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michelevalentino
Blog di un giornalista di provincia
POLITICA
8 luglio 2009
Furfaro vergognati!
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 8 luglio 2009
La consigliera del Pdl inneggia
al fascismo sul social network

La canzone inizia così: “Se tu dall'altipiano guardi il mare, Moretta che sei schiava fra gli schiavi, Vedrai come in un sogno tante navi E un tricolore sventolar per te...” Poi c’è il ritornello: “Faccetta nera, bell'abissina, aspetta e spera che già l'ora si avvicina!”... E qualcuno potrebbe pure, con tanto tanto coraggio, considerarla un patrimonio musicale storico allo stesso modo di come si considera certa archiettura e certa produzione letteraria. Invece c’è chi, con grande sprezzo  della decenza, considera “Faccetta nera”, il più famoso dei motivetti fascisti, l’unico vero inno italiano. E non si tratta dei soliti sfaccendati di 14 anni, testa rasata e croce celtica. Si tratta invece della consigliera comunale del Pdl Patrizia Furfaro. Almeno questo ha scritto, con tanto di foto di Benito Mussolini, sulla sua pagina personale del social network facebook, la candidata sindaco del Popolo delle Libertà. Una cioé, che se avesse vinto le elezioni, avrebbe dovuto giurare la propria fedeltà sulla Costituzione antifascista...
Ardimentosa eroina di stirpe italica, già reggitrice di truppe patriottiche, ha combattuto nella “campagna settimese” accerchiata da orde di comunisti armati fino ai denti, lottando fino allo stremo delle forze senza mai dichiarare la resa. E dopo aver fronteggiato vili bolscevichi tra cui Corgiat, Ossola, Condello, Lapertosa, Palena, Palumbo e Silvestri, l’altissimo comando di Patrizia Furfaro ha ottenuto il 15,26% dei consensi al termine dell’ardua contesa dove oltre all’arme s’è fatta valere per la sua ars retorica, dialettica, politica, strategica e filippica. E quei vigliacchi traditori del suo stesso battaglione che or vorrebberla deporre dal suo ruolo di comando ha fustigato con orgogliosa favella e verbo pronto.
Dopo aver esordito solennemente in un parlamento rosso, rivendicando con ardore la vicepresidenza del consiglio, strappatale con codardia da una congiura dei comunisti, superiori per numero ma non per tenacia e valor, Patrizia Furfaro ha deciso di lanciarsi alla conquista del mondo virtuale della rete internet, dove pure il terribile rosso abbonda in spregio ai valori di patria, famiglia e Dio. Sfidandoli tutti, con ammirevole temperamento ed infaticabile fiducia nel predicato del Duce, nelle venerdande pagine del social network facebook ha pubblicato il seguente gruppo: “Faccetta Nera, il vero inno italiano”. Anzi, acciocché il messaggio fascista fosse ben recepito dal popolo tutto della rete, ha pubblicato l’elemento per ben due-volte-due in due ore, sottraendosi financo ad intelligenti quanto astute strategie per spezzare le reni ai nemici. Nonostante la battaglia elettorale sia provvisoriamente persa, o per meglio dire non vinta, la guerra continua grazie ad un manipolo di arditi, sapientemente condotti. Mameli ora può tremare, perché il suo inno è già carta straccia per tutti i giovanotti d’onore e anche per le gentili giovanotte. Trema anche l’eversiva Costituzione, troppo lungamente osannata da una sinistra senza Dio e priva di amor proprio.
Siffatte gesta resteranno imperiture nella storia settimese, rifulgendo di splendore politico come luce eterna di virtù.
Furfaro vergogna!
POLITICA
2 luglio 2009
Pdl, ora si arriva ai coltelli
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 1 luglio 2009
Bonino paventa un "repulisti"
Rignanese e Scavone a rischio

SETTIMO - Sta tutta nella reazione a caldo di Barbara Bonino, coordinatrice provinciale del Pdl, la fotografia del partito settimese, ancora alle prese con enormi lacerazioni interne, dopo l’ultima figuraccia - pacifica anche per i vertici del partito di Berlusconi - che ha permesso all’opposizione di centro sinistra di scippare al centro destra la vice presidenza del Consiglio comunale.
“E’ stata colpa di Corica - afferma la Bonino, che poi presegue come un fiume in piena - A un certo punto è impazzito. Avevamo raggiunto l’accordo e l’avevamo convinto a rientrare. D’un tratto ha borbottato qualcosa sulla famiglia e l’onorabilità. Per me onorabilità significa anche mantenere la parola data. Fino a quella fase la Furfaro è stata l’unica ad agire con buon senso. Sapendo che Corica era l’unico nome su cui avrebbe potuto convergere sia la Lega, sia i due consiglieri dell’ex Forza Italia, lo ha proposto. Corica è stato molto sleale.”
Poi il numero uno provinciale del Pdl fa anche il punto sul futuro, a partire dal ruolo di capogruppo, nuovamente conteso dalle due fazioni (Rignanese e Scavone contro Chiarle e Furfaro), che non si spostano di un millimetro dalla loro posizione. “Io non ho mai imposto nulla - afferma la Bonino -. Ho detto solo che trovavo ragionevole che il capogruppo lo faccia chi ha fatto il candidato sindaco. Ma non ho mai dato ordini. Questo l’ho detto a chi mi ha chiamato per sapere come la pensavo. A chi invece ha preferito polemizzare sui giornali e mandarmi dei messaggi in quel modo, dico invece di pensare prima di tutto al partito e non alla propria soddisfazione immediata. Il mio compito non è quello di mettere poltrone sotto ad ogni sedere. Il loro comportamento ha regalato a Cinzia Condello la carica di vicepresidente e alla coalizione di Ossola, cioé a due assessori che fino a ieri in Provincia fiancheggiavano il Pd, il ruolo di opposizione di centro sinistra ad una maggioranza di centro sinistra. Una situazione paradossale e grottesca che solo in queste contrade può capitare. Certo ora chi ha denigrato i vertici del partito e le loro scelte dovrà venire a darci spiegazioni a Torino, non si può pensare che una cosa del genere passi senza conseguenze. C’è la seria possibilità che chi non si riconosce nella linea del partito ne venga allontanato. Ogni tanto bisogna aprire la finestra e cambiare un po’ l’aria, altrimenti è difficile che il partito riesca ad attrarre persone nuove e credibili.”
Una dichiarazione che non lascia spazio a troppe interpretazioni e che sembra preludere a un “repulisti” da manuale. Tuttavia le cose non sono così scontate come potrebbero apparire. Perché ai piani alti del Pdl torinese e piemontese, oltre alla Bonino, ci sono anche i dirigenti di area Forza Italia, per nulla intenzionati - affermano fonti interne - a lasciar passare la linea secondo cui gli ex An a Settimo fanno il bello e il cattivo tempo. D’altro canto - ricordano alcuni appassionati di aritmetica elementare - i rapporti di forza tra i due ex partiti, all’interno del nuovo soggetto, sono pur sempre 70 a 30 in favore dei forzisti. Poi ci sono i numeri del Consiglio. Se non si vogliono coivolgere i “padrini torinesi” in una “guerra dei carciofi” settimese bisognerà accettare che la faccenda se la sbrighino, da soli, i consiglieri comunali. In questo caso, con un rapporto di due a due, passerebbe il più anziano. Cioé Scavone.
Insomma, la resa dei conti è appena cominciata e presto si vedrà sul campo l’artiglieria pesante. A meno che non ci siano dei folli di Forza Italia intenzionati a far macellare il gatto e la volpe (Scavone e Rignanese), nonostante le imminenti elezioni regionali e il notevole pacchetto di voti del duo azzurro. Ma con queste premesse tutto è possibile.
POLITICA
7 giugno 2009
Affissioni selvagge, multata la mongolfiera
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 3 giugno 2009
Verbale al Pdl, ma è quasi certo
l'indulto elettorale della sanzione

SETTIMO - Chi non conosce a fondo la storia del consiglio comunale settimese non potrà cogliere, in questa vicenda, l’ironia della sorte. Giovano, perciò, alcuni flashback...
Correva la primavera scorsa quando due consiglieri comunali d’opposizione, uno di centro destra e uno di estrema sinistra, si resero protagonisti di cosiddette “interpellanze ad personam” reciproche. Su un fronte, a cominciare la guerra, Daniele Debetto, consigliere del Partito Comunista dei Lavoratori e odierno candidato sindaco del medesimo sodalizio. Il trockista se la prese con la pizzeria “I Due Buoi Rossi” e il suo dehor piuttosto vasto in piazza del Municipio, locale di proprietà del consigliere di Forza Italia Enzo Rignanese. Quest’ultimo, per vendicarsi, puntò il dito su una cabina telefonica letteralmente tappezzata di volantini che pubblicizzavano il partito di Debetto. Il primo propose di cambiare il nome di Piazza della Libertà in “Piazza dei Buoi Rossi”, Rignanese suggerì di istituire presso la malcapitata cabina telefonica un “museo sui benefici derivanti dai regimi comunisti nel mondo”. La spuntò Rignanese: con tanto di verbale da oltre 2000 euro per Daniele Debetto, comminato sulla base del regolamento di pulizia muncipale che, quando il responsabile del gesto non viene colto in flagranza, prevede la sanzione per il “soggetto pubblicizzato” dalle affissioni abusive...
In queste settimane, tuttavia, un pasticcio identico l’ha combinato proprio il centro destra. Colpa dei volantini incivilmente appiccicati a pali della luce, fermate del pullman e cestini dell’immondizia. Sparsi in ogni dove, a pubblicizzare la simpatica iniziativa del “giro in mongolfiera per vedere la città da un’altra prospettiva”, come recitava il volantino. Immediato il blitz dei vigili urbani che, armati di macchine fotografiche, hanno documentato in modo dettagliato tutte le affissioni selvagge. Successivamente hanno notificato il verbale a Patrizia Furfaro, candidato sindaco del Pdl, visibilmente turbata alla vista dei civich. Pacifico il fatto, restano da capire le conseguenze. Infatti a livello normativo ci sono due interpretazioni possibili. Secondo la prima, favorevole al Pdl, le affissioni elettorali illecite vengono “condonate” tutte alla fine della campagna elettorale con una multa forfettaria molto blanda. Secondo l’altra interpretazione, ben più preoccupante per il centro destra settimese, si potrebbe applicare il normale regolamento di Polizia Urbana (cioé quello che costò a Debetto una multa di oltre 2000 euro per le sole affissioni nella cabina telefonica), considerata la natura non strettamente politica dell’affissione (cioé il “giro in mongolfiera” pubblicizzato).
La seconda ipotesi costituirebbe per il Popolo delle Libertà un autentico salasso, stimabile in diverse migliaia di euro. Ma del resto né più né meno del trattamento che verrebbe riservato dalla Polizia Municipale a qualunque cittadino o commerciante, autore della medesima trovata.
L’interpretazione spetterà ai vigili urbani ma l’impressione, raccogliendo qualche indiscrezione qua e là, è che ancora una volta potrebbe prevalere la “logica della Casta”: multa blanda e amici come prima. Così l’inciucio - mormorano i maligni, in modo andreottiano - comincia prima ancora dell’esito delle urne.
POLITICA
7 maggio 2009
Enzo Lombardo scaricato dal Pdl
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 6 maggio 2009
Fuori dalla lista per colpa di un giallo di
tessere, l'ex repubblicano andrà alla Lega

SETTIMO - S’è sentito mancare il terreno sotto i piedi settimana dopo settimana. Cioé ogni volta che nel Pdl le trattative - per usare un eufemismo - facevano pendere l’ago della bilancia in direzione di Patrizia Furfaro. Colpa di un mezzo pasticcio di tessere accaduto quest’anno e mai digerito dalla corrente settimese di An (escluso Corica, che fa gruppo a sé)...
Così Enzo Lombardo, 57 anni, operatore di borsa, brocker e analista finanziario è stato decapitato dal centro destra. E dire che pur di entrare nel nuovo soggetto politico s’era fatto ridere appresso da mezza Settimo. L’apice degli sfottò quando ad un certo punto - correvano le utlime elezioni politiche - lo si vide ai seggi con lo spillone berlusconiano piantato sul petto, nelle vesti ufficiali di rappresentante di lista. “Ma quello non stava in lista con la Rabacchi?” dicevano i maligni, dove per maligni si intende principalmente i maligni del Pd. Però in effetti torto non avevano: Enzo Lombardo nel 2004 era candidato nella Lista Civica Settimese, coalizione Sinistra Più, capeggiata da Rabacchi in persona. Prese 49 dei 326 voti totali della sua lista. Molti elettori su cui contava non lo votarono perché videro troppo rosso intorno a lui. Ciò nonostante, durante la prima parte del mandato, Lombardo fu l’ideologo dell’opposizione finanziaria di sinistra, colui cioé che si presentava alle conferenze stampa dei comunisti, denunciando le “malefatte” di Asm.
Tornando alle ultime elezioni politiche, chiamato in ballo, Lombardo si vide costretto a raccontare la sua travagliata “carriera”. L’ennesima storia repubblicana, come quelle di Pino Palena (Poi Ds, Pd e ora con Lovera) e Salvatore Cadoni (Margherita e poi Pd). Sempre in cerca di una “casa”, dopo la fine della Prima Repubblica. In realtà una parentesi “anomala” Lombardo ce l’ebbe anche prima: era il ‘78 quando decise di prendersi la tessera del Pci, pur dichiarandosi apertamente repubblicano. Mica per caso a Settimo i “compagni” lo tennero sempre ai margini della sezione, guardandolo con diffidenza. Il calvario comunista per Lombardo durò appena tre anni, giusto il tempo di provare a fare il giornalista de “L’Unità” (ci andava la tessera obbligatoria) e fallire. Poi un lungo stop. Fino al 2004, ripescato da Rabacchi o, più propriamente, dagli ex leghisti che fiancheggiarono la “signora in rosso”, per esempio Carlo Tosin (oggi arruolato nelle truppe del dottor Silvestri). Nel partito di Berlusconi, Lombardo aveva intravisto una sua seconda giovinezza politica. Perciò aveva chiesto la tessera del Pdl. Invece gli era arrivata quella di Alleanza Nazionale (intoppi burocratici o truffettina congressuale?). Apriti cielo. “Io non sono fascista” pensò Lombardo, che la restituì in un batter di ciglio, provocando l’ira dei vari Moretti, Furfaro, Chiarle e dei piani alti Ghiglia, Bonino e via elencando. Si mormora, d’altronde, che alla famosa cena di San Mauro (la prima in cui spuntarono Silvestri e Garnero) Lombardo fosse ospite palesemente sgradito e che, in quel medesimo convivio, gli fecero capire che, se mai i decisori fossero stati loro, al momento delle liste gliel’abrebbero fatta pagare. Ed eccoci ai giorni nostri. Decapitato. “Fuori dalla lista” gli avrebbero risposto. “Così ha deciso la Furfaro” avrebbe allargato le braccia Barbara Bonino, numero uno provinciale del Pdl. E Lombardo? Col cerino in mano. Trombato in zona Cesarini. Per fortuna che l’ex Pdl riesce pure a fare il borker di sé stesso e che, partito più partito meno, alla soglia dei sessant’anni fa poca differenza. “Lega”  - ha subito pensato - “e poi quella signorina, Cristina Falvo, è così graziosa...”. Lombardo salirà sul Carroccio, pare. Da indipendente, però. Anzi, da repubblicano!
POLITICA
6 maggio 2009
L'uomo "simbolo" del Pdl
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 6 maggio 2009
Ruggero Scagnetto, il prototipo del
candidato del Popolo dell'Obbedienza

SETTIMO - Saranno stati dieci, quindici o forse anche venti anni fa... Un giovanotto già attempato di nome Ruggero realizzò dei “santini” elettorali in rima che fecero sbellicare mezza città: “vota Scagnetto, il candidato perfetto”. Oggi quello slogan gli calza addosso come mai prima d’ora. Specie dopo quel che è successo nel Popolo delle Libertà, per tutto l’inverno e fino alla scorsa settimana: battaglie a suon di veti, cene carbonare, cordate, crociate, bordate, infamate. Poi la Furfaro, scesa dall’alto, o calata. E ora tutti compatti. Almeno ufficialmente. “Ave Patrizia, morituri te salutant!”. Zitto il consigliere Giuseppe Corica, già fucilato una volta dalla Furfaro quand’era ora di formare il coordinamento cittadino del Pdl, zitti pure i colleghi azzurri Rignanese e Scavone, al secolo il gatto e la volpe ma oggi più simili a tonno e vongola. Stesso dicasi di Sonia Tonni, capace di alzare la voce solo alla fine. Troppo tardi. Per tutti quelli che avrebbero voluto fare il candidato sindaco o almeno partecipare alla decisione. Invece nessun conclave, la fumata bianca è uscita dal cucuzzolo più alto del Pdl piemontese. Ghigo dixit. E Furfaro sia. Ora sono tutti a lavoro, a raccogliere firme, autenticarle, organizzare banchetti, preparare discorsi per la “signora in nero”, un po’ taciturna in conferenza stampa ma già in forte recupero di consapevolezza. E poi c’è Scagnetto, il candidato “perfetto”. Classe di ferro 1938, nato oltralpe, a Versailles, e cresciuto in Friuli, a Tarcento. Ubbidiente da sempre. Questione di dna. E chi se ne importa se ha assistito a molti più consigli comunali del suo candidato sindaco. C’è da correre? E lui risponde “presente”. C’è da volantinare? Scagnetto c’è. Pettegolo, chiacchierone, talvolta molesto. Ma ubbidiente. Sempre aggiornato sulle ultime novità politiche ma ansioso di sembrarlo ancor di più. Va a comprare il giornale al mattino, lo divora in mezz’ora e poi racconta a tutta la città ciò che ha appena appreso come fosse un’indiscrezione sua. E se incontra l’autore dell’articolo, sua fonte, fa poca differenza. La profezia da quattro soldi arriva in men che non si dica. “Scolta il nonno” esordisce, segue l’analisi politica. Attacchino, politologo, spione, militante, rompiscatole. Ma sempre ubbidiente.
Nonno, frequentatore di bar, soldatino, presenzialista, criticone. Con obbedienza, s’intende.
Stringe mani, prende il caffé al bar, lo paga una volta su cinque, non segue il calcio. In compenso gironzola, ti pedina, interviene nelle discussioni, inclina la testa da un lato e poi torna a cuccia. Folkloristico partigiano azzurro, democristiano intransigente, padre di famiglia e ubbidiente anche a casa.
Ma non sprovveduto: è il secondo escluso di Forza Italia all’ultima legislatura, avendo preso più voti del suo candidato sindaco odierno. Nel suo palmares di conoscenze nomi illustri, sempre che una “stretta di mano” o esser stato a una distanza di cinque metri - com’è convinto Scagnetto - possa considerarsi una conoscenza. Il Papa Wojtyla, i big della Prima Repubblica, Craxi, Berlusconi, Bondi, il Principe Vittorio Emanuele, i cardinali più blasonati del momento. Suoi “amis”, come li definisce spesso. Tutti quanti. A parte due - si vocifera. Cioé Rignanese e Scavone che lo evitano come la peste, tanto da averlo costretto a chiedere “asilo politico” presso l’ufficetto di Corica, che se lo tiene appollaiato sull’uscio, sigaretta in mano, ad ogni seduta del parlamentino settimese. E lui? Conversa, riverisce e naturalmente ubbidisce. Oggi “Roger” Scagnetto è l’immagine del Pdl, perché ora tutti gli assomigliano maledettamente. Segno che lui è in campagna elettorale 365 giorni all’anno e che gli altri, almeno un mese all’anno, quando tocca loro ubbidire, si sentono tutti Ruggero Scagnetto. E’ il Popolo dell’Obbedienza.
POLITICA
29 aprile 2009
Pdl, l'ultimo assalto anti-Furfaro
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 29 aprile 2009
Una lettera di quattro consiglieri contro le
dichiarazioni e la decisione della Bonino

SETTIMO - Erano come “quattro amici al bar”, di Gino Paoli. Solo che erano in sei, non erano amici e manco al bar. Erano politici di centro destra impegnati nell’ultimo, fallimentare assalto alla candidatura indigesta (a loro dire) di Patrizia Furfaro, ex coordinatrice di An proposta da Nello Moretti e osteggiata dalla maggior parte degli esponenti settimesi del Pdl.
Era martedì sera, sul tardi, dopo la seconda giornata di consiglio comunale. Il ristorante “Mirò”, in strada Settimo a fare da cornice all’inedito convivio dei congiurati. Un posto neutro, cioé non i Buoi Rossi, terra di Rignanese, consigliere comunale e proprietario del locale dirimpettaio di Palazzo Civico. Focaccia al rosmarino per Sonia Tonni, Angelo Mastrullo al seguito (focaccia leggera anche per lui), Corica ci ha voluto mettere il crudo. Felice Scavone, quella sera non troppo felice, ha preferito la pizza, come l’amico Enzo Rignanese che ha optato per salamino piccante e gorgonzola, la sua preferita. Esordio nella politica “fatta in un certo modo” anche per la giovane Cristina Falvo, candidata a Sindaco della Lega Nord e giunta in strada Settimo con le scarpine rosse, come una cenerentola in camicia verde. Per lei solo una coppa di fragole, dato che si era già rifocillata al Re Artù, insieme a Marta Rabacchi, della sponda politica opposta. Birra per tutti, tranne le donne, e conto al “Rigna”, come spesso succede.
E’ partita così la “rivolta azzurra”. “Cosa facciamo? cosa non facciamo?”. “Io scrivo a Ghigo” diceva uno, “Io rilascio un’intervista” si sussurrava da un cantuccio. “Io prego il Padreterno”, “Io faccio una piroetta”.
Con la tempestività dei bradipi, i dissidenti hanno atteso che il disegno si compisse per impugnare la penna e scrivere “la loro”. Martedì sera, infatti, la notizia della candidatura di Furfaro era già cosa risaputa: i giornali locali erano in tipografia e l’indomani avrebbero titolato in prima pagina “Pdl sceglie Furfaro”, “Furfaro è quasi ufficiale”. Del resto lo aveva detto Barbara Bonino, neo coordinatrice provinciale del partito di Berlusconi, ponendo fine alla lunga stagione delle indiscrezioni giornalistiche. Inasprendo, tuttavia, la stagione dei mugugni, già iniziata ai tempi della premiata ditta “Gambarino-Ferrero”, i grandi strateghi dell’accordo con le civiche di Silvestri, firmato e smentito in un amen.
Dalle focaccie al Mirò all’azione, gli esponenti del Pdl ci sono passati nel giro di un paio di giorni. Tutto s’è concretizzato in una lettera. Estensori - così almeno si vocifera - Tonni e Mastrullo, firmatari Tonni, Scavone, Rignanese e Corica. Ma dalla paternità intellettuale alla condivisione ideale poco cambia. La lunga missiva è stata recapitata ai vertici regionali e provinciali del Pdl: Enzo Ghigo, Agostino Ghiglia, Barbara Bonino e Caterina Ferrero. In buona sostanza, un lungo j’accuse sulle dichiarazioni della coordinatrice provinciale. “Per noi è la Furfaro, ma le trattative sono aperte” aveva annunciato a tutti i giornali. E da qui lo spunto degli “Incazzati della Libertà”, per dire chiaro e tondo che quelle non sono dichiarazioni da leader di un grande partito, ma da “capofazione”, che fa gli interessi degli ex di An e non quelli del nuovo soggetto politico, impegnato a cercare una candidatura autorevole, espressione del territorio settimese e un po’ più condivisa di quanto lo sia Patrizia Furfaro. E se l’obiettivo era scongiurare la candidatura della “signora in nero”, i quattro firmatati (e i loro sostenitori) hanno soltanto ottenuto una sorta di “effetto Ponzio Pilato”.
“Tutte le decisioni passano in mano al coordinatore regionale” hanno detto ai piani alti del partito. Dunque parola a Enzo Ghigo che, dando corda ai dissidenti, avrebbe smentito seccamente il coordinatore provinciale Bonino, la quale, a sua volta, aveva parlato assecondando il pensiero di Ghiglia, vice di Ghigo. E allora sarebbero stati altri problemi, possibile guerra tra bande che - sottinteso - sarebbero innazitutto i vecchi partiti, Forza Italia e An, alle prese col difficile compito di spartirsi le candidature europee, provinciali e comunali senza prendersi a coltellate. Quindi che poteva fare Ghigo? “Furfaro” ha detto. Ubi Major (Bonino), minor cessat (Scavone & Co.).
E Furfaro sia, dunque. Una candidatura che nasce da un veleno che agirà molto lentamente. Nessuna “piazzata” sotto le elezioni, dopo l’appuntamento con le urne, però, la resa dei conti sarà sanguinosa - si vocifera da ambienti vicini ai dissidenti. Intanto si arma “la pattuglia del voto disgiunto”, già stracarica di fac-simili della scheda elettorale con tutte le croci al posto giusto. O sbagliato, a seconda di come la si vede...
POLITICA
22 aprile 2009
Bonino: "Per noi è Furfaro"
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 22 aprile 2009
Pdl, il candidato è quasi ufficiale
e si avvicina l'alleanza con la Lega

SETTIMO - A nemmeno una settimana dal caotico ritratto del centro destra torinese son già spuntati altri due nomi, rigorosamente torinesi e rigorosamente sconosciuti a Settimo, come papabili candidati sindaci del Pdl. Il primo è quello di tal dottor Pedrale. “Uno che ha fatto il medico a Settimo e poi si è trasferito a Torino” - mormora qualcuno del Pdl.
“Mi hanno detto che si chiama Massimo - afferma Silverio Benedetto - ma in trentacinque anni di carriera come medico non l’ho mai sentito nominare. Mi informerò all’albo”. Gli fa eco Antonio Silvestri, con qualche anno di carriera in meno di Benedetto ma con una Pedrale in lista in più: “Ce l’ho io la Pedrale in lista. Questo Pedrale non l’ho mai sentito.”
Barbara Bonino, numero uno provinciale del Pdl, stronca tutto in venticinque secondi: “L’ho sentito dire ma non so chi sia. Nè ci sono arrivate proposte ufficiali che rispondono a questo nome. Per quanto ci riguarda il candidato è Patrizia Furfaro ma la trattativa è ancora aperta.”
E in quella “trattativa aperta” i più informati già vedono una mezza polemica nei confronti del duo Ferrero-Gambarino, cioé di coloro che maggiormente si sono occupati della “questione settimese” fino, appunto, alla nomina del nuovo coordinatore provinciale del Pdl. I giochi, numeri alla mano, dovrebbero esser chiusi: a Nichelino l’ex forzista Parisi, costruttore, a Settimo uno proveniente da An, quindi la Furfaro. Eppure in Forza Italia molti si stanno affannando alla ricerca di un “salvatore della patria”, convinti che per il bene della coalizione si possa pure lasciare Alleanza a bocca asciutta nella spartizione delle candidature illustri alle amministrative. Ma allora: se per la Bonino è Furfaro, perché non ufficializzano?
Il pensiero più ovvio riguarda un presunto veto di Caterina Ferrero, vice di Bonino che, da statuto del Pdl, questo potere ce l’avrebbe.
E questo è il primo problema. Contro Furfaro, malgrado l’ottimismo della Bonino (“al momento dell’uffcializzazione tutti si compatteranno intorno al candidato”) si starebbe già sollevando una sommossa trasversale. I consiglieri comunali uscenti Corica, Rignanese, Scavone e Tonni avrebbero già risposto “presente” per fare baccano, pronti per lo più ad armare l’ormai celeberrima “pattuglia del disgiunto”, incaricata di votare Ossola sindaco e dare la preferenza a qualcuno del Popolo delle Libertà. E nemmeno si escludono iniziative politiche ancor più plateali, viste le promesse in tal senso che starebbero già facendo in giro per mezza città e la pessima figura che farebbero non mantenedole...
Tornando alle alternative ventilate, si vocifera che il dottor Pedrale fosse una proposta del duo Tonni-Mastrullo. Ma non si tratterebbe dell’unica ipotesi circolata. Un’altra, infatti, proveniva direttamente dagli ambienti accademici e portava il nome, per nulla settimese ma molto altisonante, della professoressa Daniela Santus dell’università di Torino, divenuta famosa per la polemica contro gli studenti filo-palestinesi che tentavano di boicottare la fiera del libro di Torino “troppo israeliana”.
“E’ una cara amica, che ha condiviso con noi tante battaglie sul mondo universitario e sulla politica internazionale - afferma Barbara Bonino -, oltre che amica di Gianfranco Fini. Ma non ha mai espresso l’intenzione di candidarsi, né qualcuno ha fatto il suo nome. Credo che fosse più una conoscenza di qualcuno della lista dei medici. Ma loro, come abbiamo visto, veleggiano tra Alleanza Nazionale e i Comunisti Italiani. Vanno contro natura, insomma. Son venuti alle cene a dirci che erano anticomunisti e poi... Credo che dal punto di vista programmatico non sia indifferente. Hanno tanta confusione politica in testa.”

Il caso Lega
Accomunata, a sua insaputa, nel ridicolo di un contesto politico schizofrenico c’è anche la Lega Nord. Dopo i proclami di Cernusco e i manifesti elettorali già affissi in mezza città (con la povera Cristina Falvo, candidata sindaco a intermittenza), alla fine il Carroccio pare proiettato a correre in coalizione con il Pdl già al primo turno. A condurre la trattativa sarebbero sempre Barbara Bonino e Stefano Allasia, numero uno provinciale della Lega. Oltre agli accordi già raggiunti in altri comuni che vanno al voto, a tenere sotto scacco il Carroccio settimese sarebbero le velleità del partito di Bossi in ordine alle prossime elezioni regionali dove, a meno di grandi stravolgimenti nella politica nazionale, dovrebbe essere in pole posizion il leghista Roberto Cota come presidente. Oltretutto in una tornata regionale che il centro destra considera già vinta in partenza (e il centro sinistra già persa).
Ovvio che “Palazzo Lascaris val bene una Falvo” pensano i generali del Carroccio, già intenzionati a rivedere le decisioni assunte ai livelli settimesi e comunicate alla stampa da Gianluigi Cernusco, forse in modo un po’ frettoloso. Anche qui, tuttavia, le decisioni prese dai vertici non sarebbero indolori. Secondo fonti interne alla Lega, almeno sette o otto candidati consiglieri sarebbero pronti ad abbandonare la lista in caso il partito decida di appoggiare il Pdl al primo turno.
POLITICA
15 aprile 2009
Nel Pdl tutti appesi a Nichelino
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 15 aprile 2009
La scacchiera provinciale della candidature
avvantaggia Patrizia Furfaro per Settimo

SETTIMO -
Che Tizio non possa vedere Caio  e che Caio schifi Sempronio, dove per Tizio, Caio e Sempronio s’intendono i tanti capicorrente settimesi che si combattono a suon di veti, paradossalmente è il problema secondario.
I guai cominciano con il dietro-front di Silvestri e della lista dei medici e non finiscono in quel di Settimo. Ci sono poche certezze. Una di queste è che la candidatura della nostra città verrà stabilita tenendo conto delle varie spartizioni tra componenti (An e Forza Italia) a livello provinciale. Rimangono da stabilire, tra le “questioni di una certa importanza”, anche le candidature a Sindaco di Nichelino e Piossasco. Qualcosa toccherà agli ex di Alleanza Nazionale e, nello specifico, una delle città più importanti, cioé Nichelino e, per l’appunto, Settimo Torinese.
Il che significa, quasi automaticamente, che qui toccherà ad An esprimere il candidato Sindaco, dal momento che a Nichelino pare ormai chiusa la partita intorno al super-costruttore azzurro Parisi. I pronostici, per farla breve, portano inequivocabilmente ad un nome e un cognome. Quello di Patrizia Furfaro, la “signora in nero”, osteggiata nell’ordine da: Giuseppe Corica, Vincenzo Rignanese, Felice Scavone, Sonia Tonni (che avrebbe persino sbattuto i pugni sul tavolo in una riunione con Caterina Ferrero e Piero Gambarino) e, a cascata, da altri esponenti locali. Del resto Ghiglia, in un incontro informale con alcuni forzisti carichi di “buone proposte”, avrebbe risposto loro: “Me ne frego, se tocca ad An io ci metto qualcuno di An”. E si sa che Ghiglia, appena divenuto numero due in Piemonte del Pdl, avrebbe già preso con la Furfaro qualcosa in più di un mezzo impegno.
Ma gli ambienti settimesi del centro destra, dal canto loro, di certezza solida ne hanno anche un altra: se il candidato non fosse condiviso dalla base (leggasi, per fare un nome a caso, la Furfaro), della raccolta delle firme, della selezione dei candidati per la lista e perfino del programma elettorale dovranno occuparsene Ferrero, Gambarino, Ghiglia e Bonino (consigliere provinciale di An e nuovo coordinatore provinciale del Pdl) in persona. Al limite con l’aiuto del fido Ruggero Scagnetto. Nel senso che tutti sarebbero pronti a tirare i remi in barca.
La resa dei conti è vicina. Le previsioni del tempo non escludono una coalizzazione estemporanea dei sergenti settimesi per scongiurare quest’ipotesi. Se è il caso, rivolgendo le loro attenzioni politiche ai vari rappresentanti delle illustri minoranze e componenti interne del Pdl, dall’ex Udc Vito Bonsignore al chivassese Andrea Fluttero.
Tornando alla “questione Nichelino”, se invece lì, a sud del capoluogo, dovessero propendere per un candidato sindaco di An, a Settimo automaticamente ne toccherebbe uno di Forza Italia. Nel caso sarebbe in pole position Piergiacomo Garnero, ex collega di lista di Silvestri, pronto a scaricare tutta la “combriccola dei medici”, colpevole di alto tradimento al centro destra con cui la civica aveva appena sottoscritto un’intesa. In subordine, pronto a infilarsi, c’è sempre Felice Scavone, attuale capogruppo consiliare di Forza Italia a cui - si dice - Gambarino avrebbe chiesto un passo indietro. Dopo un’iniziale “signorsì”, tuttavia, Scavone avrebbe richiamato il braccio destro di Caterina Ferrero e, per telefono, col solito tono beffardo con cui discute le interpellanze su Asm, sempre secondo voci di corridoio, gli avrebbe detto: “Sai che c’è di nuovo? Io continuo a dare la mia disponibilità...”
C’è poi, piccola piccola, l’ipotesi che Forza Italia prenda entrambe le candidature delle due città più importanti. Magari con un po’ di creatività politica, accantonando per la ragion di stato il Manuale Cencelli e lasciando ad An tutti i pesi e contrappesi: la candidatura di Piossasco e una buona contropartita nei collegi provinciali minori, Settimo incluso (dov’è pronto Nello Moretti).
Più improbabile, anche in considerazione della fresca nomina della Bonino a coordinatore provinciale del Pdl, sembra l’avvento del famoso “Mister X” di Ferrero e Gambarino, una sorta di “salvatore della patria” o “uomo della provvidenza” che troverebbe, se possibile, un trattamento peggiore di quello già pronto per Patrizia Furfaro. Detto in estrema sintesi, con tutto il pandemonio in atto, il candidato sindaco del centro destra pare destinato a ricevere addosso palate di sterco, prima, durante e dopo le elezioni. Pronti tutti a constatare, a tempo debito, la condotta ridicola del partito di Berlusconi a Settimo e a stanare e punire coloro che hanno contribuito, a qualunque titolo, a ridicolizzarlo.
POLITICA
20 novembre 2008
Il Pdl strizza l'occhio a Ossola
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 19 novembre 2008
Caterina Ferrero: "Sul suo
nome nessuna preclusione"

SETTIMO - “Ossola per sua scelta si è tirato fuori da quei ragionamenti. Qualora dovesse cambiare idea, lo valuteremo. Da parte nostra non ci sono mai state preclusioni sul suo nome.”
Chi parla è Caterina Ferrero, leader provinciale di Forza Italia. Per far capire che l’ipotesi non è pura fantapolitica non è necessario nemmeno scomodare i “fatti del ‘95”, di quando cioé Settimo Torinese, come molti altri Comuni a quei tempi, stava per cadere in mani berlusconiane grazie all’accordo tra democristiani e socialisti rimasti politicamente sopravvissuti a tangentopoli.
Oggi la strategia del Pdl, in provincia di Torino, è proprio quella di riesumare quelle ipotesi di alleanze, appoggiando, se necessario, gli ex Sindaci vogliosi di un ritorno alla fascia tricolore. L’ipotesi è allo studio nella vicina Borgaro, dove l’ex Sindaco ed ex senatore Giuseppe Vallone (ex Margherita) è deciso a sfidare Vincenzo Barrea, sindaco uscente del Pd che vorrebbe fare il bis.


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