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michelevalentino
Blog di un giornalista di provincia
POLITICA
8 giugno 2013
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permalink | inviato da Michele Valentino il 8/6/2013 alle 10:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
8 luglio 2009
Furfaro vergognati!
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 8 luglio 2009
La consigliera del Pdl inneggia
al fascismo sul social network

La canzone inizia così: “Se tu dall'altipiano guardi il mare, Moretta che sei schiava fra gli schiavi, Vedrai come in un sogno tante navi E un tricolore sventolar per te...” Poi c’è il ritornello: “Faccetta nera, bell'abissina, aspetta e spera che già l'ora si avvicina!”... E qualcuno potrebbe pure, con tanto tanto coraggio, considerarla un patrimonio musicale storico allo stesso modo di come si considera certa archiettura e certa produzione letteraria. Invece c’è chi, con grande sprezzo  della decenza, considera “Faccetta nera”, il più famoso dei motivetti fascisti, l’unico vero inno italiano. E non si tratta dei soliti sfaccendati di 14 anni, testa rasata e croce celtica. Si tratta invece della consigliera comunale del Pdl Patrizia Furfaro. Almeno questo ha scritto, con tanto di foto di Benito Mussolini, sulla sua pagina personale del social network facebook, la candidata sindaco del Popolo delle Libertà. Una cioé, che se avesse vinto le elezioni, avrebbe dovuto giurare la propria fedeltà sulla Costituzione antifascista...
Ardimentosa eroina di stirpe italica, già reggitrice di truppe patriottiche, ha combattuto nella “campagna settimese” accerchiata da orde di comunisti armati fino ai denti, lottando fino allo stremo delle forze senza mai dichiarare la resa. E dopo aver fronteggiato vili bolscevichi tra cui Corgiat, Ossola, Condello, Lapertosa, Palena, Palumbo e Silvestri, l’altissimo comando di Patrizia Furfaro ha ottenuto il 15,26% dei consensi al termine dell’ardua contesa dove oltre all’arme s’è fatta valere per la sua ars retorica, dialettica, politica, strategica e filippica. E quei vigliacchi traditori del suo stesso battaglione che or vorrebberla deporre dal suo ruolo di comando ha fustigato con orgogliosa favella e verbo pronto.
Dopo aver esordito solennemente in un parlamento rosso, rivendicando con ardore la vicepresidenza del consiglio, strappatale con codardia da una congiura dei comunisti, superiori per numero ma non per tenacia e valor, Patrizia Furfaro ha deciso di lanciarsi alla conquista del mondo virtuale della rete internet, dove pure il terribile rosso abbonda in spregio ai valori di patria, famiglia e Dio. Sfidandoli tutti, con ammirevole temperamento ed infaticabile fiducia nel predicato del Duce, nelle venerdande pagine del social network facebook ha pubblicato il seguente gruppo: “Faccetta Nera, il vero inno italiano”. Anzi, acciocché il messaggio fascista fosse ben recepito dal popolo tutto della rete, ha pubblicato l’elemento per ben due-volte-due in due ore, sottraendosi financo ad intelligenti quanto astute strategie per spezzare le reni ai nemici. Nonostante la battaglia elettorale sia provvisoriamente persa, o per meglio dire non vinta, la guerra continua grazie ad un manipolo di arditi, sapientemente condotti. Mameli ora può tremare, perché il suo inno è già carta straccia per tutti i giovanotti d’onore e anche per le gentili giovanotte. Trema anche l’eversiva Costituzione, troppo lungamente osannata da una sinistra senza Dio e priva di amor proprio.
Siffatte gesta resteranno imperiture nella storia settimese, rifulgendo di splendore politico come luce eterna di virtù.
Furfaro vergogna!
POLITICA
6 luglio 2009
E ora lo chiamano turnover
Da "La Voce del Canavese" del 6 luglio 2009
Resa dei conti nel Pdl
Scaricato Carlo Romito

IVREA - Il comunicato parla solo a metà e dice “turnover”, già stabilito nel 2008, subito dopo il voto. L’altra metà, però, la spiega il ritratto di un “quartetto delle meraviglie azzurre”, riunitosi qualche ora dopo un incontro in via Arduino “per fare il punto”.
Così il dottor Antonio Petrachi diventa il capogruppo consigliare del Pdl al posto del castellamontese Carlo Romito.
Questa la richiesta formulata da tutti gli ex forzisti, giunti in paranza nel quartier generale del partito di Berlusconi. Mercoledì sera oltre all’ormai ex capogruppo, c’erano anche Diego Borla, candidato alle provinciali e ultimo segretario cittadino di Forza Italia, Antonio Petrachi e Massimiliano De Stefano. Assente illustre Tommaso Gilardini, che aveva affidato la sua “delega” a De Stefano, con cui ha ormai costituito un solido asse politico, e che avrebbe raggiunto i colleghi azzurri in un secondo momento. Preso atto della volontà del gruppo, a Romito non sarebbe rimasto che dire “certo, va bene. Ci mancherebbe”. Deposto, ridimensionato o secondo alcuni “trombato”. Al punto da rifiutare addirittua l’invito per una “birretta” che, data la sua assenza, si sarebbe trasformata in un brindisi. Appuntamento “chez” Tony, all’Aquila Nera. Tommaso Gilardini si sarebbe presentato in pantaloncini e maglietta griffata, come impone l’etichetta estiva del politico rampante e predestinato a palcoscenici quasi importanti. “Com’è andata?” avrebbe chiesto all’amico Max, che aveva appena ordinato una piccola chiara allo staff di Cuomo. “Bene. Non ha detto nulla!” gli avrebbe risposto Max, guardando la schiuma della bevanda ritirarsi, quasi come similitudine dell’operazione appena compiuta.
Poi è arrivato Tony Cuomo e pure l’ex sindaco Giovanni Maggia, il professore, e a Gilardini è venuto in mente che l’indomani aveva un esame: “Scappo”.
Questo il dietro le quinte, da domani si assisterà al pietoso tentativo di non far sembrare l’avvicendamento come una resa dei conti. Ma purtroppo per il Pdl i segnali sono fin troppo evidenti, sebbene della questione vera - giurano i bene informati - non si sia fatto neanche mezzo cenno. Naturalmente il sottinteso era enorme: “il caso Barberis”, l’ex assessore di Della Pepa arruolato dalla lista Porchietto per le provinciali e dimessasi dalla Giunta di centro sinistra. Prima del voto fonti vicine al Pdl davano per certo (e fastidioso) l’appoggio di Carlo Romito, che aveva curato la regia del “trasferimento”, all’ex assessora. Dopo il ballottaggio, un’intervista criptica di Diego Borla alla Sentinella sul “ratto dei voti della Barberis”, praticamente una sorta di “denuncia contro ignoti”, dato per scontato che gli ignoti ovviamente non sono certo i poveri elettori. Da lì in avanti l’accerchiamento a Romito. E d’altronde se non si fosse trattato di una resa dei conti, la staffetta alla guida del gruppo consiliare avrebbe potuto e dovuto attendere, se non altro per evitare che le avvisaglie, appunto, facessero pensare ad una resa dei conti. Ora per il Pdl eporediese è meglio che il gruppo consiliare e i consiglieri vadano avanti, senza troppo approfondire questi fatti e senza paraculaggini. Semplicemente dimenticando, ché chi ha dato ha dato, chi ha avuto avuto... Aprire certi armadi sarebbe molto pericoloso.
POLITICA
2 luglio 2009
Pdl, ora si arriva ai coltelli
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 1 luglio 2009
Bonino paventa un "repulisti"
Rignanese e Scavone a rischio

SETTIMO - Sta tutta nella reazione a caldo di Barbara Bonino, coordinatrice provinciale del Pdl, la fotografia del partito settimese, ancora alle prese con enormi lacerazioni interne, dopo l’ultima figuraccia - pacifica anche per i vertici del partito di Berlusconi - che ha permesso all’opposizione di centro sinistra di scippare al centro destra la vice presidenza del Consiglio comunale.
“E’ stata colpa di Corica - afferma la Bonino, che poi presegue come un fiume in piena - A un certo punto è impazzito. Avevamo raggiunto l’accordo e l’avevamo convinto a rientrare. D’un tratto ha borbottato qualcosa sulla famiglia e l’onorabilità. Per me onorabilità significa anche mantenere la parola data. Fino a quella fase la Furfaro è stata l’unica ad agire con buon senso. Sapendo che Corica era l’unico nome su cui avrebbe potuto convergere sia la Lega, sia i due consiglieri dell’ex Forza Italia, lo ha proposto. Corica è stato molto sleale.”
Poi il numero uno provinciale del Pdl fa anche il punto sul futuro, a partire dal ruolo di capogruppo, nuovamente conteso dalle due fazioni (Rignanese e Scavone contro Chiarle e Furfaro), che non si spostano di un millimetro dalla loro posizione. “Io non ho mai imposto nulla - afferma la Bonino -. Ho detto solo che trovavo ragionevole che il capogruppo lo faccia chi ha fatto il candidato sindaco. Ma non ho mai dato ordini. Questo l’ho detto a chi mi ha chiamato per sapere come la pensavo. A chi invece ha preferito polemizzare sui giornali e mandarmi dei messaggi in quel modo, dico invece di pensare prima di tutto al partito e non alla propria soddisfazione immediata. Il mio compito non è quello di mettere poltrone sotto ad ogni sedere. Il loro comportamento ha regalato a Cinzia Condello la carica di vicepresidente e alla coalizione di Ossola, cioé a due assessori che fino a ieri in Provincia fiancheggiavano il Pd, il ruolo di opposizione di centro sinistra ad una maggioranza di centro sinistra. Una situazione paradossale e grottesca che solo in queste contrade può capitare. Certo ora chi ha denigrato i vertici del partito e le loro scelte dovrà venire a darci spiegazioni a Torino, non si può pensare che una cosa del genere passi senza conseguenze. C’è la seria possibilità che chi non si riconosce nella linea del partito ne venga allontanato. Ogni tanto bisogna aprire la finestra e cambiare un po’ l’aria, altrimenti è difficile che il partito riesca ad attrarre persone nuove e credibili.”
Una dichiarazione che non lascia spazio a troppe interpretazioni e che sembra preludere a un “repulisti” da manuale. Tuttavia le cose non sono così scontate come potrebbero apparire. Perché ai piani alti del Pdl torinese e piemontese, oltre alla Bonino, ci sono anche i dirigenti di area Forza Italia, per nulla intenzionati - affermano fonti interne - a lasciar passare la linea secondo cui gli ex An a Settimo fanno il bello e il cattivo tempo. D’altro canto - ricordano alcuni appassionati di aritmetica elementare - i rapporti di forza tra i due ex partiti, all’interno del nuovo soggetto, sono pur sempre 70 a 30 in favore dei forzisti. Poi ci sono i numeri del Consiglio. Se non si vogliono coivolgere i “padrini torinesi” in una “guerra dei carciofi” settimese bisognerà accettare che la faccenda se la sbrighino, da soli, i consiglieri comunali. In questo caso, con un rapporto di due a due, passerebbe il più anziano. Cioé Scavone.
Insomma, la resa dei conti è appena cominciata e presto si vedrà sul campo l’artiglieria pesante. A meno che non ci siano dei folli di Forza Italia intenzionati a far macellare il gatto e la volpe (Scavone e Rignanese), nonostante le imminenti elezioni regionali e il notevole pacchetto di voti del duo azzurro. Ma con queste premesse tutto è possibile.
POLITICA
1 luglio 2009
Ciao ciao Pdl
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 1 luglio 2009
Il centro destra regala la vicepresidenza
del Consiglio a Cinzia Condello

SETTIMO - Ad un certo punto qualcuno ha pensato che fosse una scheggia impazzita. Di sicuro Cristina Falvo, classe di ferro 1982, oggi è lontana anni luce dal cliché della candidata “di cartone”, messa lì da un partito per cui conta il voto d’opinione. In una mossa, alfiere in C8, ha dato scacco a tutto il gruppo del Pdl, a Corgiat, al Pd e pure ai vertici provinciali del Popolo delle Libertà, che pensavano, sbagliando come al solito, che per dirimere la questione sul vicepresidente del Consiglio bastassero quattro telefonate nell’ultimo pomeriggio prima della votazione. Così, il Pdl nel primo Consiglio comunale della legisulatura è riuscito a dare il peggio di se. Peggio del “peggior peggio” mostrato in campagna elettorale e già ampiamente analizzato. La cronaca parlerebbe da sé e per leggerla come si deve è sufficiente una premessa: Corgiat e la maggioranza avevano dichiarato che alla vicepresidenza avrebbero votato volentieri un esponente del centro destra, l’opposizione naturale, purché fosse pervenuta una proposta unitaria. Insomma, per strappare la carica all’opposizione di centro sinistra (cioé Ossola e compagni) quelli del centro destra non avrebbero dovuto fare null’altro che mettersi d’accordo tra loro. Invece le liti interne, da una parte gli ex An Chiarle e Furfaro, dall’altra gli ex azzurri Rignanese e Scavone, si sono intensificate. I bene informati raccontano addirittura di una lettera di Rignanese e Scavone, indirizzata al segretario regionale Enzo Ghigo, in cui i due rivendicavano rispettivamente sia la vice presidenza del Consiglio che il ruolo di capogruppo. Per contro, nel gruppo di An, si preparavano colpi a sorpresa per far fuori il gatto e la volpe sia da una carica che dall’altra. Anche a costo - e così in effetti sono andate le cose - di supplicare il “ribelle” Giuseppe Corica a rientrare nei ranghi, di regalargli la vice presidenza del Consiglio pur di ottenere il voto per la Furfaro capogruppo.  Senza contare che nel corso dei giorni precedenti tutti s’erano impegnati a mercanteggiare con Gianluigi Cernusco, il segretario della Lega Nord, il voto della consigliera Cristina Falvo, inizialmente intenzionata ad astenersi, data la divisione delle fazioni del Pdl.
Per sintetizzare, in Consiglio ciascuno s’è presentato con un piano diverso in testa, convinto di spuntarla. Rignanese e Scavone si sarebbero accontentati del “fifty fifty”: facendo un passo indietro sulla vicepresidenza del Consiglio, avrebbero portato a casa per lo meno il capogruppo. La Furfaro invece s’è presentata in Consiglio (forse) senza particolari strategie ma con un telefonino decisamente indemoniato. Al momento delle proposte, quasi quasi, sembrava che i “Furfaro Boys” l’avessero spuntata. E dopo che Giovanni Ossola aveva candidato, secondo copione, la sua ex collega in Giunta Provinciale Cinzia Condello (dei Comunisti Italiani), Furfaro ha gelato la platea e anche il povero Scavone. “Propongo Corica, per la sua esperienza ventennale” ha detto Furfaro, costringendo all’intervento l’azzurro che, con la solita faccia di quando in Consiglio la prende nel frac (vedi commissione elettorale nel 2007) s’è limitato a dire che “nel centro destra non c’era accordo sul nome di Corica”. Consiglio sospeso e trattative nei corridoi, in modo sfacciato e sotto lo sguardo incredulo di una platea di centinaia di persone. “Cominciamo bene” - mormorava qualcuno dal pubblico, roteando le pupille. Nelle stanzette dei gruppi capannelli di persone che avrebbero preteso di siglare accordi senza manco rivolgersi la parola. Scavone e Rignaese intenti ad evitare uno scenario che li avrebbe visti estromessi da tutto. La Furfaro disponibile a trattare. Ad un certo punto s’è messo in mezzo pure Massimo Pace, segretario settimese del Pd e consigliere regionale. “Allora vado a dire di là che proponete Furfaro?” ha chiesto, con la sua voce roca che sempre accompagna le lezioni di alta politica. L’affare, una volta ripresa la seduta, sembrava fatto. Corica aveva appena confermato la sua adesione al Gruppo Misto anziché al Pdl, Scavone aveva quindi proposto la Furfaro. La maggioranza l’avrebbe votata, felice come un Lapertosa dopo lo spoglio delle urne.
Ma a nessuno di questi, proprio a nessuno, è venuto in mente d’aver fatto i conti senza il Carroccio. Glielo ha fatto notare, appunto, una ragazza di 27 anni, alzandosi in piedi e iniziando un’intervento che ha spiazzato i “professionisti dell’inciucio”. “Propongo Corica - ha affermato, dopo una carezza al microfono, - per la sua esperienza, privilegiando così l’efficienza dei lavori consiliari.”
Automatica, a questo punto, la retromarcia della maggioranza. “Avremmo votato il candidato del centro destra - ha detto Tiziana Tiziano, capogruppo del Pd - ma non è arrivata una proposta unitaria.”. Risultato: Cinzia Condello alla vicepresidenza del Consiglio, coi voti della maggioranza, costretta ad ingoiare il boccone. Facce da funerale nel Pdl, nuova fase di resa dei conti, pessima figura con la città. E la Falvo? Ora s’è scatenata la caccia ad un regista occulto dell’operazione. Quasi escluso che si tratti di Cernusco, c’è chi pensa a Corica, chi addirittua ad Ossola e chi punterebbe persino su Corgiat. Poi invece c’è la versione più suggestiva ma non impossibile: e se fosse tutta farina del suo sacco?

LEGGI L'INTERVISTA A CRISTINA FALVO
POLITICA
29 giugno 2009
Zigiotto, ricorso contro Balbo
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 24 giugno 2009
Al seggio 21 sarebbero sparite dieci
preferenze. Ora si riaprono le schede

SETTIMO - Giorgio Zigiotto ricorre al Tar contro Salvatore Balbo. Succede tutto in casa socialista e l’episodio rischia di riportare il partito di Ossola indietro di qualche anno, ai tempi della sezione divisa, delle fazioni, degli “amici di Nicolosi”, delle commissioni di garanzia e delle epurazioni...
Colpa di un fotofinish elettorale al cardiopalma. Sessantadue preferenze uno, sessantadue pure l’altro. Appaiati in cima alla lista di un partito che ha eletto un solo consigliere. Passa Balbo, per anzianità. Dura lex, sed lex. Storia finita? Tutti a casa ché tanto l’importante è partecipare? Manco per sogno. Anche perché quei conteggi delle preferenze fatti nelle “ore piccole” hanno destato più d’una perplessità, in più d’un consigliere e in diversi partiti. Per Giorgio Zigiotto, il seggio “nero” è stato il numero 21. Paradossalmente quello di casa sua, dove va a votare lui, la sua famiglia e tutti i suoi vicini di casa e amici. Ma non solo. Là, al 21, Zigiotto ha fatto pure il rappresentante di lista. E proprio in questa veste, di voti validi per sé medesimo ne aveva contati ben 18, vedendosene assegnare, con sommo sbigottimento, soltanto 8. Fin qui è tutto pacifico e avvalorato anche dalle testimonianze di altri rappresentanti di lista dello stesso seggio. Il giallo ulteriore - stando a indiscrezioni provenienti da ambienti socialisti - sarebbe andato in scena al seggio centrale, il numero uno, dove a rappresentare il Partito Socialista c’era Balbo. Proprio a lui, l’unico titolato a farlo, Zigiotto avrebbe chiesto di protestare con il magistrato “per l’errato conteggio delle preferenze al seggio 21”. Ebbene di questa circostanza nel verbale redatto dal Magistrato non c’è traccia. Come se Balbo non avesse fatto nulla. Scontato il retroscena, naturalmente. Cioé il conflitto d’interessi lampante per l’ex presidente del Consiglio comunale.
Così Zigiotto ci ha riflettuto, ha meditato e infine ha deciso di rivolgersi al tribunale amministrativo regionale, che ha già notificato il ricorso a Balbo, al Sindaco e al Ministero dell’Interno. Ora verranno riaperte le schede e si procederà al riconteggio delle preferenze di Zigiotto e di Balbo, dal cui esito, a questo punto, dipende l’assegnazione dell’unico segno conquistato dal Partito Socialista.
A curare l’azione legale di Zigiotto è stato l’avvocato settantenne Alberto Bascone, una vecchia conoscenza anche di Mariano Nicolosi, amico e mentore di Zigiotto che, stando ai bene informati, lo avrebbe indirizzato presso lo studio legale.
In sezione nessuno ha voglia di commentare l’episodio. “I ricorsi riguardano i candidati singoli, il partito non c’entra” dicono. Eppure voci di tensioni sotto il garofano trapelano e c’è già chi è convinto che il “repulisti” iniziato con Daniel e Verni e continuato con Nicolosi avrebbe potuto essere ancora più incisivo ed estendersi ai personaggi collegati, a qualunque titolo, a tutti gli epurati. Che la stagione dei veleni socialisti non sia ancora finita?

I Commenti
Massimiliano Barone: “Non riguarda il partito”
“Intanto quella è una cosa che riguarda il candidato - puntualizza Il segretario del Partito Socialista Massimiliano Barone - non il partito. Fa bene a farlo se pensa di avere avuto dei torti. La sezione gli ha detto di andare avanti per la tua strada. Non abbiamo nessun potere e nessun diritto per impedirglielo. Pare che siano sparite delle preferenze e, se lui dice che è così, io gli credo. Sarebbe bello capire cos’è successo. Anche perché non è l’unico da dire che si è trovato con qualche voto di meno. Zigiotto è vicino a Nicolosi? Non metterei queste cose in relazione. Zigiotto è una persona molto affidabile, ha collaborato con noi in campagna elettorale. Comunque vada il ricorso non ci saranno ripercussioni sul partito”.

Salvatore Balbo: “Anche a me ne mancavano"
“Non ho un’opinione in merito - afferma Balbo, a questo punto consigliere sub iudice -. Zigiotto ha fatto un ricorso perché crede di essere stato danneggiato dalla conta delle preferenze. Anche io ho trovato qualche voto di meno in alcuni seggi, il 17, il 18, il 20 e il 21, però non ne faccio un dramma. Vedremo. Non so cosa nascerà da questa situazione. Forse se ne avesse parlato serenamente con me, saremmo addivenuti ad un’altra soluzione. Il mio scopo non è fare il consigliere comunale per quarant’anni...”

Mariano Nicolosi: “Viva Zigiotto”
Fra gli alleati dichiarati di Zigiotto, in questa vicenda, c’è il vecchio amico Mariano Nicolosi che con Zigiotto, oltre all’avventura da poco interrottasi nel Partito Socialista, ha condiviso anche la militanza in Forza Italia, di cui Zigiotto fu segretario cittadino. All’ultima tornata, com’è noto, Nicolosi ha gareggiato su un fronte avversario, come candidato sindaco dei “Pensionati”, senza riuscire ad ottenere il quorum per entrare in Consiglio comunale. “Capisco la sua amarezza - commenta Nicolosi -. Successe anche a me. Mi ricordo ancora di tal Peppino Liace, gli aggiunsero dieci voti di fantasia. Anche io mi rivolsi all’avvocato Bascone, feci ricorso e a Liace tolsero i voti, poi passò lui comunque per anzianità. Basta la distrazione di un presidente di seggio e la volontà popolare va a farsi benedire. Poi al seggio 21 c’è la fantasia al potere. Ricordo che cinque anni fa sempre a Zigiotto successe la stessa cosa. Prese 17 voti e gliene assegnarono solo 7. Non fece ricorso perché quei voti erano ininfluenti per l’elezione in consiglio. Io tifo per lui. Viva Zigiotto. Se spende quattro o cinquemila euro per il ricorso, solo fa solo per passione politica, la stessa che gli ho sempre trasmesso io, non per interessi. Se ho qualche ripensamento sul Partito Socialista? Che io sono socialista lo sanno tutti. E’ un dato di fatto. Se nel partito di Settimo ci fosse qualche pensionamento, magari Ossola e Balbo, potrei anche ritornarci...”
POLITICA
26 giugno 2009
Una vicepoltrona per tre
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 24 giugno 2009
Il Popolo delle Libertà inizia
lo shopping di franchi tiratori

SETTIMO - Ad oggi lo scenario non è per nulla inedito e pare che la questione, tanto per cambiare, sarà essere risolta da Aldo Corgiat. Sul piatto la vicepresidenza del Consiglio comunale, spettante alla minoranza. Intorno una raffica di nomi, un intreccio di alleanze che fa rima con il solito “shopping” di franchi tiratori ancora tutto da definire. Innanzitutto c’è Rignanese, del Pdl, l’ultimo vicepresidente del consiglio, seriamente intenzionato a riprendersi la carica. Le incognite per il consigliere provengono, paradossalmente, più dal suo partito che da fuori, visto la difficoltà evidente di convincere Patrizia Furfaro e Giorgio Chiarle a votarlo. Ben premesso che Rignanese, oltre alla carica di vicepresidente del Consiglio per sé, rivedica pure quella di capogruppo del Pdl per Scavone.
Poi c’è Giuseppe Corica, appena passato armi e bagagli nel gruppo misto e che, come insegna la storia consiliare, ha sempre avuto il “vezzo” di proporsi alla vicepresidenza. Anche per lui, l’arduo compito di moltiplicare, per sei o per sette, il suo misero voto. Infine c’è la coalizione di Ossola che, almeno sulla carta, avrebbe tutti i numeri necessari per impossessarsi della poltrona.
Infine la maggioranza, un oceano di incertezza. Diciannove voti che, da qualunque punto di vista la si voglia vedere, faranno la differenza. Ed è qui che potrebbe entrare in gioco il Sindaco. Del resto soltanto la settimana scorsa ha confessato di fare il tifo per il centro destra, considerandolo l’opposizione naturale. Si va, dunque, verso quello scenario, un po’ “berlusconiano”, in cui la maggioranza stabilisce a quale delle minoranze assegnare le cariche. Il motto è la “libertà di coscienza” dei consiglieri, l’effetto è che i soliti Rignanese e Scavone cercheranno di trascinare la “libertà di coscienza” dalla loro parte. Se servono tre voti, ci saranno tre misteriosi tiratori franchi in maggioranza, se ne servono quattro ce ne saranno quattro e via così. Stessi piani ce li avrebbe Giuseppe Corica che, contemporaneamente, starebbe pure trattando con la coalizione di Ossola, tutta o in parte, a cui non dispiacerebbe fare un brutto scherzo alla maggioranza, in occasione della prima votazione.
Proporranno Condello e voteranno Corica - dicono gli strateghi della politica settimese, avendo ben presente i precedenti storici di “votazione con finta”, dalla commissione elettorale alle nomine nella fondazione culturale e nel collegio dei revisori dei conti.
Poi ci sono i numeri sparsi, come quello della leghista Cristina Falvo che un po’ tutti credono di avere già in tasca senza nemmeno averle fatto uno straccio di telefonata, come se al posto suo in Consiglio comunale ci fosse il segretario del Carroccio Cernusco (che per non saper né leggere né scrivere, avrebbe già detto “sì” per conto terzi a chiunque gli abbia chiesto il voto).
Corteggiatissimi anche i due voti della Lcs del dottor Silvestri, schede che, nella ragionevolezza politica, dovrebbero stare compatti nella coalizione di Ossola ma che nel segreto dell’urna - secondo i più - potrebbero finire ovunque.
Calcoli alla mano, di certo c’è che il vicepresidente del Consiglio comunale, questa volta, si elegge con non meno di sei o sette voti. Ovvio, perciò, che se la maggioranza vuole determinare l’esito della votazione, l’inciucio questa volta dovrà essere plateale.
Nessun dubbio sulla votazione del Presidente del parlamentino. Come annunciato sarà Silverio Benedetto, il più votato di tutti.
POLITICA
24 giugno 2009
Se questi sono Moderati...
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 24 giugno 2009
Resa dei conti: Puccio sfida Curello
SETTIMO - La resa dei conti è iniziata anche in casa dei Moderati. Martedì sera erano una quindicina nella sede di via Roma, “casa Curello”. Tra i big era assente solo l’ex assessore Trapani, causa ospiti inattesi a casa - dicono i bene informati. Avrebbe dovuto essere una normale serata di analisi del voto, premesso che l’analisi, per un gruppo partito con tante speranze e uscito dalla urne senza manco un consigliere,  tanto rosea non avrebbe potuto essere...
Così gli ex socialisti si sono dimenticati di esser diventati Moderati e si sono messi a fare i socialisti, litigando come ai bei tempi delle cordate in sezione. In mezzo ci si è messo pure Valente Greggio, capolista ed ex democristiano, che nella bagarre - dicono - avrebbe rivolto frasi irripetibili all’indirizzo di Tommaso Curello.
In realtà i guai, per i Moderati settimesi, erano iniziati prima ancora del voto. Innanzitutto per la difficoltà a riempire una lista risultata incompleta. Poi per decidere il capolista. Infine per un annuncio shoc di Tommaso Curello. Sul fronte “antagonista” del gruppo un agguerrito Franco Puccio, altro ex socialista e vecchio marpione della politica. Quand’è stato ora di decidere il capolista sono iniziati gli attriti. Da una parte il cavalier Curello che, senza timidezza alcuna, rivendicava il ruolo “perché sono uno che ha sempre preso i voti, perché forse è l’ultima volta che mi candido e vorrei chiudere in bellezza”. Le controdeduzioni di Puccio erano arrivate nella forma tipica delle barzellette di Pierino. “Ma sai che hai avuto una bella idea! - gli aveva risposto, con il suo accento inconfondibile - Pensa che io avevo avuto la stessa tua idea. Volevo fare il capolista perché sono uno che ha sempre preso i voti, perché forse è l’ultima volta che mi candido e vorrei chiudere in bellezza pure io...”. E come spesso avviene, tra i due litiganti ha goduto il terzo (per la verità su proposta di Puccio). Ed ecco spiegato il capolistato di Valente Greggio, motivato col fatto che si trattava del segretario del partito nonché candidato alle provinciali.

Fuga e retromarcia
L’ulteriore tegola è giunta poco prima del voto. Curello ha riunito Puccio e Trapani, comunicando loro di voler uscire dal partito dopo le elezioni. “Ma perché vuoi farlo?” gli avrebbero chiesto i due, senza tuttavia ricevere una spiegazione politica ragionevole, al di là di un retropensiero insistente: Curello forse credeva di essere eletto in Consiglio e, non volendo rispondere a nessun partito, avrebbe annunciato preventivamente il suo distacco. Una decisione, quella annunciata da Curello, ritrattata subito dopo il voto. Troppo tardi, probabilmente per evitare la resa dei conti...

Scontro finale
Con questi chiari di luna s’è arrivati a martedì scorso. Con Puccio pronto a presentare il conto, aiutandosi coi proberbi della saggezza popolare. “A me non importa tanto il vestito - avrebbe esordito, da come riferisce qualcuno dei presenti - ma le scarpe devono essere comode. Perciò se ho qualche sassolino me lo devo togliere...”
E poi via, ad elencare tutti i fatti della campagna elettorale. Compreso un ammonimento per la lista incompleta “ché quando Curello fa il candidato sindaco, gli aspiranti consiglieri li trova sempre...”. Sul sottofondo l’accusa implicita di non aver voluto inserire portatori di voti, tenendoli nascosti perché di voti ne portassero solo a lui.
Ma Curello non è stato certo inerme ed ha cominciato a ricordare di aver messo a disposizione la sede, senza far cacciare un euro a nessuno della lista. “Io qui non ci entro più” gli ha risposto Puccio, rifiutando seccamente l’equazione “padrone di casa, padrone del partito”. Ed è qui che s’è inserito anche Valente Greggio, lasciando Curello in nettissima minoranza.

Il futuro
Ovvio che a questo punto il futuro del sodalizio è incerto. Puccio ha già chiesto l’intervento di Giuliano Manolino, segretario regionale dei Moderati e presto chiederà a Corgiat una sede alternativa dove potersi riunire coi Moderati.
POLITICA
22 giugno 2009
Che succede dopo Avetta?
Da "La Voce del Canavese" del 22 giugno 2009
Se l'assessore sale in Provincia
si scatena la "caccia alla poltrona"

IVREA - Non si sa ancora se vincerà Saitta e se vincerà Porchietto. E anche nell’ipotesi di pronosticare la vittoria del primo, com’è negli ovvi auspici del Partito Democratico, manca ancora la certezza che il “toto-assessore provinciale” premi l’eporediese Alberto Avetta, assessore al commercio sotto le rosse torri e candidato consigliere nel collegio di Strambino-Castellamonte, capace di tirare su un collegio pessimo con un “più 8 per cento” che ha fatto gridare “al miracolo”. Secondo il quotidiano Repubblica, in caso di riconferma di Saitta, Avetta sarebbe in pole position per un assessorato. E del resto di quest’ascesa, nel salotto politico eporediese, si parlava addirittura da un anno. Quando cioé, la riconferma di Saitta non era manco in discussione.
Inevitabile quindi che, nel frattempo, si sia discusso anche un po’ della successione ad Avetta in Municipio. Il posto fa gola a molti, anche perché l’assessorato è uno di quelli pesanti. L’unica cosa certa, al momento, è che la carica spetterebbe al Pd. Da questa consapevolezza, poi, si dipana una lunga serie di rivendicazioni. Intanto da parte degli ex Diesse, convinti (in fondo non a torto) che con la promozione di Avetta, ex popolare, ci vorrebbe un riequilibrio. Ad un livello ancora più ristretto, quello dei consiglieri, c’è la richiesta di nominare uno degli eletti, visto che al momento l’unico assessore del Pd legittimato dall’elettorato è Capirone (Cimalando, Avetta e Codato non erano nemmeno candidati). Accanto a questi argomenti, c’è pure quello delle quote rosa: dopo le dimissioni della Barberis e il conseguente subentro di Matteo Olivetti, qualcuno vorrebbe riequilibrare il rapporti tra maschi e femmine nell’esecutivo. In questa cornice sarebbero avvantaggiare Elisabetta Ballurio, Silvia Rivetti e Alberta Pasquero. Alle prime due, in campagna elettorale, il sindaco avrebbe promesso un ruolo di prim’ordine, la terza invece ha più esperienza di tutti gli altri consiglieri. Eppure u tutte e tre ci sarebbero grossi problemi. Ballurio è un “animale-ibrido”, cioé un’ex diesse bindiana a corto di sostenitori veri. Rivetti, la più votata, è sempre stata un’indipendente. Con lei, tuttavia, il Sindaco pare convinto di non avere debito, dopo aver nominato, con grande sprezzo dell’opportunità politica, il papà, ex dipendente comunale, nel consiglio di amministrazione di Ivrea Parcheggi. In più su Silvia Rivetti pende sempre il pesantissimo veto del socialista Luigi Sergio Ricca, che già lo mise quando il nome della consigliera circolava come possibile presidente del Consiglio Comunale. Una ruggine nata dal voto sulla delibera per la localizzazione dell’inceneritore. La Rivetti fu l’unica a respingere il documento, mentre il consigliere socialista De Paoli fu costretto a votarlo, per disciplina di maggioranza. L’esito elettorale fu devastante: a San Bernardo, quartiere dove risiedono sia Silvia Rivetti che De Paoli, fu un plebiscito per la prima e un tonfo per il secondo. Si consideri, tra l’altro, che Ricca in questo momento è molto influente, non solo per il suo ruolo di assessore regionale al Commercio, ma anche perché il Partito Socialista, pur estromesso dalla Giunta di Della Pepa, continua a garantire il suo appoggio esterno all’amministrazione (cioé la manina alzata di De Paoli in consiglio). Recentemente, inoltre, quando avrebbe potuto rivendicare la poltrona liberata da Laura Barberis, Ricca ha deciso di non mettere i bastoni tra le ruote del sindaco e ritirare tutte le proposte socialiste per la staffetta in Giunta.
E la Pasquero? Impossibile. Troppo vicina a Grijuela. Ché Della Pepa “finalmente” potrebbe liberarsi dell’ultimo superstite della vecchia Giunta e l’ultima cosa che farebbe è nominare un assessore che ha preso una trentina di preferenze col disgiunto (Rao-Pasquero), in cui non c’è uno che non abbia intravisto chiaramente la mano dell’ex Sindaco. Sempre tra i consiglieri ex Diesse il ripiego, anche se senza gonnella, in realtà ci sarebbe. Si tratta del giovane Fabrizio Dulla, futuro avvocato, che appartiene, insieme ad alcuni dei consiglieri già citati, al cosiddetto “fronte critico” della maggioranza. Con lui assessore, Della Pepa - se fosse scaltro - metterebbe a tacere l’area di dissenso silenzioso interna al partito.
Ma le indiscrezioni portano, com’è noto, a tutt’altro nome che non è né donna, né ex diesse, né eletto. Cioé Maurizio Rossi, avvocato e segretario del Pd eporediese, che piace tanto al gruppo di Della Pepa e alla segretaria democratica delle federazione canavesana, Cristina Rolando Perino.
Comunque vada, ancora una volta gli scontenti saranno la maggior parte.
POLITICA
20 giugno 2009
Tutta colpa del bassotto...
Da "La Voce del Canavese" del 15 giugno 2009
L'analisi del voto del 26% di Pastore
largamente sotto le aspettative...

BRANDIZZO - A leggere i dati, davvero sconvolgenti, usciti dalle urne delle comunali l’analisi è molto amara per l’ormai ex Sindaco Enrico Pastore. Colpa probabilmente di alcune scelte impopolari come quelle legate all’applicazione della Tariffa dei rifiuti al posto della tassa. Oppure della prima e più importante promessa elettorale disattesa durante il mandato: porre un freno alla cementificazione rimproverata a Buscaglia durante il quinquennio precedente.
C’è poi anche il dato politico: sottolineare così tanto la matrice ulivista della compagine è stata una scelta coraggiosa e probabilmente azzeccata nel 2004, quando Prodi aveva il vento in poppa. Adesso invece la “civicità” buscagliana, contrapposta alla rappresentanza partitica da cui i cittadini non si sentono sufficientemente garantiti, sembra un concetto irrinunciabile, specie nei paesi piccoli, per chi voglia appiccicarsi addosso l’etichetta del “buon governo”.
E la sconfitta così pesante non è stata colpa di Picuccio, antogonista di centro sinistra, e nemmeno tanto merito del vento che cambia. Ché quel 65 per cento larghissimo racimolato da Buscaglia deve per forza aver sconfinato tra l’elettorato del centro sinistra. Semplici cittadini, tutti scontenti, un po’ per questo un po’ per quello. Ma soprattutto del loro Sindaco e del suo modo di interpretare il ruolo.
E così tra gli “analisti da bar”, che tuttavia nei paesi han quasi sempre ragione, s’è pure affacciata una teoria suggestiva ma per nulla stupida.
“Colpa del cane” ha sentenziato qualcuno.
Sì, di quel povero bassotto, Lampone, fedele amico dell’ex primo cittadino. Ma fedele a tal punto che il sindaco se lo portava proprio dappertutto. Una mascotte per il suo entourage, una presenza non proprio gradita per quanti, per loro motivi legittimi, non erano d’accordo a farsi ricevere dal sindaco in ufficio col cagnolino. Specie se poi, alla bestiola, il sindaco rifilava pure qualche carezza durante il colloquio.
E se è vero che la politica certe volte - come insegnano Veltroni e Berlusconi - è anche questione di look, di certo c’è che i calzoni alti e demodé di Buscaglia han fatto una figura migliore del “bassotto-style” scelto da Enrico Pastore, forse in modo non troppo consapevole. Buono certamente più per il tenente Colombo, con rispetto per il compianto Peter Falk, che tanto non doveva essere eletto da nessuna parte, anzi, al limite voleva innervosire gli assassini su cui investigava.

POLITICA
19 giugno 2009
Si preparano i funerali della sinistra
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 17 giugno 2009
Rifondazione è cascata con due piedi
nel "trappolone" di Giovanni Ossola

SETTIMO - Quando arriva l’inevitabile momento del trapasso, per ciascuno, parenti e amici normalmente cercano fra le ultime fotografie del compianto ancora in salute. A sinistra, quest’immagine, per la verità abbastanza datata, porta i tratti somatici di Marta Rabacchi, candidato sindaco della “fu” coalizione Sinistra Più che riuscì ad attestarsi come seconda forza in città, portando in Consiglio ben cinque consiglieri. Da allora il declino, culminato nell’ultima pantomima elettorale di un laboratorio politico evanescente, sbiadito e polveroso.
Subito dopo il voto del 2004 i “compagni” di coalizione toglono a Rabacchi la rappresentanza del gruppo. Qualche anno più tardi i cinque consiglieri comunali eletti con quella coalizione compiono in un’impresa memorabile: dividersi in cinque gruppi, uno per consigliere, grazie a Rifondazione, “una e trina” - per ironia della sorte -, capace di perdere Debetto (Partito Comunista dei Lavoratori) e Serafino Puccio (Sinistra Critica).
I primi segni evidenti di cedimento, tuttavia, arrivano alle politiche del 2008, col fallimento della Sinistra Arcobaleno. Da lì si sarebbe dovuti ripartire, cercando di tornare a fare “gruppo” a sinistra, cercando una leadership migliore di Marta Rabacchi oppure, nell’eventuale sua assenza, la rediviva Marta Rabacchi.
Invece, proprio quando la sinistra potrebbe acquisire consensi, cioé con la vicenda dell’inceneritore, succede il patatrac. Il segretario di Rifondazione, Giovanni Palazzo, al posto di fare il leader del suo partito si mette a fare il “militante di comitato”, intruppandosi nei “no-inc” di Anna Sanfilippo. Risultato? Nelle urne manco un voto da parte degli ambientalisti. Poi gli altri errori a catena: il più grosso dei quali sedersi al tavolo con Giovanni Ossola e i socialisti, farsi coinvolgere in finte trattative per la costruzione di una coalizione da cui - come sapevano pure le pietre - i socialisti tutti avrebbero voluto come compagni di viaggio tranne i “rifondaroli”.
Così, cincischiando cincischiando, tra interminabili documenti programmatici e riunioni settimanali su improbabili “prospettive” di una sinistra alternativa, gli ossoliani hanno tenuta occupata tutta la Rifondazione salvo poi lasciarla a piedi con un semplice messaggio di posta elettronica. Diceva così: se l’Ato decide per l’inceneritore a Settimo, noi ci stiamo. Cioé il “nodo” del primo giorno, la questione dirimente, la vera trappola. Lo avessero detto subito, Rifondazione si sarebbe alzata e se ne sarebbe andata, evitando di perdere un mese e mezzo o due, oltre ai consensi di quanti già sapevano, senza illusioni, come sarebbe andata a finire. Ma Rifondazione nulla ha chiesto in proposito, ha solo atteso la pugnalata. E così tanti saluti. Con Verdi, Sinistra Democratica e Comunisti Italiani che già erano in braccio a Ossola prima ancora che il tavolo si aprisse, con le civiche di Silvestri che trattavano su tre o quattro tavoli, presentandosi come una forza elettoralmente ben più appetibile di una Rifondazione in stato terminale. Aggiungiamoci pure la spocchia di Luigi Camedda che, mentre il saggio Rocco Voto sosteneva che “Marta Rabacchi è un’importante risorsa”, disprezzava l’ultima leader della sinistra così: “lei sa dove trovarci”. Invece che supplicarla, che presentarsi alla porta di casa sua, in via Milano, col pugno sinistro alzato cantando bandiera rossa, il compagno Camedda ha detto in conferenza stampa che “la Rabacchi sapeva dove trovarli...”.
L’ultima comica è arrivata sulla scelta del candidato sindaco. Rocco Voto, a detta della sezione, avrebbe messo d’accordo tutti. In subordine la scelta era tra Fabio Guelfo, uomo di fabbrica, e Antonio Gullì, tecnico deciso a contestare punto per punto le scelte urbanistiche del Corgiat-bis. In virtù di queste considerazioni, dunque, s’è scelto Giovanni Palazzo! Domanda: perché? Perché è un no-inc? Perché tanto si perde e almeno il segretario si dimette, come fece Bertinotti? E’ il risultato di una combattuta morra cinese?
Poco importa ormai, quando a parlare sono state le urne, sputando fuori un misero “due virgola”, manco buono per fare il consigliere. Così la sinistra settimese, nel locale parlamentino, passa da cinque consiglieri a uno: cioé Cinzia Condello, dei Comunisti Italiani. E Rifondazione, tra una riflessione tardiva e l’altra, pare stia pensando perfino di abbassare le saracinesche della sede di via Michelangelo Buonarroti.
POLITICA
18 giugno 2009
Uno "sfregio" al Carroccio
Da "La Voce del Canavese" del 15 giugno 2009
La vendetta di Nevio passa per Ivano: 5
punti travasati dalle europee alle provinciali

LEINÌ - A un certo punto era sembrato a tutti che quello coi baffi, Nevio, avesse prenotato seriamente un posto a Strasburgo tra le file del Carroccio. C’era l’accordo con i vertici della Lega Nord, le dichiarazioni ufficiali e perfino la proposta di “ronde” da parte di Ivano Coral, quello senza baffi, sbandierate su molti giornali locali. Poi la disdetta: “La mia azienda ha bisogno di me...”. Balle. Signorili, forse. Ma sempre balle.
C’era che al partito di Bossi, in realtà, serviva un fesso a cui far tirare il Carroccio per i vari Borghezio e “compagnia rondante”. Ma Nevio Coral se n’è accorto subito, presentandosi timido timido, col vestito nuovo, a chiedere qualche preferenza presso i circoli padani. “Gli ordini sono di votare Tizio, Caio e Sempronio” gli rispondevano, scatenandogli nelle cervella uno spiacevole déjavu delle elezioni politiche del 2001, ai tempi dei collegi uninominali. Quando i “suoi” del centro destra lo fregarono a Volpiano, votando Mario Carletto, democristiano di ferro e uomo dei potenti leinicesi Cataldo Prinicipe e Silvio Lega, e addirittura a Chivasso, votando il diessino Mauro Chianale, che così atterrò in Parlamento.
Oggi come ieri la rabbia, stavolta prima della batosta annunciata, quegli occhi iniettati di sangue che in molti conoscono. “Ma che cazzo significa?” deve aver detto ai suoi collaboratori, in Comune, in famiglia, in azienda. Quindi le solite fantasie nostalgiche, ancora nei sogni di mezza famiglia, che fanno rima con quel brand, “Nuove Energie”, in tutto e per tutto simile a un partito capace di dar fastidio a quelli tradizionali. “C’è già la canzoncina” dicono a labbra strette gli uomini del suo entourage. Ma ormai i tempi erano agli sgoccioli. Eppure l’occasione, una volta tanto, è arrivata lo stesso. Tutto merito della pantomima borgarese di Giuseppe Vallone, ex sindaco e senatore della Margherita, ricandidato come primo cittadino a Borgaro, che aveva ufficializzato la sua candidatura alle provinciali nel collegio col Pdl (con tanto di Caterina Ferrero in conferenza stampa) salvo poi ritrattare in un amen per via dell’aut aut dell’Udc. “Ci sono io” ha pensato Ivano Coral. Oppure - le due ipotesi stanno molto appassionando Dan Brawn - “Ci sei tu!” ha suggerito Nevio al figlioletto. Ed ecco il piano B: Ivano, sindaco di Leinì e successore del padre, candidato in provincia per il Pdl in uno dei collegi storicamente più difficili per il centro destra. Dato che, eccetto Leinì, tutti gli altri Comuni (Borgaro, Volpiano e fino a ieri Brandizzo) erano saldamente in mano al centro sinistra. Così è partita l’autentica macchina da guerra della famiglia Coral, che la campagna elettorale ce l’ha nel sangue, come una malattia genetica e incurabile. La caccia al voto è stata quasi una barzelletta con il collegio uninominale. Altra cosa è stata superare per ben due volte la “quota diecimila” per Caterina Ferrero, moglie di Claudio (figlio di Nevio e fratello di Ivano), con il sistema delle preferenze alle Regionali. E via col porta a porta, cellulari attivi, quasi un call center improvvisato in tutte le roccaforti dei Coral. E poi il volatinaggio al mercato, le corse in Mercedes da Borgaro a Volpiano e fino a Brandizzo. Per non parlare della bizzarra Leinì, la città dove il Primo maggio è la festa degli imprenditori, col parroco che “arringa” migliaia di fedeli riuniti in piazza.
E negli stessi frangenti, proprio al mercato di piazza Primo Maggio, s’è registrata una scena comica. Gazebo del Pdl presidiato da Ivano Coral a distribuire i santini di sé stesso e giusto vicino il gazebo della Lega Nord a sfoggiare un cartello imbarazzante per chiunque abbia un’idea della politica: i leghisti si dissociavano da una lettera in cui Ivano Coral si attribuiva il sostegno di tutta la maggioranza, scordandosi che dentro la maggioranza c’è un certo Alberto Guglielmini, leghista della prima ora. Subito sotto Ivano Coral rispondeva scusandosi dell’imperdonabile errore. Roba da cabaret. Decisamente seria invece l’affermazione elettorale: col 31 e rotti per cento Ivano Coral è il sesto eletto del Pdl in Provincia in un collegio sempre giunto agli utlimi posti. Torando ai cartelli leghisti, che nient’altro dicevano se non che “la Lega vota la Lega”, l’unica considerazione viene dai numeri osservabili sotto la torre dei Provana. A Leinì, alle Europee Lega al 14,45%, Pdl al 35,8. Alle Provinciali Lega al 9,91 e Pdl al 40,07. Per Palazzo Cisterna cinque punti percentuali spariti dal Carroccio e ricomparsi, guarda un po’ le combinazioni, nel Pdl. A qualcuno dei vertici padani gli si ammoscerà...
POLITICA
17 giugno 2009
Furfaro, che gioco di prestigio
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 17 giugno 2009
La candidata del Pdl riesce a far sparire
11 punti dalle europee alle comunali

SETTIMO - Quando si dice “peggio di così non poteva andare”, in genere, si rischia di sbagliare. Se ne sono accorti la scorsa settimana quanti, nel centro destra, criticarono la scelta di candidare Beppe Pozzo alla carica di sindaco per l’allora Casa delle Libertà. Era il 2004. Così anche ora è d’obbligo non dire che “peggio non poteva andare”, ma constatare semplicemente che quello targato Patrizia Furfaro, per il centro destra, è il “peggio” finora conosciuto. Pozzo prese il 17,28 per cento, sorpassato di una manciata di voti da Marta Rabacchi, candidata della sinistra radicale. La Furfaro si è fermata appena al 15,26. Oltre due punti in meno del suo predecessore e con una lunga serie di aggravanti. Innanzitutto quella di aver avuto il “vento a favore”, cioé un partito che a tutte le competizioni elettorali sta facendo man bassa. Non è un caso se il Pdl alle europee in quel di Settimo ha ottenuto il 26,32 per cento. Vuol dire che alla Furfaro è riuscito l’incredibile gioco di prestigio di far sparire ben 11 punti percentuali. Il “gap” tra europee e comunali dell’èra Pozzo fu di cinque punti. E si badi che Pozzo, nel corso degli utlimi cinque anni, è sempre stato considerato l’esempio limite, quello sotto il quale non si poteva né doveva scendere. Com’è evidente oggi, mai dire mai. Se il risultato di Beppe Pozzo era l’imbarazzo del centro destra settimese, la Furfaro è imbarazzante al quadrato.
Dal 2004 al 2009, poi, una sola analogia: anche Pozzo fu imposto dall’alto e criticato da tanti pezzi della base, più o meno gli stessi che in questa campagna elettorale hanno criticato la scelta della Furfaro. Le similitudini, però, finiscono qui. Perché Pozzo, per lo meno, ai dibattiti parlava eccome, la politica la masticava bene e tutte le volte che s’è presentato in Consiglio comunale, per rare che fossero, ha dato filo da torcere al Sindaco. La “signora in nero”, invece, s’è accomodata un paio di volte alle tribune politiche allestite da giornali e televisioni, rispondendo a quello che sapeva e senza vergogna, quando non sapeva, ha detto semplicemente di non essere preparata sull’argomento...
Non sono preparata? Che significa “non sono preparata”? Mica era la domanda sulla letteratura russa. Quella del Milionario, con Gerry Scotti, l’aiuto da casa e il cinquanta e cinquanta.
Si parlava di politica, dell’amministrazione settimese, di Asm, di bilanci, di monnezza e sicurezza. Insomma delle cose di cui l’impreparata avrebbe dovuto occuparsi se avesse fatto il sindaco, cioé ricoprendo la carica che s’era candidata per ricoprire.
E meno male che a un certo punto, forse grazie all’aiuto del pubblico, s’è accorta che “non sono preparata” è una frase da quarta elementare. Capito ciò, tutte le volte che non era preparata, ha simulato malori. Pietosamente. Sfacciatamente. “Infattamente e qualunquemente” come direbbe Antonio Albanese che sicuramente alle elezioni di Settimo, “cazzu cazzu iu iu”, avrebbe preso di più della Furfaro.
Ed è naturale che il processo per la disfatta del centro destra, dal candidato sindaco ora salga ai responsabili provinciali del partito e a quanti - leggasi, nell’ordine, Agostino Ghiglia e Barbara Bonino - hanno spinto fortemente per la Furfaro, secondo criteri che nessuno ha mai spiegato in fondo, se non con i soliti retroscena pettegoli che talvolta accompagnano le candidature costruite e decise nelle stanze dei bottoni. E fortuna per lei che non è alta 1 e settanta per 48 chili, altrimenti chissà che penserebbero i soliti maligni, prendendo in prestito le note storielle sui metodi berlusconiani di selezione delle Ministre.
Insomma ora la richiesta da parte del Popolo delle Libertà è che i vertici provinciali del sodalizio si assumano la responsabilità della batosta e che spieghino fino in fondo perché hanno scelto proprio Patrizia Furfaro. In coda resteranno anche le considerazioni intorno ai criteri della composizione della lista del Pdl.
Chi è Donato Narciso (0 voti)? Chi sono Elisa Lepore e Mario Chiartano (2 voti)? E Ossola, Corsi, Afifi, Ciccone, Catalano, Bellati, Ciambrone, Orofino e Bagnoli? Chi li ha messi in lista? Chi ha messo in lista tutti gli altri, ché sotto Sonia Tonni, giunta sesta, non c’è stato uno sopra i 50 voti in un partito che dovrebbe essere almeno il secondo in città...
CULTURA
10 giugno 2009
Caso Liore, la Polizia ha il "pizzino"
Da "La Voce del Canavese" dell'8 giugno 2009
Il presidente del Contato e Cerlino
si rivolgono a due avvocati penalisti

IVREA- Com’era nelle previsioni, ci sono già degli sviluppi sul “caso Liore”. Il patron del Contato del Canavese, gestore del teatro Giacosa, soltanto la scorsa settimana è stato accusato, con una denuncia al commissariato di Polizia di Ivrea, da Gennaro Cerlino, storico macchinista del Giacosa, di minacce e tentata truffa. Stando al tecnico teatrale, Liore lo avrebbe allontanato dal teatro per via del rifiuto di concorrere in un tentativo fraudolento ai danni della Reale Mutua Assicurazioni, in occasione di un allagamento avvenuto nell’anfiteatro di Montalto e a seguito del quale il presidente del Contato avrebbe richiesto a Cerlino di denunciare falsamente il danneggiamento di alcune scenografie dell’operetta “Cin Ci La”.
Giovedì mattina il macchinista, ormai ex collaboratore del Giacosa, ha consegnato agli inquirenti il famigerato “pizzino”, cioé il foglietto autografo su cui Liore avrebbe scritto i dettagli dei finti danni, chiedendo a Cerlino di confermarli al perito Pannuzzo della Reale Mutua Assicurazioni. Stando a indiscrezioni provenienti da ambienti vicini alla Procura, anche la compagnia assicurativa sarebbe stata informata di quanto denunciato da Cerlino e ora gli atti relativi alla tentata truffa (finora presunta) sarebbero già in possesso di presidente e direttore generale della Reale, a cui spetterà il compito di vagliare un’eventuale azione legale contro Liore.
Intanto il presidente del Contato s’è rivolto ad un noto penalista di Ivrea. Lo stesso ha fatto Gennaro Cerlino, avvalendosi della consulenza illustre dell’avvocato Alberto Stratta, ex sindaco socialista e ultimo assessore alla cultura della Giunta Grijuela. Insomma uno che conosce l’ambiente del teatro e anche i protagonisti della querelle giudiziaria e che, nella sua veste professionale, si dimostra assai prudente: “Credo che questa vicenda abbia due connotazioni. Cerlino ha ragione sotto certi aspetti. Sotto altri vedo molta animosità da parte di entrambi. Circa la responsabilità penale, gli sviluppi dell’inchiesta ci diranno...”. Di tono diverso, invece, sono le considerazioni dello Stratta-politico ed ex assessore alla cultura: “Certamente bisogna vedere come si evolvono le cose. Non vedo, naturalmente, una responsabilità dell’Amministrazione comunale. Il Comune ha la massima cura della struttura, poi la gestione è affidata al privato. Fossi ancora assessore chiederei al Contato di stare attento e osservare tutte le disposizioni in materia di sicurezza. Se poi ci saranno risvolti penali, a seconda degli esiti, l’amministrazione dovrà essere vigile e tenerli in debita considerazione.”
POLITICA
7 giugno 2009
Affissioni selvagge, multata la mongolfiera
Da "La Nuova Voce" di mercoledì 3 giugno 2009
Verbale al Pdl, ma è quasi certo
l'indulto elettorale della sanzione

SETTIMO - Chi non conosce a fondo la storia del consiglio comunale settimese non potrà cogliere, in questa vicenda, l’ironia della sorte. Giovano, perciò, alcuni flashback...
Correva la primavera scorsa quando due consiglieri comunali d’opposizione, uno di centro destra e uno di estrema sinistra, si resero protagonisti di cosiddette “interpellanze ad personam” reciproche. Su un fronte, a cominciare la guerra, Daniele Debetto, consigliere del Partito Comunista dei Lavoratori e odierno candidato sindaco del medesimo sodalizio. Il trockista se la prese con la pizzeria “I Due Buoi Rossi” e il suo dehor piuttosto vasto in piazza del Municipio, locale di proprietà del consigliere di Forza Italia Enzo Rignanese. Quest’ultimo, per vendicarsi, puntò il dito su una cabina telefonica letteralmente tappezzata di volantini che pubblicizzavano il partito di Debetto. Il primo propose di cambiare il nome di Piazza della Libertà in “Piazza dei Buoi Rossi”, Rignanese suggerì di istituire presso la malcapitata cabina telefonica un “museo sui benefici derivanti dai regimi comunisti nel mondo”. La spuntò Rignanese: con tanto di verbale da oltre 2000 euro per Daniele Debetto, comminato sulla base del regolamento di pulizia muncipale che, quando il responsabile del gesto non viene colto in flagranza, prevede la sanzione per il “soggetto pubblicizzato” dalle affissioni abusive...
In queste settimane, tuttavia, un pasticcio identico l’ha combinato proprio il centro destra. Colpa dei volantini incivilmente appiccicati a pali della luce, fermate del pullman e cestini dell’immondizia. Sparsi in ogni dove, a pubblicizzare la simpatica iniziativa del “giro in mongolfiera per vedere la città da un’altra prospettiva”, come recitava il volantino. Immediato il blitz dei vigili urbani che, armati di macchine fotografiche, hanno documentato in modo dettagliato tutte le affissioni selvagge. Successivamente hanno notificato il verbale a Patrizia Furfaro, candidato sindaco del Pdl, visibilmente turbata alla vista dei civich. Pacifico il fatto, restano da capire le conseguenze. Infatti a livello normativo ci sono due interpretazioni possibili. Secondo la prima, favorevole al Pdl, le affissioni elettorali illecite vengono “condonate” tutte alla fine della campagna elettorale con una multa forfettaria molto blanda. Secondo l’altra interpretazione, ben più preoccupante per il centro destra settimese, si potrebbe applicare il normale regolamento di Polizia Urbana (cioé quello che costò a Debetto una multa di oltre 2000 euro per le sole affissioni nella cabina telefonica), considerata la natura non strettamente politica dell’affissione (cioé il “giro in mongolfiera” pubblicizzato).
La seconda ipotesi costituirebbe per il Popolo delle Libertà un autentico salasso, stimabile in diverse migliaia di euro. Ma del resto né più né meno del trattamento che verrebbe riservato dalla Polizia Municipale a qualunque cittadino o commerciante, autore della medesima trovata.
L’interpretazione spetterà ai vigili urbani ma l’impressione, raccogliendo qualche indiscrezione qua e là, è che ancora una volta potrebbe prevalere la “logica della Casta”: multa blanda e amici come prima. Così l’inciucio - mormorano i maligni, in modo andreottiano - comincia prima ancora dell’esito delle urne.
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