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michelevalentino
Blog di un giornalista di provincia
POLITICA
19 giugno 2009
Si preparano i funerali della sinistra
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 17 giugno 2009
Rifondazione è cascata con due piedi
nel "trappolone" di Giovanni Ossola

SETTIMO - Quando arriva l’inevitabile momento del trapasso, per ciascuno, parenti e amici normalmente cercano fra le ultime fotografie del compianto ancora in salute. A sinistra, quest’immagine, per la verità abbastanza datata, porta i tratti somatici di Marta Rabacchi, candidato sindaco della “fu” coalizione Sinistra Più che riuscì ad attestarsi come seconda forza in città, portando in Consiglio ben cinque consiglieri. Da allora il declino, culminato nell’ultima pantomima elettorale di un laboratorio politico evanescente, sbiadito e polveroso.
Subito dopo il voto del 2004 i “compagni” di coalizione toglono a Rabacchi la rappresentanza del gruppo. Qualche anno più tardi i cinque consiglieri comunali eletti con quella coalizione compiono in un’impresa memorabile: dividersi in cinque gruppi, uno per consigliere, grazie a Rifondazione, “una e trina” - per ironia della sorte -, capace di perdere Debetto (Partito Comunista dei Lavoratori) e Serafino Puccio (Sinistra Critica).
I primi segni evidenti di cedimento, tuttavia, arrivano alle politiche del 2008, col fallimento della Sinistra Arcobaleno. Da lì si sarebbe dovuti ripartire, cercando di tornare a fare “gruppo” a sinistra, cercando una leadership migliore di Marta Rabacchi oppure, nell’eventuale sua assenza, la rediviva Marta Rabacchi.
Invece, proprio quando la sinistra potrebbe acquisire consensi, cioé con la vicenda dell’inceneritore, succede il patatrac. Il segretario di Rifondazione, Giovanni Palazzo, al posto di fare il leader del suo partito si mette a fare il “militante di comitato”, intruppandosi nei “no-inc” di Anna Sanfilippo. Risultato? Nelle urne manco un voto da parte degli ambientalisti. Poi gli altri errori a catena: il più grosso dei quali sedersi al tavolo con Giovanni Ossola e i socialisti, farsi coinvolgere in finte trattative per la costruzione di una coalizione da cui - come sapevano pure le pietre - i socialisti tutti avrebbero voluto come compagni di viaggio tranne i “rifondaroli”.
Così, cincischiando cincischiando, tra interminabili documenti programmatici e riunioni settimanali su improbabili “prospettive” di una sinistra alternativa, gli ossoliani hanno tenuta occupata tutta la Rifondazione salvo poi lasciarla a piedi con un semplice messaggio di posta elettronica. Diceva così: se l’Ato decide per l’inceneritore a Settimo, noi ci stiamo. Cioé il “nodo” del primo giorno, la questione dirimente, la vera trappola. Lo avessero detto subito, Rifondazione si sarebbe alzata e se ne sarebbe andata, evitando di perdere un mese e mezzo o due, oltre ai consensi di quanti già sapevano, senza illusioni, come sarebbe andata a finire. Ma Rifondazione nulla ha chiesto in proposito, ha solo atteso la pugnalata. E così tanti saluti. Con Verdi, Sinistra Democratica e Comunisti Italiani che già erano in braccio a Ossola prima ancora che il tavolo si aprisse, con le civiche di Silvestri che trattavano su tre o quattro tavoli, presentandosi come una forza elettoralmente ben più appetibile di una Rifondazione in stato terminale. Aggiungiamoci pure la spocchia di Luigi Camedda che, mentre il saggio Rocco Voto sosteneva che “Marta Rabacchi è un’importante risorsa”, disprezzava l’ultima leader della sinistra così: “lei sa dove trovarci”. Invece che supplicarla, che presentarsi alla porta di casa sua, in via Milano, col pugno sinistro alzato cantando bandiera rossa, il compagno Camedda ha detto in conferenza stampa che “la Rabacchi sapeva dove trovarli...”.
L’ultima comica è arrivata sulla scelta del candidato sindaco. Rocco Voto, a detta della sezione, avrebbe messo d’accordo tutti. In subordine la scelta era tra Fabio Guelfo, uomo di fabbrica, e Antonio Gullì, tecnico deciso a contestare punto per punto le scelte urbanistiche del Corgiat-bis. In virtù di queste considerazioni, dunque, s’è scelto Giovanni Palazzo! Domanda: perché? Perché è un no-inc? Perché tanto si perde e almeno il segretario si dimette, come fece Bertinotti? E’ il risultato di una combattuta morra cinese?
Poco importa ormai, quando a parlare sono state le urne, sputando fuori un misero “due virgola”, manco buono per fare il consigliere. Così la sinistra settimese, nel locale parlamentino, passa da cinque consiglieri a uno: cioé Cinzia Condello, dei Comunisti Italiani. E Rifondazione, tra una riflessione tardiva e l’altra, pare stia pensando perfino di abbassare le saracinesche della sede di via Michelangelo Buonarroti.
POLITICA
12 dicembre 2008
E' già iniziato il "toto-Rabacchi"
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 10 dicembre 2008
La consigliera è "indiziata" come
autrice del documento di Rifonda

SETTIMO - Tutta la sinistra cittadina concorda su una cosa: Marta Rabacchi, consigliere comunale e ultimo candidato sindaco della Sinistra Più, è una risorsa, un valore aggiunto. Questione di esperienza, storia, autorevolezza, seguito personale, che a sinistra non è una cosa frequente. E perché una donna capace, in politica, vale molto più di un uomo capace. Il contrappasso di una società ancora maschilista, se si vuole...
E’ per via di questo giudizio unanime che da qualche settimana s’è aperto un vero e proprio toto-Rabacchi, per scoprire se si candiderà da qualche parte e, se sì, dove. Tutti la considerano un pezzo pregiato, lei s’è già espressa dicendo che “non sta a lei proporsi”, intanto nessuno l’ha ancora cercata ufficialmente. E il gatto si morde la coda. Fino all’infinito, finché qualcuno non farà una mossa, interrompendo un gioco a pronostico cucito intorno ad un unica persona, autorevole finché si vuole ma per cetri versi ingombrante. Si tratta - va ricordato - dell’ultimo anti-Corgiat a sinistra. Per giunta di una che ha saputo attestarsi come seconda forza elettorale in città, precedendo di poco il centro destra. Quelli che la ritengono ingombrante, paradossalmente, sono gli stessi che ritengono ingombrante anche Mariano Nicolosi, ex Lavandé ed ex nemico numero uno di Ossola divenuto ossoliano di ferro da quando lavora in Provincia al fianco dell’ex sindaco, ora assessore alla Viabilità presso Palazzo Cisterna.
Tornando a Marta Rabacchi, le ipotesi politiche si sprecano. Assolutamente minoritaria la corrente di pensiero che la vedrebbe candidata nella lista civica di Paola Richetta per via della sua amicizia con alcuni esponenti di queste compagine, professor Volpe in testa. E poi, non sarà elegante dirlo ma è così: in ogni lista c’è spazio per una e una sola bandierina rosa. O lei o Richetta, dunque. E di fare il gregario in gonnella nessuno ha voglia di questi tempi.
In ogni caso, se anche non si volesse considerare la difficoltà “di genere”, ci sarebbero una serie di ragionamenti politici che portano tutti, inequivocabilmente, in un’unica direzione: la collocazione naturale di Marta Rabacchi oggi sarebbe Rifondazione Comunista. Il che risolverebbe capra e cavolo nel caso si realizzi il pronostico sulla spaccatura tra socialisti e “Rifunda”: Marta Rabacchi potrebbe nuovamente essere il candidato a Sindaco della sinistra alternativa. Per lei sarebbe l’ennesima prestigiosa affermazione di leadership, per i comunisti un coniglio dal cilindro. Ché trovare oggi un candidato sindaco che abbia dei numeri e una certa storia non è impresa facile, specie con i nomi altisonanti che sono già in campo.
S’aggiunga a questa ipotesi tutta la dietrologia che alla sinistra della città tiene banco e vorrebbe Marta Rabacchi come autrice materiale, o almeno ispiratrice, del documento presentato da Rifondazione ai socialisti come “contributo” a un eventuale programma di coalizione. Chi conosce Marta Rabacchi giura che dietro ci sia la sua mano e il suo stile inconfondibile, chi si ricorda il programma dell’allora “Sinistra Più” trova parecchie analogie anche sul piano dei contenuti. In ogni caso nessuno riesce a dare una risposta attendibile alla “prova del nove”: chi altri, se non Rabacchi, è l’estensore di quel documento?
Poco importa se da Rifondazione si ostinano a ripetere che il dossier è frutto del lavoro della sezione, eccetera eccetera. C’è sempre qualcuno che scrive, che dà forma alla sostanza, che cuce insieme una serie di idee collettive. E come sugli abiti c’è la firma dello stilista, sulle ventidue pagine comuniste molti han letto a caratteri cubitali quella di Marta Rabacchi.
Per questo, più che domandarsi “se” (Rabacchi scenderà in campo), i più si domandano “quando”, avendo già un’idea sufficientemente precisa sul “dove”.
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