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michelevalentino
Blog di un giornalista di provincia
POLITICA
2 luglio 2009
Pdl, ora si arriva ai coltelli
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 1 luglio 2009
Bonino paventa un "repulisti"
Rignanese e Scavone a rischio

SETTIMO - Sta tutta nella reazione a caldo di Barbara Bonino, coordinatrice provinciale del Pdl, la fotografia del partito settimese, ancora alle prese con enormi lacerazioni interne, dopo l’ultima figuraccia - pacifica anche per i vertici del partito di Berlusconi - che ha permesso all’opposizione di centro sinistra di scippare al centro destra la vice presidenza del Consiglio comunale.
“E’ stata colpa di Corica - afferma la Bonino, che poi presegue come un fiume in piena - A un certo punto è impazzito. Avevamo raggiunto l’accordo e l’avevamo convinto a rientrare. D’un tratto ha borbottato qualcosa sulla famiglia e l’onorabilità. Per me onorabilità significa anche mantenere la parola data. Fino a quella fase la Furfaro è stata l’unica ad agire con buon senso. Sapendo che Corica era l’unico nome su cui avrebbe potuto convergere sia la Lega, sia i due consiglieri dell’ex Forza Italia, lo ha proposto. Corica è stato molto sleale.”
Poi il numero uno provinciale del Pdl fa anche il punto sul futuro, a partire dal ruolo di capogruppo, nuovamente conteso dalle due fazioni (Rignanese e Scavone contro Chiarle e Furfaro), che non si spostano di un millimetro dalla loro posizione. “Io non ho mai imposto nulla - afferma la Bonino -. Ho detto solo che trovavo ragionevole che il capogruppo lo faccia chi ha fatto il candidato sindaco. Ma non ho mai dato ordini. Questo l’ho detto a chi mi ha chiamato per sapere come la pensavo. A chi invece ha preferito polemizzare sui giornali e mandarmi dei messaggi in quel modo, dico invece di pensare prima di tutto al partito e non alla propria soddisfazione immediata. Il mio compito non è quello di mettere poltrone sotto ad ogni sedere. Il loro comportamento ha regalato a Cinzia Condello la carica di vicepresidente e alla coalizione di Ossola, cioé a due assessori che fino a ieri in Provincia fiancheggiavano il Pd, il ruolo di opposizione di centro sinistra ad una maggioranza di centro sinistra. Una situazione paradossale e grottesca che solo in queste contrade può capitare. Certo ora chi ha denigrato i vertici del partito e le loro scelte dovrà venire a darci spiegazioni a Torino, non si può pensare che una cosa del genere passi senza conseguenze. C’è la seria possibilità che chi non si riconosce nella linea del partito ne venga allontanato. Ogni tanto bisogna aprire la finestra e cambiare un po’ l’aria, altrimenti è difficile che il partito riesca ad attrarre persone nuove e credibili.”
Una dichiarazione che non lascia spazio a troppe interpretazioni e che sembra preludere a un “repulisti” da manuale. Tuttavia le cose non sono così scontate come potrebbero apparire. Perché ai piani alti del Pdl torinese e piemontese, oltre alla Bonino, ci sono anche i dirigenti di area Forza Italia, per nulla intenzionati - affermano fonti interne - a lasciar passare la linea secondo cui gli ex An a Settimo fanno il bello e il cattivo tempo. D’altro canto - ricordano alcuni appassionati di aritmetica elementare - i rapporti di forza tra i due ex partiti, all’interno del nuovo soggetto, sono pur sempre 70 a 30 in favore dei forzisti. Poi ci sono i numeri del Consiglio. Se non si vogliono coivolgere i “padrini torinesi” in una “guerra dei carciofi” settimese bisognerà accettare che la faccenda se la sbrighino, da soli, i consiglieri comunali. In questo caso, con un rapporto di due a due, passerebbe il più anziano. Cioé Scavone.
Insomma, la resa dei conti è appena cominciata e presto si vedrà sul campo l’artiglieria pesante. A meno che non ci siano dei folli di Forza Italia intenzionati a far macellare il gatto e la volpe (Scavone e Rignanese), nonostante le imminenti elezioni regionali e il notevole pacchetto di voti del duo azzurro. Ma con queste premesse tutto è possibile.
POLITICA
17 giugno 2009
Furfaro, che gioco di prestigio
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 17 giugno 2009
La candidata del Pdl riesce a far sparire
11 punti dalle europee alle comunali

SETTIMO - Quando si dice “peggio di così non poteva andare”, in genere, si rischia di sbagliare. Se ne sono accorti la scorsa settimana quanti, nel centro destra, criticarono la scelta di candidare Beppe Pozzo alla carica di sindaco per l’allora Casa delle Libertà. Era il 2004. Così anche ora è d’obbligo non dire che “peggio non poteva andare”, ma constatare semplicemente che quello targato Patrizia Furfaro, per il centro destra, è il “peggio” finora conosciuto. Pozzo prese il 17,28 per cento, sorpassato di una manciata di voti da Marta Rabacchi, candidata della sinistra radicale. La Furfaro si è fermata appena al 15,26. Oltre due punti in meno del suo predecessore e con una lunga serie di aggravanti. Innanzitutto quella di aver avuto il “vento a favore”, cioé un partito che a tutte le competizioni elettorali sta facendo man bassa. Non è un caso se il Pdl alle europee in quel di Settimo ha ottenuto il 26,32 per cento. Vuol dire che alla Furfaro è riuscito l’incredibile gioco di prestigio di far sparire ben 11 punti percentuali. Il “gap” tra europee e comunali dell’èra Pozzo fu di cinque punti. E si badi che Pozzo, nel corso degli utlimi cinque anni, è sempre stato considerato l’esempio limite, quello sotto il quale non si poteva né doveva scendere. Com’è evidente oggi, mai dire mai. Se il risultato di Beppe Pozzo era l’imbarazzo del centro destra settimese, la Furfaro è imbarazzante al quadrato.
Dal 2004 al 2009, poi, una sola analogia: anche Pozzo fu imposto dall’alto e criticato da tanti pezzi della base, più o meno gli stessi che in questa campagna elettorale hanno criticato la scelta della Furfaro. Le similitudini, però, finiscono qui. Perché Pozzo, per lo meno, ai dibattiti parlava eccome, la politica la masticava bene e tutte le volte che s’è presentato in Consiglio comunale, per rare che fossero, ha dato filo da torcere al Sindaco. La “signora in nero”, invece, s’è accomodata un paio di volte alle tribune politiche allestite da giornali e televisioni, rispondendo a quello che sapeva e senza vergogna, quando non sapeva, ha detto semplicemente di non essere preparata sull’argomento...
Non sono preparata? Che significa “non sono preparata”? Mica era la domanda sulla letteratura russa. Quella del Milionario, con Gerry Scotti, l’aiuto da casa e il cinquanta e cinquanta.
Si parlava di politica, dell’amministrazione settimese, di Asm, di bilanci, di monnezza e sicurezza. Insomma delle cose di cui l’impreparata avrebbe dovuto occuparsi se avesse fatto il sindaco, cioé ricoprendo la carica che s’era candidata per ricoprire.
E meno male che a un certo punto, forse grazie all’aiuto del pubblico, s’è accorta che “non sono preparata” è una frase da quarta elementare. Capito ciò, tutte le volte che non era preparata, ha simulato malori. Pietosamente. Sfacciatamente. “Infattamente e qualunquemente” come direbbe Antonio Albanese che sicuramente alle elezioni di Settimo, “cazzu cazzu iu iu”, avrebbe preso di più della Furfaro.
Ed è naturale che il processo per la disfatta del centro destra, dal candidato sindaco ora salga ai responsabili provinciali del partito e a quanti - leggasi, nell’ordine, Agostino Ghiglia e Barbara Bonino - hanno spinto fortemente per la Furfaro, secondo criteri che nessuno ha mai spiegato in fondo, se non con i soliti retroscena pettegoli che talvolta accompagnano le candidature costruite e decise nelle stanze dei bottoni. E fortuna per lei che non è alta 1 e settanta per 48 chili, altrimenti chissà che penserebbero i soliti maligni, prendendo in prestito le note storielle sui metodi berlusconiani di selezione delle Ministre.
Insomma ora la richiesta da parte del Popolo delle Libertà è che i vertici provinciali del sodalizio si assumano la responsabilità della batosta e che spieghino fino in fondo perché hanno scelto proprio Patrizia Furfaro. In coda resteranno anche le considerazioni intorno ai criteri della composizione della lista del Pdl.
Chi è Donato Narciso (0 voti)? Chi sono Elisa Lepore e Mario Chiartano (2 voti)? E Ossola, Corsi, Afifi, Ciccone, Catalano, Bellati, Ciambrone, Orofino e Bagnoli? Chi li ha messi in lista? Chi ha messo in lista tutti gli altri, ché sotto Sonia Tonni, giunta sesta, non c’è stato uno sopra i 50 voti in un partito che dovrebbe essere almeno il secondo in città...
POLITICA
22 aprile 2009
Bonino: "Per noi è Furfaro"
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 22 aprile 2009
Pdl, il candidato è quasi ufficiale
e si avvicina l'alleanza con la Lega

SETTIMO - A nemmeno una settimana dal caotico ritratto del centro destra torinese son già spuntati altri due nomi, rigorosamente torinesi e rigorosamente sconosciuti a Settimo, come papabili candidati sindaci del Pdl. Il primo è quello di tal dottor Pedrale. “Uno che ha fatto il medico a Settimo e poi si è trasferito a Torino” - mormora qualcuno del Pdl.
“Mi hanno detto che si chiama Massimo - afferma Silverio Benedetto - ma in trentacinque anni di carriera come medico non l’ho mai sentito nominare. Mi informerò all’albo”. Gli fa eco Antonio Silvestri, con qualche anno di carriera in meno di Benedetto ma con una Pedrale in lista in più: “Ce l’ho io la Pedrale in lista. Questo Pedrale non l’ho mai sentito.”
Barbara Bonino, numero uno provinciale del Pdl, stronca tutto in venticinque secondi: “L’ho sentito dire ma non so chi sia. Nè ci sono arrivate proposte ufficiali che rispondono a questo nome. Per quanto ci riguarda il candidato è Patrizia Furfaro ma la trattativa è ancora aperta.”
E in quella “trattativa aperta” i più informati già vedono una mezza polemica nei confronti del duo Ferrero-Gambarino, cioé di coloro che maggiormente si sono occupati della “questione settimese” fino, appunto, alla nomina del nuovo coordinatore provinciale del Pdl. I giochi, numeri alla mano, dovrebbero esser chiusi: a Nichelino l’ex forzista Parisi, costruttore, a Settimo uno proveniente da An, quindi la Furfaro. Eppure in Forza Italia molti si stanno affannando alla ricerca di un “salvatore della patria”, convinti che per il bene della coalizione si possa pure lasciare Alleanza a bocca asciutta nella spartizione delle candidature illustri alle amministrative. Ma allora: se per la Bonino è Furfaro, perché non ufficializzano?
Il pensiero più ovvio riguarda un presunto veto di Caterina Ferrero, vice di Bonino che, da statuto del Pdl, questo potere ce l’avrebbe.
E questo è il primo problema. Contro Furfaro, malgrado l’ottimismo della Bonino (“al momento dell’uffcializzazione tutti si compatteranno intorno al candidato”) si starebbe già sollevando una sommossa trasversale. I consiglieri comunali uscenti Corica, Rignanese, Scavone e Tonni avrebbero già risposto “presente” per fare baccano, pronti per lo più ad armare l’ormai celeberrima “pattuglia del disgiunto”, incaricata di votare Ossola sindaco e dare la preferenza a qualcuno del Popolo delle Libertà. E nemmeno si escludono iniziative politiche ancor più plateali, viste le promesse in tal senso che starebbero già facendo in giro per mezza città e la pessima figura che farebbero non mantenedole...
Tornando alle alternative ventilate, si vocifera che il dottor Pedrale fosse una proposta del duo Tonni-Mastrullo. Ma non si tratterebbe dell’unica ipotesi circolata. Un’altra, infatti, proveniva direttamente dagli ambienti accademici e portava il nome, per nulla settimese ma molto altisonante, della professoressa Daniela Santus dell’università di Torino, divenuta famosa per la polemica contro gli studenti filo-palestinesi che tentavano di boicottare la fiera del libro di Torino “troppo israeliana”.
“E’ una cara amica, che ha condiviso con noi tante battaglie sul mondo universitario e sulla politica internazionale - afferma Barbara Bonino -, oltre che amica di Gianfranco Fini. Ma non ha mai espresso l’intenzione di candidarsi, né qualcuno ha fatto il suo nome. Credo che fosse più una conoscenza di qualcuno della lista dei medici. Ma loro, come abbiamo visto, veleggiano tra Alleanza Nazionale e i Comunisti Italiani. Vanno contro natura, insomma. Son venuti alle cene a dirci che erano anticomunisti e poi... Credo che dal punto di vista programmatico non sia indifferente. Hanno tanta confusione politica in testa.”

Il caso Lega
Accomunata, a sua insaputa, nel ridicolo di un contesto politico schizofrenico c’è anche la Lega Nord. Dopo i proclami di Cernusco e i manifesti elettorali già affissi in mezza città (con la povera Cristina Falvo, candidata sindaco a intermittenza), alla fine il Carroccio pare proiettato a correre in coalizione con il Pdl già al primo turno. A condurre la trattativa sarebbero sempre Barbara Bonino e Stefano Allasia, numero uno provinciale della Lega. Oltre agli accordi già raggiunti in altri comuni che vanno al voto, a tenere sotto scacco il Carroccio settimese sarebbero le velleità del partito di Bossi in ordine alle prossime elezioni regionali dove, a meno di grandi stravolgimenti nella politica nazionale, dovrebbe essere in pole posizion il leghista Roberto Cota come presidente. Oltretutto in una tornata regionale che il centro destra considera già vinta in partenza (e il centro sinistra già persa).
Ovvio che “Palazzo Lascaris val bene una Falvo” pensano i generali del Carroccio, già intenzionati a rivedere le decisioni assunte ai livelli settimesi e comunicate alla stampa da Gianluigi Cernusco, forse in modo un po’ frettoloso. Anche qui, tuttavia, le decisioni prese dai vertici non sarebbero indolori. Secondo fonti interne alla Lega, almeno sette o otto candidati consiglieri sarebbero pronti ad abbandonare la lista in caso il partito decida di appoggiare il Pdl al primo turno.
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