.
Annunci online

michelevalentino
Blog di un giornalista di provincia
POLITICA
22 giugno 2009
Che succede dopo Avetta?
Da "La Voce del Canavese" del 22 giugno 2009
Se l'assessore sale in Provincia
si scatena la "caccia alla poltrona"

IVREA - Non si sa ancora se vincerà Saitta e se vincerà Porchietto. E anche nell’ipotesi di pronosticare la vittoria del primo, com’è negli ovvi auspici del Partito Democratico, manca ancora la certezza che il “toto-assessore provinciale” premi l’eporediese Alberto Avetta, assessore al commercio sotto le rosse torri e candidato consigliere nel collegio di Strambino-Castellamonte, capace di tirare su un collegio pessimo con un “più 8 per cento” che ha fatto gridare “al miracolo”. Secondo il quotidiano Repubblica, in caso di riconferma di Saitta, Avetta sarebbe in pole position per un assessorato. E del resto di quest’ascesa, nel salotto politico eporediese, si parlava addirittura da un anno. Quando cioé, la riconferma di Saitta non era manco in discussione.
Inevitabile quindi che, nel frattempo, si sia discusso anche un po’ della successione ad Avetta in Municipio. Il posto fa gola a molti, anche perché l’assessorato è uno di quelli pesanti. L’unica cosa certa, al momento, è che la carica spetterebbe al Pd. Da questa consapevolezza, poi, si dipana una lunga serie di rivendicazioni. Intanto da parte degli ex Diesse, convinti (in fondo non a torto) che con la promozione di Avetta, ex popolare, ci vorrebbe un riequilibrio. Ad un livello ancora più ristretto, quello dei consiglieri, c’è la richiesta di nominare uno degli eletti, visto che al momento l’unico assessore del Pd legittimato dall’elettorato è Capirone (Cimalando, Avetta e Codato non erano nemmeno candidati). Accanto a questi argomenti, c’è pure quello delle quote rosa: dopo le dimissioni della Barberis e il conseguente subentro di Matteo Olivetti, qualcuno vorrebbe riequilibrare il rapporti tra maschi e femmine nell’esecutivo. In questa cornice sarebbero avvantaggiare Elisabetta Ballurio, Silvia Rivetti e Alberta Pasquero. Alle prime due, in campagna elettorale, il sindaco avrebbe promesso un ruolo di prim’ordine, la terza invece ha più esperienza di tutti gli altri consiglieri. Eppure u tutte e tre ci sarebbero grossi problemi. Ballurio è un “animale-ibrido”, cioé un’ex diesse bindiana a corto di sostenitori veri. Rivetti, la più votata, è sempre stata un’indipendente. Con lei, tuttavia, il Sindaco pare convinto di non avere debito, dopo aver nominato, con grande sprezzo dell’opportunità politica, il papà, ex dipendente comunale, nel consiglio di amministrazione di Ivrea Parcheggi. In più su Silvia Rivetti pende sempre il pesantissimo veto del socialista Luigi Sergio Ricca, che già lo mise quando il nome della consigliera circolava come possibile presidente del Consiglio Comunale. Una ruggine nata dal voto sulla delibera per la localizzazione dell’inceneritore. La Rivetti fu l’unica a respingere il documento, mentre il consigliere socialista De Paoli fu costretto a votarlo, per disciplina di maggioranza. L’esito elettorale fu devastante: a San Bernardo, quartiere dove risiedono sia Silvia Rivetti che De Paoli, fu un plebiscito per la prima e un tonfo per il secondo. Si consideri, tra l’altro, che Ricca in questo momento è molto influente, non solo per il suo ruolo di assessore regionale al Commercio, ma anche perché il Partito Socialista, pur estromesso dalla Giunta di Della Pepa, continua a garantire il suo appoggio esterno all’amministrazione (cioé la manina alzata di De Paoli in consiglio). Recentemente, inoltre, quando avrebbe potuto rivendicare la poltrona liberata da Laura Barberis, Ricca ha deciso di non mettere i bastoni tra le ruote del sindaco e ritirare tutte le proposte socialiste per la staffetta in Giunta.
E la Pasquero? Impossibile. Troppo vicina a Grijuela. Ché Della Pepa “finalmente” potrebbe liberarsi dell’ultimo superstite della vecchia Giunta e l’ultima cosa che farebbe è nominare un assessore che ha preso una trentina di preferenze col disgiunto (Rao-Pasquero), in cui non c’è uno che non abbia intravisto chiaramente la mano dell’ex Sindaco. Sempre tra i consiglieri ex Diesse il ripiego, anche se senza gonnella, in realtà ci sarebbe. Si tratta del giovane Fabrizio Dulla, futuro avvocato, che appartiene, insieme ad alcuni dei consiglieri già citati, al cosiddetto “fronte critico” della maggioranza. Con lui assessore, Della Pepa - se fosse scaltro - metterebbe a tacere l’area di dissenso silenzioso interna al partito.
Ma le indiscrezioni portano, com’è noto, a tutt’altro nome che non è né donna, né ex diesse, né eletto. Cioé Maurizio Rossi, avvocato e segretario del Pd eporediese, che piace tanto al gruppo di Della Pepa e alla segretaria democratica delle federazione canavesana, Cristina Rolando Perino.
Comunque vada, ancora una volta gli scontenti saranno la maggior parte.
CULTURA
10 giugno 2009
Caso Liore, la Polizia ha il "pizzino"
Da "La Voce del Canavese" dell'8 giugno 2009
Il presidente del Contato e Cerlino
si rivolgono a due avvocati penalisti

IVREA- Com’era nelle previsioni, ci sono già degli sviluppi sul “caso Liore”. Il patron del Contato del Canavese, gestore del teatro Giacosa, soltanto la scorsa settimana è stato accusato, con una denuncia al commissariato di Polizia di Ivrea, da Gennaro Cerlino, storico macchinista del Giacosa, di minacce e tentata truffa. Stando al tecnico teatrale, Liore lo avrebbe allontanato dal teatro per via del rifiuto di concorrere in un tentativo fraudolento ai danni della Reale Mutua Assicurazioni, in occasione di un allagamento avvenuto nell’anfiteatro di Montalto e a seguito del quale il presidente del Contato avrebbe richiesto a Cerlino di denunciare falsamente il danneggiamento di alcune scenografie dell’operetta “Cin Ci La”.
Giovedì mattina il macchinista, ormai ex collaboratore del Giacosa, ha consegnato agli inquirenti il famigerato “pizzino”, cioé il foglietto autografo su cui Liore avrebbe scritto i dettagli dei finti danni, chiedendo a Cerlino di confermarli al perito Pannuzzo della Reale Mutua Assicurazioni. Stando a indiscrezioni provenienti da ambienti vicini alla Procura, anche la compagnia assicurativa sarebbe stata informata di quanto denunciato da Cerlino e ora gli atti relativi alla tentata truffa (finora presunta) sarebbero già in possesso di presidente e direttore generale della Reale, a cui spetterà il compito di vagliare un’eventuale azione legale contro Liore.
Intanto il presidente del Contato s’è rivolto ad un noto penalista di Ivrea. Lo stesso ha fatto Gennaro Cerlino, avvalendosi della consulenza illustre dell’avvocato Alberto Stratta, ex sindaco socialista e ultimo assessore alla cultura della Giunta Grijuela. Insomma uno che conosce l’ambiente del teatro e anche i protagonisti della querelle giudiziaria e che, nella sua veste professionale, si dimostra assai prudente: “Credo che questa vicenda abbia due connotazioni. Cerlino ha ragione sotto certi aspetti. Sotto altri vedo molta animosità da parte di entrambi. Circa la responsabilità penale, gli sviluppi dell’inchiesta ci diranno...”. Di tono diverso, invece, sono le considerazioni dello Stratta-politico ed ex assessore alla cultura: “Certamente bisogna vedere come si evolvono le cose. Non vedo, naturalmente, una responsabilità dell’Amministrazione comunale. Il Comune ha la massima cura della struttura, poi la gestione è affidata al privato. Fossi ancora assessore chiederei al Contato di stare attento e osservare tutte le disposizioni in materia di sicurezza. Se poi ci saranno risvolti penali, a seconda degli esiti, l’amministrazione dovrà essere vigile e tenerli in debita considerazione.”
2 giugno 2009
Scandalo dietro il sipario
Da "La Voce del Canavese" dell'1 giugno 2009
Liore, presidente del Contato
accusato di minacce e truffa

IVREA - L’operetta “Cin Ci La” sul sottofondo, l’anfiteatro di Montalto Dora come scenografia...
La vicenda in questione è un intreccio tra teatro e giustizia, quelli veri. Tutt’intorno un ambiente in cui la tensione si taglia col coltello. “Beghe” mormora il salottino di Ivrea che si snoda in via Palestro a due passi dal Contato del Canavese. Altri, invece, sono di diverso avviso e credono, come fosse Vangelo, alle accuse che Gennaro Cerlino, storico macchinista del teatro Giacosa, rivolge a Mario Liore, patron del Contato del Canavese.
E’ tutto scritto, parola per parola, in una denuncia presentata dal macchinista presso il locale commissariato di Polizia. “Liore mi ha minacciato perché non volevo essere complice con lui in una truffa ai danni della Reale Mutua assicurazioni”... Poi le circostanze, descritte da Cerlino in modo piuttosto dettagliato.
Il macchinista cita date, nomi e persino una specie di “pizzino” passatogli da Liore perché riferisse ad un funzionario della Reale Mutua Assicurazioni ciò che vi era scritto. Cioé il danneggiamento, in realtà mai avvenuto, di attrezzature (scenografie e quinte armate dell’operetta Cin Ci La) per il valore di diverse migliaia di euro. Attrezzature che in realtà non avevano subito danni, tanto da essere effettivamente utilizzate per la tourné andata in scena a marzo.
“Voleva che dichiarassi il falso - accusa Gennaro Cerlino - e vedendo che io mi rifiutavo mi ha minacciato di farmi perdere il lavoro”.
I fatti si riferiscono al 26 gennaio di quest’anno quando l’anfiteatro di Montalto, gestito dal Giacosa, subì un allagamento. Immediatamente, stando al racconto di Cerlino, Liore avrebbe colto la palla al balzo: “Devi confermare al perito i danni che ti ho segnato su quel foglietto”.
Nella denuncia di Cerlino, c’è anche il nome del perito della Reale. Si tratta di tal Pannuzzo che presto potrebbe essere interrogato dagli inquirenti per confermare o smentire le circostanze descritte da Cerlino. Ad un certo punto, avendo capito di non poter continuare a prendere tempo, il macchinista avrebbe parlato chiaro a Liore: “Non mi farò coinvolgere nei tuoi intrallazzi”. Poi un confronto serrato tra i due in infine il divorzio professionale, per volere di Liore. Dalla fine di maggio Cerlino non metterà più piede al Giacosa.
Una denuncia che s’aggiunge a quella già sporta dallo stesso Cerlino per la mancanza delle misure di sicurezza nel teatro civico eporediese. D’apprima segnalate all’Amministrazione comunale, poi presso gli organi di Polizia.

La vicenda giudiziaria
Quasi insostenibile la minaccia, visti i rapporti di lavoro che intercorrono tra il Contato e il signor Cerlino. Il macchinista non è dipendente del teatro, ma vi lavora libero professionista. Ragione che rende assai difficile dimostrare il requisito giuridico di un “ingiusto danno” paventato da Liore nelle presunte minacce. Quanto alla truffa, invece, perché si apra un procedimento è indispensabile la querela della Reale Mutua Assicurazioni, che al momento manca. Anche Cerlino potrebbe rischiare qualcosa, ad esempio la calunnia, se le sue accuse fossero smentite inequivocabilmente dai fatti. Quanto invece alla mancanza di sicurezza nel teatro, gli accertamenti saranno cosa molto più semplice e nel giro di qualche tempo dovrebbe arrivare la risposta degli inquirenti.

Parla Liore
“Non ho più rapporti con il signor Cerlino. Non so qual’è la finalità di Cerlino nel volermi coinvolgere. Se ci sono gli estremi verrà querelato per le cose che dice. Mi rivolgerò a un legale. Sono tranquillo per tutto quello che ho fatto. Non so se lo è anche Cerlino. Mi chiedo solo a che pro dica queste cose. Una circostanza che spero venga accertata.”
POLITICA
25 maggio 2009
An sta con Laura Barberis?
Da "La Voce del Canavese" del 25 maggio 2009
Voci di un appoggio dei "Romito-Boys"
alla candidata della Lista Porchietto

IVREA - Di sicuro la prossima settimana pioveranno smentite a catinelle. La prima che s’attende è quella di Carlo Romito, capogruppo del Pdl in consiglio comunale a Ivrea e ultimo segretario cittadino di Alleanza Nazionale. E allora tanto vale fare come se ci fosse già: “Il Pdl e tutti i suoi componenti alle elezioni provinciali sostengono compattamente il candidato del partito Diego Borla... Ogni notizia diversa è priva di fondamento”...
Eccetera eccetera. Ma come talvolta accade, dai comunicati ufficiali alla realtà il passo è lungo. In questo caso sotto le rosse torri è lunghissimo: gli ex di Alleanza Nazionale, stando alle indiscrezioni raccolte a go go negli ambienti del centro destra, starebbero sostenendo (quasi) segretamente Laura Barberis, candidata per la Lista Porchietto. Stessa coalizione ma simbolo “sbagliato”, insomma. Il regista dell’operazione sarebbe lo stesso che ha curato l’acquisto dell’ex assessore della Giunta Della Pepa, cioé Carlo Romito da Castellamonte, quello di prima, della futura smentita.
La cosa non sarebbe passata inosservata a nessuno, tanto meno a quelli di Forza Italia, già pronti ad una resa dei conti post-elettorale da perpetrare in tutte le sedi possibili ed immaginabili. Nell’elenco dei furibondi tutti gli ex azzurri, a partire dai consiglieri comunali, i quali avrebbero già informato dello scenario i vertici provinciali e regionali del partito.
Ad insospettire un po’ tutti, quei “santini” già in circolazione: l’eurocandidato Fabrizio Bertot da una parte, Laura Barberis dall’altra. Che vista dal fronte, quello di Bertot, può sembrare che Barberis sostenga il sindaco di Rivarolo e pluridecorato esponente di An, vista dal retro, quello di Baberis, sembra l’opposto: ossia che Bertot sostenga Barberis in Provincia.
Un equivoco che si potrebbe facilmente chiarire ma la realtà parla d’altro. Parla di una forte motivazione di Carlo Romito e compagnia cantante a far fare bella figura all’ex assessore scippata alla sinistra. Non foss’altro che lo “stratega” castellamontese l’ha venduta ai vertici regionali del Pdl, leggasi Agostino Ghiglia, come una sorta di “macchina da voti”. Insomma se la Barberis fa un flop, Romito è un pirla. Se la Barberis fa il botto, che sia merito di Romito oppure no, il castellamontese passa per uno statista. E poi c’è sempre il risultato di Borla, candidato ufficiale del Pdl, che in ogni caso andrà suddiviso nella classica quota 70 e 30, dove la seconda percentuale è il peso di An all’interno del nuovo soggetto politico berlusconiano. In sostanza, concluse le elezioni, i rapporti tra le due correnti del Popolo delle Libertà, secondo i calcoli ottimistici di Alleanza Nazionale, saranno presto fatti: il 30% del risultato di Borla più il 100% della Lista Porchietto (quella di Laura Barberis). Ipotesi: se il Pdl piglia il 25 e la Barberis prende il 5 (come alle ultime comunali, per intenderci), An si autoaccrediterà il 13 sul 30, cioé poco meno della metà del partito...
Domanda: quelli di Forza Italia saranno così fessi?
POLITICA
18 maggio 2009
Alla fine la spunta Olivetti?
Da "La Voce del Canavese" del 18 maggio 2009
Per il dopo-Barberis bocciata la terna socialista
Spunta il "nipote di Camillo", il Pd chiede tempo

IVREA - Da quando Laura Barberis s’è dimessa dalla Giunta di Della Pepa per candidarsi in Provincia con la Lista Porchietto, cioé dall’altra parte dello schieramento politico, in città s’è aperto il toto-assessore. Giovedì, dopo la riunione di maggioranza convocata apposta, è uscito un nulla di fatto. Merito (o colpa) dei socialisti guidati dall’astuto Luigi Ricca, pronti a rivendicare il posto vacante al grido “ve l’avevamo detto!”.
Tre i nomi proposti dal bollenghino, assessore regionale: Giovanna Strobbia, Roberto Novo, Cinzia Virota. I primi due, candidati alle comunali, erano stati già bocciati da Carlo Della Pepa al momento di formare la Giunta. La terza, candidata alle elezioni provinciali per i socialisti, è stata talmente bocciata adesso (nominarla assessore le darebbe visibilità e il Pd non ha nessuna intenzione di avvantaggiare un partito concorrente) da non entrare nemmeno nelle cronache di tutti i giornali che hanno affrontato il “dopo-Barberis”.
Ma in pole position c’è lo scalpitante Matteo Olivetti. Archietto  e consigliere comunale della “fu” Lista Barberis che, per non saper né leggere né scrivere, ha già dichiarato due volte (alla Sentinella) di essere pronto a fare l’assessore. E, sempre alla Sentinella, ha annunciato di voler cambiare il nome alla lista che, a questo punto, portando il nome dell’ex assessore “traditore” sarebbe un imbarazzo di portata galattica.
E se Matteo Olivetti, oggi praticamente il capogruppo di sé stesso (con una lista che non ha direttivo né una guida, al di là della Barberis che se l’è data a gambe), afferma di esser pronto a fare l’assessore, già vuol dire che s’è fatto un bel bagno di umiltà...
Del resto il 17 aprile del 2007, appena due anni fa, intervistato da “La Stampa” per via del cognome illustre e della parentela ancor più illustre (Camillo era il suo bisnonno), affermava di voler “fare il Sindaco e rilanciare Ivrea”.
Capiti un po’ più a fondo i meccanismi della politica, Olivetti ora potrebbe accontentarsi di puntare un po’ più in basso, magari dall’assessorato alle Pari Opportunità, lasciato vacante dal suo antico “mentore in gonnella”. Un’occasione ghiotta per lui e che Della Pepa, stando alle indiscrezioni provenienti da Palazzo Civico, non avrebbe nulla in contrario a concedergli. Il Sindaco è decisamente più incline a pescare dalla civica, piuttosto che accontentare i socialisti e dover concertare le decisioni con un partito in più. E chi se ne importa delle “quote rosa”. Anzi, un maschietto alle Pari Opportunità, con le Carfagna che ci sono in giro, potrebbe tranquillamente esser spacciato come un atto politico rivoluzionario.
La prossima settimana è programmato  un nuovo incontro di maggioranza per decidere il dopo-Barberis. Il Partito Democratico, la forza politica più influente, avrebbe - stando a fonti vicine alla segreteria eporediese - qualche indicazione precisa sulle tempistiche e sulla forma, più che sugli equilibri politici: nuovo assessore dopo le elezioni provinciali e silenzio sulla vicenda, onde evitare ripercussioni sull’immagine del partito e visibilità eccessiva al nuovo assessore, chiunque egli sia (di sicuro non si tratterà di uno del Pd).
11 maggio 2009
Il giornalismo del salumiere
Da "La Voce del Canavese" del 11 maggio 2009
Difficile prendere le difese politiche di un assessore che passa da una parte all’altra dello schieramento. Al massimo le si può applicare il minimo della pena mediatica, concesse le attenuanti specifiche che, in questo caso, consistono nell’aver avuto intorno un clima di forte ostilità. C’è anche però la strada della gogna. Quella percorsa dalla solita Sentinella appisola del solito direttore Dirce Levi. In un editoriale dal titolo eloquente, “Un curriculum altalenante”, il Dircettore conclude così: “Barberis ha sempre fatto delle pari opportunità la propria bandiera e, anche questa volta, ha deciso di fare quella che in politica certi uomini fanno: coprire tutto l’arco costituzionale secondo la convenienza. Auguri a chi la accoglie!”
Del resto, per sostenere questi giudici feroci, Dirce Levi ha argomenti a iosa. “Passata dall’Italia dei Valori, ai Ds, al Pd, fino alla Lista Barberis” scrive il foglio eporediese che, mentre dorme, evidentemente sogna pure. E la cosa è strana per un covo di “maestri di giornalismo”, come quello sotto le rosse torri, in cui la redattrice Rita Cola non di rado si diletta con comunicati sindacali (memorabile quello dal titolo: “il punto è il giornalismo che facciamo”) in cui richiama la categoria al rigore, alla verifica delle fonti e ad altri splendidi concetti deontologici. Il punto qui, più che il giornalismo, è che Laura Barberis non ha mai militato né nei Ds né nel Pd. Cioé mancano i presupposti, per lo meno “quantitativi”, dell’intera filippica del Dircettore. A cui, com’è lampante, è scappata un po’ la mano. Ha fatto “buon peso”. Per la serie: “Lascio o tolgo? Lascio!”. Come dal salumiere. Che sia nato, dopo quello “di inchiesta”, un nuovo genere di giornalismo?
POLITICA
4 maggio 2009
Vallino contro la Giunta: "Gli atti in Procura"
Da "La Voce del Canavese" del 4 maggio 2009
Il difensore civico in una lettera attacca
l'Amministrazione di Carlo Della Pepa

IVREA - Qualcuno, tra i corridoi di Palazzo Civico, sostiene che a volere l’avvocato Franca Vallino come difensore civico, ai tempi della Giunta Grijuela, sia stato proprio l’attuale Sindaco Carlo Della Pepa, allora capogruppo dei Ds e dedito a interpellanze sugli argomenti più disparati. Una sedicente anima “critica e trasparente” della passata maggioranza che, candidandosi alle primarie del Pd prima e alle elezioni poi, fece di questi requisiti auto attribuiti una sorta di marchio di fabbrica da contrapporre addirittura al suo predecessore. “Trasparenza” la parola d’ordine sullo stile amministrativo, per il resto poche differenze politiche rispetto a Grijuela, se non uno spostamento al centro, con Rifondazione fuori e i Moderati dentro, un po’ in anticipo rispetto ai tempi ma, col senno di poi, politicamente azzeccato.
Ciò che Della Pepa non ha considerato, tuttavia, è che la “storia della trasparenza”, venduta sotto le rosse torri col faccino tenero e occhialuto circa un anno fa, avrebbe potuto essere una lama a doppio taglio per un mandato intero. E passi essere indagato, a poche settimane dalla sua elezione, per falso ideologico. Passi aver mentito agli eporediesi sulla perdita della sede amministrativa dell’Asl. Passi pure aver cercato di raccomandare un esponente del suo partito (Giovanni Alessandro) come revisore dei conti dell’azienda sanitaria, malgrado il curriculum di questo pietosamente giunto fuori tempo massimo.
Oggi, la goccia che fa traboccare il vaso sta scritta nero su bianco in una lettera inviata dal difensore civico Franca Vallino alla Giunta e al Presidente del Consiglio. L’antipasto della missiva dell’avvocato eporediese parla di “totale mancanza di trasparenza”. Poi la Vallino serve il primo, scrivendo: “atteggiamento palesemente ostruzionistico della Amministrazione che oltre a delegittimare il mio ruolo rende evidente come, più in generale, consideri il Difensore Civico una istituzione rappresentativa di una democrazia intesa solo in senso formale”. Poi arriva il secondo, con contorno, quando il difensore civico denuncia una situazione “gravemente lesiva dei più elementari principi di buona amministrazione”.
E fin qui la situazione è tanto evidente che persino la Sentinella s’è accorta di tutto. Ma naturalmente, se il giornale di Dirce Levi scrive “uno”  contro il potere significa che nascone almeno “tre”. E infatti, nella lettera di Franca Vallino, c’è pure il dessert, con caffé e San Simone. “Mi riservo - minaccia l’avvocato - di trasmettere copia della documentazione in mio possesso alla Procura al fine di valutare la sussistenza di comportamenti penalmente rilevanti”. Dopodiché la Vallino promette anche di avviare una procedura di risarcimento danni per conto dei cittadini. Il merito del contendere, questa volta, è una questione tributaria: il Comune ha inviato ad alcuni eporediesi avvisi di accertamento sull’Ici di dubbia legittimità, con tanto di sanzione del 200 per cento. Alla domanda, posta dal difensore civico, su come si sia arrivati a determinare il valore dei terreni, l’Amministrazione non avrebbe risposto se non smentendo quanto aveva dichiarato l’allora assessore Redolfi intorno ad un “approfondito studio tecnico”, che poi s’è scoperto inesistente.
Insomma, malgrado l’Amministrazione non fosse (e a quanto pare non sia tutt’ora) in grado di fornire giustificazioni sul “perché chiedeva quei soldi”, ha continuato a battere cassa sui malcapitati contribuenti (circa una ventina) e ad ignorare le richieste di chiarimenti del difensore civico, nel frattempo divenuto “attaccante”.
Se la palla passerà alla Procura, al momento, non ci è dato sapere. Di sicuro già soltanto l’intenzione manifestata dalla Vallino,  per l’amministrazione Della Pepa, non è proprio una “patente di trasparenza”.
1 maggio 2009
Altri insulti su facebook
Da "La Voce del Canavese" del 27 aprile 2009
Questa volta è il Pd che rimane
impigliato nel social network

IVREA - La notizia potrebbe pure finire nell’archivio delle corbellerie politiche, della goliardia e degli scontati dissapori che in un partito, specie se grande, spesso ci sono. Potrebbe ma non a Ivrea, dove un precedente incredibile ha acceso i riflettori sulle nuove, svariate forme di comunicazione e la responsabilità che deve assumersi il loro utilizzatore. Il primo dibattito di questo genere risale ormai a qualche mese fa, quando il consigliere comunale del Pdl, Massimiliano De Stefano, finì per circa due settimane alla graticola. Reo, consapevole o no, d’aver inserito sul popolare social network facebook la foto di un gabinetto sporco di cacca con la didascalia “il Sindaco di Ivrea”.
Difeso d’ufficio dai suoi colleghi di coalizione, Tommaso Gilardini e Carlo Romito in pole, l’incauto frequentatore della rete era stato additato da tutta la maggioranza eporediese come un diffamatore di basso livello. “Non ci credo alla teoria dell’errore” aveva detto il sindaco Della Pepa, vittima della didascalia di pessimo gusto. Poi in Consiglio comunale, il presidente del parlamentino s’era lanciato in un discorso moralizzatore sull’utilizzo “responsabile” della tecnologia. La discussione, anche mediatica, s’era chiusa con la censura del comportamento dell’esponente di centro destra, liquidato con “disonore” dalla quasi totalità della classe politica locale.
L’episodio odierno è analogo in tutto e per tutto, solo che è tutto interno al Partito Democratico. Facebook sempre a fare da scenografica, questa volta la pagina web incriminata è quella dell’assessore al Lavoro e - ironia della sorte - alla Comunicazione, Enrico Capirone, esponente del Pd (già segretario Ds) e pezzo grosso della Ribes, azienda informatica e dunque ragionevolmente impossibilitato ad invocare a sua discolpa (come tentò pietosamente di fare De Stefano) l’ignoranza della materia. Ebbene sulla sua “bacheca” (cioé visibile a tutti i suoi contatti, ben 178) dal 14 di aprile compare una frase poco cortese con il segretario del Partito Democratico di Ivrea.
Scrive tale Enrico (omonimo dell’assessore): “Io mi sono iscritto al PD eporediese, in quanto picio. L'avv. Rossi e la sua testa mi hanno detto che erano tutti e due molto contenti della mia iscrizione al cd. PD. Ho incontrato l'avv. Rossi e la sua testa per strada, c'eravamo solo io e lui, eravamo tutte e tre lì. In che cosa consiste la partecipazione politica, se nessuno ti fa partecipare? Grazie, a tutti, a voi e alle vostre teste. Se si contano pure i coglioni, l'avv. Rossi è uno e quattrino.”
A parte la legittima critica sulla democrazia interna del partito, appare evidente il linguaggio fuori dalle righe utilizzato nei confronti del segretario eporediese del sodalizio. Eppure la frase è rimasta sulla pagina dell’assessore, cancellata soltanto nel fine settimana. Un’episodio che, probabilmente, se non riabilita la posizione di De Stefano, attenua le certezze precedenti sulla sua responsabilità.

Capirone: "Non me ne sono accorto"
Non si è accorto di quella frase per oltre una settimana?
No, non l’ho vista. L’ho vista quando l’ho cancellata.
Eppure le è arrivata la notifica...
Non ho visto nemmeno quella, non ci ho dato importanza.
Quindi implicitamente ammette che la maggioranza ha fatto a De Stefano un processo sommario?
Lì era una cosa diversa... Poi io non ci sono mai entrato nel dibattito su De Stefano. Nel caso di De Stefano non è certo che l’abbia scritto lui. Nel mio caso è certo che non sia stato io. Una differenza resta comunque...
E’ possibile che De Stefano fosse innocente?
Non lo so.
E cosa dice invece all’autore di quella frase, anche in relazione alle critiche che fa al partito, tralasciandone le forma?
Certo, ci sono dei problemi. Magari Maurizio non l’ha invitato ad alcune riunioni e lui se l’è presa. E’ una situazione delicata quella di questo ragazzo.
POLITICA
12 aprile 2009
Cimalando si dimette per finta
Da "La Voce del Canavese" dell'11 aprile 2009
Gilardini (Pdl) scatena il putiferio
con un ordine del giorno su Pistoni

IVREA - Tutta colpa di un partigiano bianco, Gino Pistoni, una colonna della storia e della Resistenza eporediese. O tutto merito di un giovane consigliere azzurro, quel Tommaso Gilardini destinato, probabilmente, a scalzare i sedicenti leader politici del suo schieramento sotto le rosse torri. Fatto sta ed è che nel consiglio comunale di lunedì è successo il pandemonio e per un pelo non s’è dimesso dalla Giunta il vicesindaco Gianni Cimalando (che smentirà sonoramente malgrado la versione sia pacifica ai più).
L’ordine del giorno presentato da Tommaso Gilardini, del resto, aveva tutti i crismi per ottenere l’unanimità. Si trattava, cioé, di sollecitare le scuole eporediesi a trattare la figura di Gino Pistoni in modo didattico. Del resto - come scrive il quotidiano torinese La Stampa - a Ivrea molti ragazzi credono che Pistoni sia uno stadio (in effetti a lui è intitolato il campo degli “oranges”) o un ex calciatore del sodalizio di casa. L’ignoranza dei pargoli eporediesi in materia è un fatto: nessuno ha insegnato loro vita e opere di Pistoni. Da qui la proposta di Gilardini, illustrata in Consiglio con un intervento puntuale, tra i cenni di assenso di molti consiglieri della maggioranza. Già alla vigilia, in realtà, letto l’ordine del giorno, i gruppi di maggioranza l’avrebbero approvato all’unanimità senza colpo ferire. Di traverso ci si è messo soltanto Cimalando, ancora una volta nelle vesti per nulla inedite di “Sindaco Ombra”, in grado di bofonchiare qualcosa intorno alla necessità di “ricordare Pistoni ma non solo Pistoni” e invitando, di conseguenza, la maggioranza a bocciare il documento “made in Pdl”. Capita l’antifona e accolte le osservazioni del Sindaco, Gilardini ha fatto un ementamento qui e uno là, conformando la sua proposta alla Della Pepa-pensiero.
Messo in votazione - l’orologio segnava le due di notte -, il documento del giovane consigliere ha ottenuto l’unanimità, facendo sobbalzare letterlamente Cimalando. Il vice sindaco, incassata la sfiducia del Consiglio, non ha trovato cosa migliore da fare che raccattare le sue cose e uscire dall’aula con un diavolo per capello. Pietosamente rincorso dal Primo cittadino Carlo Della Pepa, inseguito a sua volta dalla consigliera del Pd Elisabetta Ballurio, che si trovava a trotterellare tra la sala consigliare e il corridoio. Sulle scale la sparata choc, un po’ in stile Mastella. “Il Consiglio è libero di votare come vuole, io sono libero di dimettermi dal partito e dalla Giunta”, avrebbe detto Cimalando, scendendo la rampa accompagnato dal segretario del Pd eporediese Maurizio Rossi.
Poi il vice sindaco è stato ricondotto alla ragione nel giro di dieci minuti da Della Pepa, sulla cui posizione, assunta per convincerlo a ripensarci, i moviolisti restano assai divisi...
POLITICA
30 marzo 2009
"Della Pepa rinunci alla prescrizione"
Da "La Voce del Canavese" del 30 marzo 2009
Di Pietro dà la linea ai consiglieri
eporediesi dell'Italia dei Valori

IVREA - Era arrivato sotto le rosse torri perché citato come testimone dalla Procura di Ivrea nell’ambito di un “processucolo” per furto in abitazione e violazione di domicilio. Antonio Di Pietro, leader nazionale di Italia dei Valori ed ex Pm, già che c’era ha colto l’occasione per presentare il suo libro “Il rompiscatole”, scritto a quattro mani con il giornalista Gianni Barbacetto. Appuntamento nella cornice dell’Hotel La Serra, con il libraio Cossavella nei panni di cerimoniere e il giornalista Volpato  della Rai (secondo Di Pietro, scandalosamente lottizzata dai partiti) in quelli di intervistatore. Prima di recarsi alla Serra, Di Pietro ha tenuto una conferenza stampa separata, onde evitare la mescolanza di argomenti strettamente politici con la presentazione del libro. Orgoglioso assertore dell’indipendenza della stampa e del suo ruolo, dopo una panoramica sull’Italia dei Valori piemontese, s’è praticamente fatto le domande da solo su Rai, Federalismo e piano casa. Tuttavia il leader dell’Italia dei Valori ha fornito uno spunto interessantissimo per la politica eporediese. La domanda era “cosa farebbe se fosse consigliere comunale di maggioranza, con il sindaco indagato per falso ideologico nell’ambito di una maxi-inchiesta per corruzione e con il processo che galoppa verso la prescrizione?”... Inutile sottolineare che lo scenario prospettato a Di Pietro altro non è che la fotografia della situazione eporediese, dove Carlo Della Pepa risulta ancora indagato dalla Procura di Torino che lo accusa di aver falsificato alcuni test farmaceutici (durante la sua attività di ricercatore universitario), nell’ambito dell’inchiesta giudiziaria meglio nota come Farmacopoli. Il leader politico ha risposto chiaramente, confermando i princìpi ispiratori della sua forza politica. “Intanto esprimerei fiducia nel lavoro della Magistratura - ha detto, sintentico, Di Pietro -, poi chiederei al Sindaco di rinunciare alla prescrizione e di relazionare al Consiglio comunale”. Ovvio a questo punto attendersi un atto politico conseguente da parte dei rappresentanti dipietristi sotto le rosse torri. Vale a dire una mozione del capogurppo, nonché unico consigliere eletto, Enzio Pagani che impegni il Primo cittadino di Ivrea a relazionare al parlamentino e a rinunciare alla prescrizione onde evitare, giacché Della Pepa s’è sempre professato innocente ed estraneo ai fatti di cui la Procura l’accusa, di lasciare ombre circa la sua moralità.
CULTURA
23 marzo 2009
I conti in tasca al Contato
Da "La Voce del Canavese" del 23 marzo 2009
La commissione d'indagine sul Grinzane
si occuperà anche del gestore del Giacosa

IVREA - Lo scandalo di Sorìa e del Premio Grinzane-Cavour ha acceso inevitabilmente i riflettori del dibattito politico, oltre che della Magistratura, sui contributi che il “sistema cultura” riceve dalle istituzioni pubbliche. A rassegne culturali, fondazioni e associazioni che a qualsiasi titolo ricevano soldi pubblici per la loro attività, la politica e l’opinione pubblica chiedono trasparenza e chiarezza.
Per questa ragione il consiglio regionale del Piemonte, all’unanimità, ha istituito una commissione di indagine sul premio. L’organismo, su proposta del vicepresidente, vigilerà anche sugli altri contributi sin qui assegnati agli operatori culturali. E in particolare su quelli superiori ai 100 mila euro. Al centro del dibattito le motivazioni per cui simili finanziamenti sono stati concessi ad alcuni e anche le motivazioni per cui, eventualmente, sono stati negati ad altri. Dulcis in fundo, il rendiconto delle spese sostenute dai loro beneficiari.
In canavese, per mole di finanziamenti ottenuti, sotto la lente d’ingrandimento della commissione dovrebbe finirci innanzitutto il “Contato”, operatore culturale che gestisce il teatro Giacosa di Ivrea e altre rassegne minori. Soltanto dalla Regione, l’associazione di Mario Liore, ha incassato oltre un milione di euro negli ultimi dieci anni, scaglionati in contributi per un ordine di grandezza di oltre 100 mila euro annui per la stagione culturale del teatro eporediese.
Se ai soldi piovuti da Palazzo Lascaris si aggiungono poi quelli provenienti da Provincia, Comune di Ivrea e Fondazione San Paolo, la cifra raddoppia. Contributi - dicevano i maligni fino a qualche anno fa - giunti copiosi grazie agli agganci politici dell’allora direttore artistico Giacomo Bottino, pieno di crediti politici, con Bresso in primis, e con una discreta trasveralità d’altri politici di ambo gli schieramenti. Memorabile a tal proposito - correva il 2007 - la polemica mediatica scatenata sulla Sentinella dal direttore Dirce Levi in persona, scandalizzata dalla dieta dimagrante subita dalla rassegna a causa di un finanziamento minore da parte delle Istituzioni. Anche qui i bene informati malignavano di un rubinetto chiuso per volontà politiche. Bottino sempre protagonista, questa volta nelle vesti di “trombato”, dove l’antagonista-trombatore sarebbe stato, senz’alcun dubbio, l’assessore regionale Gianni Oliva, già killer del discusso direttore artistico ai tempi della vicenda “Fondazione Teatro Piemonte” finita con una denuncia in Procura poi archiviata. Poi la normalizzazione: Palazzo Lascaris torna a foraggiare il “Contato”. Prima con Bottino, poi senza Bottino, nel frattempo epurato da Liore con la benedizione politica del duo Della Pepa-Cimalando, nuovi amministratori della città di Ivrea.
Ed è proprio analizzando i legami politici degli operatori culturali presenti e passati che assume un grandissimo interesse la lente d’ingrandimento piazzata di recente dal consiglio regionale sul sistema cultura. La commissione d’indagine presieduta dal forzista Luca Caramella (Mauro Laus dei Moderati, il suo vice) analizzerà nel dettaglio - almeno si spera - i soldi elargiti dalla Regione dal 2005 ad oggi. Un’iniziativa certamente opportuna per capire quali margini di dicrezionalità, in un settore così “artistico”, vengano utilizzati dalla politica per finanziare alcuni progetti anziché altri, per attribuire 100 anziché 10 e 50 anziché 200 mila. Un’operazione “trasparenza” che forse andrebbe estesa, in futuro, anche per i beneficiari di contributi minori. Per esempio il famosissimo e splendido Carnevale di Ivrea in cui capita, per mera casualità, di conoscere anzitempo il vincitore della battaglia delle arance. O in cui versioni a dir poco contrastanti  e leggendarie contrappongono Mugnaie da 70 o 80 mila euro di contributo ad altre che “si comprano solo le caramelle”.
Tornando al “Contato”, gli addetti ai lavori vociferano, chi con entusiasmo chi con meno, grandi novità artistiche e, quasi per tragica conseguenza logica, di esborso di soldi pubblici. Trattasi (o tratterebbesi) di una sorta di prolungamento estivo della rassegna “Il teatro Giacosa fuori le mura”. Ambientata nella suggestiva location del Castello di Masino, già benedetta dal solito assessore Oliva, e dal costo già preventivato in una modica cifra compresa tra i 250 e i 300 mila euro, sulla gran parte dei quali è perfino superfluo ipotizzare la provenienza.
In proposito già c’è chi paventa una “rivolta dei piccoli operatori culturali”, combattuta al grido “piove sempre sul bagnato”. Ma queste, per ora, son soltanto voci di qualche menestrello canavesano trascurato.
2 marzo 2009
Quando gli aranceri fanno Ooh
Da "La Voce del Canavese" del 2 marzo 2009
IVREA - Quando uno fa l’oditore del Carnevale, una sorta di notaio che osserva se tutto si svolge bene, male e secondo la tradizione, e in contemporanea scrive un articolo di critica “d’ufficio” alla manifestazione medesima è già in conflitto d’interesse. Sarebbe come far fare gli articoli sul bilancio comunale al revisore dei conti nominato dall’Amministrazione. Per sgomberare il campo dai dubbi, stiamo parlando ancora di Dirce Levi, direttore de La Sentinella del Canavese. Al primo giornale di Ivrea gli scandali carnevaleschi son praticamente scivolati tutti addosso. Il foglio diretto da Levi non s’è posto il problema dell’opportunità della tassa di ingresso in città, pure in un periodo di crisi nera. Non ha avuto nulla da dire, né da approfondire, sulle spese esorbitanti - per quanto presunte - che le Mugnaie sosterrebbero da anni a questa parte (anzi, ha fucilato i poveri Gioana e Olivetti che lo denunciavano, costringendoli a replicare pagandosi un quarto di pagina di pubblicità). Non ha detto nulla su un bilancio cresciuto a dismisura e giunto a ordini di grandezza degni di una società municipalizzata “di successo” e nulla dirà, probabilmente, sull’ultimo scandalo dei Tuchini vincitori già annunciati in anticipo. Però su una cosa è stata tranchant. Il Dircettore l’ha detto chiaro e tondo, senza timori e con un’incrollabile vocazione alla denuncia: gli aranceri fanno troppo casino!
Fanno un tale baccano - sentite un po’ - da coprire il suono dei pifferi. Ora, nel pieno rispetto di questa piaga sociale che forse il Dircettore auspica si risolva con qualche arresto dei carabinieri per schiamazzi carnevaleschi, è lecito chiedersi cosa accidenti uno si aspetti dagli aranceri. Che stiano zitti? Che sventolino bandiere a ritmo di processione, inginocchiati davanti alla Violetta come di fronte all’altare della Vergine Maria?
Se a qualcuno fosse sfuggito, gli aranceri sono quelli che nelle tre giornate di battaglia si lanciano arance addosso. Sono geneticamente votati al casino. Il carnevale, poi, che appunto è famoso per la battaglia delle arance, è praticamente “roba loro”. La domanda è: c’è qualcuno a Ivrea, possibilmente non in età da casa di riposo, che oserebbe lamentarsi quando gli aranceri fanno ooh?
POLITICA
17 febbraio 2009
Il peggior centro destra
Da "La Voce del Canavese" del 16 febbraio 2009
La premessa è che queste colonne, più di ogni altra forza politica e sociale, hanno sin qui denunciato le manchevolezze dell’Amministrazione di Ivrea, messo a nudo le questioni poco edificanti del centro sinistra eporediese, annotato l’immobilismo amministrativo della città e i silenzi colpevoli dell’opposizione di centro destra.
Ma è oggi, con il caso “De Stefano”, che si palesano le peggiori pochezze politiche di quella parte della città che alle ultime elezioni si era proposta di amministrare, sovvertendo le logiche della “città-partito” a suo dire nefaste per Ivrea. Quella parte politica, il centro destra, che gli elettori hanno mandato all’opposizione e che oggi avrebbe il compito di controllare l’operato dell’Amministrazione. Quel centro destra che non solo non controlla ma tace su tutti i maggiori scandali cittadini, probabilmente in nome di quel dialogo che ha portato la sedicente opposizione a partecipare alla lottizzazione furibonda fatta dal Sindaco Della Pepa: Pio Coda nel consorzio sociale In Rete, Paolo De Berndardi (ex consigliere di An) nel collegio dei revisori dei conti di Ivrea Parcheggi.
La ciliegina sulla torta, nella città dell’informatica, non poteva che arrivare dal social network facebook. Più precisamente dalle reazioni impacciate del centro destra locale, la solidarietà piena e totale al presunto (e probabile) diffamatore. Dalle scuse posticce del consigliere De Stefano, avvalorate come Vangelo dal Popolo delle Libertà. Dal comunicato stampa, ancora di De Stefano, che “chiagne e fotte” come Berlusconi, autodefinendosi vittima di una strumentalizzazione politica. Tutto ciò dopo aver millantato di “essere sulla strada giusta per dimostrare con elementi tecnici tutta la mia buona fede respingendo con riscontri oggettivi tutte le accuse a me rivolte”. Ora è chiaro che, prima di scrivere fesserie, De Stefano avrebbe potuto almeno consultare uno più furbo di lui. Se non addirittura l’avvocato Pio Coda, suo candidato Sindaco. Perché se l’avesse fatto, certamente Pio Coda gli avrebbe spiegato - penalmente parlando - che più che dimostrare la sua buona fede, in un caso simile, De Stefano al massimo potrebbe dimostrare che “non c’è la prova piena della sua colpa”. Ma anche in questo caso il tentativo apparirebbe politicamente patetico ai più...
Se non altro perché nel giro di due giorni, stando alle sue stesse dichiarazioni, De Stefano sembrerebbe essere passato dall’ultimo ignorante di facebook al più esperto di tutti...
Aggiungiamoci poi l’appello al “dialogo” che il consigliere del Pdl fa, criticando il sindaco per non aver voluto dialogare, come se si potesse dialogare con uno che ti da dello “stronzo”, con tanto di foto, sostenendo di non averlo fatto apposta. E aggiungiamoci pure la “berlusconata” di uno che nel comunicato - giusto a proposito di strumentalizzazioni - cita i propri figli “che potrebbero essere raggiunti da commenti di corridoio e facili giudizi”. Forse incurante che gli stessi commenti di corridoio e facili giudizi, a causa sua, potrebbero raggiungere i cari congiunti dello “stronzo per caso”.
Ma la performance peggiore di De Stefeno - e anche dei suoi “amici” di facebook che lo hanno sostenuto - è stata quelle di far notare al sindaco la solidarietà che il centro destra ai tempi gli espresse in merito alla vicenda giudiziaria che inaugurò il suo mandato politico. E non tanto perché “la solidarietà non si rinfaccia” - che pure sarebbe un buon motivo -, ma perché quella solidarietà era  fuori luogo. Anzi dell’attività politica del centro destra eporediese è stato il picco più basso. In pieno stile Berlusconi, che non aspetta altro che venga indagato uno dei tanti ladri del Partito Democratico per esprimergli solidarietà “a prescindere”. Così è successo a Ivrea: i consiglieri dei Pdl sono stati solidali a prescindere con Della Pepa perché, a detta loro, “è una persona per bene”. Senza aver capito un accidente di quello che la Procura torinese - che lo indagava per falso ideologico per non aver condotto delle sperimentazioni su alcuni farmaci - gli contestasse. E senza che il Sindaco spiegasse come sono andate le cose, visto che ai tempi si limitò a dire che “quei farmaci sono ancora in commercio”, elemento che nulla rileva rispetto agli addebiti che la giustizia gli muove.
POLITICA
16 febbraio 2009
Sindaco finisce nella cacca
Da "La Voce del Canavese" del 16 febbraio 2009
Della Pepa taggato da De Stefano
in un gabinetto sporco. E' polemica

IVREA - Forse se ne parlerà nel consiglio in programma oggi, lunedì 16 febbraio, o forse il “caso” sarà definitivamente archiviato in nel dimenticatoio della politica bassa.
Fatto sta ed è che l’episodio ha lasciato di stucco molti. Il consigliere comunale del Popolo delle Libertà Massimiliano De Stefano ha inserito su facebook, popolare social network su internet, la foto di un gabinetto sporco ed ha inserito come “tag” “il Sindaco di Ivrea”. Per i non avvezzi al web, un tag è un elemento sintattico con cui si marcano porzioni di un documento. In sostanza, trattandosi di una fotografia digitale, il tag era una vera e propria didascalia.
Immediatamente sulla notizia si è fiondato il sito di informazione eporediese “Localport”, massimo esperto dei moderni mezzi di comunicazione. Intervistato dal direttore del portale, l’autore dell’insulto telematico si è subito giustificato sostenendo che s’è trattato di un errore dovuto alla sua poca dimestichezza con il social network, teatro dell’accaduto. De Stefano ha detto di aver voluto inserire un lungo commento polemico alla foto, di non esserci riuscito visto che lo “spazio” in cui avrebbe cercato di metterlo - il tag, appunto - poteva contenere solo pochi caratteri. Cioé conteneva giusto giusto - e guarda caso - “Il Sindaco di Ivrea”. Accortosi del risultato, poi, cioé di aver pubblicato la foto di un cesso sporco di cacca che in didascalia riportava la dicitura “Il Sindaco di Ivrea”, De Stefano, a quanto sostiene, non sarebbe riuscito a rimovere né la foto, né la didascalia. Sempre a causa della sua poca dimestichezza con il social network.
Il Primo cittadino Della Pepa, anch’egli intervistato sull’accaduto, ha ribattuto di non credere alla teoria dell’errore e ha stigmatizzato l’insulto del suo avversario politico.
Per amor di verità, bisogna cercare di capire quanto stia in piedi la “teoria di errore”. E sempre per amor di verità, bisogna dire che in effetti traballa molto. In primis perché l’utilizzo del social network facebook è molto intuitivo. In secondo luogo perché quanto accaduto presuppone una lunga serie di errori e casualità, tutte simultanee.
Ma poi, evidentemente accortosi della macchinosità tecnica della sua ricostruzione, De Stefano ha cambiato versione diramando un secondo comunicato stampa. Questa volta, dopo una prima “confessione” colposa, il consigliere novello utente di facebook ha ribaltato la frittata. “Ho scoperto che possono taggare le foto anche altri utenti di facebook”. E allora chi è stato? - verrebbe da chiedere. Risposta di De Stefano: “la notifica sulle pagine di facebook viene cancellata dopo qualche giorno, quella attraverso la posta elettronica devo averla cancellata facendo pulizia.”
Poi ha annuncia una denuncia contro ignoti - che a questo punto tutti aspettano, fiduciosi, di documentare - affinché la polizia postale risalga al responsabile della “congiura”.
9 febbraio 2009
Bentornate marchette
Da "La Voce del Canavese" del 9 febbraio 2009
IVREA - Può dirsi ufficialmente conclusa la crisi matrimoniale, breve e dai contenuti poco significativi, tra la Sentinella e l’Amministrazione comunale. Il bisettimanale sonnacchioso di Ivrea riprende ad essere la fedele stampella del Comune, il portacolori della coalizione, passata misteriosamente da cosa “inerte” ad “attivissima”. Soltanto in una settimana, cioé sui numeri di lunedì e giovedì, quelli del giornale olivettiano son riusciti a scrivere una sequela di sviolinate per eventi di straordinaria routine: poco meno di una pagina per parlare della “violenza sulle donne” (pagina 6 di lunedì) e dire che il Comune di Ivrea, udite udite, sarà capofila di una serie di progetti rivolti al gentil sesso. Ma il capolavoro sta sul numero di giovedì quando, a pagina 5, la Sentinella proclama “Il 2009 anno della svolta ecologica”. Ché uno minimo minimo si aspetterebbe pannelli solari sparsi un po’ ovunque, ad alimentare persino i campanelli delle abitazioni eporediesi. E invece no: si tratta semplicemente dell’ennesima campagna di sensibilizzazione del Comune, per il risparmio energetico. Cioé uno sportello a cui i cittadini (quelli già interessati al risparmio energetico, s’intende) possono rivolgersi per sentirsi dire che la televisione va spenta col “bottone” invece che col telecomando, che è meglio non tenere accese tutte le luci di casa, e che ci sono in commercio lampadine che consumano di meno. Esilarante, a tal proposito, il panegirico sugli “acquisti verdi”. Ma ciò che colpiscono sono le parole sul nulla proferite dall’assessore Dallan (Italia dei Valori) e riportate dalla giornalista.
Avvertenza: la lettura ad alta voce può provocare stordimento.
Dice Dallan in versione Heidi: “La Giunta assumerà dei provvedimenti che progressivamente dovranno far si che i residenti mutino le loro abitudini, per evitare di continuare a danneggiare il mondo che ci circonda.” Fantastico. Poi prosegue: “E’ intenzione del mio assessorato introdurre gradualmente delle buone pratiche di comportamento che favoriscano una diminuzione dei rifiuti. Ad esempio l’utilizzo di stoviglie biodegradabili per le manifestazioni proposte sul territorio (...) Attiveremo pure - qui è forte! - un tavolo di coordinamento per lo studio di tutte quelle attività che si orientano ad un uso consapevole delle risorse...”.
Poi qualcuno (l’assessore o la giornalista), alle prese con concetti troppo complicati, bisticcia perfino con la grammatica: “Gli aquisti verdi per le pubbliche amministrazioni - anacoluteggia il settimanale - è un campo che ha la possibilità di crescita grandissima. Basti pensare alle enormi quantità, - la punteggiatura è sempre della Sentinella - di carta che si usano - anacoluto parte seconda - negli uffici pubblici o alla enorme - per questi è tutto enorme - energia elettrica utilizzata, razionalizzabile con un semplice cambio di lampadine, passando a quelle a basso consumo. I vantaggi sono dunque innumerevoli”. Di sicuro gli aggettivi non sono a basso consumo, ma se non altro inquinano solo i cervelli di poveri lettori.
Si volta pagina e il copione non cambia. Anzi, per la verità non cambia nemmeno l’assessore “illuminato”. A pagina 7, giusto vicino ai morti, La Sentinella ci informa di un “concorso di idee per la Polveriera” che “dovrà diventare Polo per lo Sviluppo Sostenibile”. Il delirio assessorile sul nulla non si placa. Parte Dallan: “Il concorso di idee ha lo scopo di acquisire, tramite un confronto di soluzioni e proposte tecniche, un progetto innovativo capace di sfruttare ciò che già esiste nel parco, eventualmente potenziando qualcosa”. Sui contenuti no comment. Sul riavvicinamento tra il giornale appisolato e l’Amministrazione, invece, una spiegazione è d’obbligo. Il Comune di Ivrea, in realtà, continua a non occuparsi di nulla di importante. Senonché, per tutte le varie “cose non importanti” di cui si occupa ha deciso di convocare delle conferenze stampa. E la Sentinella, che senza veline aveva perso un po’ la ragione di esistere, ha finalmente tirato un bel sospiro. Il Comune passa veline sul nulla: la Sentinella, che lo fa proprio per sua vocazione, cerca di trasformare il nulla in “qualcosa”. E ringrazia pure.
Il Comune capisce l’antifona e spara una conferenza dopo l’altra: per la prossima settimana sono già in calendario “la presentazione del corso di scienze infermieristiche”, un “incontro pubblico sulle sponde della Dora” e una “conferenza stampa sul centro commerciale naturale”. Tre marchette garantite sulla Sentinella. Bentornate!
sfoglia
maggio        luglio

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

blog letto 1 volte

Nome: Michele
Cognome: Valentino

Età: 26

Professione: Giornalista

Giornalista preferito:
Marco Travaglio

Giornale preferito:
Non l'hanno ancora inventato

Citazione preferita:
"A noi, le notizie, più che darle in anteprima, piace commentarle!"
del mio direttore Liborio La Mattina

email:
michele.valentino@email.it

Scrivimi
Skype me


voglio scendere

passaparola
Basta! Parlamento pulito