prim’ordine, la terza invece ha più esperienza di tutti gli altri consiglieri. Eppure u tutte e tre ci sarebbero grossi problemi. Ballurio è un “animale-ibrido”, cioé un’ex diesse bindiana a corto di sostenitori veri. Rivetti, la più votata, è sempre stata un’indipendente. Con lei, tuttavia, il Sindaco pare convinto di non avere debito, dopo aver nominato, con grande sprezzo dell’opportunità politica, il papà, ex dipendente comunale, nel consiglio di amministrazione di Ivrea Parcheggi. In più su Silvia Rivetti pende sempre il pesantissimo veto del socialista Luigi Sergio Ricca, che già lo mise quando il nome della consigliera circolava come possibile presidente del Consiglio Comunale. Una ruggine nata dal voto sulla delibera per la localizzazione dell’inceneritore. La Rivetti fu l’unica a respingere il documento, mentre il consigliere socialista De Paoli fu costretto a votarlo, per disciplina di maggioranza. L’esito elettorale fu devastante: a San Bernardo, quartiere dove risiedono sia Silvia Rivetti che De Paoli, fu un plebiscito per la prima e un tonfo per il secondo. Si consideri, tra l’altro, che Ricca in questo momento è molto influente, non solo per il suo ruolo di assessore regionale al Commercio, ma anche perché il Partito Socialista, pur estromesso dalla Giunta di Della Pepa, continua a garantire il suo appoggio esterno all’amministrazione (cioé la manina alzata di De Paoli in consiglio). Recentemente, inoltre, quando avrebbe potuto rivendicare la poltrona liberata da Laura Barberis, Ricca ha deciso di non mettere i bastoni tra le ruote del sindaco e ritirare tutte le proposte socialiste per la staffetta in Giunta.
E la Pasquero? Impossibile. Troppo vicina a Grijuela. Ché Della Pepa “finalmente” potrebbe liberarsi dell’ultimo superstite della vecchia Giunta e l’ultima cosa che farebbe è nominare un assessore che ha preso una trentina di preferenze col disgiunto (Rao-Pasquero), in cui non c’è uno che non abbia intravisto chiaramente la mano dell’ex Sindaco. Sempre tra i consiglieri ex Diesse il ripiego, anche se senza gonnella, in realtà ci sarebbe. Si tratta del giovane Fabrizio Dulla, futuro avvocato, che appartiene, insieme ad alcuni dei consiglieri già citati, al cosiddetto “fronte critico” della maggioranza. Con lui assessore, Della Pepa - se fosse scaltro - metterebbe a tacere l’area di dissenso silenzioso interna al partito.
Ma le indiscrezioni portano, com’è noto, a tutt’altro nome che non è né donna, né ex diesse, né eletto. Cioé Maurizio Rossi, avvocato e segretario del Pd eporediese, che piace tanto al gruppo di Della Pepa e alla segretaria democratica delle federazione canavesana, Cristina Rolando Perino.
Comunque vada, ancora una volta gli scontenti saranno la maggior parte.
1 maggio 2009
Altri insulti su facebook
Da "La Voce del Canavese" del 27 aprile 2009
Questa volta è il Pd che rimane
impigliato nel social network

IVREA - La notizia potrebbe pure finire nell’archivio delle corbellerie politiche, della goliardia e degli scontati dissapori che in un partito, specie se grande, spesso ci sono. Potrebbe ma non a Ivrea, dove un precedente incredibile ha acceso i riflettori sulle nuove, svariate forme di comunicazione e la responsabilità che deve assumersi il loro utilizzatore. Il primo dibattito di questo genere risale ormai a qualche mese fa, quando il consigliere comunale del Pdl, Massimiliano De Stefano, finì per circa due settimane alla graticola. Reo, consapevole o no, d’aver inserito sul popolare social network facebook la foto di un gabinetto sporco di cacca con la didascalia “il Sindaco di Ivrea”.
Difeso d’ufficio dai suoi colleghi di coalizione, Tommaso Gilardini e Carlo Romito in pole, l’incauto frequentatore della rete era stato additato da tutta la maggioranza eporediese come un diffamatore di basso livello. “Non ci credo alla teoria dell’errore” aveva detto il sindaco Della Pepa, vittima della didascalia di pessimo gusto. Poi in Consiglio comunale, il presidente del parlamentino s’era lanciato in un discorso moralizzatore sull’utilizzo “responsabile” della tecnologia. La discussione, anche mediatica, s’era chiusa con la censura del comportamento dell’esponente di centro destra, liquidato con “disonore” dalla quasi totalità della classe politica locale.
L’episodio odierno è analogo in tutto e per tutto, solo che è tutto interno al Partito Democratico. Facebook sempre a fare da scenografica, questa volta la pagina web incriminata è quella dell’assessore al Lavoro e - ironia della sorte - alla Comunicazione, Enrico Capirone, esponente del Pd (già segretario Ds) e pezzo grosso della Ribes, azienda informatica e dunque ragionevolmente impossibilitato ad invocare a sua discolpa (come tentò pietosamente di fare De Stefano) l’ignoranza della materia. Ebbene sulla sua “bacheca” (cioé visibile a tutti i suoi contatti, ben 178) dal 14 di aprile compare una frase poco cortese con il segretario del Partito Democratico di Ivrea.
Scrive tale Enrico (omonimo dell’assessore): “Io mi sono iscritto al PD eporediese, in quanto picio. L'avv. Rossi e la sua testa mi hanno detto che erano tutti e due molto contenti della mia iscrizione al cd. PD. Ho incontrato l'avv. Rossi e la sua testa per strada, c'eravamo solo io e lui, eravamo tutte e tre lì. In che cosa consiste la partecipazione politica, se nessuno ti fa partecipare? Grazie, a tutti, a voi e alle vostre teste. Se si contano pure i coglioni, l'avv. Rossi è uno e quattrino.”
A parte la legittima critica sulla democrazia interna del partito, appare evidente il linguaggio fuori dalle righe utilizzato nei confronti del segretario eporediese del sodalizio. Eppure la frase è rimasta sulla pagina dell’assessore, cancellata soltanto nel fine settimana. Un’episodio che, probabilmente, se non riabilita la posizione di De Stefano, attenua le certezze precedenti sulla sua responsabilità.

Capirone: "Non me ne sono accorto"
Non si è accorto di quella frase per oltre una settimana?
No, non l’ho vista. L’ho vista quando l’ho cancellata.
Eppure le è arrivata la notifica...
Non ho visto nemmeno quella, non ci ho dato importanza.
Quindi implicitamente ammette che la maggioranza ha fatto a De Stefano un processo sommario?
Lì era una cosa diversa... Poi io non ci sono mai entrato nel dibattito su De Stefano. Nel caso di De Stefano non è certo che l’abbia scritto lui. Nel mio caso è certo che non sia stato io. Una differenza resta comunque...
E’ possibile che De Stefano fosse innocente?
Non lo so.
E cosa dice invece all’autore di quella frase, anche in relazione alle critiche che fa al partito, tralasciandone le forma?
Certo, ci sono dei problemi. Magari Maurizio non l’ha invitato ad alcune riunioni e lui se l’è presa. E’ una situazione delicata quella di questo ragazzo.
POLITICA
23 aprile 2009
La maggioranza traballa
Da "La Voce del Canavese" del 20 aprile 2009
Rossi censura i consiglieri Pd
Pagani (Idv) scrive al presidente

IVREA - Il primo aggiornamento sul centro sinistra eporediese riguarda le finte dimissioni di Cimalando, avvenute nei corridoi di Palazzo civico dopo che il Consiglio aveva approvato un ordine del giorno di Gilardini (suggerire alle scuole programmi didattici sulla figura del partigiano bianco Gino Pistoni) malgrado l’invito del vicesindaco a respingerlo. Lunedì, le finte dimissioni sono subito diventate “finte finte” appena s’è messo a indagare sul fatto un giornalista della stampa. Autore dell’emendamento inappellabile sulla dinamica dell’incidente è stato il segretario del Pd di Ivrea, Maurizio Rossi, con un sms o messaggino “democratico” inviato a mezzo partito, da Benedino a Dulla, passando per Pasquero, Ballurio e chi più ne ha più ne metta. Inequivocabile il testo del dickat: non parlare della vicenda con i giornalisti oppure concordare una versione molto edulcorata con Rossi stesso o, in subordine, con Cristina Rolando Perino, segretario del Pd canavesano. Detto, fatto. La vicenda è cascata nel dimenticatoio, almeno provvisoriamente visto che un nutrito gruppo di consiglieri non avrebbe digerito nemmeno le esternazioni successive di Cimalando (“Ho avuto l’impressione che alcuni consiglieri non abbiano capito il mio intervento”) e sarebbero pronti a chiederne conto nella prossima riunione di maggioranza.
Prima di allora c’è già pronta un’altra gogna politica. Questa volta preparata ad hoc per il presidente del Consiglio Maurizio Perinetti, reo di convocare l’assemblea un po’ quando pare a lui e in modo sporadico. Con l’effetto di sedute interminabili e conseguenti episodi di intolleranza, come appunto l’ultima performance del vicesindaco (che infatti, intervistato, non ha mancato di sottolineare l’orario della discussione). Il primo a mettere il dito nella piaga di un Consiglio che non funziona a dovere è stato il capogruppo dell’Italia dei Valori, Enzio Pagani, inviando una lettera a Perinetti e ai “colleghi consiglieri” in cui stigmatizza le pessime modalità di convocazione dell’assemblea. La missiva, data l’intestazione e l’esplicita richiesta, avrebbe dovuto esser letta durante la seduta ma è stata immediatamente e “democraticamente” censurata dal Presidente.
“Gentile Presidente, gentili colleghi - scrive Pagani - ora che è terminata Hispanica, possiamo finalmente tornare a organizzare il Consiglio Comunale. In verità, ci sarebbe stato anche il 1° Congresso del PdL a Roma, come mi è stato opportunamente ricordato. Non solo: a questo punto mi permetto di aggiungere anche l’entrata in vigore dell’ora legale, che notoriamente non a tutti i partiti fa un buon effetto. Nonostante questi significativi intralci, il Consiglio Comunale è stato comunque fissato per oggi 6 aprile 2009 e lo scrivente, nonostante il rammarico, non se l’è sentita di chiedere un ulteriore rinvio da aggiungere a tutti quelli che già hanno reso assolutamente vano ogni tentativo di calendarizzazione delle sedute. Vuol dire che in futuro sarà mia cura dotarmi di metodi e strumenti atti a prevedere il futuro e gli insondabili disegni secondo i quali vengono stabilite le date del Consiglio Comunale. Per ora scusatemi e, se intendete, giustificatemi.”.
In realtà, stando a fonti interne alla maggioranza, il mal di pancia di Pagani sulle convocazioni del consiglio andrebbe ben al di là dell’Italia dei Valori, raggiungendo ampie parti del Pd, pronte a formalizzare la protesta indirizzata a Perinetti. Nell’occhio del ciclone, oltre al presidente del parlamentino, potrebbe presto finirci il capogruppo Pd Gianfranco Moia, recentemente ribattezzato “il molle” a causa del ruolo piuttosto passivo che il gruppo più numeroso del consiglio sta dimostrando dall’inizio del mandato, sempre succube dell’esecutivo e a corto di iniziative politiche. Lo sforzo, in questo periodo davvero enorme, sarà cercare di non polemizzare prima della scadenza elettorale delle provinciali. Dopodiché il meteo annuncia una prima resa dei conti.
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